Anno XLVI, 2004, Numero 1, Pagina 45

 

 

LA RESISTENZA EUROPEA PER L’UNITA’ DELL’EUROPA
 
 
Il passare degli anni e dei decenni, con il ricambio generazionale, fa sì che venga cancellata la memoria storica individuale. I libri di storia e le continue ricerche e ricostruzioni storiche che interpretano i fatti del passato recente sono a disposizione di tutti, ma esiste una grande differenza fra leggere un libro e ritrovare nella propria memoria, o nella memoria di chi può ancora raccontare a viva voce, una fetta di storia. In questo caso i fatti, gli avvenimenti, sono dei vissuti che contengono in sé passioni, sofferenze, speranze, progetti i quali inducono a riflettere e a proporre soluzioni ai problemi del presente che risentono della mancata risposta a problemi simili del passato che ci si è appena lasciato alle spalle. Una volta scomparsi questi vissuti, insieme agli individui che li incarnano, si rischia, al di là dei simbolici «giorni della memoria», la perdita della coscienza diffusa della necessità di portare a termine un compito in sospeso e si rischia, di conseguenza, di essere vittime, e non artefici, della storia.
Il pericolo che incombe sugli europei è proprio questo. E’ il pericolo di lasciare avanzare gli anni senza giungere a dare soluzione ai problemi che per quasi un secolo hanno fatto dell’Europa un campo di battaglia e hanno affossato la democrazia, favorendo l’emergere e il dilagare del fascismo e del nazismo; una soluzione che una generazione ormai quasi scomparsa ha indicato sotto la spinta di tragici eventi e ha in parte perseguito, ma non è riuscita a portare a compimento: la Federazione europea.
Che questa fosse la necessaria e prioritaria risposta al totalitarismo e alla guerra era riconosciuto e condiviso, sia pure con differenti gradi di chiarezza, dai movimenti della Resistenza che agivano in tutti i paesi europei (come dimostrano i brevi testi che presentiamo qui di seguito, apparsi in L’unità europea del settembre-ottobre 1944 e in Giovane Europa del 25 aprile 1957). Tuttavia solo in alcuni emerse la chiara coscienza del significato del tempo che passa, del fatto cioè che le «passioni popolari» infiammate dalle rovine della guerra e dall’oppressione avrebbero potuto spegnersi e solidificarsi «nel vecchio stampo» dello Stato nazionale. Questo timore non era infondato, poiché la maggior parte delle componenti dei movimenti della Resistenza appartenevano alle tradizionali correnti politiche legate alla lotta politica nazionale, per le quali l’unità dell’Europa era sempre stato un ideale giusto, ma subordinato all’affermazione dei valori e delle politiche concrete propugnati dalle rispettive ideologie nel quadro dello Stato nazionale.
Il fatto che l’Europa sia tuttora divisa — e che stia pagando il prezzo di questa divisione difronte alla nuova e disordinata situazione mondiale — è la prova che le occasioni storiche vanno colte appena si presentano e che il non farlo può pregiudicare il futuro, sottraendo senso anche alle aspirazioni del passato. Che questo futuro sia il declino dell’Europa o la sconfitta definitiva dei fantasmi del passato dipende da noi.
In realtà la Resistenza non è finita se tuttora in Europa sono presenti le forze della disgregazione e rinascono i nazionalismi che mettono in forse la democrazia e la pacifica convivenza. E dunque non bastano gli appelli a non dimenticare: è necessario portare a termine il progetto unitario creando lo Stato federale europeo.
 
***
 
Belgio
 
Sciolto, come tutte le altre organizzazioni politiche, nel 1940, dai nazisti, il partito socialista fu il solo dei tre grandi partiti che si riorganizzò clandestinamente. Nel 1942 i capi di questo partito clandestino, in un programma nel quale preconizzavano la soluzione socialista per la maggior parte dei problemi del dopoguerra, presero posizione nei confronti della politica internazionale come segue (vedi il n. 3, del marzo 1944, dell’Avenir, rivista pubblicata a Stoccolma).
 
