Anno XIX, 1977, Numero 2, Pagina 143

 

 

UN GRAVE ERRORE MORALE:
LA CAMPAGNA «COMPRATE ITALIANO»*
 
 
La campagna del Ministro del commercio estero per l’acquisto dei prodotti nazionali a scapito di quelli stranieri, pur non avendo nel breve termine alcuna seria possibilità di modificare le abitudini dei consumatori, rappresenta tuttavia un gravissimo errore politico, culturale e morale.
La prima cosa da osservare è che in Italia la frase «comperate italiano» non ha lo stesso senso che la stessa frase può avere in altri paesi. In Italia questa frase ha una risonanza fascista evidente. In Italia questa frase può far pensare alla popolazione, già sconcertata dallo stato dell’ordine pubblico, della spesa pubblica, della pubblica amministrazione e dei servizi sociali, che ad uno ad uno stanno tornando tutti gli aspetti del prefascismo e del fascismo. È un fatto che il governo, dopo aver messo in crisi l’economia, quando tenta di controllarla con un’ottica nazionale non sa pensare che ai provvedimenti e alle illusioni caratteristiche del fascismo e della paura fascista del mercato aperto: bilateralismo al posto del multilateralismo, difesa della lira, ritorno coatto dei risparmi e dei capitali in patria, restrizioni valutarie e commerciali, controllo dei prezzi, e, adesso, l’appello nazionalistico per l’acquisto dei prodotti nazionali.
La seconda cosa da osservare è che con questo appello si incoraggiano le tendenze protezionistiche, e quindi si mobilita la parte debole o malata dell’economia italiana contro la parte sana e vitale. E va detto che se queste tendenze prendessero il sopravvento, com’è possibile perché il protezionismo è in ripresa ovunque, non basterebbero più le prediche, ma bisognerebbe chiudere davvero il mercato, affidarsi al solo bilateralismo nel commercio internazionale, e controllare l’Italia in via di impoverimento con un governo autoritario. Allo stato dei fatti, il governo italiano segue ancora, per fortuna, una via europea ed atlantica; e va anche riconosciuto che il governo ed il Parlamento hanno sinora svolto un ruolo molto positivo nella questione dell’elezione europea. Ma, proprio per questo, il governo deve rendersi conto che è insensato seguire una via europea, atlantica, di mercato aperto, e di apertura ai paesi nuovi, e poi renderla più onerosa e più difficile, sia per quanto riguarda i rapporti con gli altri paesi, sia per quanto riguarda la formazione della coscienza pubblica in Italia, con misure protezionistiche e nazionalistiche che vanno in senso contrario.
La terza cosa da osservare è che in Italia bisogna concentrare l’attenzione di tutti e l’impegno di tutti sull’essenziale, senza distrarre nessuno con alibi o scappatoie. E l’essenziale è la lotta contro l’inflazione con la ripresa, il miglioramento e la crescita della produzione e della produttività, allo scopo di eliminare la disoccupazione. Tutti sanno che questo obiettivo è possibile solo nel contesto dell’integrazione europea e di uno sviluppo aperto ed equilibrato del mercato mondiale. Bisogna dunque, in sede operativa, impostare un piano di rientro dell’inflazione nel quadro di un progetto a medio termine che tenga conto dell’elezione europea e degli aspetti europei della crescita economica, sociale, politica e istituzionale dell’Italia. E bisogna rendersi conto che ciò corrisponde al contributo italiano per il ristabilimento delle condizioni indispensabili per il rilancio dell’unione monetaria — senza la quale la ricaduta nel protezionismo è sempre possibile — e per il rafforzamento delle politiche comuni già in atto nella Comunità europea. Nel Consiglio europeo la Francia non cessa di riproporre il rilancio dell’unione economico-monetaria. Nell’ultimo incontro franco-tedesco il Presidente Giscard d’Estaing e il Cancelliere Schmidt hanno auspicato per il 1978, l’anno dell’elezione europea, il rilancio dell’unione economico-monetaria «passaggio obbligato sulla via dell’unione europea». L’Italia, che più di ogni altro paese della Comunità ha bisogno della solidarietà europea e della crescita dell’Europa, tace.
Sulla base di queste osservazioni il M.F.E. propone formalmente al governo italiano e ai partiti costituzionali di elaborare e sostenere, anche in vista dell’elezione europea, un piano di «preunione» economico-monetaria per collegare nel quadro europeo i piani di rientro dell’inflazione, per coordinare le politiche economiche nazionali e predisporre le basi tecniche per la fase successiva. Allo scopo di rendere davvero credibile, e davvero possibile, la riduzione del tasso di inflazione, il M.F.E. propone inoltre che il governo italiano, presentando il piano di preunione, chieda agli altri governi dei paesi della Comunità di stabilire subito una data per la creazione della moneta europea, data che dovrebbe coincidere con quella della fine dei piani di rientro dell’inflazione.
Il M.F.E. fa osservare che la posta in gioco è immensa. Nel mondo sono di nuovo in lotta l’unità e la divisione. In Italia è in crisi lo Stato. In Europa è in crisi la Comunità. Nel mondo è in crisi il sistema monetario internazionale, e il nuovo ordine economico mondiale stenta a nascere. Solo con l’unità, l’unità politica ed istituzionale dell’Europa, l’unità politica ed economica dei paesi atlantici, l’unità e la distensione tra le grandi potenze, l’unità e la solidarietà tra i paesi industrializzati e i paesi industrializzati e i paesi nuovi, è possibile risolvere la crisi, che in modo diverso ma egualmente grave imperversa ovunque, preparare una fase nuova e progressiva della storia mondiale, evitare la ricaduta nei mali del passato. Nessuno è in grado di dire quanto durerà il tempo della decisione. Ma è certo che stiamo vivendo il periodo della decisione. È dunque certo che ogni atto di divisione aggrava la crisi, e che ogni atto di unità è un contributo per risolverla.


* Si tratta di una dichiarazione rilasciata dal Presidente del Movimento federalista europeo l’11 maggio 1977.

 

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