Anno XXXV, 1993, Numero 2, Pagina 127

 

 

 

IL MOVIMIENTO PRO FEDERACION AMERICANA (MPFA)
 
 
E’ a Bogotà, nel 1948, che il colombiano Santiago Gutiérrez Varela, già militante mondialista negli Stati Uniti, creò il Movimiento Pro Federación Americana (MPFA) in occasione della 9° Conferenza americana intergovernativa che vide la nascita dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA).
Pubblicò allora, secondo quanto scrisse più tardi la rivista del Movimiento, Nuevo Mundo, «il primo opuscolo relativo al federalismo americano considerato da un nuovo punto di vista, quello dell’unità continentale nel suo senso più pieno». Dal momento che la prima edizione del programma iniziale del MPFA fu rapidamente esaurita con la distribuzione ai delegati alla Conferenza, ne fu pubblicata una sintesi in inglese sotto il titolo di A Plan for Peace, prima in 12.000, poi in 50.000 copie. In seguito al successo iniziale ottenuto Gutiérrez Varela decise di dare una veste più formale al MPFA, i cui statuti furono adottati nel 1953 «da un gruppo importante di cittadini appartenenti a differenti paesi americani».[1]
E’ interessante, dal momento che questi testi restano sempre di attualità, riprendere qualche estratto del preambolo e della dichiarazione annessi a questi statuti.
«Preambolo: 1. I liberatori e Padri delle nostre Repubbliche americane intravidero una grande organizzazione politica democratica, basata sull’Unità americana, capace di dare il maggior grado possibile di libertà, progresso e felicità a tutti gli Americani. 2. Questo sentimento di unione e solidarietà americana è condiviso da tutti i nostri popoli. 3. Una Federazione americana potrebbe portare a tutti i nostri paesi un enorme progresso, che con una politica adeguata di giustizia sociale si tradurrebbe in un beneficio straordinario per tutti e per ciascuno di noi Americani. Inoltre potremmo raggiungere una situazione di progresso equilibrato e una pace mondiale stabile attraverso Federazioni continentali sotto il potere delle Nazioni Unite adeguatamente rafforzate…
Dichiariamo: 1. Che formiamo un’Associazione che lavorerà con un programma concreto per una Federazione americana che comprenda tutte le nazioni e i paesi dell’America. A questo fine consideriamo l’Organizzazione degli Stati Americani come un passo fondamentale in questa direzione, appoggeremo le sue iniziative e azioni e promuoveremo la sua evoluzione verso un vero governo federale americano. 2. Che guarderemo con simpatia e appoggeremo altri Movimenti a favore di federazioni regionali, come il Movimento europeo e il Movimento per l’Unione asiatica. 3. Che consideriamo le Nazioni Unite come una grande acquisizione dell’umanità e ci sforzeremo per migliorarle e per dare loro tutta l’autorità necessaria perché abbiano un ruolo efficace, come autorità mondiale di coordinamento, e poteri sufficienti per prevenire e risolvere ogni conflitto ed evitare ogni possibilità di guerra tra le Federazioni regionali».[2]
Il MPFA pubblicò la sua rivista Nuevo Mundo, già citata, a Bogotà e poi a Buenos Aires, dal 1953 all’inizio degli anni ‘70; pubblicò anche qualche testo di base e due opuscoli teorici sotto il titolo generico di Temas Americanos e fu attivo o rappresentato nella maggior parte dei paesi latino-americani, con dei contatti anche negli Stati Uniti e in Canada sotto la direzione della sua Junta Continental.[3]
Il MPFA restò in contatto regolare con il World Movement for World Federal Government (WMWFG), di cui divenne per qualche anno la «sezione latino-americana», e instaurò rapporti con un certo Asian Federation Movement fondato in India. In quel periodo fece dei resoconti su Nuevo Mundo, o in annesso ai suoi opuscoli teorici, delle attività internazionali del WMWFG, di quelle del Movimento federalista europeo italiano, del Movimento europeo internazionale, del Movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa e pubblicò vari articoli di Max Richard, membro del gruppo francese La Fédération, sull’unificazione europea. A partire dall’aprile del 1954 Nuevo Mundo diede informazioni sui contatti tra il MPFA e il WMWFG riproducendo uno scambio di lettere tra Santiago Gutiérrez Varela e il segretario generale del Movimento federalista mondiale Maclean W. Maclean. Il colombiano ricordava le sue posizioni favorevoli alle federazioni regionali scrivendo: «Poniamo un accento particolare sui governi federali regionali e prevediamo un governo mondiale informa di Consiglio supremo composto dai rappresentanti delle federazioni regionali, che lasci la maggior parte delle funzioni economiche e amministrative ai governi regionali»; ma concludeva esprimendo l’auspicio di vedere il suo Movimento «affiliarsi» o «associarsi» al Movimento mondiale. Quattro anni più tardi questo auspicio fu finalmente realizzato quando Santiago Gutiérrez Varela e/o Jorge M. Baño sembra abbiano partecipato, nel 1955, al Congresso di Parigi del WMWFG.[4] Parallelamente il MPFA sviluppò dei contatti più o meno deboli con degli altri gruppi latino-americani come la Unión Federalista Mundial de Puerto Rico (UFMPR) o il Movimiento de Integración Latinoamericana (MILA) cileno.[5]
Il MPFA sottolineò in più occasioni il suo attaccamento al principio dell’«autonomia federalista», ricordando la separazione chiara tra la lotta federalista e quella dei partiti politici per il controllo del potere nazionale. Lo affermò con chiarezza nel luglio 1956: «Certamente il Movimiento Pro Federación Americana, come abbiamo già detto, non si sostituisce ai partiti politici… Ma con piena coscienza dei limiti e del ruolo che ci compete comprendiamo che nel futuro potremo concentrare i nostri sforzi per fini più specifici di collaborazione con i partiti politici nazionali, le organizzazioni interamericane, in particolare la OSA, la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite o gli stessi governi che abbiano necessità della nostra disinteressata collaborazione come entità non governativa.
