Anno XXI, 1979, Numero 2, Pagina 119

 

 

RIUNIFICAZIONE TEDESCA E UNITÀ EUROPEA
 
 
Le recenti affermazioni (riferite dallo «Spiegel» dell’11-3-1979) dello stratega della S.P.D., Wehner, secondo il quale non è esclusa la possibilità che si creino prima o poi le condizioni per la creazione di una «comunità economica» fra le due Germanie, che potrebbe assumere le caratteristiche di una confederazione, hanno ancora una volta riportato all’ordine del giorno i pericoli per l’unificazione europea che dalla questione della divisione tedesca derivano in permanenza.
È chiaro infatti che se, al di là di un approfondimento dei già intensi rapporti economici fra le due Germanie (che sono protetti dalla C.E.E., che finge di considerarli «commercio interno tedesco»), si procedesse veramente verso una confederazione fra di esse, ciò non potrebbe non avere come contropartita delle concessioni più o meno mascherate di tipo neutralistico da parte della R.F.T. all’U.R.S.S. e ne risulterebbe perciò bloccato lo sviluppo dell’integrazione europea. Ed è chiaro d’altra parte, al di là dell’episodio specifico delle dichiarazioni di Wehner, che l’U.R.S.S. ha sempre in mano la possibilità di giocare la carta delle concessioni in tema di riunificazione tedesca per bloccare appunto l’integrazione europea, il cui successo comporterebbe il superamento irreversibile del dominio imperiale russo-americano in Europa.
Ciò detto, occorre peraltro mettere in luce che le posizioni di Wehner e anche del segretario della S.P.D., Egon Bahr (alcuni mesi fa egli ha dichiarato allo «Spiegel» di sentirsi prima tedesco e poi europeo), i quali appaiono tentati dall’avventura dell’allentamento dell’integrazione europea in funzione di un avvicinamento alla riunificazione tedesca, non sono le posizioni della S.P.D. nel suo complesso. La linea ufficiale del partito attribuisce sempre assoluta priorità all'unificazione europea e inserisce l'obiettivo a lungo termine del superamento della divisione tedesca e della stessa divisione fra le due Europe nel quadro del superamento dei blocchi al quale proprio l'unità europea-occidentale darebbe un contributo decisivo. Non si deve d'altronde dimenticare che la C.D.U., erede in questo dell'aspetto più valido della linea di Adenauer rispetto alla questione tedesca e all'unificazione europea, si opporrebbe con estrema intransigenza e determinazione a eventuali scelte avventuristiche che dovessero prevalere nella S.P.D. a questo riguardo.
Il pericolo è comunque sempre presente, perché ha una base oggettiva: finché, con la realizzazione della federazione europea, non sarà stato superato in modo istituzionale il principio dello Stato nazionale sovrano, è inevitabile e logico che nella R.F.T. non si rinunci in modo definitivo all'obiettivo della piena ricostituzione dello Stato nazionale sovrano tedesco e che ciò rappresenti un costante pericolo per l'unificazione europea. Lo stesso cancelliere Schmidt ha mostrato di essere ben consapevole dell'entità di questo pericolo quando nel recente congresso di Colonia della S.P.D. ha ricordato, nel giustificare la validità della decisione relativa al Sistema monetario europeo, che in una Comunità disgregata il destino di paesi fragili come la Germania e l'Italia sarebbe più che mai incerto e ha sottolineato che questo ragionamento vale soprattutto per la R.F.T., in cui le tendenze isolazionistiche (la tendenza in particolare a previlegiare la riunificazione tedesca rispetto all'unificazione europea) sono sempre molto forti.
Ovviamente c'è solo un  modo per affrontare in modo efficace e superare definitivamente tale pericolo. Si tratta di procedere rapidamente, al di là dello S.M.E. che può essere considerato solo un punto di partenza, verso una autentica unione economica e monetaria, e il connesso sviluppo istituzionale in senso federale della Comunità, utilizzando pienamente la dinamica integrativa contenuta nell'elezione diretta del Parlamento europeo. Si tratta cioè di raggiungere l'irreversibilità dell'integrazione (il che implica anche l'affrontare il  problema della difesa e della politica estera comuni), dopodiché un decisivo approfondimento dei rapporti fra le due Germanie e le due Europe potrà realizzarsi con vantaggio per tutti e senza pericoli di finlandizzazione.
 
Sergio Pistone
(aprile 1979)

 

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