Anno XIX, 1977, Numero 3, Pagina 184

 

 

PER UN’EUROPA UNITA E DEMOCRATICA
 

 

1. I popoli della Comunità europea si trovano di fronte ad una scelta storica. O sapranno servirsi dell’elezione europea per gettare la base di una unione politica democratica capace di affrontare e risolvere i grandi problemi dell’ultimo quarto del secolo, o rimarranno in balia di forze internazionali che costituiscono una minaccia costante per la sicurezza, la stabilità e il benessere di noi tutti.
2. Le forze economiche dalle quali dipendono la prosperità e il benessere sfuggono al controllo dei governi nazionali. L’inflazione e la disoccupazione si trasmettono rapidamente da un paese all’altro. Il commercio internazionale e la produzione sono dominati dalle multinazionali. L’interdipendenza ha raggiunto il punto nel quale, insistendo ancora nelle politiche economiche nazionali, si provocherebbe una catastrofe.
3. I governi nazionali non possono più salvaguardare la posizione internazionale e la sicurezza dei nostri popoli. Separatamente, essi mancano del peso necessario per impedire il disordine monetario internazionale e garantire il nostro approvvigionamento di prodotti agricoli e di materie prime. Inoltre essi possono fare ben poco per promuovere la pace nel Medio Oriente, dalla quale dipende la nostra vita economica. Solo con l’unità si potrebbe accrescere la nostra sicurezza, e ridurre sia la nostra inferiorità nei confronti dell’Unione Sovietica, sia la nostra dipendenza dagli Stati Uniti. Solo con l’unità europea potremmo dare un contributo effettivo alla pace, alla collaborazione internazionale e alla costruzione di un ordine mondiale migliore, per il quale l’unificazione dell’Europa costituirebbe essa stessa un primo passo e un alto esempio.
4. I governi nazionali non possono più garantire il benessere e la sicurezza dei cittadini. Eppure la legittimità e la forza delle nostre istituzioni dipendono dalla loro capacità di soddisfare questi bisogni fondamentali. La nostra stabilità politica è pertanto destinata a diminuire, e le istituzioni democratiche a rimanere minacciate, fino a che non rigenereremo la democrazia portandola al di là dei confini dello Stato nazionale.
5. La Comunità europea è stata fondata per garantire la pace, il benessere e la stabilità ai suoi popoli. Essa ha dato un grande contributo al raggiungimento di questi fini. Ma le nuove sfide che si sono ora presentate richiedono una risposta radicale. La Comunità deve acquisire la struttura democratica e la forza indispensabile per rispondere a queste sfide cui la nostra generazione si trova di fronte.
6. Ciò non richiede la fondazione di un superstato centralizzato. La diversità e il decentramento di un sano sistema federale sono indispensabili se si vuole che ogni regione possa fiorire, e che la sua cultura possa arricchirsi nel mutuo rapporto con le altre regioni. Ma è solo con il rafforzamento della Comunità, e con le risorse congiunte degli Stati membri, che potremo riacquistare il controllo delle forze economiche e politiche che ora ci sovrastano.
7. È per questo che i federalisti si batteranno, sino all’elezione europea ed oltre, per la trasformazione della Comunità in una democrazia federale destinata ad assicurare la pace, la libertà ed il benessere di tutti i suoi cittadini.
 
PROGRESSO ECONOMICO E GIUSTIZIA SOCIALE
8. Nessuno dei nostri paesi può assicurare da solo il progresso economico e la giustizia sociale, indipendentemente dal resto della Comunità. Problemi economici quali l’inflazione, la disoccupazione e la dislocazione industriale riguardano la Comunità nel suo insieme. Qualunque tentativo di risolverli elevando barriere protezionistiche tra gli Stati membri provocherebbe solo l’impoverimento di tutti.
9. La Comunità deve creare un’unione economica nella quale questi problemi comuni siano affrontati con un’azione comune. Soltanto in questo modo gli Stati membri possono realizzare gli obiettivi comuni dell’occupazione, della stabilità dei prezzi, della giustizia sociale e della prosperità regionale.
 
