Anno XVII, 1975, Numero 2, Pagina 114

  


LE DICHIARAZIONI DI SCHEEL
SULLA GERMANIA E L’EUROPA
 
 
Le dichiarazioni sulla politica europea della Germania fatte dal Presidente della Repubblica Federale Tedesca, in occasione della sua visita di Stato in Francia il 21-25 aprile, sono state completamente ignorate dalla stampa italiana nonostante la loro novità ed importanza. Vale la pena di riferirle per esteso.
A proposito del problema della «riunificazione» delle due Germanie, che è stato il principale problema di politica estera del dopoguerra per il governo tedesco, Scheel, che insieme a Brandt è stato il maggior artefice della Ostpolitik, ha dichiarato a Le Monde: «Nelle nostre trattative con l’Unione Sovietica e nella nostra lettera relativa all’unità tedesca, abbiamo spiegato chiaramente che non solamente un popolo non può mai rinunciare a favorire in modo astratto l’unità della nazione, ma che farà di tutto per dare alla nazione una forma di Stato omogenea. Ma noi non abbiamo mai avuto il minimo dubbio sul fatto che questa aspirazione comprensibile per il mondo intero, e che diventerà sempre più comprensibile, è subordinata al mantenimento della pace nel mondo. Questo vuol dire praticamente che, nelle circostanze attuali, il ‘tetto, (Dach) della nazione tedesca, in diritto internazionale, non può essere concepito altrimenti che sotto la forma di una costruzione europea… La riunificazione della Germania o il tentativo di porre le due parti della Germania sotto un tetto comune di diritto internazionale è una preoccupazione permanente della politica tedesca… È evidente, e ogni tedesco lo sa bene, che questa politica non può essere fatta che con i nostri alleati e partners nella nascente Europa».
Sul problema della difesa dell’Europa e dei rapporti con l’America, Scheel ha poi dichiarato: «Io credo che nel lungo periodo gli europei non dovrebbero continuare a dipendere dagli americani, ma assumersi la responsabilità della propria sicurezza. Sarebbe realistico tirare le conseguenze da una tale conclusione e porre gli europei in condizione di garantirsi la propria sicurezza. Essi non potranno farlo se non quando presenteranno un certo grado di unità politica. In una simile costruzione, la Francia avrà, in cooperazione con la Gran Bretagna, un particolare ruolo. Una unione politica europea sarebbe ipso facto una potenza nucleare dove la componente nucleare sarebbe costituita dalla Francia e dalla Gran Bretagna. Nell’avvenire prevedibile, anche una unione politica europea con una sua difesa non sarebbe in grado di garantire la sicurezza senza una alleanza con gli Stati Uniti. Ma io metto l’accento sui ‘tempi prevedibili’. Una tale costruzione aspirerà, in effetti, ad assicurare essa stessa la garanzia della sicurezza del proprio territorio. Nulla è più certo. Si porrà pertanto la questione della evoluzione politica di una simile unione europea».
E in una successiva dichiarazione fatta al Municipio di Parigi, Scheel ha precisato ancor meglio le finalità di una unione politica europea. «Una politica estera veramente europea non è compatibile con le astuzie di una diplomazia classica che, ad ogni passo verso una maggior integrazione, cerca di ottenere dai propri partners un vantaggio nazionale supplementare. Una politica comune verso l’esterno e sul piano della sicurezza esige, inoltre, che si rinunci a qualsiasi aspirazione egemonica. Egemonia e aspirazioni comunitarie si escludono a vicenda…
Non è ancora questione di vita o di morte sapere se vogliamo continuare a costruire l’Europa o se vi rinunciamo. Alcuni pensano che la salvaguardia della pace mondiale competa solamente alle superpotenze. Alcuni pensano che l’Europa non debba, oltre le proprie preoccupazioni, occuparsi anche dei problemi dei paesi lontani in via di sviluppo. Alcuni considerano un lusso avere un proprio potenziale di difesa e considerano presuntuosi coloro che si sentono, ad esempio, in parte responsabili del sistema alimentare del mondo. Certo, l’Europa non colerà a picco immediatamente se ci sottrarremo a queste responsabilità. I rapporti di sicurezza che i nostri alleati atlantici hanno stretto in comune con gli europei occidentali continuano a sopravvivere. Ma l’associazione atlantica deve anche lei superare l’esame della mutata situazione politica del mondo moderno. Se questa associazione vitale fra partners fallirà il suo obiettivo, perché gli europei non diventeranno un partner all’altezza delle sue responsabilità, toccherà ad altri, non a noi, decidere del destino dell’Europa…
Noi non possiamo attendere che l’Unione europea ci cada un giorno fra le mani come un frutto maturo. Che cosa bisogna dunque fare? L’Europa si deve dare le istituzioni e le competenze necessarie per essere in grado di agire ed essa deve farlo senza tardare. Chiunque vuole seriamente l’Unione europea deve sapere che essa ha bisogno di una costituzione chiara che serva come base a una politica estera ed economica comune e a una difesa comune. E per fare ciò non vi è bisogno di una nuova serie di conferenze, di nuova burocrazia. Solo la volontà politica è necessaria, ed essa non ha bisogno che della legittimazione democratica…»
Questa dichiarazione di Scheel non poteva essere fatta in un momento più opportuno. In vista della conclusione del Trattato sulla sicurezza europea, che sancisce l’esistenza separata, ma anche l’avvicinamento, delle due Germanie, sono legittime molte perplessità sulle reali intenzioni della politica estera tedesca. Queste perplessità non possono essere fugate fino a che si parlerà di riunificazione tedesca senza parlare di unità europea. Solo nel contesto di una Federazione europea è pensabile una «riunificazione» tedesca senza che la pace europea e mondiale venga messa in pericolo; in questo caso la «riunificazione tedesca» non avrà più importanza della «riunificazione» di tutti i popoli dell’Europa occidentale con quelli dell’Europa orientale. Con la Federazione europea il problema tedesco si spoglierebbe delle sue intrinseche caratteristiche nazionalistiche per riassumere la sua dimensione umana: il riavvicinamento di famiglie, città e regioni oggi costrette ad una assurda divisione.
Ma la dichiarazione di Scheel è importante anche per una seconda ragione. Egli non si è limitato a constatare l’importanza dell’unità europea nell’attuale fase della politica mondiale (cosa che è ormai frequente ascoltare sulle labbra degli uomini politici europei), ma ha anche spronato all’azione affermando con chiarezza che ormai non è più tempo di conferenze o vertici ma di «legittimazione democratica» della volontà politica europea. Orbene, il Vertice di Parigi dello scorso dicembre ha ormai deciso che entro il 1978 si debbano tenere le prime elezioni dirette del Parlamento europeo. La Germania, che su questo punto, per bocca di Scheel, si trova in perfetto accordo con la Francia, potrebbe operare per avvicinare ulteriormente la data di quella elezione, perché la crisi politica ed economica che sconvolge l’Europa ed il mondo intero richiede una urgente soluzione e questa soluzione non può essere che l’unità europea.
 
Guido Montani
(aprile 1975)

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