Anno XVII, 1975, Numero 3, Pagina 186

 

 

AA. VV., L’economia italiana nell’integrazione internazionale, a cura di Giacomo Vaciago, Ed. di Comunità, Milano, 1974, pp. 468.

 
 
Questo volume raccoglie una serie di lezioni sull’economia italiana nell’integrazione internazionale tenute all’Istituto superiore di studi economici «Adriano Olivetti».
Il filo conduttore di questa opera è il tentativo di illustrare le modalità con cui le caratteristiche dello sviluppo italiano in questo dopoguerra sono state influenzate dalla crescente interdipendenza fra il sistema economico italiano e il resto del mondo.
Il volume è diviso in tre parti. Nella prima, quattro temi vengono affrontati: i mutati rapporti commerciali e finanziari fra paesi sottosviluppati e paesi sviluppati; la crescente internazionalizzazione della produzione operata dalle imprese multinazionali; l’evoluzione del sistema monetario internazionale; i meccanismi attraverso i quali operano distribuzione e redistribuzione dei redditi nei vari paesi europei. Nella seconda parte del volume, l’attenzione è rivolta in modo specifico al processo di integrazione europea, mentre nella terza parte vengono tratte alcune conclusioni di carattere generale sul modello di sviluppo italiano e sui problemi con cui è confrontato oggi il nostro paese.
Come molti volumi di carattere antologico, l’opera curata da Vaciago presenta aspetti positivi e al tempo stesso alcuni limiti.
A merito del volume, va ascritto il fatto che esso offre una ricca panoramica degli orientamenti assunti dagli economisti italiani a fronte delle nuove problematiche portate dalla scelta di mercato aperto compiuta dall’Italia in questo dopoguerra. Alcuni saggi in particolare risultano di notevole interesse, o come survey della letteratura corrente o come contributo originale.
Il limite dell’opera è la mancanza di una logica coerente che accomuni tutti i saggi. Come Vaciago stesso ricorda, gli economisti italiani continuano a dividersi in due grandi gruppi. Da un lato quanti ritengono necessario ridurre l’inserimento dell’economia italiana in quella mondiale, per mettersi al riparo dall’evoluzione tendenzialmente squilibrante che questa presenta e poter così affrontare in modo relativamente autonomo una serie di strozzature che l’economia italiana non è mai riuscita a superare. Dall’altro lato, quanti invece ritengono necessario proseguire nell’integrazione, anche squilibrata, a livello internazionale, esaltando le necessarie trasformazioni della struttura produttiva del sistema economico italiano verso i settori in cui si concentra il progresso tecnico ed in cui possono operare i rendimenti crescenti, al fine di rispettare i vincoli posti dalla competitività internazionale. Accanto a queste due tendenze contrapposte, aggiungiamo noi, stanno infine quanti denunciano i limiti di entrambe queste impostazioni e rivendicano la necessità prioritaria di realizzare un’unione economica e politica europea come condizione essenziale per conciliare gli obiettivi dello sviluppo e dell’equilibrio, divenuti ormai contraddittorii nel quadro dei sistemi economici nazionali degli Stati europei.
Queste tre diverse interpretazioni compaiono nei vari saggi che compongono il volume, che viene così a riflettere, in una certa misura, la profonda divisione esistente sulle opzioni fondamentali di politica economica. Problema supplementare è dato dal fatto che questi diversi atteggiamenti compaiono nel volume senza un ordine preciso, per cui può risultare più difficile per il lettore meno preparato orientarsi tra le varie interpretazioni offerte.
Il volume risulta dunque soprattutto uno strumento a disposizione di chi voglia documentarsi sui molteplici problemi portati dall’integrazione dell’economia italiana con il resto del mondo, e in particolare nell’ambito della C.E.E.
 
Dario Velo

 

 

 

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