Anno XVII, 1975, Numero 2, Pagina 142

 


DOCUMENTI DEL I CONGRESSO ORDINARIO DELL’U.E.F.
 BRUXELLES, 18-20 APRILE 1975
 
 
RISOLUZIONE*
 
 
Per un governo europeo!
Senza un governo in grado di agire con efficacia l’Europa non può risolvere i problemi con cui è confrontata. Anche i governi ne sono ormai consapevoli. Per tradurre questa esigenza in una soluzione politica è necessario agire subito.
 
1. Solo uno Stato federale europeo è la risposta adeguata alle necessità.
Esso dovrà avere i seguenti organi: a) un Parlamento europeo che deve essere composto di due Camere: una Camera dei popoli i cui membri siano eletti a suffragio universale diretto, e una Camera degli Stati, che potrebbe essere analoga al Bundesrat della Repubblica Federale Tedesca, e che dovrebbe risultare dall’evoluzione dell’attuale Consiglio dei ministri della Comunità.
b) un governo federale. È essenziale che nello stadio finale del processo di unificazione la nomina dei membri del governo federale sia totalmente indipendente dai governi degli Stati membri. Per evitare gli inconvenienti di un regime assembleare, ci si potrebbe ispirare alle disposizioni previste dalla Costituzione della Confederazione Elvetica o da quella della Repubblica Federale Tedesca. Il Primo ministro potrebbe per esempio essere designato dal presidente della Camera dei popoli; egli formerebbe un governo che potrebbe comprendere al massimo due membri dello stesso paese. Il governo così formato dovrebbe, per essere investito, avere la fiducia di entrambe le Camere del Parlamento europeo.
c) un Consiglio economico e sociale. Analogo al Consiglio oggi esistente, esso avrebbe il potere di formulare pareri e proposte. Esso sarebbe consultato obbligatoriamente sui progetti di legge di carattere economico e sociale e avrebbe un potere di iniziativa per presentare progetti di legge.
d) una Corte di Giustizia.
 
2. La costruzione progressiva.
A causa del ruolo centrale che il Parlamento europeo deve svolgere nella costruzione dell’Unione politica, la prima tappa essenziale deve consistere nell’elezione a suffragio universale diretto dell’attuale Parlamento europeo. Per accelerare i tempi, sarebbe molto auspicabile che Tindemans, senza attendere l’elaborazione finale del proprio rapporto, proponga in occasione della prossima riunione del Consiglio europeo l’approvazione del progetto di convenzione adottato il 14 gennaio scorso dal Parlamento europeo, e richieda che ogni Stato membro porti a termine prima della fine dell’anno in corso gli adempimenti costituzionali necessari al fine di poter procedere alle elezioni nella primavera 1976.
Il Consiglio sarà tenuto a prendere decisioni sulla base delle proposte della Commissione entro un termine massimo di tre mesi, ridotto a un mese nei casi di urgenza notificati dalla Commissione.
La Commissione dovrà essere abilitata, in applicazione dell’art. 235 del Trattato della C.E.E., a fare delle proposte (alle quali si applicheranno le disposizioni previste dal comma precedente) e a controllare l’applicazione delle decisioni prese, nei settori che abbiano un’incidenza sulla realizzazione degli obiettivi della Comunità.
 
3. Elaborazione e adozione della Costituzione federale.
Non sembra necessario né auspicabile procedere nella situazione attuale a una revisione dei Trattati.
L’elaborazione della Costituzione deve essere naturale competenza della Camera dei popoli del Parlamento europeo. È auspicabile che essa sia iniziata fin da ora, ma è chiaro che l’autorità del Parlamento europeo sarà meglio riconosciuta allorché i suoi membri saranno eletti direttamente. Questo compito costituente, se sarà esplicitato durante la campagna elettorale, rappresenterà un potente incentivo per partecipare al voto.
Il progetto di Costituzione avrà possibilità di essere compreso e accettato tanto maggiori se la commissione competente avrà sistematicamente dei contatti con gli ambienti più rappresentativi dell’opinione pubblica europea e se quest’ultima sarà informata, attraverso tutti i mezzi di comunicazione di massa, dei problemi essenziali che emergeranno di volta in volta e delle loro possibili soluzioni.
I governi dovrebbero impegnarsi a presentare ai loro Parlamenti per la ratifica il progetto di costituzione, dopo che esso sia stato adottato dal Parlamento europeo, senza introdurre modificazioni.
Nell’ambito del Movimento europeo, l’U.E.F. mobiliterà gli europei per il grande Congresso europeo nel 1976 per spingere i governi all’azione.
 
