Anno LIII, 2011, Numero 1, Pagina 66

 

 

DUE CONGRESSI
PER RILANCIARE L’AZIONE
DEI FEDERALISTI EUROPEI*
 
 
Raramente un Congresso nazionale del MFE ed uno europeo dell’UEF sono avvenuti uno di seguito all’altro come è accaduto quest’anno, anche se sarebbe auspicabile che ciò diventasse una prassi non solo per il MFE, ma anche per le altre sezioni nazionali dell’UEF. Questa successione a cascata dei congressi era e resta il meccanismo di formazione della linea politica e dell’elezione degli organi che sin dall’ultima riforma dello Statuto (Congresso di Pescara del 1993) si è cercato di affermare per rendere reale il collegamento democratico e sovranazionale tra il livello di vita e d’azione nazionale e quello europeo. Elaborare, discutere e decidere una linea politica a livello nazionale e poterla subito riversare e confrontare a livello europeo con le idee, le proposte e le esperienze maturate nelle altre sezioni infatti non è un mero espediente organizzativo, ma rappresenta sia l’occasione per elaborare democraticamente un piano di lavoro coinvolgendo più livelli organizzativi, sia per confrontare lo stato di elaborazione del pensiero politico con quello delle opportunità di condurre la battaglia per la Federazione europea sulla base delle forze in campo.
Il fatto che il nostro ultimo Congresso nazionale si sia svolto a Gorizia dall’11 al 13 marzo e quello europeo dell’UEF si sia tenuto due settimane dopo a Bruxelles, ci consente di valutare meglio i risultati politici raggiunti in questi due Congressi, collocandoli nel quadro delle prospettive d’azione reali e possibili del federalismo oggi: un quadro europeo e mondiale. Per tutto il resto, cioè per conoscere i dettagli, i dibattiti ed i documenti di entrambi i Congressi è possibile scaricare il materiale dai siti ufficiali del MFE (www.mfe.it) e dell’UEF (http://       www.federaleurope.org) e consultare l’Unità europea, che funge non solo da organo di stampa del nostro Movimento, ma anche da archivio.
Adesso che i due momenti istituzionali più significativi della vita organizzativa del nostro Movimento si sono compiuti, e che gli organi di governo e le linee d’azione si vanno delineando, è tempo di concentrarci sugli aspetti sostanziali che toccano la vita delle nostre sezioni, dei nostri militanti, e soprattutto di quelli più giovani. E per farlo bisogna prendere coscienza del lavoro e delle sfide che abbiamo di fronte.
Vale dunque la pena ripartire brevemente da queste ultime prima di parlare dei risultati politici congressuali, in un mondo sempre più caratterizzato da sfide e crisi globali, che si intrecciano tra loro e che non trovano soluzioni accettabili nel quadro internazionale attuale. E’ emblematico a questo proposito quanto sta accadendo nel Mediterraneo, dove le aspirazioni alla democrazia e alla giustizia si mischiano con i pericoli di guerra, con l’emergenza energetica e con il fenomeno dell’emigrazione; dove il velleitarismo di alcune ex-potenze nazionali europee si confronta da un lato con le esitazioni delle altre, e dall’altro con la debolezza americana e con gli ancora incerti orientamenti strategici dei paesi BRIC. E’ ormai chiaro a tutti, dentro e fuori dal Vecchio continente, che gli europei sono a un bivio, in particolare per quanto riguarda le scelte che gli europei devono compiere sul terreno economico-monetario e su quello della politica estera e di sicurezza.