«La soggezione del Belgio alla dominazione di un altro paese nella futura comunità europea sarà rifiutata. E’ al centro di una comunità di popoli liberi che il Belgio troverà le garanzie di pace cui aspira.
Il Belgio ammetterà, come del resto dovranno fare tutti gli Stati coscienti dei loro obblighi internazionali, certe limitazioni alla propria sovranità. Ma queste limitazioni saranno imposte attraverso una legge internazionale applicabile a tutti. Tale legge obbligherà tutti gli Stati a sottoporre le loro controversie all’arbitrato. Essa impedirà il riarmo nazionale dei vincitori, così come dei vinti, dell’attuale guerra. Ogni Stato che, anziché accettare l’arbitrato, tenterà di invadere il territorio di un altro Stato, dovrà essere punito da una forza di polizia internazionale. La sovranità nazionale dovrà anche fare concessioni alla solidarietà economica internazionale. Rinunciando alla lotta delle tariffe, lo statuto per la pace mondiale dovrà prevedere la distribuzione delle materie prime, dei crediti ed anche dei mercati in rapporto con i legittimi interessi di ciascun popolo».
 
 
Germania
 
La seguente dichiarazione è tratta da un memorandum sulla situazione politica generale, e sulle conclusioni da trarne, scritto da Carl Goerdeler (figura di primo piano nell’opposizione a Hitler e capo «civile» del complotto del 20 luglio 1944) nella primavera del 1944, e destinato agli altri congiurati. Il memorandum fu ritrovato dopo la guerra e pubblicato da Gerard Ritter nel suo libro Carl Goerdeler und der deutsche Widerstand.
 
«L’unificazione dei popoli europei in una confederazione europea sembra imporsi. Questa confederazione dovrebbe avere come scopo supremo di garantire per sempre l’Europa contro il pericolo di una guerra europea. Una tale guerra sarebbe il suicidio per l’Europa. Il momento per realizzare l’ideale dell’unità è giunto, perché gli interessi concreti vi coincidono. Noi prevediamo di procedere per tappe: prima un Consiglio europeo economico permanente dovrebbe eliminare le dogane e tutti gli altri ostacoli al libero scambio delle merci. Esso dovrebbe creare delle istituzioni per amministrare in comune tutti i mezzi di comunicazione e instaurare un diritto economico comune. Non appena questa tappa sarà raggiunta, dovranno essere aggiunte delle istituzioni politiche del tipo seguente: un ministero europeo per gli affari economici, un ministero europeo per gli affari esteri ed un’armata europea.
Si arriverà facilmente ad un accordo sui dettagli di queste iniziative. Noi siamo pronti ad ogni collaborazione. E la base di una libera adesione degli Stati nazionali europei è indispensabile ad una tale comunità europea, che non può essere creata con la forza».
 
 
Olanda
 
Il seguente brano è tratto da un articolo pubblicato nel giornale clandestino olandese Vrij Nederland (Libera Olanda).
 
«Una pace durevole è, oggi, inconcepibile, se gli Stati non rinunciano ad una parte della loro sovranità economica e politica in favore di una più alta autorità europea. L’importante è che la comunità europea e non lo Stato nazionale sia presa come punto di partenza di ogni nostro progetto di ricostruzione. Il problema dell’eguaglianza dei diritti non deve consistere nel restituire diritti sovrani allo Stato vinto, ma nell’accordargli una influenza limitata in seno alla confederazione europea».
 
Lo stesso giornale ed un altro importante giornale clandestino apparso in Olanda — Het Parool (La Parola) — indirizzarono un manifesto comune al popolo olandese, del quale riproduciamo il seguente passo:
 
«I Paesi Bassi devono aspirare alla più stretta associazione con gli altri Stati dell’Europa occidentale e dovranno collaborare lealmente alla creazione di una nuova Società delle Nazioni. L’Olanda dovrà essere pronta a subire una limitazione della sua sovranità, che dovrà esigersi da ogni Stato nell’interesse di una organizzazione di diritto internazionale. Riconoscendo la necessità di organi di potenza militare per la salvaguardia del diritto, l’Olanda dovrà, con gli altri piccoli Stati, alzare la sua voce per il mantenimento dell’equilibrio tra gli elementi di forza e di diritto nell’ordine internazionale».
 
 
Polonia
 
Il seguente passo fa parte di un articolo apparso nel giornale clandestino polacco Liberté.
 