Con questo criterio, vogliamo sottolineare che la nostra funzione non può essere equiparata in nessun caso a quella dei partiti politici esistenti, ai quali affidiamo, senza distinzioni, il programma di azione politica interna e che appoggeremo individualmente se corrisponderanno ai nostri ideali.
Il Movimiento Pro Federación Americana conta simpatizzanti in tutti gli ambienti, tanto in quello politico quanto in quello religioso, e nel panorama americano in generale fa in modo di non invadere la sfera di azione dei partiti. I nostri uomini, nell’ambito delle nostre fila, sono apolitici, ma liberi di agire, singolarmente, secondo le proprie preferenze. Questo non è dualismo, ma è una disciplina necessaria per adempiere alla funzione disinteressata e specifica che ci proponiamo».[6]
In uno dei suoi testi basilari (che pubblichiamo in parte qui di seguito), An American Federation, a European Federation and an Asiatic Federation Coordinated in one World Organization (a Modified UNO), pubblicato a Bogotà, probabilmente alla fine degli anni ‘40 e sottoscritto dal suo fondatore, il MPFA annunciò i punti principali della sua linea politica.[7] Esso era a favore, come i federalisti europei, della creazione di grandi federazioni continentali che potessero, un giorno, essere coordinate nel quadro di un’ONU modificata e rafforzata al fine di assicurare la pace universale per mezzo di un governo federale mondiale. Queste grandi federazioni regionali dovevano essere tre perché, per quanto riguarda l’Africa, il MPFA la collocava nel quadro di una grande federazione euro-africana liberata dalle conseguenze del colonialismo.[8]
Contrariamente a molti latino-americani, il MPFA si pronunciò sempre per una federazione americana e non solamente per una federazione latino-americana; cercò conseguentemente di impiantarsi sia negli Stati Uniti sia in Canada e fu attivo in occasione di molte conferenze dell’OSA chiedendo la democratizzazione di questa organizzazione intergovernativa.
Per quanto concerne l’economia, in un mondo bipolare dominato dai contrasti della guerra fredda, il MPFA scelse chiaramente il modello occidentale nella lotta contro il comunismo. Il credo del Movimento, espresso a più riprese, era un «programma di libera impresa per le Americhe», che necessitava in particolare di «libertà di impresa e garanzie per l’industria, libertà di commercio a livello continentale, nazionalità comune per gli Americani, standards monetari comuni per il continente americano…». Tuttavia il MPFA accettava che lo Stato avesse un ruolo nella ridistribuzione delle ricchezze, che solo l’iniziativa privata era in grado di creare, e non rifiutava la giustizia sociale come aspetto di valore del socialismo.[9]
Secondo i documenti che abbiamo potuto esaminare, il MPFA sembra essere stato più strutturato e più attivo in Argentina, anche se informazioni su altre sezioni o comitati nazionali sono state regolarmente pubblicate su Nuevo Mundo. Comunque è in Argentina che hanno avuto luogo numerosi Congressi federalisti nazionali o internazionali, organizzati dal MPFA o con la sua partecipazione, nel novembre 1956 e poi nell’ottobre 1960.[10] Abbiamo invece trovato solo qualche informazione frammentaria sui tentativi di organizzare degli altri Congressi federalisti internazionali in Messico, in Brasile o in Uruguay all’inizio degli anni ‘60 e fino al 1964. In un commento sul Primer Congreso Internacional sobre Federalismo Americano, pubblicato da Nuevo Mundo nell’ottobre 1960, il federalista equadoregno Cyrano Tama Paz sottolineava le difficoltà della lotta quando «abituati a pensare in termini di routine, inquadrati in vecchi schemi e abitudini sorpassate, a volte non ci accorgiamo che esiste oggi una realtà internazionale assolutamente nuova, un’esigenza improrogabile, conforme al progresso tecnologico, di sviluppo irreversibile. E’ necessario, con maggior perentorietà che mai, unirsi, organizzare lo straripante crescere della popolazione mondiale informa di Stati continentali federati.
Visto che il sistema di piccole nazioni disunite, disgregate — sotto regimi di governo anacronistici, nazionalismi tribali e altri residui di barbarie — ci sta dimostrando anticipatamente il suo fallimento, …l’integrazione economica delle nazioni americane è l’unica formula per eliminare il sottosviluppo e raggiungere la prosperità», mentre «le forze estremiste lavorano notte e giorno per distruggere l’Unione americana».
Il MPFA, come gli altri gruppi militanti, unionisti o federalisti, che furono attivi e organizzati nell’ambito del continente latino-americano, è scomparso agli inizi degli anni ‘70, dopo aver perso nel corso del tempo gran parte del suo idealismo ed essersi sempre più messo a rimorchio dell’integrazionismo intergovernativo. Questo appare nettamente leggendo Nuevo Mundo. Il tono generale e i temi sviluppati dalla rivista all’inizio degli anni ’70 (perlomeno per quanto si può notare nonostante una lacuna di circa dieci anni nelle collezioni che abbiamo potuto consultare) non sono più gli stessi dei decenni precedenti. Parallelamente all’ondata di dittature militari che hanno soffocato la vita democratica si è affievolito l’entusiasmo e le prese di posizione idealiste, pacifiste e mondialiste sono state in gran parte sostituite da rendiconti delle manifestazioni dell’unionismo ufficiale.
Il dottor Santiago Gutiérrez Varela, fondatore del Movimento, diede le dimissioni dalla sua carica di presidente agli inizi degli anni ‘70, come si legge su Nuevo Mundo, per dedicarsi a un compito militante più mondialista e meno regionalista.[11]
E’ comunque certo che a quell’epoca il MPFA manteneva legami con l’ONU come organizzazione non governativa, dal momento che il suo segretario argentino fu incaricato dal direttore del centro di informazione delle Nazioni Unite di Buenos Aires di coordinare le celebrazioni del 25° anniversario dell’Organizzazione internazionale.[12]
 
 
***
  
UNA FEDERAZIONE AMERICANA
UNA FEDERAZIONE EUROPEA
E UNA FEDERAZIONE ASIATICA
COORDINATE IN UN’UNICA ORGANIZZAZIONE MONDIALE
(UNA ONU RIFORMATA)
 
 
Sommario.
 
