Anno II, 1960, Numero 2, Pagina 127

 

 

ITALIA 1960 E SENSO COMUNE
 
 
C’era una volta un Imperatore (tutti ricordiamo la novella) che spendeva gran parte del proprio denaro (o meglio del denaro dei sudditi) per v estirsi nel modo che reputava degno del suo ufficio. Un giorno gli si presentarono due imbroglioni (così li definisce la novella, ma in realtà doveva trattarsi di due insigni rappresentanti della classe politica del Paese). Essi affermarono di poter confezionare un abito di una stoffa meravigliosa e per di più incantata, tale cioè che non sarebbe stata visibile a chi nello Stato non fosse degno del posto occupato. Il sovrano accettò la loro offerta, felice di poter sfoggiare un abito che avrebbe splendidamente rafforzato il suo prestigio tra il popolo. Di lì a pochi giorni i due insigni politici dichiararono che l’abito era pronto e lo fecero «indossare» all’Imperatore, e questi e la Corte si profusero in lodi per quel meraviglioso, inesistente, tessuto, per quell’abito fatto di niente. L’Imperatore uscì tronfio per le strade della capitale perché il popolo «vedesse» e applaudisse il simbolo dell’autorità, e tutti (anche i nemici dichiarati del re, perciò, anche le «opposizioni»…) «videro» e applaudirono. (Oh, noi lo sappiamo bene, dovevano farlo. Non avevano — o almeno credevano di non avere — «alternative»…). Per le vie della grande città il corteo lento si snodava tra gli applausi. Ma tra la folla c’era un ragazzo (e tra i suoi occhi e l’Imperatore non c’era il «meraviglioso» abito della viltà, dei cosiddetti interessi precostituiti). Il ragazzo vedeva che la Sacra Maestà Imperiale se ne andava nuda tra la folla dei sudditi (fedeli o infedeli, ma tutti egualmente plaudenti…) e naturalmente lo disse (anzi, stupito o divertito o addolorato, non si sa, lo gridò). E di colpo la parola distrusse la menzogna, e tutti seppero che il re era nudo.
Italia (o Francia o Germania, come si vuole)1960: la parola federalista screditata dal falso federalismo dei Governi, ha bisogno del ragazzo della novella, o l’unica (ed ultima) speranza di rinascita del vecchio, glorioso continente crollerà irrimediabilmente, sotto il peso della grande menzogna, tra la viltà generale.
Il ragazzo, per fortuna, c’è, alla lettera; e la verità può ancora vincere. Ce ne siamo una volta di più convinti quando un’insegnante qualunque (anche se bravissima) di una città qualunque (per quanto bella e importante) ci ha portato dei temi qualunque (seppur così forti e veri) di ragazzi qualunque (ma come puliti!) di una qualunque quinta Ginnasio. Questa è l’Italia (o la Francia, o la Germania, come si vuole) 1960 nella sua nuda verità. E se la parola potrà essere udita da tutti gli Europei, dilagherà e brucerà tutti gli ostacoli sulla sua strada. E non ci sarà barba di «insigne» uomo politico in grado di tener in piedi ancora la «meravigliosa» menzogna dei nostri Stati nazionali.
 
Da due temi assegnati in due diverse occasioni, lo scorso mese.
Del primo vengono dati ampi brani di un solo elaborato. Del secondo si dà un’antologia di brani significativi tratti da una mezza dozzina di elaborati. I corsivi sono nostri. Tutti i riferimenti si trovano presso la Redazione.
 
