Anno XXIII, 1981, Numero 2, Pagina 108

 

 

MITTERRAND AL SERVIZIO DEL PRIMATO AMERICANO
 
 
Non si possono valutare i risultati del vertice di Ottawa senza tener presente il cambiamento intervenuto nella strategia della dissuasione e le conseguenze che questo cambiamento ha avuto sulla situazione degli USA. Un punto capitale in questo contesto è quello dei missili Pershing e Cruise. Come il MFE non ha mancato di rilevare senza perdere tempo, nell'affare di questi missili c’è qualcosa di profondamente sleale. Il fatto nuovo da tener presente a questo riguardo, è quello della forte precisione raggiunta dai missili che consente ormai di attuare una strategia anti-forze invece della vecchia strategia anti-città. Quando è apparsa questa possibilità gli americani si sono resi conto che un primo colpo nucleare sovietico anti-forze avrebbe gravemente intaccato lo schieramento dei loro missili di precisione, e si sono resi conto altresì del mutamento intervenuto nella loro capacità di dissuasione. Dopo un primo colpo sovietico di questo genere, agli americani rimarrebbe soltanto la risposta in termini anti-città, che ha il difetto di essere poco credibile perché provocherebbe — e non potrebbe impedire — una rappresaglia anti-città da parte dei sovietici.
È impossibile pensare che gli americani non abbiano tenuto presente questo indebolimento della loro capacità di dissuasione quando decisero di esercitare forti pressioni sugli alleati europei per installare i missili Pershing e Cruise in Europa occidentale. Ma la cosa è, appunto, di una slealtà vergognosa. I missili Pershing e Cruise vengono a torto considerati armi «di teatro»: a torto perché essi possono raggiungere l'Unione Sovietica, e quindi devono essere considerati armi strategiche. Il guaio è che in tutto ciò chi fa la parte della vittima è l'Europa occidentale, che diventa un bersaglio nucleare passivo ad esclusivo vantaggio degli Stati Uniti, che invece potrebbero sperare di non diventare un bersaglio nucleare finché impiegano missili «di teatro» installati in Europa. La conclusione è una: da una parte il sacro egoismo americano, dall’altra la distruzione totale dell'Europa. Queste cose si sono dette, e si sanno, anche se i capi di Stato e di governo e le diplomazie cercano di nasconderle. Ma adesso c'è il fatto nuovo di Mitterrand che ha condiviso totalmente la posizione americana, scavalcando a destra il cancelliere Schmidt e persino il governo italiano. Anche qui c'è una cosa vergognosa, perché la questione degli euromissili non riguarda la Francia che sta fuori dalla NATO. Ma pur stando fuori dalla NATO la Francia di Mitterrand non esita a prendere posizione per l'installazione dei missili negli altri paesi europei. Beninteso ciò non salva la Francia che, nell'ipotesi di una guerra nucleare, verrebbe distrutta esattamente come gli altri paesi europei, e che in ogni caso non conta nulla se agisce isolatamente al di fuori dell’asse franco-tedesco e della Comunità europea. Ma ciò salva certamente Mitterrand e tutto il castello di illusioni che egli tiene in piedi.
Certo che è stato impressionante vedere come ad Ottawa si sia realizzata un’intesa «fraterna» tra Reagan e Mitterrand. La cosa che colpisce di più non è che uno è il campione della destra e l'altro il campione della sinistra. La cosa che colpisce di più è che, in questo modo, Mitterrand sostiene la politica di Reagan del ristabilimento del primato americano sul mondo, cioè, in pratica, la politica del mantenimento ostinato e sempre più pericoloso dell'equilibrio bipolare a danno di tutto ciò che c'è di nuovo nel mondo e in Europa. Questa politica è pericolosissima, e può diventare forsennata, perché l'esito multipolare è inevitabile. La sola alternativa che si pone è quella di passare pacificamente al nuovo equilibrio internazionale con una politica multipolare, o di procrastinarne ciecamente l'avvento con una politica bipolare. Che parte della sinistra si schieri da questa parte è gravissimo ma non sorprende. Non è certo il primo delitto della sinistra nazionale in questo secolo. Il fatto è che la sinistra non può avere sorte migliore fino a che accetta l’altrui divide et impera, cioè fino a che non capisce che c'è un solo spazio strategico per il suo successo, l'Europa.
 
Mario Albertini
(luglio 1981)

 

 

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