 
APPELLO AGLI EUROPEI**
 
1. L’Europa è di fronte a problemi che minacciano di travolgerla. Per rispondere alla sfida della storia dovrebbe promuovere una vita sociale più libera e più giusta, e dovrebbe dare un contributo decisivo alla distensione internazionale, allo stabilimento di una equal partnership con l’America, alla pace del Medio oriente, al progresso sociale dei paesi del Terzo mondo e alla ripresa della vita democratica nel mondo mediterraneo. Ma l’Europa non solo non ha raggiunto un grado di unità sufficiente per esercitare questo ruolo, ma nemmeno per risolvere i problemi più pressanti di politica internazionale, nonché quelli di politica interna che rientrano già nelle competenze della Comunità. Pur praticando da tempo la collaborazione politica e pur avendo istituito recentemente un Consiglio europeo, l’Europa non ha esercitato sinora e non è in grado di esercitare alcuna influenza reale nei confronti dell’evoluzione della situazione medio-orientale e dell’ancora incerto e precario processo di trasformazione che si manifesta in Grecia, a Cipro, in Spagna e in Portogallo. Ed anche se ha tentato di intervenire nei confronti della crisi monetaria internazionale e dei problemi connessi della recessione economica, del deficit delle bilance dei pagamenti, dello squilibrio del mercato delle materie prime, ecc., non ha potuto conseguire alcun risultato apprezzabile. Egualmente fallimentare è il bilancio interno della Comunità che invece di avanzare verso l’unione economico-monetaria anche allo scopo di promuovere un’adeguata politica sociale, regionale, industriale, energetica, ecc., è addirittura retrocessa rispetto allo stadio raggiunto alla fine del periodo transitorio del Mercato comune come mostra l’abbandono delle parità fisse.
2. L’Europa ha dunque bisogno di un grado di unità maggiore di quello acquisito sinora. E non può conseguirlo senza mezzi istituzionali che consentano la partecipazione diretta dei partiti, dei sindacati e dei cittadini alle decisioni europee. In concreto si tratta, per quanto riguarda l’evoluzione interna dell’Europa, di avviare con l’impegno europeo dei partiti e dei cittadini, l’unione monetaria e quella militare. Si potrà, d’altra parte, in questo modo, promuovere una collaborazione politica più efficace nel periodo di transizione tra la Comunità attuale e la Federazione vera e propria. Questo grado di unità non è solo necessario ma anche possibile. Il Vertice di Parigi ha avviato la procedura per giungere all’elezione europea entro il 1978, e in questo con testo ha rilanciato la questione dell’Unione europea. Ciò comporta che si può passare da una Unione col voto dei cittadini solo a livello degli Stati membri — la Comunità attuale, una confederazione che confina la lotta politica, la lotta sociale e lo schieramento dei partiti nel quadro nazionale — ad una Unione col voto dei cittadini anche a livello dell’Unione stessa, cioè una comunità con un potere proprio di carattere federale. Sino a questo momento si tratta solo di possibilità. Al pari di ogni grande obiettivo politico, essa sarà certamente tradotta in realtà se partiti, sindacati e informazione si renderanno conto che hanno il dovere, e quindi la responsabilità, di occuparsene. Partiti, sindacati e informazione devono rendersi conto che siamo in presenza di una occasione storica eccezionale e irripetibile perché è del tutto eccezionale che una conferenza di Capi di Stato e di governo prenda posizione e avvii la procedura per una elezione multinazionale.
3. I Capi di Stato e di governo hanno preso il 10 dicembre 1974 la decisione di avviare la procedura per l’elezione europea. Il 14 gennaio 1975 il Parlamento europeo ha tempestivamente votato un progetto di convenzione per l’elezione europea. Niente impedisce alle forze politiche e sociali e ai cittadini stessi di battersi per un pronto esame di questo progetto da parte del Consiglio dei ministri della Comunità. I federalisti non lasceranno nulla di intentato perché si giunga all’elezione europea anche prima del 1978.
Nel contempo le forze politiche e sociali e i cittadini stessi devono battersi per evitare che dopo aver chiamato il popolo europeo alle urne sia sottratto ai suoi rappresentanti, riuniti nel Parlamento europeo, il compito di stabilire il volto definitivo dell’Unione. Anche a questo riguardo i federalisti non lasceranno nulla di intentato per il raggiungimento di questo obiettivo. Per conseguire questi scopi e per promuovere un impegno crescente dei partiti, dei sindacati e dell’informazione, i federalisti, ricercando la più larga unità d’azione con il Movimento europeo, con il Consiglio dei comuni d’Europa e con l’A.E.D.E., svilupperanno con la maggior energia possibile la campagna di informazione e di dibattito sui temi dell’elezione europea e dell’Unione europea, rivolta a tutti i gruppi locali, decisa dal Comitato federale dell’U.E.F. il 19 gennaio 1975.
 