«La ricostruzione dell’Europa e la pace del mondo non saranno possibili se non in un Commonwealth di nazioni che elimini non soltanto i conflitti armati e la loro minaccia, ma anche le lotte sociali ed economiche. Gli elementi progressisti delle nazioni attaccate dal fascismo non si contentano di lottare contro le armate dell’Asse. Essi mettono anche in opera tutti i mezzi per impedire l’accesso al potere ad elementi reazionari durante il periodo di assestamento.
Il desiderio di vendetta, così giusto e comprensibile oggi, ci anima di una grande sete di giustizia. Ma questo desiderio può divenire facilmente un desiderio di dominazione sulle altre nazioni, e se succederà questo dopo la disfatta del nazismo, i suoi metodi e le sue concezioni saranno comunque vittoriosi. Noi dobbiamo dunque abbandonare il desiderio di vendetta e perseguire un ideale di giustizia. Una organizzazione dell’Europa su nuove basi di collaborazione, sicurezza e libertà darà alla Polonia un nuovo avvenire.
 
 
Francia
 
Per iniziativa del Movimento Franc-Tireur di Lione, che pubblicava un giornale clandestino e una rivista politica molto diffusi, si costituì il Comitato francese per la Federazione europea, che nel giugno 1944 redasse la dichiarazione che segue.
 
«Nel momento in cui i paesi europei si sollevano contro l’occupazione hitleriana e scorgono infine l’alba della liberazione, tra coloro stessi che sono all’avanguardia nella lotta contro il nazismo, in tutti i movimenti della Resistenza, cresce e si precisa l’idea dell’organizzazione democratica di una Europa del dopoguerra, guarita per sempre dalla peste bruna.
Da lunghi mesi, in molti dei principali giornali clandestini della Resistenza, in Francia, in Belgio, in Olanda, in Polonia, in Norvegia, è cominciata la propaganda in favore di una Federazione europea che assicuri veramente la democrazia e la pace. E l’idea di un’Europa libera e federata unisce nella stessa speranza e sostiene nella stessa lotta numerosi militanti antifascisti tedeschi che sono riusciti a sfuggire alle torture della Gestapo e al plotone d’esecuzione. Infine, nei paesi liberi, il movimento per la Federazione europea si è già organizzato. In Inghilterra è stato fondato e si è sviluppato in seno al partito laburista, ed organizza una vasta campagna di conferenze e di dibattiti; altrove è stato creato un comitato di collegamento; in Italia, il Comitato italiano per la Federazione europea, costituito subito dopo la caduta di Mussolini, raggruppa numerosi combattenti antifascisti di sempre, finalmente liberati dalle prigioni e dalle isole, ed appartenenti ai vari partiti della nuova Italia.
In Francia, dei militanti appartenenti alle principali correnti del movimento della Resistenza decidono a loro volta di creare il Comitato francese per la Federazione europea, attorno alle seguenti idee fondamentali.
1. E’ impossibile ricostruire una Europa prospera, democratica e pacifica, sotto forma di un insieme di Stati sovrani, separati dalle rispettive frontiere politiche e doganali: la ricostruzione economica si effettuerebbe nelle peggiori condizioni, e non potrebbe essere realizzato l’annientamento del fascismo e del nazismo per mezzo della distruzione totale delle loro radici economiche e sociali. Una simile Europa sarebbe condannata in permanenza alle rivalità economiche, allo squilibrio demografico, alla decadenza materiale, sociale e culturale, alle spinte sciovinistiche e razzistiche, alle guerre sempre ricorrenti che infiammano il mondo intero e distruggono ogni civiltà umana.
2. Ogni tentativo di organizzare la prosperità, la democrazia e la pace per mezzo di una Società delle Nazioni sul tipo di una lega di Stati è destinato al fallimento. Una simile Società delle Nazioni sarebbe, in realtà, un Consiglio impotente di Stati sovrani e rivali, perché non potrebbe disporre in proprio di alcuna forza economica, politica e militare indipendente, capace di imporre le sue decisioni. Essa diverrebbe uno strumento al servizio della politica di egemonia degli Stati più forti, rendendo così inevitabili nuovi conflitti.
3. L’Europa non può svilupparsi sulla via del progresso economico, della democrazia e della pace che a condizione che gli Stati nazionali si federino ed affidino allo Stato federale europeo: l’organizzazione economica e commerciale dell’Europa, il diritto esclusivo di avere un esercito e di intervenire contro ogni tentativo di ristabilire regimi autoritari, la direzione degli affari esteri, l’amministrazione dei territori coloniali che non sono ancora maturi per l’indipendenza, la creazione della cittadinanza europea oltre alla cittadinanza nazionale. Il governo dello Stato federale sarà eletto non dagli Stati nazionali, ma democraticamente e direttamente dai popoli.
4. La Federazione europea non si oppone alle nazioni in ciò che hanno di progressivo. I governi nazionali saranno subordinati al governo federale solo quando si tratterà di problemi che interessano l’insieme degli Stati federati. Ma i governi nazionali, come gli organi di self-government regionali e locali, sussisteranno con le loro leggi particolari nella misura in cui esse non sono in contraddizione con le leggi federali, conservando la loro autonomia amministrativa, linguistica e culturale.
5. Il movimento per la Federazione europea intende appoggiarsi sui movimenti nazionali che lottano per la giustizia economica e sociale, contro l’oppressione politica, per la libera e pacifica manifestazione del loro genio nazionale specifico. Ma mentre i patrioti democratici, socialisti, comunisti pensano spesso che questi obiettivi debbano essere dapprima raggiunti separatamente in ciascun paese e che poi alla fine sorgerà una situazione internazionale nella quale tutti i popoli potranno fraternizzare, il movimento per la Federazione europea mette in guardia contro questa illusione. L’ordine di questi obiettivi è esattamente l’inverso. Nel quadro di un’Europa divisa in Stati sovrani, questi movimenti nazionali non possono che abortire o degenerare; possono svilupparsi in senso progressivo solo in un’Europa federata. La Federazione europea è dunque il primo degli obiettivi che i patrioti democratici, socialisti e comunisti devono prefissarsi.
6. Il movimento per la Federazione europea respinge l’opinione secondo la quale è opportuno rinviare a più tardi lo studio di questi problemi col pretesto che oggi si tratta solamente di combattere per la liberazione nazionale. Questi due compiti devono essere condotti assieme, altrimenti, come nel 1919, rischia di essere imposta ai popoli un’organizzazione reazionaria dell’Europa. Se il movimento per la Federazione europea non si basasse immediatamente sui movimenti di Resistenza e di liberazione, se non fosse la loro espressione politica dominante nella situazione rivoluzionaria che sta per venire, sarebbe poi infinitamente più difficile, se non impossibile, realizzare la Federazione europea.
7. La Federazione europea, tappa verso la Federazione mondiale dei popoli, deve essere l’obiettivo immediato dei militanti democratici, socialisti e comunisti della Resistenza. Il Comitato francese per la Federazione europea li chiama a dare la loro adesione individuale o collettiva alle idee essenziali del suo programma e ad accordare il loro appoggio alla sua azione.
 