Questo programma richiede la creazione di una Federazione del continente americano che, in collaborazione con Unioni dello stesso tipo a livello europeo e asiatico, tutte unite in un’unica Organizzazione mondiale (una ONU riformata), possa assicurare stabilità e pace durature a livello mondiale.
Il primo passo dovrebbe essere l’impulso ad una produzione globale nei tre continenti, basata sulla creatività derivante dalla libera impresa o dal sistema capitalistico che goda di libertà e garanzie. Una volta sviluppatasi completamente la produzione su base continentale, l’industria dovrebbe essere coordinata attraverso un’abile e moderata supervisione da parte di ciascun governo federale, per evitare crisi di sovrapproduzione, per correggere le disuguaglianze proprie del capitalismo e dar vita a un’organizzazione sociale che offra la maggiore sicurezza e felicità possibile ai membri della società.
Da un sistema capitalistico con accenti individualistici, il cui pregio maggiore è la produzione, verso un capitalismo regolato dallo Stato per rendere la produzione compatibile con la stabilità economica e la giustizia sociale. Il tutto all’interno della democrazia e della libertà.
Libertà—Produttività—Giustizia: fondamenti della pace mondiale.
 
Parte I. Principi generali per una riorganizzazione mondiale.
 
Principi di giustizia fondamentali in una organizzazione sociale.
 
Nessuno dubita che il mondo ha una urgente necessità di una completa riorganizzazione per superare questo momento caratterizzato da confusione, instabilità economica e guerre.
Questa riorganizzazione deve consistere in un coordinamento a livello mondiale al fine di migliorare le condizioni di vita di tutti i popoli, li cosa che porterà a una situazione di stabilità e di pace.
Il raggiungimento di questo obiettivo sarà possibile se gli uomini godranno della libertà necessaria per sviluppare senza restrizioni la loro personalità, dal punto di vista sia intellettuale che morale, soddisfacendo nello stesso tempo i loro bisogni materiali.
Ciò implica un ordine giuridico che garantisca i diritti umani, un meccanismo economico che consenta una produzione su larga scala e un sistema di distribuzione che impedisca un eccesso di ricchezza da un lato e di povertà dall’altro.
Garanzie e libertà individuali per uno sviluppo della personalità senza restrizioni, produzione su larga scala, giusta distribuzione: questi devono essere i principi basilari di un sistema che persegua la felicità dell’uomo e una pace durevole.
Per raggiungere questo scopo è necessaria una riorganizzazione mondiale che permetterà la realizzazione dei principi fondamentali di cui sopra: libertà, produttività, equa distribuzione.
Equa distribuzione e uguaglianza senza ricchezza significherebbero semplicemente distribuzione della miseria per tutti e lascerebbero tutti insoddisfatti. D’altra parte, produzione su vasta scala e ricchezza senza equa distribuzione significherebbero opulenza per alcuni e miseria per altri, cosa che in questo secolo non sarebbe tollerata. E l’abbondanza per tutti senza libertà annullerebbe lo spirito di civilizzazione.
Le uniche cose che possono disarmare i popoli di tutti i paesi e condurli verso una situazione di pace e stabilità sono il riconoscimento di un certo numero, sia pur minimo, di diritti umani, una abbondante produzione e una equa distribuzione, in grado di garantire una ragionevole situazione di benessere e sicurezza a tutti i cittadini.
Ciò significa la realizzazione dei fondamentali ideali della nostra civiltà: il cristianesimo che tende alla giustizia e all’amore fra gli uomini; la libertà di ricerca, di pensiero, di espressione che tende alla verità; la diffusione generalizzata della tecnologia per raggiungere il benessere materiale.
In una società che abbia abbondanti potenzialità produttive, la libertà, così come una equa distribuzione, è un problema di organizzazione giuridica che dipende dall’intelligenza e dalla buona volontà dei suoi membri. Tuttavia, per avere una abbondante produzione è assolutamente necessario avere sufficienti risorse naturali; perciò è necessario fornire a tutti i popoli le risorse essenziali.
Non c’è dubbio che il mondo nel suo complesso possiede le ricchezze naturali essenziali per il benessere dei suoi abitanti. Ciò che è necessario è creare una Organizzazione mondiale nella quale tutti i popoli abbiano la possibilità di usufruire di queste ricchezze.
 
La teoria della Federazione mondiale.
 
Per avere una abbondante produzione per tutti, il mondo dovrebbe costituire un patrimonio comune dell’umanità e ogni uomo dovrebbe avere identiche opportunità. Oltre a ciò sarebbe essenziale l’istituzione di un ordine sociale nel quale gli uomini abbiano l’opportunità di sviluppare la loro personalità, di soddisfare i loro bisogni materiali e di ottenere giustizia.
Per ottenere tutto ciò lo strumento ideale sarebbe una Federazione mondiale basata su una efficace Carta dei diritti umani, su un’organizzazione economica in grado di produrre tutto il necessario per l’umanità, su una distribuzione tale da soddisfare le necessità e le ragionevoli aspirazioni degli uomini.
Per realizzare questa unità sono indispensabili libertà di commercio, libertà di emigrazione, un sistema monetario uniforme, un linguaggio comune per la comprensione reciproca e un governo federale che coordini i rapporti fra i vari Stati del mondo e sia garante del rispetto dei fondamentali diritti umani. Senza tutto ciò, l’unità mondiale non esisterebbe.
Se si raggiungesse questa unità, o Federazione mondiale, senza dubbio si instaurerebbe una pace certa ed effettiva, così come avviene negli Stati Uniti dove, essendoci una adeguata organizzazione federale, non è pensabile la guerra fra gli Stati che compongono la Federazione.
Ma raggiungere questo obiettivo è molto difficile. Nonostante la disponibilità dei mezzi di comunicazione, il mondo è ancora troppo vasto e presenta troppe diversità perché possa essere unito sotto il controllo di un governo federale mondiale. Ci sono razze, costumi, ideologie, credenze e tenore di vita molto differenti gli uni dagli altri. Se per esempio esistesse libertà di emigrazione, le popolazioni asiatiche, in continua e incontrollata crescita, dilagherebbero in America e in Europa, provocando un generale abbassamento del tenore di vita.
 