I più, non solo i federalisti europei, sono consapevoli del fatto che o gli europei imboccano la strada del rilancio dell’unione politica su basi federali, oppure l’euro è in pericolo e la stessa sopravvivenza dell’Unione europea viene messa in dubbio. Ma per salvare l’euro non c’è altra via che rimettersi in cammino verso la Federazione europea e, nell’immediato, dotarsi di un sistema di governo capace di soddisfare le esigenze e gli interessi dei paesi – quelli dell’Eurogruppo – che hanno già scelto, accettando la moneta unica, di consolidare maggiormente il loro vincolo di comunità di destino. In prospettiva occorrerebbe “attivare una procedura costituente pienamente democratica, alla quale siano associati i cittadini, a partire da un’avanguardia di Stati”, come si legge nella mozione di politica generale approvata dal Congresso di Gorizia. Si tratterebbe cioè di aggiornare e adattare la strategia, sempre perseguita dai federalisti, dell’Assemblea costituente.
D’altra parte, o gli europei imboccano la strada del rilancio dell’unione politica su basi federali, oppure è inevitabile una loro crescente dipendenza da scelte e politiche che verranno fatte da altri fuori dell’Europa e, sempre più spesso, contro l’Europa. Proprio per evitare questo pericolo, gli europei dovrebbero almeno incominciare a cooperare strettamente a partire da un gruppo di paesi europei sul terreno della politica militare e della politica estera, evitando di ripetere lo spettacolo miserevole offerto, anche in occasione della crisi libica, della loro divisione in tutti i consessi internazionali, dall’ONU all’Unione europea alla NATO.
Solo considerando la reale portata di queste sfide, che interessano le preoccupazioni profonde dell’opinione pubblica, si può valutare la distanza che separa le istituzioni europee – e l’ostico gergo comunitario degli addetti ai lavori – dal comune sentire dei cittadini. Chi ha condotto azioni in piazza o coltivato rapporti con le forze vive che nei vari campi danno linfa alla società e che in ogni epoca storica rappresentano, seppure sotto forme e manifestazioni diverse, la speranza in un futuro migliore, sa che qui sta la radice del distacco dei cittadini, dei giovani, dei movimenti della società civile impegnati a difendere i diritti, a promuovere la pace, a battersi per un mondo ecologicamente più sicuro, dalle istituzioni europee. Questi interlocutori naturali dei federalisti sono infatti perfettamente in grado di capire, sulla base del semplice buon senso, che gli europei devono scegliere tra unirsi politicamente, cioè rinunciare alla sovranità nazionale, e rimanere divisi, conservando la sovranità nei settori ancora cruciali per la sopravvivenza e lo sviluppo della società e dell’economia. E’ dunque a partire da questa consapevolezza diffusa, ma che non riesce ancora a trasformarsi in forza attiva sul piano europeo, che i federalisti europei devono oggi cercare di rilanciare la loro azione. Un’azione per far sì che maturi la volontà di sostenere quelle battaglie che sono indispensabili per tenere sul terreno la prospettiva della Federazione europea e per realizzare un primo solido nucleo federale, aperto a quanti vorranno e potranno aderirvi, nell’ambito della più ampia Unione europea.
Verso chi condurre una simile azione? I dibattiti nei due Congressi hanno inequivocabilmente mostrato che occorre esercitare la massima pressione, attraverso la propaganda e la mobilitazione delle sezioni, nei confronti del maggior numero dei rappresentanti dei cittadini europei al Parlamento europeo – a partire dalle sacche federaliste che si stanno manifestando con il Gruppo Spinelli – e nei parlamenti nazionali; nei confronti del maggior numero di governi, a partire da quelli dell’Eurogruppo; nei confronti di personalità impegnate in politica e nel mondo della cultura; nei confronti dei movimenti che rivendicano un’Europa e un mondo migliori e quindi si muovono già, a volte inconsapevolmente, sul terreno della preparazione di un’alternativa di governo e per un nuovo modello di sviluppo. Con quali strumenti condurla? Anche a questo proposito i dibattiti dei due Congressi sono serviti non solo per ribadire l’importanza di attivare tutte quelle forme di mobilitazione già sperimentate dalle sezioni federaliste, ma anche per cercare di sfruttare l’opportunità offerta dall’Iniziativa dei cittadini europei prevista dal Trattato di Lisbona, che consente di rilanciare l’idea di un’iniziativa popolare sul terreno europeo.