 
Italia
 
Il Movimento federalista europeo inviò nell’agosto 1944 la seguente lettera aperta al Comitato francese per la Federazione europea.
 
«Abbiamo ricevuto recentemente la notizia della costituzione del Comitato francese per la Federazione europea e vi inviamo, innanzitutto, il fraterno saluto del movimento italiano per la Federazione europea.
Quello che ci ha più colpito nella vostra dichiarazione, e che corrisponde pienamente alle nostre vedute, è il punto 5 nel quale voi dite: ma quando dei patrioti democratici, socialisti, comunisti pensano che questi scopi debbano essere perseguiti in ciascun paese separatamente e che alla fine si determinerà una situazione internazionale nella quale tutti i popoli potranno considerarsi fratelli, il movimento per la Federazione europea sente il dovere di mettere in guardia contro questa illusione. L’ordine d’attuazione di questi scopi è esattamente l’inverso. La Federazione europea è il primo degli scopi che gli elementi democratici, socialisti e comunisti devono prefiggersi.
Noi abbiamo già fatto la stessa constatazione, nel manifesto del mese d’agosto 1941, quando scrivevamo: ‘La linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta quello antico, cioè la conquista del potere politico nazionale — e che faranno, sia pure involontariamente, il gioco delle forze reazionarie lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo, e risorgere le vecchie assurdità — e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido Stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l’unità internazionale’.
Il federalismo europeo ha abbandonato il campo delle utopie e può cominciare a gettare le radici, perché oggi esiste un terreno capace di alimentarle. Questo terreno è la Resistenza dei popoli europei contro il nazismo. Grazie ai movimenti di Resistenza, si è finalmente messa in luce la solidarietà che unisce i popoli liberi del continente: sino ad oggi questa solidarietà era rimasta nascosta dietro gli intrighi diplomatici e la politica estera delle alleanze e dell’equilibrio delle potenze. Si è scoperto che l’Europa ha un unico destino, per cui libertà, pace e progresso sono beni dei quali tutti i popoli europei devono godere insieme o insieme devono perdere. E’ proprio perché l’Europa ha assistito indifferente, e talvolta divertita, all’agonia della libertà italiana, tedesca, spagnola, ceca, che essa ha perso la libertà in quasi tutti i suoi paesi. Oggi, francesi, jugoslavi, norvegesi, polacchi e tutti gli altri — sino agli italiani che sono giunti per ultimi alla Resistenza, ma i migliori dei quali sono stati i primi nella lotta contro il totalitarismo; sino ai tedeschi che sono morti o che languiscono nelle prigioni o che affrontano in silenzio e oscurità, quasi senza speranza, la Gestapo di Himmler — tutti sanno che le loro lotte, le loro disfatte, le loro vittorie, sono comuni. Questa coscienza, risvegliata dal sacrificio di milioni di uomini, è il dato fondamentale e primordiale dell’Europa libera.
Cosa fare perché questa coscienza non si riassopisca rapidamente dopo la vittoria e perché ciascun popolo non si rinchiuda nuovamente nei suoi confini nazionali tradizionali?
Se osserviamo gli sviluppi politici che si delineano nell’interno di ogni paese, dobbiamo constatare che i caratteri che già distinguevano i partiti politici, pur essendosi attenuati nel corso di questi anni di lotta per la libertà, sussistono ancora sotto forma di una specie di forza d’inerzia dello spirito. La politica militante è rimasta indietro rispetto ai problemi politici reali e tende a riunire individui e forze sociali principalmente — per non dire esclusivamente — secondo i problemi di politica interna di ciascun paese, cioè in una maniera che non può non avere conseguenze nefaste.