Teoria delle tre federazioni: Europa, Asia, America.
 
La Federazione mondiale non è l’unica soluzione per ottenere una abbondante produzione per tutti gli uomini. Potrebbero essere creati tre raggruppamenti: America, Europa-Africa e Asia-Oceania. Ciascuno di questi tre gruppi di Stati ha un territorio così vasto e una tale quantità di risorse economiche che al loro interno hanno tutto il necessario per una perfetta e completa organizzazione economica; la loro estensione è adeguata allo sviluppo di una grande civiltà in tutti gli aspetti dell’attività umana e la loro ricchezza è sufficiente alle necessità dei loro abitanti.
L’America può diventare una grande federazione con tutte le risorse naturali necessarie ad una economia perfetta, provvista di ogni genere di prodotti al fine di soddisfare i bisogni della popolazione. Lo stesso vale per Europa e Asia.
Da ciò emerge l’altra idea di una riorganizzazione mondiale basata su tre federazioni — Europa, Asia e America — autosufficienti, autonome e non concorrenti nel commercio e nella produzione industriale, e coordinate in una organizzazione mondiale (una ONU riformata) con il compito di regolare i rapporti fra di esse.
Creare le tre federazioni non è un compito facile, ma è meno difficile rispetto alla creazione di una Federazione mondiale. Inoltre, la formazione delle tre federazioni non sarà un ostacolo per raggiungere, più avanti, una Federazione mondiale, anzi, essa sarebbe un grande passo avanti verso l’unità del mondo.
L’America ha molti aspetti simili e può andare verso l’unità attraverso un’ampia e oculata immigrazione dall’Europa all’America latina e maggiori facilitazioni negli spostamenti di popolazione all’interno del continente. Se a ciò si aggiungessero la libertà di commercio, una moneta comune, estese garanzie per i capitali ed altre efficaci riforme in direzione dell’unità americana, noi avremmo in breve tempo una grande, ricca e potente federazione in grado di provvedere al benessere dei suoi cittadini e di assumere un ruolo decisivo nell’organizzazione del mondo.
D’altra parte, i migliori uomini di Stato europei stanno lavorando per creare l’Unione europea, diventando ogni giorno più evidente che l’unica alternativa alla completa distruzione dell’Europa è la sua unificazione.
Per quanto riguarda l’Asia, molte voci si sono levate a favore dell’Unione, e sono stati organizzati parecchi Congressi pan-asiatici con lo scopo di facilitarne la nascita. Insomma, in tutto il mondo ci sono segnali e appelli a favore dell’organizzazione del mondo in tre federazioni.
 
Argomenti contrari alle tre federazioni e loro confutazione.
 
I principali argomenti contro un’organizzazione mondiale basata su tre federazioni sono legati al fatto che sarebbero possibili conflitti fra questi tre blocchi, che impedirebbero la pace mondiale a cui aspiriamo.
Gli argomenti contrari a un tale progetto sono i seguenti. Primo. La popolazione mondiale è distribuita in modo disuguale, e, non appena un continente viene ad avere risorse insufficienti rispetto alla propria popolazione, esso cercherà di espandersi o di conquistare altri territori per far fronte a questo surplus di abitanti.
La risposta a questa obiezione è che, fino a quando l’America ha bisogno di nuovi abitanti, deve essere incoraggiata l’immigrazione verso questo emisfero, almeno fino al raggiungimento di un numero di persone sufficiente per lo sviluppo delle sue risorse. Successivamente, praticando la limitazione delle nascite (come avviene negli Stati Uniti e in altri paesi europei) è possibile mantenere un equilibrio adeguato tra popolazione e risorse naturali. Con un sistema di controllo volontario delle nascite i tre principali continenti possono vivere in modo indipendente, senza la necessità di favorire l’emigrazione in altre regioni. Se un continente dovesse consentire un aumento sproporzionato della propria popolazione, soltanto su di esso dovrebbe ricadere la responsabilità di un basso tenore di vita. Siccome l’ovvia soluzione al problema sarebbe un’opera educativa nei confronti dei propri abitanti ai fini di limitare le nascite, non ci sarebbe la pur minima giustificazione al fatto di riversare la popolazione in eccesso verso altri continenti, mettendo così in pericolo il giusto equilibrio del tutto.
Secondo. I continenti non hanno risorse adeguate che permettano loro di essere autosufficienti e di provvedere alla ricchezza della loro popolazione. La risposta a ciò è che in realtà i tre gruppi continentali hanno risorse adeguate. Se, durante la guerra, Stati come la Germania sono stati capaci di organizzare economie relativamente autosufficienti con l’aiuto di industrie di prodotti sintetici, non c’è ragione di pensare che un continente non possa fare lo stesso molto meglio. E anche se non venisse pienamente raggiunta l’autosufficienza, non c’è ragione di credere che non possa essere adottato un sistema di scambi dei beni e servizi necessari. Inoltre il sistema delle tre federazioni non ostacola lo scambio di studenti, la collaborazione scientifica, il turismo e molti altri rapporti che manterranno il mondo in una situazione di strettissima cooperazione. Tali rapporti non creerebbero squilibrio nella collaborazione fra le economie autonome delle tre federazioni.
Terzo. Gli uomini, nonostante possiedano le necessarie risorse che rendono possibile un alto tenore di vita e benessere, tuttavia, a causa della loro irragionevole follia, possono avviarsi verso conflitti e guerre.
Soluzione. E’ molto improbabile che una federazione democratica e autosufficiente, in grado di offrire prosperità e felicità ai suoi abitanti, provochi conflitti il cui risultato inevitabile sarebbe la reciproca distruzione. Inoltre, i rapporti fra le tre federazioni sarebbero regolati all’interno di una Organizzazione mondiale che avrebbe il monopolio delle armi e gestirebbe i tribunali atti a fare da mediatori per qualsiasi conflitto o disputa che possa sorgere. Infine, se l’organizzazione del mondo in tre federazioni dovesse rivelarsi del tutto insoddisfacente, i popoli potrebbero battersi per creare una Federazione mondiale. Lo sviluppo materiale e culturale che le tre federazioni apporterebbero al mondo intero creerebbe un livello di civiltà e benessere talmente elevato per tutti gli uomini che l’unità del mondo potrebbe essere perseguita facilmente.
Per queste ragioni si potrebbe pianificare una riorganizzazione del mondo sulla base di tre federazioni continentali, coordinate in una Organizzazione mondiale, che certamente offrirebbero concrete prospettive di stabilità, di pace e di ricchezza per il genere umano. Questo obiettivo è possibile e utile ed è, per lo meno, più facile a realizzarsi rispetto a quello alternativo della Federazione mondiale. […]
 
