Anno XXII, 1980, Numero 3, Pagina 203

 

 

UN GOVERNO FEDERALE PER L’EUROPA*
 
 
Cari concittadini europei,
 
Quali sono gli avvenimenti che hanno segnato la nostra epoca e deciso la nostra sorte? La forza d’animo di Churchill e il sacrificio dei giovani piloti inglesi, che hanno salvato l’umanità dall’orrore nazista; il piano Marshall, la cui generosità ha impedito che noi affondassimo nella miseria e nell’anarchia. E poi la dichiarazione Schuman, di cui celebriamo oggi il trentesimo anniversario, la dichiarazione concepita e redatta da Jean Monnet, di cui Robert Schuman ha avuto la preveggenza e il coraggio politico di assumere la responsabilità.
Bisogna riportarsi a quell’epoca per capire che cosa ha significato per un francese tendere la mano alla Germania, quando eravamo tutti straziati, se non nella carne, almeno nel cuore. Infatti, se lo riconduciamo all’essenziale, il piano Schuman non è il carbone, l’acciaio, il Mercato comune, ma è la riconciliazione franco-tedesca. Ma, perché questa sia irreversibile, bisogna aver coscienza che bisogna fare di più, che bisogna costruire la federazione europea, della quale, secondo le parole di Robert Schuman, si edificavano allora le assise concrete.
Sono passati trent’anni, e si è obbligati a constatare che si sta volgendo la schiena a questo obiettivo. La crisi attuale, il blocco al quale assistiamo, sono la conseguenza diretta del cosiddetto «compromesso di Lussemburgo», col quale il governo francese impose, in flagrante contraddizione con i trattati, che tutte le decisioni venissero prese all’unanimità. Unanimità significa diritto di veto e quindi impotenza. La crisi non potrà essere superata che ripudiando questo compromesso, che è privo di valore giuridico, e applicando le modalità di voto fissate dai trattati.
Ci sono voluti ventinove anni per permettere ai nostri popoli di esprimersi con l’elezione di una Assemblea a suffragio universale diretto. Bisogna immaginare quest’ultima come la carrozzeria del veicolo europeo, che è dotato di un freno, la Corte di giustizia, di un motore, talvolta potente, la Commissione, ma che non ha pilota, o che piuttosto ne ha troppi, il Comitato dei rappresentanti permanenti, il Consiglio dei ministri, il Consiglio europeo, tutti paralizzati dalla pratica dell’unanimità.
 Eppure è urgente che possano essere prese a livello europeo le decisioni che nei settori vitali sfuggono oggi ai nostri governi nazionali. Battere moneta oggi non è più una prerogativa regia. Certo, si sono realizzati dei progressi grazie al Sistema monetario europeo. Ma questi progressi resteranno precari finché l’ECU, da unità di conto, non sarà trasformato in vero strumento monetario e dotato di una solida base.
In politica estera, i nostri ambasciatori, i nostri ministri, anche a livello di capi di governo o di Stato, quando vanno all’estero, fanno solo una recita e non hanno alcuna influenza sui destini del mondo. La concertazione produce, e con ritardo, solo ambigue dichiarazioni, al livello del minimo comune multiplo. Solo un’Europa che parli con un’unica voce è in grado di farsi ascoltare dai grandi.
Nel campo degli armamenti e della difesa, che spreco e che inefficienza! Non si cerca nemmeno più di standardizzare i materiali e di razionalizzare le ricerche e la produzione. L’obiettivo massimo è raggiungere l’« interoperatività». Nell’attesa un aviatore francese avrebbe serie difficoltà a pilotare un aereo dell’esercito belga o italiano e, reciprocamente, un carrista tedesco sarebbe perduto con un carro inglese. Ecco le assurdità, costose e mortali, alle quali potrebbe porre rimedio solo un esercito europeo, come solo l’Europa potrebbe parlare da pari a pari con gli Stati Uniti nel quadro dell’Alleanza atlantica.
Oggi, col rischio di veder tagliato il cordone ombelicale che ci lega al Golfo persico, senza parlare di minacce ancor più dirette, con una massa di sei milioni di disoccupati, è ora di trarre l’Europa dal caos attuale e di riprendere la via aperta da Jean Monnet e Robert Schuman.
È preciso dovere dell’Assemblea europea procedere senza indugi alla elaborazione della costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Poiché la Commissione non ha alcun potere decisionale e i membri del Consiglio dei ministri non possono, per il loro status, essere responsabili davanti ad una istanza europea, ci vuole un vero governo federale europeo, responsabile davanti al Parlamento europeo.
A somiglianza di ciò che esiste in Svizzera, nella Repubblica federale di Germania, negli Stati Uniti d’America, questo governo federale deve disporre di poteri reali, ma limitati a quelli che nel mondo attuale i nostri governi non sono più in grado di esercitare. Si tratta, in più di quelli già scritti nei Trattati, della moneta, della politica estera e della difesa.
So che quello che ho detto sarà trattato da molti come uno sproloquio da vecchio combattente federalista, o al massimo, come utopia. Ma senza utopia l’universo è condannato alla disperazione e alla morte. Perché l’utopia divenga realtà, io faccio appello a tutti i nostri militanti, a tutti i giovani federalisti. Che diffondano la buona parola e che nella scelta dei candidati alle prossime elezioni il criterio sia: vi batterete perché vi sia un governo federale europeo?


*Si tratta dell’intervento di E. Hirsch, presidente onorario dell’UEF, al Congresso d’Europa, tenuto a Parigi il 9 maggio 1980, in occasione del trentesimo anniversario della dichiarazione Schuman.

 

Condividi con