Anno XXIII, 1981, Numero 2, Pagina 106

 

 

LA VITTORIA DI MITTERRAND
E IL CONTROLLO FRANCO-TEDESCO DELLA COMUNITÀ
 
 
Il successo di Mitterrand può avere grosse conseguenze sulla politica europea. Secondo l'opinione di tutti Giscard e Schmidt avevano costituito una specie di direttorio con il quale controllavano la Comunità. Adesso si dice che questo direttorio probabilmente finirà, almeno nelle forme che ha avuto in passato. In effetti le prime dichiarazioni dei responsabili attuali della politica francese vanno in questo senso. In quanto tali queste parole non sono da prendere sul serio. Giscard, che univa una certa abilità a una certa sincerità, diceva chiaramente ciò che faceva. Il governo attuale sarà apparentemente più virtuoso, ma in pratica seguirà, come il governo precedente, le direttive dell’egoismo nazionale e quindi, con o senza copertura verbale, privilegerà senz’altro l'asse franco-tedesco che non è il frutto dell'invenzione di qualche politico ma una conseguenza dei dati di fatto. La Germania federale e la Francia sono i paesi più forti della Comunità. Ne segue che finché prevale nella presa delle decisioni una logica intergovernativa, la Francia e la Germania non possono non prevalere.
Il problema, tuttavia, sta nella capacità della Francia e della Germania attuali di dirigere la Comunità. Questa capacità poggiava sul realismo conservatore, ma abbastanza illuminato specie in politica estera, di Giscard e di Schmidt. C’è da notare che questo realismo, nella misura in cui entro certi limiti vedeva le cose come sono, faceva sì che la Francia e la Germania avessero quasi sempre posizioni molto simili o eguali. Questo è il punto decisivo.
C’era un governo egemonico (non democratico) della Comunità grazie a questa convergenza della politica francese e della politica tedesca. Questa situazione sembra scomparsa per ora, e comunque non si ripresenterà in termini così netti come in passato per molto tempo. Ciò significa che la Comunità sarà ancora meno governata di quanto lo è stata sinora. È una situazione che presenta tanto vantaggi quanto svantaggi, ma c'è da tener presente che i vantaggi non sono automatici, ma si possono trovare solo nella capacità di iniziativa degli altri governi, delle istituzioni della Comunità, e soprattutto dei partiti. Fino a che i leaders dei partiti non saranno capaci di fare scelte europee precise non si faranno grandi progressi e i vantaggi virtuali dell’eclisse del governo franco-tedesco della Comunità non potranno essere sfruttati.
In una valutazione d'insieme bisogna dire che il governo franco-tedesco della Comunità, pur avendola messa in crisi sul piano economico e monetario, ha tuttavia prodotto un risultato di grande importanza, tale da costituire il solo fatto che può rilanciare l'unificazione se gli europei la meritano e sapranno battersi: l'elezione europea. A partire dall'elezione europea si può combattere democraticamente per l'Europa, e basta questa osservazione per capire quale immenso passo in avanti si sia fatto con l'elezione rispetto alla situazione precedente nella quale la Comunità era esclusivamente nelle mani dei governi, e quindi passavano solo i progetti che trovavano un assenso da parte loro. È un fatto tuttavia che fino ad ora questa potenzialità di lotta democratica europea non è stata sfruttata, nonostante il nostro impegno, le nostre critiche e le nostre esortazioni; ed è proprio questo fatto che ha messo in luce negli ultimissimi anni l'aspetto nettamente negativo del governo franco-tedesco della Comunità. Giscard e Schmidt bloccavano la Comunità sul tetto dell'1% dell'IVA impedendole di svilupparsi ma, ciò che è ancora peggio, bloccavano qualunque possibilità di riforma istituzionale, che restava così affidata esclusivamente all'ipotesi del rovesciamento degli equilibri politici.
L'indebolimento del governo franco-tedesco significa l'attenuazione di questo blocco. Non ci si possono fare illusioni su un ravvedimento rapido da parte dei governi, quali che essi siano, ma si deve tener conto del fatto che quando manca una direttiva chiara il pensiero della classe politica diventa fluido e le possibilità di modificarlo si manifestano concretamente.
In questo contesto l'iniziativa del Coccodrillo ha certamente più spazio politico che nel passato. Ma ciò di cui si deve tener conto è che questo spazio si apre in tutti i punti dell'equilibrio politico (governo, partiti, sindacati, imprenditori, gruppi di opinione ecc.). Il MFE, l'UEF, il Movimento europeo, l'AICCE, l'AEDE e tutte le forze europeistiche devono quindi prendere ancora più energicamente che nel passato l'iniziativa. Ci sono tutti gli elementi per farlo. Non avere istituito il Fondo monetario europeo a tempo debito si rivela oggi, con le vicende del dollaro, come un crimine politico compiuto nei confronti di tutti gli europei. Le vicende del dollaro sono quelle che sono, e le geremiadi sul fatto che manca una politica dello SME nei confronti del dollaro non sono che un esorcismo verbale (come si fa a fare una politica comune nei confronti del dollaro con dieci monete nazionali, senza attivare lo scudo?). D'altra parte le lamentele di Delors nei confronti della politica americana degli alti tassi di interesse sono solo l'espressione dello jus murmurandi che i potenti possono facilmente concedere ai deboli (altra cosa sarebbe contrapporsi al dollaro con la forza dello scudo e dell'economia europea).
Per tutto ciò non c'è che una conclusione: l'Europa può essere governata solo da un governo democratico, ma questo governo non c'è ancora. L'economia europea non si salva senza la moneta europea, ma la moneta europea non c'è ancora. I governi impoveriscono disonestamente tutti gli europei che vivono di un reddito da lavoro per difendere, con la moneta nazionale e la sovranità economica nazionale, i loro privilegi che spesso ormai sono loschi. È su questi punti che bisogna battersi. In Italia dobbiamo sfidare il governo, i partiti, i sindacati, gli imprenditori su questi due punti: la moneta europea e il governo europeo. Per l'Italia non pagare il petrolio in scudi è un delitto compiuto a danno degli italiani. Senza scudo l'economia italiana è in balia delle tempeste. E anche per tutti i paesi della Comunità lo scudo è una necessità nazionale che non può essere seriamente negata nemmeno dai confederalisti. Non si sbaglia se si dice che lo scudo è un interesse comune dei federalisti e dei confederalisti (sempre che essi sappiano ancora vedere l'interesse delle loro nazioni e non ne siano già diventati i becchini). D’altra parte la battaglia per la moneta europea non può non creare equilibri politici che favorirebbero la battaglia per il governo europeo. E questa è la battaglia suprema. O subito, o con le elezioni del 1984, bisogna vincere.
 
Mario Albertini
(giugno 1981)

 

 

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