Parte II. Un programma di libera impresa per le Americhe.
 
«Noi propugnamo con il più ardente interesse la creazione del Patto americano che, dando vita a un’unica entità politica formata da tutte le nostre repubbliche, darà dell’America un’immagine di maestà e grandezza mai conosciute prima dalle vecchie nazioni».
Bolivar
 
Dopo aver esposto le idee fondamentali, è necessario presentare un programma concreto di libera impresa per definire i principi generali. Questo piano riguarda l’America, ma programmi simili, con le modifiche adeguate a situazioni diverse, possono essere prospettati anche in Europa e in Asia, al fine di impostare un’azione per la libera impresa che abbracci tutto il mondo.
I. Creazione di un governo federale americano e sostegno a una Unione europea e a una Unione asiatica. Coordinazione fra queste aree politiche all’interno di una Organizzazione mondiale (una ONU riformata) per assicurare una stabilità e una pace durature.
II. Libertà di impresa in ogni Stato dell’emisfero e complete garanzie per l’industria e il capitale che contribuiscono al progresso. Abolizione delle leggi che impediscono un normale sviluppo del capitalismo. Ragionevole coordinamento dell’economia, una volta raggiunto un pieno sviluppo capitalistico, attraverso un’abile e limitata supervisione dello Stato, al fine di evitare crisi e di distribuire più equamente i guadagni.
III. Libertà di commercio nell’emisfero. Eliminazione di tutte le barriere che ostacolano il libero scambio di beni.
IV. Approvazione di una legge in ciascun Stato americano sulla base della quale ogni cittadino di qualsiasi altro Stato sarà considerato suo cittadino, con gli stessi diritti e doveri e la facoltà di entrarvi, risiedervi e vivervi liberamente. Questa legge può essere estesa a tutti sulla base del principio di reciprocità.
V. Promozione su vasta scala di una immigrazione dall’Europa selezionata con cura al fine di sviluppare e industrializzare l’intero emisfero e di unificare la popolazione delle due Americhe, preparando così il terreno per una Federazione americana.
VI. Creazione di un solido e stabile sistema monetario uniforme nell’emisfero, sotto la direzione di un Ufficio monetario internazionale.
VII. Formazione di un esercito continentale per proteggere l’emisfero da possibili attacchi esterni e per sostenere la politica estera e interna della Federazione.
VIII. Libertà di religione, parola, stampa e riunione.
IX. Uguaglianza di fronte alla legge di ogni essere umano, indipendentemente da razza, nazionalità, religione o sesso.
X. Educazione universale che renda ogni cittadino capace di assumersi le proprie responsabilità sociali e democratiche.
XI. Il migliore tenore di vita possibile per i lavoratori, senza compromettere la capitalizzazione necessaria per lo sviluppo industriale.
XII. Un programma di sicurezza sociale che permetta di affrontare i rischi e le incertezze della vita, come la malattia, la disoccupazione, la vecchiaia e la fanciullezza.
XIII. Adozione di un sistema metrico uniforme e standardizzazione di regole, codici, ecc.
XIV. Completa eliminazione del colonialismo in America e contributo alla sua eliminazione nel resto del mondo.
XV. Governi democratici organizzati con intelligenza per rendere il miglior servizio possibile ai cittadini nel rispetto dei diritti umani.
XVI. Creazione di una università continentale di filosofia sociale e amministrazione, con succursali nei diversi paesi dell’emisfero. In essa i futuri leaders americani non solo riceverebbero una profonda educazione nelle scienze sociali, ma imparerebbero anche a mettere in pratica la loro conoscenza svolgendo funzioni amministrative e contribuendo a risolvere i problemi della società.
XVII. Diffusione di una lingua da usarsi come mezzo di comunicazione nei diversi paesi dell’America e nei loro rapporti con gli altri continenti. I rapporti politici, sociali, culturali e commerciali diventerebbero più facili se gran parte degli uomini, oltre alla loro, parlassero una lingua universale e comprensibile per tutti. La più adatta sarebbe l’inglese, dato che è la più diffusa nel mondo.
 
