Anno XXIII, 1981, Numero 2, Pagina 116

 

 

PRIMI ORIENTAMENTI POLITICI
DOPO L’APPROVAZIONE
DELLA RISOLUZIONE DEL COCCODRILLO*
 
 
Il Coccodrillo ha vinto. Il Parlamento europeo ha preso la decisione di elaborare un progetto di riforma delle istituzioni della Comunità. È una prova per il Parlamento europeo, è una prova per noi, è una prova per l’Europa. Il Parlamento deve elaborare un progetto tale da portare la capacità decisionale della Comunità sino al punto in cui essa non resti succube della politica intergovernativa: in ogni altro caso prevarrebbero sempre gli assi e i direttori (cioè gli Stati più forti e le loro convergenze, mascherate o no), l’Europa a due e a molte velocità, e quindi, per quanto ci riguarda, il fattore europeo del distacco dell’Italia dall’Europa. Noi dobbiamo impiegare ogni mezzo a nostra disposizione, nessuno escluso, per collegare l’azione del Parlamento europeo a quella dei partiti politici in modo che essi facciano la stessa scelta del Parlamento europeo e trasferiscano all’Europa i poteri necessari. L’Europa deve affermare, con una Comunità capace davvero di agire, la sua indipendenza e la sua nuova funzione storica. Il dado è tratto. Se non riusciremo nemmeno con un Parlamento europeo eletto direttamente dai cittadini a risolvere la crisi della Comunità, per l’Europa potrebbe essere la fine, come temeva Luigi Einaudi. Siamo dunque giunti alla lotta decisiva.
La via è una sola. Il Parlamento, secondo il disegno di Spinelli, deve elaborare, con la più vasta collaborazione possibile di forze vive e di studiosi onesti, un progetto adeguato di riforma delle istituzioni della Comunità da proporre tal quale ai Parlamenti nazionali (in ogni altro caso la ricerca della soluzione resterebbe affidata ai diplomatici, ai burocrati e agli «esperti», e le decisioni ad istanze puramente intergovernative). E c’è un solo terreno sul quale si possono mobilitare le forze necessarie per un obiettivo di questo genere: quello della preparazione della seconda elezione, e dell’elezione stessa. È, come tutti sappiamo, la strategia del Coccodrillo. Ma adesso che la risoluzione è passata — il che significa che il Parlamento ha fatto quanto doveva fare da solo — deve essere chiaro che la responsabilità ultima per lo scacco o il successo passa ai detentori del potere, e a tutti coloro che hanno qualche possibilità di condizionarli o influenzarli.
Se i detentori del potere nei partiti e nei governi continueranno a tacere, o a nascondersi dietro posizioni europee generiche, i parlamentari europei finiranno col pensare che i detentori del potere sono contrari e che, di conseguenza, la via è bloccata. Si lascerà cadere l’impresa (non ci sarà più una maggioranza), o si giungerà ad un progetto che non cambia la sostanza intergovernativa dell’attuale potere decisionale della Comunità. Ma per stanare i detentori del potere c’è una chance. Dato che si tratta per ora solo di sostenere con prese di posizione (o con manifestazioni ecc.) un’azione al suo inizio, e non di prendere una decisione nei Consigli delle Comunità, basta, per cominciare, che si pronunci qualche detentore del potere: un capo di governo, qualche capo di partito, ecc. Con un sostegno, anche psicologico, di questo genere, la maggioranza che si è trovata sulla risoluzione del Coccodrillo andrebbe avanti, e acquisterebbe progressivamente la forza e la convinzione necessarie per affrontare le successive, e maggiori, difficoltà. Ma la prima responsabilità, per quanto riguarda questo collegamento tra l’azione del Parlamento e il fronte politico globale, è nostra. Le nostre forze non bastano per vincere, perché si tratta di ottenere delle maggioranze nei Parlamenti nazionali, ma solo noi possiamo dare il la all’azione. In ogni altro caso le forze politiche rimarrebbero passive e il Parlamento europeo resterebbe isolato. Dobbiamo dunque radicalizzare la nostra azione. Sin da adesso si possono prendere in considerazione tre prospettive.
La prima è quella di costituire in seno ai Comitati per il governo europeo un organo formato da parlamentari europei del collegio e da federalisti per condurre anche alla base l’azione che si svolgerà in seno al Parlamento europeo. Si tratta di non limitare il dibattito sulla costituzione europea al solo Parlamento europeo, ma di farlo in ogni collegio, in modo che i cittadini, le forze sociali e le forze politiche si possano esprimere. Si potranno così inviare delegazioni, suggerimenti e mozioni al Parlamento europeo; e i parlamentari europei potranno realizzare finalmente, sul solo terreno decisivo, il contatto con i loro elettori.
La seconda prospettiva è quella della nostra partecipazione elettorale alla seconda elezione europea per far sì che gli elettori possano sostenere il progetto del Parlamento europeo nel caso di mancato impegno da parte dei partiti. Qualora ci fossero dei partiti favorevoli e dei partiti reticenti o contrari, si potrebbe partecipare all’elezione invitando gli elettori a votare sia il cartello elettorale organizzato dal MFE, sia i partiti favorevoli, ma non quelli reticenti. Tutto ciò potrà essere esaminato al momento opportuno, ma bisogna far pesare subito la minaccia di una nostra partecipazione elettorale per costringere i partiti a fare il più presto possibile le scelte europee indispensabili, e per non lasciare soli i deputati europei di fronte al loro difficile compito.
La terza prospettiva è quella della disubbidienza civile. La crisi irreversibile degli Stati nazionali produce un dissenso interno di cui dobbiamo occuparci. I modi e le forme della nostra assunzione di responsabilità a questo riguardo non si possono stabilire sin da ora, ma bisogna essere pronti a tutto, allacciare sin da adesso i contatti necessari e prepararsi a tenere alta la bandiera della democrazia se i nostri Stati dovessero lasciarla cadere.
 
Mario Albertini


* Circolare inviata al MFE il 20 luglio 1981.

 

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