Anno XXI, 1979, Numero 1, Pagina 1

 

 

La crisi italiana*
 
 
I
In occasione della crisi di governo il M.F.E. fa innanzitutto osservare che il momento attuale della vita italiana non può essere compreso senza una riflessione di carattere storico.
In effetti le gravi difficoltà in cui si trova l’Italia non dipendono solo dalle alterne vicende dei partiti e dal modo con il quale si manifesta al presente l’equilibrio delle forze politiche e sociali organizzate, ma anche e soprattutto dal grado di sviluppo e dalla situazione dello Stato. In questione è il fatto che lo scopo supremo del Risorgimento, l’unità nazionale come base dello Stato, non è ancora compiutamente raggiunto.
Per questa ragione in Italia non è ancora abbastanza saldo il legame del popolo — di tutto il popolo, senza alcuna esclusione — con lo Stato. È la debolezza di questo legame che ha aperto il varco attraverso il quale è passato il fascismo; e attraverso il quale potrebbero passare ancora, in mancanza di una adeguata risposta democratica e popolare, i tentativi della reazione. Ed è la debolezza di questo legame che, nonostante la minaccia mortale dei problemi dell’ordine pubblico, della disoccupazione e dell’inflazione, rende molto difficile la politica di unità nazionale, sia nella sua espressione massima come governo di unità nazionale, sia nella sua espressione minima come convergenza di tutti i partiti, al governo o all’opposizione, sulla soluzione da dare ai problemi dai quali dipende la sopravvivenza della democrazia.
 
II
Il M.F.E. fa ancora osservare che, per quanto riguarda l’unità nazionale, il popolo è ormai più avanzato della classe dirigente. È questo il fattore che provoca il distacco, non ancora grave ma già pericoloso, tra i cittadini e le forze politiche e sociali organizzate. Anche se si tratta di una verità elementare, va tuttavia detto che in Italia tutto il popolo, salvo poche pecore nere, è profondamente democratico. In concreto ciò significa che l’intero popolo sarebbe certamente disposto ad un blocco temporaneo dei redditi e persino a qualche ragionevole sacrificio, qualora fosse certo che ciò servisse ad attuare un piano per restituire sicurezza, lavoro, giustizia e progresso a tutti gli italiani, dalla Sicilia alle Alpi.
Ma la classe dirigente, in seno alla quale sopravvivono residui anacronistici delle visioni politiche del tempo nel quale erano insanabili le divisioni del popolo, non riesce a proporre agli italiani questo patto sociale e nazionale.
Da questa contraddizione si può uscire in un modo solo. È necessario che ogni partito, e ogni forza sociale organizzata, elabori la propria politica tenendo conto non solo della propria posizione nella bilancia nazionale del potere, ma anche e soprattutto della situazione dell’unità nazionale e del modo di portarla a compimento.
 
III
Il M.F.E. fa infine osservare che per l’unità nazionale il fatto decisivo è l’Europa. Per giungere ad una salda e duratura unità nazionale l’Italia deve colmare due lacune storiche, una di ordine politico ed una di ordine economico.
Sul piano politico, l’Italia deve trasformare completamente tutti i fattori residui di opposizione di regime in fattori di opposizione di governo. Un paese è unito solo quando la patria conta per tutti più della propria parte, e solo quando chi non si trova al governo antepone la fedeltà verso la patria a quella verso il proprio partito, sindacato o corporazione.
Sul piano economico, l’Italia deve risolvere il problema del Mezzogiorno, cioè superare il dualismo che divide gli italiani in due categorie, una pienamente inserita nella moderna vita industriale, e perciò anche culturale e sociale, e l’altra che resta ancora ai margini di questa condizione umana. Va detto, a questo riguardo, che la fine dello storico confronto di forza tra le nazioni europee e l’inizio dell’unificazione dell’Europa, hanno già permesso di ottenere risultati maggiori di quelli conseguiti con una prospettiva puramente italiana durante un secolo di storia dello Stato. Ma ciò che conta è che l’Europa si trova ormai sulla soglia di due innovazioni — il voto europeo e l’unione economico-monetaria — che contengono nel loro sviluppo, a patto di promuoverlo con una volontà politica pari alla natura del compito, la soluzione dei due problemi cruciali della vita italiana.
Con l’unione economico-monetaria (che è necessaria per tutti ma può essere realizzata solo con l’eliminazione graduale degli squilibri regionali) e con l’allargamento della comunità alla Grecia, al Portogallo e alla Spagna (che darà alle zone meno sviluppate un peso politico più forte) il problema del Mezzogiorno, nella sua dimensione europea, diventerà il maggior problema sociale della Comunità e potrà finalmente essere risolto. D’altra parte con il voto europeo avrà inizio la lotta democratica europea. Saranno perciò le caratteristiche di questa lotta a determinare l’avvenire dei partiti. Orbene come l’Italia, con il suo dualismo, il suo sottosviluppo e il suo regime, aveva portato sul terreno delle alternative di regime una parte della società nazionale, così l’Europa, con lo sviluppo della democrazia europea e con l’eliminazione degli squilibri regionali, trasformerà tutti i residui fattori di opposizione di regime in fattori di opposizione di governo associando per sempre tutti gli italiani all’Italia.


*Testo proposto da Albertini al Comitato centrale del M.F.E. il 28 gennaio 1979 ed approvato all’unanimità meno due astensioni: pubblicando questo testo osserviamo che il tema dell’unità nazionale non costituisce per il M.F.E. una preoccupazione contingente, legata solo alla situazione attuale, ma un aspetto costante della sua riflessione e del suo impegno. Questo tema — che è contenuto implicitamente nel Manifesto di Ventotene — è stato affermato con chiarezza ed in modo esplicito sin dal 1954, e ritorna con vigore, da allora, in ogni momento nel quale la crisi storica dello Stato italiano si manifesta come concreto ed attuale fatto politico. Riproponiamo alla attenzione dei lettori questo aspetto non sufficientemente noto della politica del M.F.E. pubblicando, nella sezione Archivio, due interventi di Albertini, uno del 1954 ed uno del 1972.

 

 

Condividi con