***
 
I. Un governo federale americano.*
 
Per lungo tempo l’Unione panamericana ha lavorato per l’unità americana ed ora l’Organizzazione degli Stati Americani continua quel lavoro in modo più concreto. Ma, data la tremenda crisi che il mondo sta attraversando, è urgente intensificare vigorosamente la campagna per la cooperazione, poiché, se vogliamo evitare nuove e sempre più violente guerre, va trovata una soluzione immediata ai problemi sul tappeto.
L’ideale per l’America sarebbe la creazione di una federazione, ma per raggiungere questo grande scopo è necessario prepararne la realizzazione attraverso una maggiore libertà di commercio, attraverso facilitazioni per gli spostamenti di popolazione all’interno del continente, un sistema monetario uniforme, un aumento dell’immigrazione dall’Europa all’America latina, garanzie giuridiche per il capitale e le industrie, scambi culturali, ecc.; tutto ciò per creare basi adeguate alla creazione di una Federazione americana.
Ma in un mondo così interdipendente quale è questo, in cui una nazione o un continente, indipendentemente dal suo grado di unità e di potenza, sono minacciati da eventi che accadono in altre parti del mondo, non è sufficiente creare una Federazione americana. E’ necessario appoggiare, con un disegno ben definito, la creazione di una Unione europea e una Unione asiatica le cui politiche non costituiscano una minaccia per la Federazione americana.
Anche se queste tre federazioni fossero completamente indipendenti e i loro rapporti fossero equilibrati, ci sarebbero sempre relazioni internazionali a livello mondiale, ad esempio nel campo degli armamenti, del controllo dell’energia atomica, degli interscambi culturali, del turismo, ecc., che necessariamente dovrebbero essere coordinate mediante una Organizzazione mondiale (una ONU riformata) per assicurare una stabilità e una pace durevoli.
Questa ONU riformata potrebbe essere organizzata per regolare i rapporti fra le tre federazioni in modo tale che, attraverso il suo intervento, siano risolti eventuali conflitti. Non sarebbe saggio creare un’Organizzazione più complicata del necessario: un’Organizzazione semplice sarebbe più efficace. Essa potrebbe essere formata, ad esempio, da un Consiglio supremo composto dai Capi di Stato delle tre federazioni o da loro rappresentanti; da un Segretariato permanente con caratteristiche tecniche adatte all’esecuzione delle decisioni del Consiglio; da una Corte Suprema per la risoluzione dei possibili conflitti; da una forza militare internazionale come supporto delle politiche dell’Organizzazione mondiale.
L’Organizzazione degli Stati Americani, come abbiamo detto prima, è un grande passo avanti per il Movimento panamericano e sarà necessario lavorare a lungo attraverso di essa per far avanzare l’Unione continentale. Ma solo se questa Organizzazione riceve autorità da un voto pubblico si darà effettivamente avvio a un governo federale americano. Una Organizzazione basata sul voto popolare, anche se all’inizio avrebbe senza dubbio poteri molto limitati, viste le tendenze dell’evoluzione del mondo, comunque acquisirebbe gradualmente un’importanza straordinaria e ben presto diventerebbe un vero governo federale americano, capace di guidare il continente verso una grande prosperità e di essere esempio e guida per le altre due federazioni.
Il governo federale americano potrebbe essere organizzato in modi diversi, ma esso dovrebbe innanzitutto essere basato sul voto popolare, dato che la democrazia è un principio essenziale in tutte le organizzazioni politiche americane.
Uno di questi modi potrebbe essere la creazione di una Assemblea costituzionale ed elettorale attraverso un voto popolare, con il compito di tratteggiare e perfezionare la Costituzione della Federazione e di eleggere gli organi legislativo, esecutivo e giudiziario e il Procuratore generale con il potere di esercitare le loro rispettive funzioni entro i limiti della Costituzione. […]
L’Assemblea dovrebbe essere la guida suprema del governo federale come diretto rappresentante del popolo. Gli altri poteri trarrebbero origine e dipenderebbero da questa Assemblea e ad essa essi dovrebbero rendere conto per quanto riguarda il loro funzionamento.
L’Assemblea potrebbe riservarsi il diritto di stabilire nuove tasse, ed essendo il supremo corpo costituzionale, potrebbe cambiare la struttura del governo quando lo giudicasse necessario, naturalmente sottomettendosi essa stessa alle regole stabilite dalla Costituzione per i casi da riformare.
L’Assemblea potrebbe costituire un Consiglio legislativo o un Ufficio direttivo che approvi le leggi nel quadro della Costituzione; un Presidente, che sceglierebbe a sua volta i suoi Vice Presidenti o segretari ed eserciterebbe le funzioni esecutive; una Corte Suprema come arbitro per interpretare e far osservare l’ordinamento costituzionale e giuridico; e un Procuratore generale responsabile di un Ufficio fiscale diviso in due sezioni: una per il controllo della piena osservanza della Costituzione e delle leggi della Federazione, l’altra per il controllo delle spese in bilancio.
Il criterio fondamentale nell’organizzazione del governo dovrebbe essere simile a quello proprio di una efficiente impresa d’affari, al fine di garantire il miglior servizio alla popolazione senza dimenticare, nello stesso tempo, i principi democratici. Questo fine può essere raggiunto attraverso una organizzazione del governo semplice, stabile e con un’ampia autorità, ma adeguatamente controllata dal pubblico voto. Democrazia ed efficienza dovrebbero procedere insieme per garantire il migliore servizio sociale. […]
 
(a cura di Jean-Francis Billion)