Integrazione monetaria
10. I tentativi della Comunità di legare le monete degli Stati membri in un’unione monetaria sono stati arrestati dagli sconvolgimenti monetari internazionali e dalle divergenze tra le economie dei paesi membri. Per riprendere la marcia verso l’integrazione monetaria è necessaria la convergenza delle economie.
11. Una moneta europea sarebbe di grande giovamento per i cittadini della Comunità ai fini della convenienza personale e commerciale, dell’integrazione economica e politica e come arma contro il disordine monetario internazionale. Noi riaffermiamo che una moneta comune è il nostro fine ultimo. Nello stesso tempo proponiamo un periodo di pre-unione, nel corso del quale gli Stati membri devono impegnarsi a compiere progressi verso il pieno impiego e la stabilità dei prezzi tali da poter realisticamente fissare una data per l’unione monetaria completa. Durante questo periodo le istituzioni della Comunità dovranno essere rafforzate e messe in grado di assolvere le loro crescenti responsabilità economiche e monetarie.
12. La Comunità dovrebbe trasformare il Fondo europeo per la Cooperazione monetaria in un Fondo di riserva e quindi in una Banca di riserva comunitaria, nella quale gli Stati membri dovrebbero mettere in comune una parte sostanziale delle loro riserve. La Comunità potrebbe anche creare, sulla base dell’unità di conto europea, una moneta europea parallela da usare insieme con le monete degli Stati membri nelle transazioni ufficiali e commerciali, e che potrebbe pertanto sostituire il dollaro in almeno alcune delle sue funzioni internazionali.
13. Questi strumenti monetari comuni renderebbero la Comunità capace di promuovere la stabilità monetaria, di esercitare una pressione pari alla sua forza economica nel sistema monetario internazionale, e fornirebbero una base per il definitivo passaggio all’unione monetaria. La contropartita della solidarietà monetaria dovrebbe stare in un miglior coordinamento delle politiche economiche dei paesi membri.
 
Inflazione e disoccupazione
14. Questi provvedimenti in materia di integrazione monetaria aiuterebbero la Comunità ad affrontare le cause monetarie dell’inflazione e della disoccupazione. La Comunità può inoltre ridurre l’inflazione esercitando una influenza sui prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime. Con le modificazioni della politica agricola proposte in questo testo, la Comunità può contenere i prezzi agricoli al consumo. Con lo sviluppo delle risorse interne, e finanziando la formazione di scorte adeguate, la Comunità può stabilizzare i prezzi delle sue materie prime.
15. La Comunità dovrebbe intensificare i suoi sforzi nel Comitato economico e sociale e nelle conferenze tripartite organizzate dalla Commissione per ottenere il sostegno dei datori di lavoro e dei sindacati a misure di controllo delle forze inflazionistiche.
16. La Comunità deve lottare contro l’inflazione e la disoccupazione con l’intera gamma delle sue politiche, richiamate in questo testo. Parte di queste politiche, tra le quali quelle della concorrenza, degli aiuti a livello dello Stato e delle regioni, dovrebbero essere riformate per adattarle ai pressanti problemi economici di oggi.
 
Occupazione e lavoro
17. La Comunità deve garantire la piena occupazione con una economia di salari elevati e di alte capacità, e con condizioni veramente civili per tutti i suoi lavoratori. A questo scopo, sono indispensabili riforme di struttura. Nella riconversione delle industrie con eccedenze di produzione, la Comunità deve assicurare l’equa distribuzione dei vantaggi e dei costi. È necessario uno sforzo maggiore della Comunità per sostenere i programmi degli Stati membri di addestramento e collocamento dei lavoratori.
18. Gli sforzi della Comunità per migliorare la posizione dei lavoratori in condizioni di svantaggio e per ridurre la disoccupazione con l’addestramento e la creazione di nuovi posti di lavoro dovrebbero essere intensificati. Il bilancio del Fondo sociale dovrebbe essere aumentato in modo sostanziale. La Comunità dovrebbe promuovere la partecipazione dei lavoratori e il progresso continuo della sicurezza e della condizione del lavoro.
19. La Comunità deve garantire a tutti i suoi cittadini eguali opportunità di lavoro in tutti i paesi membri; e il riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali. La Comunità dovrebbe anche assicurare ai lavoratori immigrati da paesi terzi l’occupazione a condizioni eguali a quelle dei propri lavoratori.
 