I popoli presentono la solidarietà europea, ma non conoscono ancora la via da seguire per realizzarla. Non se ne può far loro un torto, poiché non è mai esistita alcuna istituzione internazionale che abbia potuto far loro acquistare questa nuova visione politica. Ora, mentre i popoli erano sottoposti alla sciocca propaganda nazionalista, ed i rapporti tra le nazioni erano unicamente affidati ai diplomatici di carriera, i partiti, il cui scopo è di unificare le masse, mettevano al primo posto tra le loro preoccupazioni i problemi che godono di maggiore popolarità, a detrimento di quelli che sono effettivamente più importanti. Discende da ciò il compito dei federalisti. Noi non possiamo sognare, oggi, di creare un partito federalista, perché esso non avrebbe alcuna possibilità di riunire attorno a sé forze popolari sufficienti, in grado di comprendere l’effettiva priorità dei problemi europei sui problemi nazionali. Un partito, cioè un’organizzazione il cui scopo è la conquista democratica del potere politico nello Stato presuppone l’esistenza di quest’ultimo. Finché non ci sarà uno Stato federale e, di conseguenza, una lotta politica democratica federale, non ci sarà un partito federalista. Oggi, i partiti non possono essere che nazionali. L’esperienza dei socialisti e comunisti, che hanno più volte nella loro storia tentato di fare un partito internazionale, ma che, per necessità, sono sempre ricaduti al livello di partiti nazionali, ce lo dimostra.
Per superare questa difficoltà, noi dovremo aggirarla. Ogni partito si occupa soprattutto della politica interna, ma nel momento in cui giunge al potere deve essere in grado di risolvere problemi internazionali. Ad ogni partito, ad ogni movimento, noi dobbiamo indicare ch’esso non può raggiungere il suo fine di democrazia, di socialismo, di libertà, d’indipendenza nazionale, se non seguendo una determinata linea di politica estera. Questo lavoro, che noi abbiamo tentato di fare in Italia, si è rivelato promettente. Se esso sarà continuato altrove, e soprattutto se sarà sviluppato con successo in Francia, può avere una importanza di prim’ordine, in quanto la voce della Francia avrà senza dubbio maggiore autorità nei confronti delle più grandi potenze mondiali, che non quella di qualsiasi altro paese.
I vecchi schemi della politica estera europea sono, infatti, distrutti. Le strutture politiche, militari ed economiche di tutti gli Stati sono distrutte. Noi ci troviamo di fronte ad una nuova situazione, nella quale i partiti progressisti, ormai liberi dall’antica resistenza che veniva loro opposta dalla diplomazia, ora vacillante, potranno, se sufficientemente convinti della necessità di una Federazione europea, realizzare ciò che nel passato non era che un’utopia.
Certamente i popoli europei non saranno soli a decidere della loro sorte. Il mondo intero è stato colpito dalle fiamme che si sono accese su noi, e poiché tutti i principali paesi del mondo hanno contribuito a soffocarle, essi avranno il diritto di esigere che l’Europa cessi di essere la polveriera dell’umanità. I popoli europei non possono respingere questo intervento, né devono desiderare di respingerlo, perché essi ne hanno troppo bisogno sotto tutti i punti di vista.
Tuttavia, dopo aver preso immediate misure per la distruzione integrale del nazismo e del fascismo, essi dovranno chiamare al compito comune di ricostruzione su una base democratica tutte le nazioni del continente, in primo luogo le nazioni libere, poi le nazioni vinte. Malgrado le apparenze contrarie, il destino durevole dell’Europa e della sua civiltà si troverà sempre nelle mani degli europei.
Se gli europei volessero e sapessero intraprendere la creazione di una libera comunità delle nazioni del continente, esente dai germi dell’imperialismo e del militarismo, le grandi potenze mondiali non avrebbero seri motivi per opporsi e, anche se lo volessero, non potrebbero.
Se, al contrario, i paesi europei si dimostrassero disuniti ed incapaci di dominare l’anarchia politica regnante da troppo tempo in questa parte del mondo, sarebbe allora naturale che le grandi potenze mondiali ritornassero alla vecchia e fatale politica di equilibrio, alleanze e sfere d’influenza, per tentare di neutralizzare i pericoli che continuerebbero a sussistere sul nostro continente.
Non potendosi effettuare nessuna politica coerente di federalismo europeo se non si forma un movimento che supera le frontiere delle nazioni (così come nell’interno dei paesi si deve superare il quadro dei partiti), il Movimento federalista italiano ha partecipato attivamente alla formazione ed ai lavori del Centro europeo federalista».
 
