Anno XXVII, 1985, Numero 1, Pagina 3

 

 

L’Europa di fronte alle sfide dell’avvenire*
 
 
Nel mondo di oggi è presente una contraddizione di fondo. Da un lato, la rivoluzione scientifica, e le connesse enormi potenzialità di progresso tecnologico, aprono una prospettiva di grande sviluppo per l’attività economica e di strepitosi avanzamenti sulla strada dell’emancipazione umana. Ma, d’altro lato, il mondo appare più che mai incapace di liberarsi dai condizionamenti del passato. Basti al riguardo considerare che:
— la disoccupazione dilaga e genera una dura reazione contro la diffusione delle nuove tecnologie;
— il problema di una riduzione generalizzata nei paesi avanzati dell’orario di lavoro, che è in sé una grande conquista civile e che lo sviluppo tecnologico rende possibile e la disoccupazione urgente, non è neppure preso seriamente in considerazione;
— i paesi del Terzo mondo sono schiacciati dal peso di un indebitamento crescente, che impedisce l’avvio di ogni serio progetto di sviluppo, mentre i paesi industrializzati non sono capaci di garantire i trasferimenti di risorse necessari;
— l’instabilità monetaria internazionale rende precario l’equilibrio dei mercati finanziari e quindi difficile il finanziamento di investimenti a lungo termine;
— dappertutto, infine, si assiste a un progressivo smantellamento delle conquiste del Welfare State.
La spiegazione di questo andamento negativo è semplice. Da un lato, l’equilibrio bipolare che ha governato il mondo dal dopoguerra ad oggi è sempre meno capace di offrire soluzioni positive ai problemi che l’umanità intera deve affrontare e risolvere. E la stessa sopravvivenza di un quadro internazionale stabile e pacifico, capace di garantire lo sviluppo a lungo termine dell’economia mondiale, appare sempre più in questione. D’altro lato, non si è ancora storicamente affermata una formula politica che superi quella dello Stato nazionale e che consenta decisioni democratiche ed efficaci a quel livello internazionale cui già sono dislocati i problemi dello sviluppo e che oggi è alla mercé della collaborazione intergovernativa, cioè della buona volontà dei governi o dell’egemonia.
È evidente che sotto l’uno o l’altro riguardo la strada del progresso passa attraverso l’Europa. Da molti viene rilevato uno spostamento del baricentro dell’economia mondiale dall’Atlantico al Pacifico, grazie alla ripresa che si è verificata negli Stati Uniti e alla forte crescita dell’economia giapponese, mentre l’Europa non appare in grado di avviare le trasformazioni industriali rese necessarie dalla rivoluzione tecnologica. Ma il problema non è soltanto di sostenere il rafforzamento dell’Europa, per evitare che essa venga emarginata in questa epoca storica di trasformazione. Si tratta piuttosto di disporre di un progetto globale capace di avviare una nuova fase di sviluppo dell’economia mondiale.
E nella realizzazione di questo progetto l’Europa può giocare un ruolo decisivo. Per convincersene è sufficiente osservare che:
— con la moneta europea si può avviare concretamente il superamento del bipolarismo su un terreno decisivo, quello monetario, in cui ogni giorno di più appare manifesta l’insufficienza dell’ordine esistente rispetto alle esigenze del commercio mondiale;
— con il «piano Marshall» per il Terzo mondo si può avviare una politica keynesiana a livello internazionale, rendendo così effettiva l’enorme riserva di domanda potenziale esistente in questi paesi;
— con una politica estera pacifica e con una difesa europea che non abbia potenzialità offensive si può avviare la riduzione degli armamenti;
— con un mercato unificato e in crescita si può avviare una riduzione graduale dell’orario di lavoro per introdurre nel mondo una nuova qualità della vita.
Ma la posta in gioco non è solo questa. Si tratta infatti, attraverso l’Unione europea, di affermare anche la possibilità storica di un governo democratico ed efficace di un’associazione di Stati che, proprio perché costituita dalle grandi nazioni del passato, può assurgere a modello esemplare per il mondo intero.
Il punto decisivo è che oggi l’Unione europea è possibile. Il Parlamento europeo, forte del voto dei cittadini, ha saputo giocare il ruolo del «federatore», assumendo l’iniziativa costituente. E, con il progetto di Trattato approvato il 14 febbraio 1984, l’Unione europea è divenuta una scelta che i governi non possono ulteriormente eludere.
Questo Convegno intende contribuire a far emergere il fronte degli Stati sin d’ora favorevoli perché almeno il primo nucleo dell‘Unione europea possa costituirsi subito.


* Questo numero riproduce il testo integrale dei rapporti introduttivi e delle relazioni tenuti al Convegno del Movimento europeo, svoltosi a Roma l’8-9 febbraio 1985, sul tema: «L’Europa di fronte alle sfide dell avvenire».