Anno XLIX, 2007, Numero 2, Pagina 75

 

 

L’eredità di Mario Albertini
 
 
A quindici anni dalla firma del Trattato di Maastricht l’Unione europea annaspa fra incertezze e contraddizioni. Il testo sottoscritto nella cittadina olandese non prevedeva soltanto la creazione della moneta unica; indicava anche la necessità di dar vita ad una politica estera e di sicurezza comune ed evocava l’istituzione della cittadinanza europea come suggello finale del processo di unificazione che aveva riportato la pace e la prosperità nella parte occidentale del Vecchio continente. Per dare un segnale concreto dell’avanzamento ai cittadini dei quindici paesi, i Capi di Stato e di governo decisero di ribattezzare la Comunità con il nome più solenne di «Unione europea» che richiamava alla mente la federazione creata più di due secoli prima nell’America del Nord.
Com’è noto, del programma delineato a Maastricht è sopravvissuta soltanto la moneta unica entrata in circolazione il 10 gennaio 2002. Della politica estera e della sicurezza comuni, così come della cittadinanza europea, si sono perse le tracce. L’euro è stata una conquista fondamentale per gli europei ma, da solo, non basta per scongiurare i rischi di disgregazione che gravano su una Unione sempre più divisa e sempre più debole. Sarebbe stato necessario attuare prontamente anche le altri parti del Trattato trasformando l’Unione in uno Stato federale capace di assumere in piena autonomia le decisioni riguardanti la difesa, la politica estera, la sicurezza, la politica economica e monetaria. Invece i governi si sono mossi nella direzione opposta, mettendo in cantiere accordi sempre più confusi e affidando infine alla «Convenzione sull’avvenire dell’Europa» il compito di elaborare un ennesimo trattato che, nonostante l’ingannevole denominazione di «Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa», non ha certo dato vita alla Carta fondamentale che dovrebbe reggere la vita di uno Stato.
Nonostante la sua palese insufficienza, anche i leader europei più inclini a rimettere in marcia il processo di unificazione restano prigionieri di questo Trattato, e quando evocano percorsi alternativi per superare la babele di ventisette paesi che parlano linguaggi molto diversi, non sanno mettere sul tappeto progetti concreti.
È in momenti difficili come quello che stiamo vivendo che il pensiero degli uomini che hanno dedicato la loro vita alla battaglia per la Federazione europea riacquista tutta la sua efficacia e la sua attualità. Nel 2006 questa rivista ha ricordato il ventesimo anniversario della morte di Altiero Spinelli riproponendo ai suoi lettori alcuni testi cruciali che hanno segnato l’inizio dell’«avventura europea», come egli stesso l’ha definita. Oggi vogliamo ricordare, a dieci anni dalla morte, la figura e l’opera di Mario Albertini con uno scritto che ricostruisce il significato della sua militanza politica e della sua riflessione teorica, insieme ad un saggio nel quale lo stesso Albertini illustra le radici storiche e culturali del federalismo europeo.
Il federalismo, secondo il suo pensiero, costituisce l’unico modello adeguato per comprendere la fase sovranazionale del corso della storia. Ma affinché diventi il motore dell’attuale fase storica e si affermi come principio d’azione, esso deve inverarsi, deve incarnarsi in un evento che metta in luce pienamente il suo significato. Solo la creazione della Federazione europea può essere questo evento, in quanto negherà, con i fatti, la divisione dell’Europa in Stati nazionali sovrani e, dal punto di vista culturale, negherà, per la prima volta nella storia, le grandi nazioni che hanno alimentato la nefasta cultura della divisione politica del genere umano, la quale ha giustificato e legittimato il dovere di uccidere. D’altra parte, solo lo Stato federale europeo potrà invertire la rotta verso il declino dell’Europa ed evitare che vada perso il patrimonio culturale e politico costruito con ferrea volontà da coloro che hanno fatto della battaglia per l’unità europea e per l’affermazione del federalismo una ragione di vita.
 
Il Federalista

 

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