[1] Sulla creazione del MPFA vedi «Como se organizó el Movimiento pro Federación Americana — Habla el Dr. Santiago Gutiérrez V.», in Nuevo Mundo, vol. 1, n° 2, luglio 1953; «Quien es Quien en el federalismo, Santiago Gutiérrez?», in Nuevo Mundo, vol. 6, n° 49, e altri cenni in riviste federaliste come World Government News, New York, vol. 10, n° 105, febbraio, marzo, aprile 1952 e WMWFG (World Movement for World Federai Government) Newsletter (marzo 1952?).
[2] Cfr. Nuevo Mundo, n° 61, settembre 1962.
[3] Nel 1962 il MPFA era diretto, secondo lo stesso numero di Nuevo Mundo, da un Segretariato generale composto dal suo Segretario generale «coordinatore del programma» (che fu per lungo tempo il suo fondatore Santiago Gutiérrez Varela e poi l’argentino Jorge M. Bano, essendo il primo divenuto presidente), da un Segretario generale aggiunto (Jorge M. Bano, anche direttore della rivista del Movimento), da un altro Segretario generale aggiunto «promotore finanziario» (allora il messicano Esteban Espejel G.) e da tre delegati generali. Gli altri organi internazionali del Movimiento erano l’Assemblea generale continentale, in seno alla quale erano rappresentate le diverse sezioni o Comitati nazionali, e la sua emanazione, la Junta Continental (nel 1962 13 membri di 9 nazionalità). Nel 1960 il MPFA aveva inoltre istituito nel suo ambito diversi comitati: oltre a un Comitato d’onore, un Comitato pro Mercado Comun Latinoamericano, un Comitato pro Cultura Americana e un Comitato pro Universidad Continental (per la lista dei loro membri vedi Nuevo Mundo, vol. VIII, n° 50, dicembre 1960).
[4] Vedi WMWFG Newsletter, marzo 1952 (?), che cita due gruppi colombiani all’epoca in contatto con il WMWFG; il primo (di cui questa citazione è l’unica traccia) è quello del dottor M. Bartenstein de Medellin, «interessato nel tentativo di sviluppare una sezione di lingua spagnola del World Movement», l’altro è il MPFA. In seguito il News Digest - WMWFG tornava nel maggio del 1952 sulla questione dei legami con il MPFA per sottolineare che il suo segretario generale Jorge M. Bano aveva chiesto l’affiliazione del suo Movimento al WMWFG, e poi nel settembre-ottobre dello stesso anno per confermare l’accettazione di questa domanda da parte dell’Executive Council del World Movement.
Vedi anche «Ahora es miembro asociado de la Asociacion Universal de Federalistas Mundiales el MPFA», in Nuevo Mundo, vol. 5, n° 36, giugno 1958. Per molti anni Nuevo Mundo pubblicherà una rubrica regolare intitolata «Federalismo mundial en marcha». Dal canto loro i mondialisti scrivevano nel febbraio 1958 in The World Federalist che il MPFA aveva come fine la federazione delle Americhe e guardava al governo mondiale come a un obiettivo secondario e più lontano, felicitandosi del fatto che ci fossero delle diramazioni nella maggior parte degli Stati americani e che godesse di un sostegno parlamentare in alcuni di questi.
[5] La UFMPR era la sezione portoricana del WMWFG, autonoma nei confronti del MPFA. E’ menzionata più volte, in particolare riguardo ai suoi contatti episodici con il MPFA, in The Federalist Newsletter, pubblicazione della United World Federalists nordamericana, vol. 6, n° 7, marzo 1960, The World Federalist, pubblicazione internazionale del WMWFG, l’Aja, vol. 7, n° 4, novembre 1961 e Nuevo Mundo, BuenosAires, vol. 10, n° 61, dicembre 1962 e vol. 16, n° 76, 1969.
Per il MILA, vedi Nuevo Mundo, giugno 1961, «Movimiento de integración latinoamericana, en Valparaiso, Chile».
[6] «El exito logrado por la reunión de Panama impone una nueva actitud al Movimiento pro Federación Americana», in Nuevo Mundo, luglio 1956, n° 25.
[7] Per approfondire le idee del MPFA bisogna esaminare, oltre al suo programma, qui riportato parzialmente nella sua versione inglese, diversi testi che lo completarono nel corso degli anni come «Ya es urgente un plan de paz permanente!», in Nuevo Mundo, vol. 4, n° 27, novembre-dicembre 1956, e «Nuevo Plan de paz para el programa del MPFA», in Nuevo Mundo, vol. 5, n° 33, dicembre 1957, e i due soli opuscoli della collana Temas Americanos che siamo riusciti a trovare, El colonialismo y America, pubblicato in occasione della Conferenza di Caracas dell’OSA sul colonialismo nel 1954, e La Libre Empresa (promotora insustituible de produccion y abundancia para los pueblos. Un alegato en su favor); infine, in inglese, «A progressive Plan - Do you know the American Federation Movement’s Programme?», in Nuevo Mundo, vol. 10, n° 59, luglio 1962.
[8] Nella quinta parte di El colonialismo y America sono ripresi, dopo una nota introduttiva della redazione, una risoluzione del Movimento socialista per gli Stati Uniti d’Europa e un intervento di Leopold S. Senghor, allora ancora membro del Parlamento francese e dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, sull’integrazione delle colonie africane nella Comunità europea; per quanto riguarda il colonialismo sul continente americano, il MPFA si pronuncerà a più riprese per la sua totale eliminazione e proporrà un progetto di risoluzione all’assemblea di Caracas dell’OSA sopra menzionata, che però non sarà preso in considerazione dai delegati degli Stati americani.
Per quanto riguarda il federalismo mondiale, conviene peraltro fare due considerazioni: da una parte, la teoria evolutiva del MPFA, prevedendo di giungere alla Federazione mondiale per mezzo di grandi federazioni regionali che delegassero progressivamente una parte dei loro poteri a un’ONU rafforzata, confermava quella della tendenza minimalista del WMWFG che si opponeva a coloro che volevano ignorare l’organizzazione interstatuale e procedere attraverso l’elezione di un’Assemblea costituente mondiale. Dall’altra parte, tre grandi federazioni regionali sembrano poche, anche se si dimentica l’Africa. Al contrario, il Preliminary Draft of a World Constitution, pubblicato nel 1948 dal Comitato di Chicago e ampiamente diffuso negli ambienti mondialisti (quindi con tutta probabilità conosciuto dal MPFA, come testimonia del resto un articolo di Nuevo Mundo in occasione della morte di Giuseppe A. Borgese), tentava un approccio più preciso e prevedeva nove regioni: il continente europeo e le sue dipendenze insulari, gli Stati Uniti d’America (e il Regno Unito se preferiva aggregarvisi), la Russia europea e asiatica (così come i paesi dell’Europa centrale o baltica che avessero preferito unirsi a questa), l’Afrasia che raggruppava il Vicino e il Medio Oriente (così come il Maghreb e il Pakistan se volevano), le Indie (con il Pakistan, se preferiva), l’Asia Maggiore (Cina, Corea e Giappone con alcuni arcipelaghi del Pacifico), l’Austrasia (Indonesia e Indocina con o senza il Pakistan e i territori del Pacifico meridionale e centrale che lo domandassero), infine la Colombia comprendente «l’emisfero occidentale a sud degli Stati Uniti» (ripubblicato in A Constitution for the World, SantaBarbara, California, ed. Center for the Study of Democratic Institutions, 1965).
