Anno XVII, 1975, Numero 4, Pagina 265

 

 

Il 1° dicembre 1975 si è svolta a Roma, in occasione della riunione del Consiglio europeo, una grande manifestazione federalista. Essa è iniziata con una serie di discorsi in Campidoglio, introdotta dal Presidente del Movimento europeo, Petrilli, ed è stata conclusa da un corteo di circa tremila persone che ha raggiunto palazzo Barberini, sede della riunione del Consiglio europeo. Nel corso della riunione in Campidoglio è stato approvato un appello che è stato successivamente presentato a Moro, nella sua qualità di presidente di turno, da una delegazione composta da Petrilli, presidente del Movimento europeo, da A. Majocchi, segretario del Movimento federalista europeo e da Serafini, segretario generale dell’A.I.C.C.E.
Un altro appello del presidente dell’U.E.F., Albertini, è stato fatto pervenire a tutti i capi di Stato e di governo che hanno preso parte alla riunione. Pubblichiamo entrambi questi appelli, e con essi il testo della lettera ai militanti del presidente Albertini, a commento della manifestazione. La dichiarazione cui Albertini fa riferimento verso la fine della lettera è quella che noi riportiamo come editoriale all’inizio di questo fascicolo.
 
 
APPELLO DELL’UNIONE EUROPEA DEI FEDERALISTI
AL CONSIGLIO EUROPEO
 
 
La storia ha concesso una nuova possibilità all’Europa. La situazione di oggi può essere descritta con le seguenti parole di De Gasperi del 1951: «Ciascuno sente che questa è l’occasione che passa e non tornerà più. Bisogna afferrarla e inserirla nella logica della storia». E non può esserci dubbio sul fatto che il mezzo per afferrare l’occasione e inserirla nella logica della storia è l’elezione europea. Con l’elezione europea si affida l’Europa alle forze politiche e sociali: i cittadini, i partiti, i sindacati dei lavoratori e degli imprenditori, e ogni altro gruppo di influenza e di pressione. Senza l’elezione europea si persevererebbe invece nell’errore, sempre più evidente dopo la fine del periodo transitorio del Mercato comune, di porsi obbiettivi come quelli della Unione economico-monetaria, e delle politiche comuni, senza farli riposare sull’unica vera forza politica che si sprigiona nelle democrazie: la volontà del popolo.
L’U.E.F. è perfettamente consapevole del fatto che bisogna progredire nei settori delle politiche comuni e del rafforzamento delle funzioni esecutive della Comunità. Ma ribadisce ancora una volta che se si tiene davvero presente la realtà, cioè tanto lo stadio di sviluppo, della Comunità, quanto la natura dei problemi che la crisi impone di affrontare, si deve senz’altro ammettere che tutto è possibile associando, con l’elezione europea, il popolo alle scelte europee, che niente invece è possibile, come del resto la storia di questi anni ha già dimostrato a sufficienza, senza l’elezione europea.
I cittadini sono maturi per il voto europeo e lo reclamano. A testimonianza di ciò, l’U.E.F., che per il suo carattere di prima e ancora sola organizzazione politica soprannazionale rappresenta le aspirazioni europee dei cittadini, allega una documentazione della campagna dell’opinione pubblica europea per il voto europeo. E, a nome dei cittadini europei, l’U.E.F. chiede al Consiglio europeo di prendere le decisioni opportune per rendere possibile al più presto, ed in ogni caso non oltre il 1978, la prima elezione europea che dovrà svolgersi simultaneamente in tutti i paesi della Comunità.

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