Politica industriale
20. Alcune industrie della Comunità, come la siderurgia, le costruzioni navali, l’industria tessile e quella aeronautica, esigono una pronta ristrutturazione; e bisogna tener conto del fatto che il numero delle industrie da ristrutturare è destinato a crescere a causa dei mutamenti rapidi nelle tecnologie e nel commercio mondiale. La Comunità deve pertanto disporre di fondi adeguati per facilitare la riduzione dell’eccesso di capacità produttiva e per creare nuovi posti di lavoro basati su moderne strutture produttive.
21. Nella Comunità l’investimento nell’industria è caduto a bassi livelli. Sulla base delle proposte della Commissione, la Comunità dovrebbe costituire, con l’emissione di obbligazioni europee, un fondo da usare per promuovere gli investimenti industriali in tutti i paesi membri.
22. In alcuni settori, le imprese della Comunità non sono ancora in grado di eguagliare la dimensione e la forza delle grandi multinazionali americane. Le proposte per uno statuto europeo delle società dovrebbero essere attuate senza ulteriori ritardi. La ricerca e lo sviluppo a livello della Comunità devono essere rafforzati. Le grandi imprese devono essere fermamente sorvegliate per evitare che abusino della loro forza.
 
Agricoltura, energia, trasporti
23. La politica agricola comune dovrebbe essere riformata allo scopo di concedere maggiori aiuti per le riforme di struttura e il sostegno del reddito degli agricoltori più poveri. Ciò renderebbe la Comunità capace di tenere bassi i prezzi agricoli in termini reali senza ridurre il benessere di coloro che lavorano nell’agricoltura. Nel contempo la politica agricola comune dovrebbe prendere il suo posto a fianco delle politiche per l’industria e gli altri settori come uno degli aspetti di una politica economica equilibrata della Comunità.
24. La Comunità dovrebbe adottare tempestivamente una politica comune per lo sviluppo delle risorse energetiche dei paesi membri. Dovrebbe fissare standards precisi di accettabilità ambientale circa l’uso dei combustibili nucleare e fossile e dovrebbe adoperarsi per lo sviluppo di altre fonti di energia. La Comunità dovrebbe sostenere la ricerca, lo sviluppo e gli investimenti nel settore delle fonti europee di approvvigionamento e attuare le proposte della Commissione per ridurre il consumo di energia nei paesi membri.
25. La politica comune dei trasporti non dovrebbe limitarsi all’elaborazione di norme per la disciplina europea della concorrenza ma promuovere anche progetti comuni come il tunnel del Canale della Manica ed una rete di treni veloci attraverso l’Europa.
 
Politica sociale
26. La Comunità deve completare il «Programma di azione sociale» e andare oltre con una azione più energica in settori come quelli dell’occupazione femminile, dei giovani e degli handicappati, della tutela del consumatore e del controllo dell’inquinamento. Il diritto all’eguaglianza delle retribuzioni deve diventare pienamente effettivo, e la Comunità deve prestare maggiore attenzione ai bisogni speciali delle donne circa l’addestramento e il riaddestramento. È necessario uno sforzo particolare per eliminare la disoccupazione giovanile. La Comunità deve situare ad un grado più elevato di priorità le questioni dell’inquinamento e della protezione dei consumatori in modo da fare tutto il possibile per arrestare la degradazione dell’ambiente e migliorare la qualità della vita. La Comunità dovrebbe collaborare con gli altri Stati democratici europei nel Consiglio d’Europa in settori come quelli dei lavoratori migranti, della protezione dell’ambiente e della cooperazione culturale.
 
Sviluppo regionale
27. La Comunità dovrebbe usare l’intera gamma delle sue politiche per portare la prosperità in ognuna delle sue regioni con una azione vigorosa e coordinata nei confronti delle regioni più povere. Sinora la Comunità non ha potuto disporre dei mezzi indispensabili. Bisognerebbe distribuire risorse sufficienti per provocare una riduzione radicale delle disparità tra regioni ricche e povere. I paesi della Comunità ai quali appartengono le regioni più povere dovrebbero agire di concerto aumentando i loro sforzi per raggiungere un tasso soddisfacente di sviluppo. La Comunità dovrebbe promuovere la cooperazione tra le regioni di frontiera.
 