[9] «Siamo sostenitori della libera impresa, però diretta verso il bene comune. Crediamo che la libera impresa sia il miglior mezzo per produrre con efficacia, per ottenere abbondanza. Allo Stato, quando sia opportuno, compete regolare la libera impresa con lo scopo di affermare la giustizia sociale o distribuire i frutti della produzione nel modo più equo… Se per socialismo si intende il desiderio che ci sia più giustizia, migliore distribuzione della ricchezza, senza pregiudizio per la produzione, allora siamo socialisti. Ma se il socialismo è la gestione degli affari da parte dello Stato per renderli inefficienti, perché siano sottoposti all’azione deleteria di giochi politici e intrighi, allora siamo completamente antisocialisti, perché sappiamo che con la burocratizzazione degli affari non c’è ricchezza, non c’è produzione», in La Libre Empresa, cit., p. 9.
Questa ossessione produttivistica del MPFA si ritrova alla fine dello stesso opuscolo quando i redattori ricordano il motto del movimento «Freedom-Productivity-Justice. Bases of World Peace» (ibidem, p. 63), o nella sigla del Movimento che riprende nel corso degli anni solo le parole «Freedom-Productivity-Justice».
[10] Sul «Primo Congresso del federalismo», di carattere esclusivamente argentino e organizzato dalla Asociación Cultural Argentina para Defensa y Superación de Mayo (ASCUA) nel settembre del 1956, vedi il rapporto pubblicato da Nuevo Mundo vol. 4, n° 26, settembre 1956. Nell’editoriale di questo stesso numero si può leggere, a proposito delle idee che emersero in questo Congresso, al quale presero parte più di 200 delegati, che il federalismo è «l’antitesi non solamente del centralismo, ma anche del colonialismo», e inoltre che «solo il federalismo, che ha inizio nell’uomo, ha la capacità di realizzare la vera democrazia». Il Congresso si divise in sei commissioni che studiarono i seguenti temi: problemi di struttura, funzione delle autonomie locali nel sistema federale, misure istituzionali, misure economiche, misure finanziarie e pianificazione regionale. Numerosi responsabili argentini del MPFA parteciparono ai suoi lavori, in particolare Juan Esteban Serchio (figlio), allora segretario della sezione argentina e con il quale siamo di nuovo in contatto dopo tutti questi anni, il professor Jorge M. Baño e un membro della sezione uruguayana, Francisco Reboredo, a titolo di osservatore.
Più importante ancora, in quanto organizzato direttamente dal MPFA e raggruppante nell’ottobre 1960 varie centinaia di federalisti venuti da numerosi paesi latino-americani, fu il Primer Congreso Internacional sobre Federalismo Americano (vedi Nuevo Mundo, vol. 8, n° 49, ottobre 1960) che ebbe ugualmente luogo a Buenos Aires. Il Congresso raggruppava 98 delegati rappresentanti 61 organizzazioni, tra le quali, oltre al MPFA, la Republica de los Ciudadanos del Mundo con sei rappresentanti, tra cui David Victor Btesh che siedeva al tavolo della presidenza, e 200 partecipanti individuali. Nuevo Mundo sottolineò la qualità delle adesioni ricevute dal Congresso, come quella del Presidente della Repubblica argentina Arturo Frondizi, o del segretario generale dell’OSA, José A. Mora, così come l’intensità e la varietà dei temi affrontati, e pubblicò una sintesi delle sei principali risoluzioni adottate, che riportiamo qui di seguito, così come i titoli delle 63 proposte di risoluzioni studiate su proposta del MPFA o di diversi partecipanti.
«Sintesi delle risoluzioni approvate: 1. Intensificazione delle relazioni interamericane attraverso università continentali, educazione generale e cultura, indigenato, turismo e sport. 2. Cittadinanza comune americana, Corte Suprema di Giustizia continentale e Congresso inter-americano di legislatori come primo passo verso il Governo federale americano. 3. Migliore distribuzione della popolazione del continente con migrazioni interne per un miglior sviluppo regionale. Assicurazione privata. Integrazione economica e mercati comuni. Tecnicizzazione dei sistemi amministrativi statali. Riduzione della burocrazia. Moneta unica e standardizzazione di pesi e misure. 4. Eliminazione definitiva del colonialismo in America e restaurazione delle sovranità preesistenti nei territori occupati. 5. Ripresa morale. Pace permanente. Consiglio di Sicurezza militare con Stato Maggiore congiunto in previsione di attacchi esterni. Consulenza all’OSA sulla possibilità di elezione dei rappresentanti a suffragio universale. 6. Governo federale americano e sostegno ad altre federazioni regionali. Raccomandazione al MPFA perché porti avanti le iniziative del Primer Congreso Internacional sobre Federalismo Americano. Istituzione del Giorno della Fratellanza e della Libertà universale e appoggio a una conferenza di Capi di Stato per la pace mondiale».
[11] Vedi «Renuncia el Doctor Santiago Gutiérrez», in Nuevo Mundo, n° 8l, gennaio-febbraio 1970. L’organo del MPFA commenta la decisione di Gutiérrez Varela in questi termini: «Il suo atteggiamento si spiega col suo desiderio di dedicarsi in modo più ampio al suo programma di pace mondiale che deve svilupparsi attraverso un Comitato speciale. Come sappiamo, il dottor Gutiérrez è un grande idealista e fervente pacifista che vuole lavorare con una prospettiva più universale e non regionalista». Fino a oggi non ci è stato possibile scoprire altre informazioni sul proseguimento o meno delle sue attività militanti.
[12] «El Movimiento pro Federación Americana y las Naciones Unidas», in Nuevo Mundo, vol. 17, n° 85, 1970.
* Ognuno dei punti elencati sopra viene spiegato più estesamente nel testo originale. Pubblichiamo qui di seguito solo la spiegazione del primo.

 

Condividi con