 
Dichiarazione delle Resistenze europee
 
Alcuni militanti dei movimenti di Resistenza di Danimarca, Francia, Italia, Norvegia, Olanda, Polonia, Cecoslovacchia e Jugoslavia e rappresentanti di un gruppo di militanti antinazisti in Germania, si riunirono a Ginevra il 31 marzo, il 29 aprile, il 20 maggio e il 7 luglio 1944, ed elaborarono un progetto di dichiarazione, qui riprodotto in parte, che fu sottoposto a discussione e all’approvazione dei rispettivi movimenti e dell’insieme dei movimenti di Resistenza europei.
 
«La Resistenza all’oppressione nazista che unisce tutti i popoli d’Europa in una medesima lotta, ha creato tra di essi una solidarietà ed una comunità di scopi e d’interessi che assumono tutto il loro significato e tutta la loro portata nel momento in cui i delegati del movimento di Resistenza europea si sono riuniti per redigere la presente dichiarazione, nella quale essi intendono esprimere le loro speranze e le loro intenzioni per la sorte della civiltà e della pace.
Gli uomini liberi che oggi fanno parte del movimento di Resistenza hanno coscienza che la lotta condotta instancabilmente sul fronte della Resistenza interna, malgrado il regime di terrore, contro la macchina di guerra nemica è un contributo positivo importante alla lotta condotta dalle Nazioni Unite e che essa giustifica per i rispettivi paesi il diritto di partecipare all’edificazione della pace e alla ricostruzione dell’Europa, sullo stesso piano delle nazioni vincitrici.
Firmando le dichiarazioni essenziali della Carta atlantica, essi affermano che la vita dei popoli che rappresentano deve essere fondata sul rispetto dell’individuo, la sicurezza, la giustizia sociale, l’utilizzazione integrale delle risorse economiche in favore della collettività intera e lo sviluppo autonomo della vita nazionale.
 