STABILITÀ E SICUREZZA INTERNAZIONALE
28. I membri della Comunità sono Stati di piccole e medie dimensioni che dipendono dal commercio internazionale per il loro benessere e dagli Stati Uniti per la loro sicurezza. Separatamente, ciascuno Stato è in posizione di debolezza. Uniti, possono, con la Comunità, difendere gli interessi dei loro popoli, promuovere la pace e ridurre lo scarto tra paesi industriali e paesi in via di sviluppo. La Comunità deve realizzare una piena capacità di azione, e deve parlare con una sola voce in una sfera molto più ampia di questioni internazionali.
29. I successi della Comunità nei negoziati commerciali non sarebbero stati possibili senza la esistenza di un rappresentante unico, che trattava sulla base della tariffa comune. I paesi della Comunità dovrebbero estendere il principio della rappresentanza comune al settore monetario, ad altri settori economici e ad altri aspetti delle relazioni internazionali. La distinzione artificiale tra la cooperazione in materia di politica estera dei Nove, e la condotta esterna della Comunità in materia di affari economici, dovrebbe essere rimossa, e i paesi membri dovrebbero adottare un sistema coordinato di politica estera tale da condurre ad una politica estera comune basata sulle istituzioni comunitarie. La Comunità potrebbe, in questo modo, stabilire un rapporto di maggiore eguaglianza con gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.
30. La Comunità dovrebbe favorire lo sviluppo dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina e dovrebbe, nello stesso tempo, proporsi di garantire i suoi rifornimenti di materie prime essenziali. La Convenzione di Lomé, che fornisce un quadro per il commercio, l’aiuto e la stabilizzazione dei prezzi, è un esempio eccellente di ciò che può ottenere una Comunità unita. La Comunità dovrebbe sviluppare i suoi rapporti con i paesi dell’Asia e dell’America latina su un fondamento simile, e dare il suo pieno contributo ad un ordine economico internazionale nel quale lo scarto tra paesi ricchi e poveri venga progressivamente ridotto. La Comunità dovrebbe esercitare la sua influenza per contribuire alla composizione pacifica di conflitti come quelli del Medio Oriente e dell’Africa australe.
 
Sicurezza
31. Tutti i paesi della Comunità hanno un comune interesse alla sicurezza di ognuno. La Comunità dovrebbe agire per ridurre il rischio di conflitti internazionali; e, nei confronti dell’Europa orientale, per ottenere sulla base della reciprocità l’abbassamento delle barriere e la riduzione degli armamenti. Gli sforzi dei paesi membri per garantire la loro sicurezza sarebbero meno costosi e più efficaci se essi raggiungessero una maggiore unità nell’uso del loro potere politico ed economico e se migliorassero la loro cooperazione in materia di difesa in seno al Patto Atlantico ad esempio con la standardizzazione degli armamenti. I paesi membri potrebbero ridurre ulteriormente il costo della loro difesa, e conseguire un migliore equilibrio nelle loro relazioni con gli Stati Uniti, con la creazione di una Agenzia comunitaria per l’acquisto di armi, secondo le proposte della Commissione.
 
VERSO UNA DEMOCRAZIA EUROPEA
32. Agendo nel modo che abbiamo descritto la Comunità darebbe un grande contributo al benessere e alla sicurezza dei suoi cittadini. Ma essa non potrà agire efficacemente senza istituzioni migliori e più forti. La Comunità non deve solo applicare i Trattati. Essa deve diventare una democrazia sottoposta a controllo parlamentare.
 
Elezioni europee
33. L’elezione del Parlamento europeo costituisce il passo più importante in questa direzione. Essa consentirà al popolo di stabilire un legame diretto con le istituzioni e la politica della Comunità. Essa fornirà un elemento essenziale del pieno controllo democratico che il popolo deve avere sugli affari della Comunità. Noi ci batteremo per far sì che la campagna elettorale metta in evidenza questioni europee costruttive, e per ottenere una alta partecipazione da parte di un elettorato bene informato.
 