 
DICHIARAZIONE***
 
Venticinque anni dopo la dichiarazione di Robert Schuman, che condusse alla fondazione della Comunità europea, il Congresso dell’Unione europea dei federalisti, riunito a Bruxelles il 18-20 aprile 1975 afferma che l’unificazione dell’Europa non ha raggiunto uno sviluppo sufficiente per: garantire l’indipendenza dell’Europa democratica; rendere più democratica la nostra società e far avanzare la giustizia sociale; salvaguardare o ristabilire regimi democratici nei paesi del Mediterraneo; risolvere la grave crisi economica, che la Comunità non è in grado di controllare; assumere le responsabilità che l’Europa ha nei confronti dei paesi in via di sviluppo.
Questa è la ragione per cui il Congresso lancia un appello: ai governi europei perché traducano senza indugi in pratica le decisioni prese in occasione delle conferenze al vertice, prime fra tutte la fondazione dell’Unione europea e l’elezione del Parlamento europeo; alle forze sociali, e in primo luogo ai partiti, ai sindacati e ai gruppi organizzati, perché facciano pressione sui governi e si diano esse stesse una struttura in grado di dare delle soluzioni europee ai problemi comuni; ai cittadini d’Europa perché facciano propria questa esigenza e chiedano espressamente, ciascuno nel proprio ambito di competenza, la realizzazione delle promesse europee.
Il primo passo che metterà alla prova la credibilità e la serietà dei nostri governanti è l’elezione diretta del Parlamento europeo da essi già decisa, e per cui il Parlamento europeo stesso ha adottato un progetto di convenzione il 14 gennaio 1975. Questo Parlamento, una volta eletto, deve svolgere in quanto rappresentante dei cittadini europei un ruolo decisivo nel processo di costruzione dell’Unione europea.
L’Unione dei federalisti europei attende ancora che, 25 anni dopo l’avvio del processo di integrazione, sia finalmente fondata la vera Europa, l’Europa dei popoli.
 
 
RISULTATI DELLE ELEZIONI
 
Presidente: Mario Albertini (179 voti a favore, 34 contro, 14 astensioni).
Comitato federale§: C. Schöndube (187), G. Eickhorn (177), T. Loch (169), A. Spinelli (169), C.E. Meriano (157), J. H. C. Molenaar (156), M. Wratschgo (156), F. Rossolillo (154), H.J.M. Aben (148), K. Mommer (147), F. Petermann (146), T. Caizzi (142), P. Pfeifer (142), W. Kramer (141), R. Dumont du Voitel (139), E. Johansson (136), S. Pistone (136), U. Serafini (136), D. Magnant (128), E. Wistrich (127), G. Merlini (122), J.-P. Gouzy (121), G. Schmich (121), C. von der Herherg (120), L. Bolis (119), J. G. Jans (118), R. van Schendel (118), G. Wieck (115), B. Bartahalay (114), G. Rhomberg (114), G. Gootjes (113), H. Pawlik (113), J.-C. Sebag (112), L. Wagner (112), A.M. Peus (111), J. Priestley (111), A. Layton (105), G. Comessatti (103), O. Bardong (100), D. Roser (99), C. Hofmeister (95), H. Suppan (95), F.J. Klein (94), L. Wasescha (89).
Membri supplenti: O. Adler (89), G. Orsello (86), W. Kunnen (79), T. Baldry (78), D. Baker (78), A. Faher (77), N. Hart (77), M. Malcovati (75), G. Fiedler (73 ), F. Wagner (73), G. Usai (71), T. Spencer (70), J. Pinder (70), A. Gordiani (70), C. Glöckner (67), O. Giarini (67), B. Kraft (67), G. Melen (65), R. Wyatt (64), R. Giesel (62), E. Thompson (62).
Bureau: H. Aben, G. Eickhorn, G. Gootjes, J.-P. Gouzy, W. Kunnen, C.E. Meriano, K. Mommer, E. Thompson, R. van Schendel, M. Wratschgo.
Fanno parte di diritto del Bureau il presidente dell’VU.E.F. (M. Albertini), i due vice-presidenti (J.H.C. Molenaar e C. Schöndube), il tesoriere (G. Eickhorn) e il presidente della J.E.F. (J. Priestley).
Collegio dei probiviri: E. Brugnatelli, C. Brunet, H. da Fonseca-Wollheim, C. De Brouwere, J. Lemaresquier, S. Schepers, G. Vicario.


* Presentata da: Etienne Hirsch, Henk Aben, Karl Mommer, Robert van Schendel, Teresa Caizzi, Caterina Chizzola, John Pinder, Jean-Pierre Gouzy, Walter Kunnen, Dario Velo. (Approvata a larga maggioranza).
** Presentato da Mario Albertini. (Approvato all’unanimità).
*** Presentata da: Mario Albertini, Gerhard Eickhorn, Karl Mommer, Francesco Rossolillo, Claus Schöndube. (Approvata a larga maggioranza).
§ Il Comitato federale deve essere ancora integrato con l’elezione di due membri effettivi da parte di ciascuna delegazione nazionale presente al Congresso e di cinque membri effettivi da parte della J.E.F.

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