II
Questi scopi possono essere raggiunti solo se i diversi paesi del mondo accettano di superare il dogma della sovranità assoluta degli Stati, integrandosi in un’unica organizzazione federale.
La mancanza di unità e di coesione che esiste ancora nelle diverse parti del mondo non permette di pervenire immediatamente alla creazione di una organizzazione che riunisca tutte le civiltà sotto un unico governo federale.
[…]
 
III
La pace europea è la chiave di volta della pace mondiale. In effetti, nello spazio di una sola generazione, l’Europa è stata l’epicentro di due conflitti mondiali che hanno avuto origine soprattutto dall’esistenza su questo continente di 30 Stati sovrani. La cosa più importante è di porre rimedio a questa anarchia con la creazione di una unione federale tra i popoli europei.
Solo una unione federale permetterà di risolvere i problemi delle frontiere nelle zone di popolazione mista, che cesseranno così di essere l’oggetto di folli cupidigie nazionaliste e diverranno dei semplici problemi di delimitazione territoriale di pura competenza amministrativa.
Solo una unione federale permetterà la salvaguardia delle istituzioni democratiche in modo da impedire che i paesi che non hanno una sufficiente maturità politica possano mettere in pericolo l’ordine generale.
Solo una unione federale permetterà la ricostruzione economica del continente e la soppressione dei monopoli e delle anarchie nazionali.
Solo una unione federale permetterà la soluzione logica e naturale dei problemi di accesso al mare dai luoghi all’interno del continente, dell’utilizzazione razionale dei fiumi che attraversano Stati diversi, del controllo degli stretti e, in genere, della maggior parte dei problemi che hanno reso difficili le relazioni internazionali nel corso di questi ultimi anni.
 
IV
Non è possibile prevedere sin da ora i confini geografici dell’Unione federale che potrà assicurare la pace dell’Europa. Conviene intanto precisare che essa dovrà essere fin dal principio molto forte e assai vasta per non correre il rischio di essere la zona d’influenza di uno Stato straniero o di divenire strumento della politica egemonica di uno Stato membro. Inoltre essa dovrà essere aperta sin dall’inizio ai paesi appartenenti in tutto o in parte all’Europa, che potranno e che vorranno divenirne membri.
L’Unione federale dovrà essere fondata su una dichiarazione di diritti civili, politici ed economici, che garantirà il libero sviluppo della personalità umana ed il normale funzionamento delle istituzioni democratiche; inoltre essa dovrà appoggiarsi ad una dichiarazione del diritto delle minoranze ad una esistenza autonoma, compatibile con l’integrità degli Stati nazionali dei quali fanno parte.
L’Unione federale non dovrà attentare al diritto di ciascuno dei paesi membri di risolvere i suoi particolari problemi in conformità alle proprie caratteristiche etniche e culturali. Ma, tenuto conto delle esperienze e degli insuccessi della Società delle Nazioni, gli Stati dovranno cedere irrevocabilmente alla Federazione le attribuzioni di sovranità concernenti la difesa del loro territorio, i rapporti con le potenze straniere, gli scambi e le comunicazioni internazionali.
L’Unione federale dovrà possedere essenzialmente:
1) Un governo responsabile non verso i governi dei diversi Stati membri, ma verso i loro popoli, per i quali esso dovrà esercitare una giurisdizione diretta nei limiti delle sue attribuzioni.
2) Un esercito sotto gli ordini di questo governo con esclusione di ogni altro esercito nazionale.
3) Un tribunale supremo che giudicherà tutte le questioni relative alla interpretazione della Costituzione federale e risolverà gli eventuali contrasti tra gli Stati membri, nonché tra gli Stati e la Federazione.
[…]
 
VI
I movimenti di Resistenza sotto firmati riconoscono la necessità di una partecipazione attiva delle Nazioni Unite alla soluzione del problema europeo, ma chiedono che tutte le misure che saranno prese tra la cessazione delle ostilità e la stabilizzazione della pace siano prese in funzione delle esigenze dell’organizzazione federale.
Fanno appello a tutte le forze spirituali e politiche del mondo, e in particolare a quelle delle Nazioni Unite, perché esse li aiutino a raggiungere gli scopi indicati nella presente dichiarazione.
Essi si impegnano a considerare i loro problemi nazionali come degli aspetti particolari del problema europeo nel suo insieme e decidono di costituire sin da ora un ufficio permanente incaricato di coordinare gli sforzi per la liberazione dei loro paesi, per l’organizzazione dell’Unione federale dei popoli europei e per la instaurazione della pace e della giustizia nel mondo».
 
(a cura di Nicoletta Mosconi)
 

Condividi con