Controllo parlamentare
34. Le elezioni europee sono essenziali per la democrazia europea. Ma esse non raggiungeranno il loro scopo se il Parlamento non eserciterà un’influenza effettiva sugli affari della Comunità. I poteri legislativi e di bilancio del Parlamento, e il suo ruolo nella nomina dell’esecutivo, devono essere rafforzati. Per cominciare dovrebbero essere attuate alcune raccomandazioni del rapporto Tindemans. Il Parlamento dovrebbe condividere con il Consiglio dei Ministri la responsabilità per la nomina della Commissione, per l’emanazione della legislazione della Comunità e per la ratifica dei Trattati. Dovrebbe usare appieno i suoi attuali modesti poteri in materia di bilancio, stabilire rapidamente il nuovo sistema di controlli parlamentari per il bilancio europeo e assicurarsi maggiori poteri sul bilancio nel suo insieme.
35. Noi crediamo che i membri del Parlamento europeo eletti direttamente rivendicheranno questi poteri. Così facendo, essi non tenteranno né di dominare i Parlamenti nazionali né di controllare gli affari nazionali dei paesi membri; ma, al contrario, cercheranno di sottoporre al controllo democratico europeo le questioni comunitarie che sfuggono al controllo effettivo dei Parlamenti nazionali. I parlamentari dovrebbero proporsi di estendere sempre di più l’influenza dei cittadini sugli affari della Comunità grazie ad un crescente controllo da parte del Parlamento, in modo tale da realizzare una costituzione pienamente democratica per la Comunità. Se venisse a mancare il riconoscimento di questo ruolo del Parlamento europeo da parte dei governi nazionali, la loro decisione di indire elezioni dirette risulterebbe, a lungo termine, priva di significato e rovinosa per la democrazia europea.
 
VERSO UN GOVERNO EUROPEO
36. L’interesse comune dei popoli della Comunità potrà essere realmente rappresentato solo da istituzioni specificamente destinate a tale scopo: un Parlamento europeo eletto direttamente e una Commissione responsabile nei suoi confronti. La responsabilità di fronte al Parlamento contribuirà a dare alla Commissione la legittimità democratica e la forza politica di cui abbisogna per agire in modo efficace. Tuttavia il Consiglio dei Ministri avrà un ruolo da svolgere fino a che gli Stati membri parteciperanno direttamente al governo della Comunità.
37. Al presente stato dei fatti l’azione del Consiglio è troppo lenta e incerta. Il Consiglio dovrebbe essere reso più efficiente attuando senza indugio alcune proposte del rapporto Tindemans. I governi dovrebbero ammettere un uso più ampio del voto a maggioranza secondo le disposizioni del Trattato di Roma. Il Consiglio dovrebbe impegnarsi a prendere in esame tutte le risoluzioni che il Parlamento europeo gli indirizza.
38. Il Consiglio europeo, nel quale si incontrano i capi di governo degli Stati membri e il Presidente della Commissione, dovrebbe agire, nel quadro della Comunità per tutte le questioni di competenza comunitaria. Esso dovrebbe fornire, la necessaria direzione politica circa tutte le questioni non ancora trattate dalla Comunità, ma rispetto alle quali una più stretta unità sarebbe di grande giovamento per i paesi membri.
39. Con cambiamenti di questo genere, la Comunità diventerebbe più efficiente nel breve termine. Ma per soddisfare i bisogni dei suoi cittadini, la Comunità deve avanzare da questa fase verso quella contrassegnata da un governo europeo sottoposto a controllo parlamentare. In questa prospettiva si deve pensare a un Senato, che rappresenterebbe gli Stati membri e forse le regioni della Comunità, e che condividerebbe con il Parlamento eletto direttamente il controllo sul governo europeo.
 