Tema: Riflessioni su un fatto di cronaca recente
Dall’Elaborato di: . . . . . . . . .
«Un fatto di cronaca recente, che ha interessato molti italiani, è la visita del nostro presidente Gronchi in Russia.
Da molto tempo si era preparato questo viaggio e, dopo un rinvio per indisposizione del presidente, è stato effettuato. Alcuni giornali dicono che questa visita ha interessato tutta l’Europa e ha avuto grandi effetti, ma penso che molti abbiano riso a questo annuncio. Questo viaggio non ha influito minimamente sulla vita dell’Italia, sulla mentalità di noi italiani e sui temi da discutere tra le potenze del mondo odierno. Si può dire che sia stata una visita di piacere, per andare a vedere come in Russia si svolge la vita; ma non si può dire che Gronchi con questo viaggio abbia posto il problema italiano tra i problemi più importanti del giorno d’oggi. L’errore di noi italiani, abitanti uno dei piccoli staterelli in cui l’Europa al giorno d’oggi è divisa, è quello di tentare di porre in discussione problemi riguardanti singoli popoli. Invece oggi quello che interessa è la alleanza di vari popoli e la cessazione dei pericoli per essi… Noi d’Europa dovremmo unirci e tentare di formare una nuova potenza… Il nostro presidente è stato accolto bene, ma non avrebbe potuto essere accolto altrimenti. Certamente nessuno accoglierebbe una persona, anche se importuna, in malo modo o senza apparente cortesia. Noi cerchiamo di imitare le grandi potenze che si mandano rappresentanti a vicenda per problemi veramente importanti, ma non ci accorgiamo che le nostre opinioni e ciò che a noi interessa non è di interesse comune…».
 
Tema: I giovani d’oggi e i loro ideali
Dagli Elaborati di:
1. — . . . . . . . «Amore verso la patria: sono ormai trascorsi i tempi di grande patriottismo che fecero l’Italia; ormai uno si chiede: che senso c’è morire per una patria?... Ora immolarsi non serve più a nulla: morire per una Italia che è quello che è, che in cambio al sangue non può dar niente, non ha senso. Caso mai, affermo, morirò per chi ci potrà aiutare, mi appoggerò a questa o a quell’altra potenza, ma non certamente all’Italia che è sballottata, senza poter reagire, come un burattino, tra questo e quell’altro blocco. E’ in verità chiedere troppo a un giovane che, avendo davanti a sé tutta una vita, viene mandato con strumenti bellici e con armi ormai sorpassate incontro a un nemico armato di missili. Così la guerra è uno stupido suicidio».
2. — . . . . . . . «Certi ideali non possono più esistere. Ad esempio prendiamo l’amor di patria, che veniva considerato il più grande scopo di un uomo. E’ pure naturale che esistesse ancora allo inizio del secolo, quando la sorte di un intero paese dipendeva in gran parte dal valore degli uomini; ma ora che tutto il nostro paese può venire distrutto da quattro soli ordigni, senza che nulla o nessuno possa fare qualcosa, come è possibile che anche un solo uomo desideri gettare la sua vita senza uno scopo o un vantaggio? Non solo, ma come può anche desiderare di sprecare due anni della sua vita per allenarsi solamente a gettarla in caso di una guerra?».
3. — . . . . . . . «Inoltre non si può più parlare di una vera e propria patria, poiché, all’attuale stato di cose, vi sono due sole potenze e tutti gli altri staterelli, anche se si dicono indipendenti, in verità sono tutti sottoposti all’una o all’altra di queste potenze che senza alcun comando ci costringe a seguire il proprio operato…».
4. — . . . . . . . «…Un tempo la patria, la bandiera, i confini, la morte sul campo erano considerate cose sacre: oggi sono considerate far parte di una facile retorica ormai definitivamente tramontata…».
5. — . . . . . . .  «…E’ stupido amare una patria e per essa essere disposti a morire quando essa non ha i mezzi sufficienti per darci una certa garanzia…».
6. — . . . . . . . «I nostri giovani di leva si esercitano coi carri armati e coi cannoni che si usavano nella seconda guerra mondiale, mentre gli altri sperimentano ed usano continuamente missili ad ogiva atomica, che possono raggiungere in brevissimo spazio di tempo ogni regione della terra. A che cosa serve avere tanti uomini sotto le armi, usare cannoni e mitragliatrici, quando pochi tecnici specializzati sono in grado di far partire un missile, che è capace da solo di distruggere quasi tutta l’Italia settentrionale?… L’unica speranza che abbiamo di salvarci è di formare una comunità europea che possa costituire una terza potenza economica da contrapporre alla Russia e agli Stati Uniti».

 

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