E’ tenendo conto di questi aspetti che dobbiamo valutare i risultati congressuali.
Decidendo all’unanimità di lanciare una Campagna per la Federazione europea a partire da cento città (la mozione di politica generale è stata approvata con poche astensioni), il Congresso nazionale del MFE ha ribadito l’impegno dei suoi militanti e delle sue sezioni a battersi su questo terreno. D’altra parte, avviando la riflessione sull’importanza strategica che lo sfruttamento da parte dei federalisti europei dell’Iniziativa dei cittadini europei, introdotta dal Trattato di Lisbona, potrebbe avere sul piano della mobilitazione dell’opinione pubblica (sul terreno della rivendicazione nei confronti delle istituzioni europee e nazionali del diritto democratico degli europei di dotarsi dei mezzi necessari – cioè di una fiscalità europea e di risorse adeguate – per far sì che gli innumerevoli piani di sviluppo e crescita finora formulati non restino sulla carta), il dibattito del Congresso nazionale si è strettamente collegato con quello che si è poi sviluppato in sede UEF due settimane dopo. Nel MFE spetterà al nuovo Comitato centrale e alla Direzione individuare gli strumenti operativi per attuare questa linea in Italia tenendo conto della necessità di un suo sbocco europeo. A livello UEF, il fatto che a Bruxelles il Congresso europeo si sia incentrato sulla necessità di sviluppare nei prossimi mesi una mobilitazione delle forze europeiste e federaliste per giungere alla definizione di un piano d’azione per attivare l’Iniziativa dei cittadini europei, per mostrare che in Europa esiste ancora una volontà popolare che preme per fare avanzare il processo di unificazione politica europea, è un buon segnale di ritrovata unità e volontà d’agire soprattutto tra le maggiori sezioni dell’UEF. Certo, la definizione del tema e l’individuazione delle personalità e dei movimenti da coinvolgere in questa iniziativa rappresenteranno due nodi da sciogliere da parte dei nuovi organi eletti dell’UEF: anche il federalismo europeo è a un bivio.
Bisogna prendere atto che siamo ormai entrati in una fase decisiva della nostra battaglia, mentre tutto ciò che ha l’apparenza della forza, cioè le istituzioni esistenti, sembra ignorare l’alternativa federalista. Ma se i federalisti sapranno mostrare che il re è nudo, la loro voce potrà trovare nuovi canali per farsi ascoltare e la loro azione aprirà nuove brecce nelle sovranità nazionali. Non dobbiamo nasconderci il rischio dell’insuccesso e l’incertezza sui tempi e sui modi in cui potrà svilupparsi l’azione federalista. Ma il rischio e l’incertezza caratterizzano ogni iniziativa politica, soprattutto quando si agisce in un quadro istituzionale come quello europeo che è ancora informazione ed è esposto al pericolo di disgregazione; ed in particolare in un contesto politico nel quale i governi nazionali, per quanto indeboliti e anacronistici, continuano a fungere da magnete, da contenitore e da regolatore di gran parte degli aspetti della vita degli individui, finendo con lo smorzare e corrompere ogni spinta innovativa.
Accettare di correre questo rischio e di affrontare l’incertezza è un destino al quale non possiamo sfuggire. In ogni caso questa è la strada che dobbiamo intraprendere oggi per continuare a far vivere il federalismo europeo nel solco del progetto lanciato da Altiero Spinelli settant’anni fa da Ventotene e che successivamente è stato tradotto in un’esperienza organizzativa e politica rivoluzionaria da Mario Albertini.
 
Franco Spoltore


* Si tratta di una nota diffusa da Franco Spoltore subito dopo la sua elezione alla Segreteria generale e pubblicata sul n. 2 dell’Unità Europea.

 

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