La Corte di Giustizia e i diritti dell’uomo
40. La Corte di Giustizia incarna la volontà della Comunità di far valere i principi del diritto, e simboleggia il suo rifiuto di ogni forma di governo autoritario e totalitario. Ma ora che la Comunità avanza verso l’unione politica, il suo rispetto per i principi della libertà e della giustizia deve essere reso ancora più chiaro. A tutti i cittadini della Comunità deve essere garantito l’esercizio dei diritti dell’uomo nell’ambito di un sistema di democrazia pluralistica. Una Carta dei Diritti dell’uomo, basata sulla convenzione europea, dovrebbe diventare parte del diritto della Comunità. Tutti i cittadini dovrebbero aver accesso alla Corte di giustizia per la tutela dei diritti riconosciuti dalla Carta.
41. Il Parlamento Europeo ed il Consiglio dovrebbero prendere in esame i modi nuovi con i quali si possono estendere i diritti dei cittadini sia mediante la tutela dei diritti di gruppi quali le minoranze etniche, linguistiche e religiose; sia mediante il riconoscimento di diritti nuovi rispetto ai tradizionali diritti individuali e sociali, come il diritto alla pace ed il diritto alla propria identità per le comunità locali e regionali; sia mediante l’istituzione di un commissario europeo per i Diritti dell’uomo; sia mediante l’adesione della Comunità, in quanto tale, alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Il Parlamento europeo e il Consiglio dei Ministri dovrebbero definire i principi della democrazia pluralistica cui tutti gli Stati membri dovrebbero conformarsi.
 
Regioni e minoranze nazionali
42. Lo sviluppo di istituzioni europee ha fatto nascere il timore sia di un distacco troppo grande del governo dai cittadini, sia dell’uniformità che potrebbe essere imposta dalla Comunità ai suoi diversi popoli. Ma l’uniformità e il centralismo sono l’antitesi dei principi del federalismo sulla cui base bisogna costruire la Comunità. Questi principi consentono di realizzare una giusta suddivisione del potere tra i livelli europeo, nazionale, regionale e locale. La Comunità dovrebbe esercitare solamente le funzioni che gli Stati membri non sono in grado di assolvere e stabilire regole comuni per i soli casi in cui risultino necessarie nel comune interesse.
43. La Comunità dovrebbe stabilire un rapporto diretto con le istituzioni del governo regionale e locale. Ciò dovrebbe comportare, ogni volta che sia possibile, rapporti con le istituzioni che rappresentano comunità etniche e minoranze nazionali. I governi dei paesi-membri non dovrebbero intralciare il funzionamento di questi legami, in ispecie per quanto riguarda l’organizzazione di un programma regionale di sviluppo della Comunità, che dovrebbe disporre della base economica necessaria per un pieno sviluppo sociale, culturale e politico di ogni parte della Comunità.
 
UNA COMUNITÀ DI TUTTE LE DEMOCRAZIE EUROPEE
44. Il nostro fine ultimo è l’unione politica ed economica di tutti gli Stati democratici europei. Soltanto l’unione può assicurare la difesa della democrazia in ogni paese, e garantire la comune partecipazione al progresso economico e sociale dell’Europa. In questa prospettiva noi ci rallegriamo per le nuove domande di adesione alla Comunità, ed attendiamo sin da ora il giorno nel quale tutte le democrazie europee saranno pronte e capaci di entrare nella Comunità.
45. È essenziale, a questo riguardo, che i progressi verso l’unione non subiscano ritardi a seguito dell’allargamento.
46. L’aumento del numero dei membri renderà necessaria sia la limitazione ulteriore del diritto di veto, sia l’estensione della pratica del voto a maggioranza nel Consiglio. La prospettiva dell’allargamento rende perciò ancora più urgente il rafforzamento della Comunità — con una riforma delle sue istituzioni come quella qui proposta — allo scopo di darle la piena capacità di rappresentare l’interesse comune.
47. La fragilità della democrazia e il livello economico più basso in alcuni paesi del Mediterraneo costituiscono una sfida per la Comunità nel suo insieme. Bisogna perciò stabilire come base politica per l’ulteriore allargamento, ferme salvaguardie della libertà e della democrazia pluralistica. La politica economica ed il bilancio della Comunità dovranno essere rafforzati e modificati in modo tale da poter soddisfare le nuove esigenze alle quali si dovrà far fronte.
48. La Comunità può servire gli interessi dei suoi popoli solo se essi sapranno darle i poteri e le istituzioni di una unione politica ed economica. Ciò offrirebbe la prospettiva di una pace più certa e di un maggior benessere per ogni paese membro e ancor più per i paesi che hanno chiesto di farne parte. È nell’interesse di tutti, senza distinzione alcuna, che l’allargamento non indebolisca questa prospettiva, ma serva invece da stimolo per la trasformazione democratica della Comunità negli Stati Uniti d’Europa.

 

 

Condividi con