Anno XXII, 1980, Numero 3, Pagina 169

 

 

UNA NOTA DEL MFE SUI
MISSILI PERSHING E CRUISE*
 
 
La sicurezza dell’Europa non è solo una questione di quantità delle armi. Pertanto non è possibile discutere seriamente sulla opportunità di installare in Europa i missili americani fino a che non si hanno idee sul modo con il quale si può ottenere la sicurezza dell’Europa. Secondo il punto di vista americano, e non solo americano, il rinnovo dell’arsenale NATO in Europa con i Pershing 2 e i Cruise consentirebbe di ristabilire l’equilibrio con le forze del Patto di Varsavia che è stato pregiudicato dai risultati del negoziato SALT 2 e dalla installazione, nei paesi dell’Est europeo, dei missili SS20. Ma è evidente che, se l’Europa, usando questa circostanza della gara degli armamenti tra USA e URSS, riuscisse a ottenere dall’UR5S il ritiro degli SS20 in cambio della non installazione dei Pershing e dei Cruise, ci sarebbe una grossa inversione di tendenza per quanto riguarda la corsa qualitativa e quantitativa degli armamenti e un primo consistente passo verso la loro riduzione. E va da sé che, qualora ciò si verificasse, tutte le forze e tutti gli Stati, interessati ad una riduzione degli armamenti e ad un corrispondente aumento degli aiuti, riconoscerebbero nell’Europa un’entità capace di svolgere un grande ruolo mondiale. Non c’è bisogno di dimostrare che in questo modo l’Europa garantirebbe la sua sicurezza — che è un fatto non solo nucleare, ma soprattutto politico (buone relazioni con tutti i paesi) ed economico (disponibilità di risorse) — in modo ben più efficace che con l’installazione dei Pershing e dei Cruise e la subordinazione agli USA. Bisogna rendersi conto che la subordinazione agli USA è negativa anche sul piano della sicurezza perché un’entità, la cui difesa dipenda soprattutto dalla potenza altrui, è la più debole che si possa immaginare.
L’Europa è già perfettamente in grado di svolgere un ruolo circa la questione degli armamenti. Bastano, a questo scopo, un ben inteso senso dell’interesse nazionale e i meccanismi della cooperazione politica. Tuttavia bisogna pensare al futuro, perché la distensione è in crisi non solo per la questione degli armamenti. A medio e lungo termine, la distensione non è possibile senza accrescere il ruolo dei paesi non allineati e senza la rinunzia a valersi di truppe mercenarie per sfruttare i focolai di rivalità militare che si accendono anche nel Terzo mondo. Sotto questo aspetto, la distensione ha ormai bisogno di un nuovo codice, che metta al primo posto la non ingerenza, soprattutto militare.
L’Europa non è preparata a svolgere un ruolo in questi settori, nei quali è già attiva la Cina, e potrà svolgerlo in futuro solo a patto di passare dai fragili meccanismi della semplice cooperazione politica ad una vera e propria politica estera. Non va perciò sottaciuto che non ci sarà mai una politica estera dell’Europa senza una moneta europea e una difesa europea.
 
Mario Albertini
(dicembre 1979)


* Tenuto conto degli sviluppi che ha avuto il problema dell’installazione dei missili Pershing e Cruise in Europa occidentale riteniamo opportuno pubblicare questa nota del 20 dicembre 1979 che era stata diffusa in seno al Movimento («L’Unità europea») allo scopo di sviluppare tempestivamente il dibattito sulla questione. Allo stesso titolo pubblichiamo la nota del gennaio 1980 dal titolo «Primi appunti per un orientamento».

 

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