Anno XXX, 1988, Numero 1, Pagina 3

 

 

Il problema della sicurezza nell’era nucleare
 
 
1. Per affrontare i maggiori problemi politici del nostro tempo, e in particolare quello della sicurezza, bisogna saper davvero pensare in termini nuovi. Il genere umano non si è mai trovato in una situazione come quella attuale, che comporta la possibilità della sua estinzione 30 sia per il pericolo ecologico, sia per il pericolo di una guerra nucleare. Quando si parla di «sicurezza» bisognerebbe dunque tener conto del fatto che non si tratta più soltanto, come nel passato, di difendere con le armi l’indipendenza del proprio paese, ma anche, e soprattutto, di salvaguardare la sopravvivenza del genere umano e le condizioni indispensabili per una fase più avanzata di civiltà.
 
2. In estrema istanza ciò richiede che l’attuale sistema di Stati — nel quale la sicurezza si ottiene solo con la potenza, anche nel caso dei 46 paesi neutrali (che sono molto armati) — venga sostituito da un sistema federale mondiale «nel quale — come scrisse Kant — ogni Stato, anche il più piccolo, possa sperare la propria sicurezza e la tutela dei propri diritti non dalla propria forza e dalle proprie valutazioni giuridiche, ma solo da questa grande federazione di popoli, da una forza collettiva e dalle deliberazioni secondo leggi della volontà comune». Fissato con chiarezza l’obiettivo, resta fissata anche con eguale chiarezza la difficoltà maggiore da superare per tentare di conseguirlo. Essa sta nel fatto che bisogna utilizzare i poteri creati dal bisogno della potenza (gli Stati con sovranità assoluta) per conseguire un risultato del tutto opposto: la sicurezza senza la potenza, la sicurezza con il solo diritto.
 
3. I recenti accordi di Washington sugli euromissili, e il tipo di sviluppo della politica internazionale nel quale li colloca Gorbaclov, mostrano comunque che il cammino verso la pace può essere intrapreso fin da ora. In effetti, sono proprio le armi nucleari — cioè il mezzo con il quale si giunge al vertice della potenza — a generare la possibilità di una via del tutto nuova. Queste armi hanno provocato subito la necessità di una comunicazione diretta, istantanea e permanente tra le due grandi potenze rivali, e stanno gradualmente imponendo a tutti gli Stati — a mano a mano che entrano direttamente o indirettamente nella sfera nucleare — la necessità di pensare alla sicurezza altrui quando si provvede alla propria. Niente di simile era mai accaduto nel passato. Sino ad ora, la politica di tutti gli Stati si era basata, senza che fosse possibile una alternativa, sul principio diametralmente opposto, quello di perseguire sempre l’aumento della propria forza e la diminuzione di quella altrui.
 
4. Grosso modo, la nuova politica internazionale, secondo la formulazione più completa, quella di Gorbaciov, dovrebbe avere come principio fondamentale quello, già ricordato, della sicurezza reciproca e, come contenuto: a) la «difesa difensiva» (capacità di difendersi ma non di aggredire), b) l’attribuzione, parziale o totale, all’ONU, adeguatamente rafforzata, di compiti come quello del controllo del disarmo, del regolamento delle crisi regionali, della formazione di un equo ordine economico e monetario mondiale, dello sviluppo di una politica ecologica universale, ecc.
 
5. Il carattere positivo di questo progetto politico non esige commenti. E’ necessario invece mettere chiaramente in evidenza il suo limite. Esso sta nel fatto che in questo modo non si eliminano le difese militari nazionali, cioè non si realizza una delle condizioni indispensabili per: a) raggiungere il punto di non ritorno per quanto riguarda la pace, evitando il rischio, sempre possibile in mancanza di solide istituzioni mondiali, di ricadute nelle divisioni nazionali e nei mali del passato, b) ottenere la sicurezza con il solo diritto (tutela degli Stati nell’ordinamento mondiale, corrispondente alla tutela degli individui nell’ambito del proprio Stato).
 
6. Rinunciando agli eserciti nazionali, e impegnandosi solennemente a rinunziare anche alla difesa europea nel contesto della formazione effettiva di un primo governo mondiale (anche parziale, secondo la felice formula di Einstein), cioè nel contesto di una graduale unificazione del genere umano anche sul piano politico, una Europa veramente unita potrebbe non solo rafforzare la politica della mutua sicurezza, ma anche favorire la caduta del limite che gli USA e l’URSS non sono per ora in grado di superare: quello costituito dal mantenimento di una difesa nazionale come presidio supremo della loro sovranità assoluta ed esclusiva.
 
7. Questo programma europeo non è una politica utopistica. E’, sempre che si tenga davvero conto della situazione reale in cui si trova l’umanità, la sola politica realistica. Ed è praticabile sin da ora. Tutti gli Europei possono battersi per trasformare la Comunità in una vera Unione politica, secondo le linee tracciate da Altiero Spinelli e dal Parlamento europeo. Tutti gli uomini possono: a) adottare il principio della sicurezza reciproca e del suo correlato, la «difesa difensiva», b)sostenere, nel campo della politica estera, il rafforzamento dell’ONU e il progresso di tutte le integrazioni e unificazioni regionali. La via è dunque aperta, e potrà essere percorsa sino alla vittoria se un numero crescente di persone, accostandosi al federalismo, sapranno andare, con il loro pensiero e la loro azione, al di là della pura e semplice politica nazionale, e occuparsi della creazione e dello sviluppo della democrazia internazionale.
 
Il Federalista

 

 

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