Anno LX, 2018, Numero 2-3

 

 

IL RISCHIO DI DERIVE AUTORITARIE NEL 21° SECOLO.
IL FEDERALISMO IN RISPOSTA ALLA CRISI DELLE DEMOCRAZIE NAZIONALI

 

 

L’ascesa del populismo in Europa rappresenta il sintomo di una crisi politica dell’Unione europea. Il rafforzamento delle tendenze autoritarie nelle società europee è diventato un evento politico ricorrente negli ultimi anni. Le elezioni nazionali succedutesi l’una all’altra hanno effettivamente confermato la forza dei partiti di estrema destra e populisti: dalla Polonia alla Danimarca passando attraverso l’Ungheria o la Francia. Queste correnti radicali sottolineano una crisi della democrazia liberale europea, sia in termini economici, sia politici. In tale contesto di sfiducia nei confronti dei nostri principi e fondamenti, si pone la questione dei valori europei.

L’Unione si fonda giuridicamente su un insieme di valori comuni: si tratta di valori liberali e democratici ereditati dall’Illuminismo e dalla nostra storia. Il rispetto per la dignità umana, i diritti umani, le libertà fondamentali, lo Stato di diritto, la democrazia sono valori che condizionano la partecipazione al processo di natura federale dell’integrazione europea. Mentre uno svolta federale non è forse una soluzione fattibile a breve termine, una convergenza sulla via federale di tutti gli Stati membri è necessaria. Le istituzioni europee hanno la responsabilità di fornire risposte efficaci, mentre i capi di Stato e di governo ne hanno il dovere. Questa questione è cruciale per l’ordine giuridico e politico dell’Unione e per la costruzione di uno spazio pubblico europeo. Tuttavia, le soluzioni non possono essere importate, trasponendo direttamente i sistemi federali esistenti, o importate da esperienze passate di altre organizzazioni internazionali. L’Unione europea ha una specificità che deve essere preservata attraverso soluzioni uniche che riconoscano e rispettino l’equilibrio costituzionale tra l’Unione e gli Stati membri, ma sempre sulla via federale.

Innanzitutto, le istituzioni europee devono fare pieno uso delle procedure e dei quadri già esistenti. I meccanismi di sanzione sono previsti, ma l’articolo 7 TUE, che si occupa del rischio di una chiara violazione dei valori europei, in un’ottica sia preventiva, sia sanzionatoria, ha un carattere fortemente politico. Il primo passo è innanzitutto riconoscere l’ampiezza dei movimenti politici che sfidano la base dei valori europei: è una vera lotta culturale. Sono le democrazie nazionali ad essere in crisi. E tale crisi prende corpo in movimenti politici di protesta che preferirebbero rimuovere gli elementi di unità tra le nazioni a favore di una diversità europea, reale e preziosa, ma in molti casi assente. È proprio una combinazione degli strumenti politici e giuridici disponibili che potrebbe definire il comportamento richiesto agli Stati membri nei confronti dell’Unione in questo settore. Tutte le istituzioni europee devono partecipare a questo dibattito e monitorare il rispetto dei valori comuni. Il rafforzamento delle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione può costituire la base di azioni contro uno Stato inadempiente. Questi cambiamenti non richiedono necessariamente una svolta federale. L’Unione potrebbe anche creare un sistema di monitoraggio sotto forma di un “quadro di valutazione dei valori”, o condizionare i fondi strutturali al rispetto dei valori dell’articolo 2, relativi ai valori comuni dell’Unione... Tuttavia, tale sfida richiede un costituzionalismo non solo giuridico e dottrinale, ma anche sociale e culturale. Dunque il costituzionalismo che può essere descritto come completo richiede un salto federale. Il federalismo può essere una risposta, indubbiamente la più efficace, a questa crisi dei valori europei, alla crisi delle democrazie nazionali.

La lotta per i valori della democrazia liberale è nobile. Ma è anche necessaria. La chiave del suo successo risiede nelle politiche culturali ed educative. La mancanza di conoscenza, la mancanza di orgoglio e d’attaccamento allo status della cittadinanza dell’Unione e al patrimonio culturale e spirituale europeo sono notoriamente debolezze di fronte alle minacce di ideologie illiberali esterne. I programmi di istruzione negli Stati membri devono essere esigenti e di alta qualità. L’introduzione di una vera dimensione europea nell’insegnamento dell’istruzione primaria e secondaria non è più un’opzione: un focus sulla storia e la cultura, sulla ricchezza della diversità europea ma anche sulle sue radici e valori comuni, ecco una pista interessante. È compito degli Stati portare avanti un simile progetto; è una loro responsabilità. Sarà tuttavia difficile conciliare tali impegni con posizioni politiche dure sulla costruzione europea, se non addirittura autoritarie, sebbene questo termine sia troppo forte per gli Stati europei di oggi. Tuttavia si potrebbe parlare di un’Europa di nazionalismi, di un’Europa di egoismo che non può servire l’interesse dei cittadini.

Inoltre, si deve tener conto del fatto che questa crisi di valori nell’Unione non assomiglia agli ostacoli economici incontrati in passato, o ai disaccordi politici sul futuro del continente. Questa è una questione legata alla ragione d’essere dell’Unione europea, alla sua storia o alle aspettative che essa solleva. Le istituzioni in grado di agire efficacemente e di combattere per la difesa dei valori europei saranno quelle di un’Europa federata. Lo si sta già facendo in politica estera. La crisi oggi invece è all’interno. Non sarà facile affrontare questa sfida perché richiede un’introspezione del cuore dell’Europa, una riflessione su cosa essa sia e su cosa non sia. Si tratta di fare una scelta chiara: la salvaguardia dei nostri valori e principi, o la deriva verso l’illiberalismo e l’autoritarismo. Ciò che viene attualmente fatto è insufficiente, il percorso intrapreso è talvolta staccato da tutti i nostri valori comuni, come si vede nella gestione dei flussi migratori e dell’accoglienza dei rifugiati nel continente. Una delle chiavi sarà trovare una élite politica europea in grado di cogliere questo discorso, farlo proprio in modo coerente e ambizioso. Il discorso politico sul progetto europeo non può essere limitato al gergo tecnico. L’Europa deve avere la sua storia, la sua visione e i suoi dibattiti.

Infine, la crisi delle democrazie nazionali trova fondamento su di un debole, o addirittura inesistente, senso di appartenenza alla comunità europea da parte dei cittadini dell’Unione. Soluzioni semplici o veloci non esistono. Il dibattito e l’affermazione dei valori liberali comporterà politiche a lungo termine, politiche europee globali, politiche federali. Oltre alle sanzioni finanziarie o diplomatiche, un’unione politica richiede sanzioni interne in caso di inosservanza delle sue regole o dei suoi principi. Si tratta di decostruire le argomentazioni contrarie fondate sulla forza della convinzione e sottolineare in che cosa l’Europa si distingue in termini di rispetto degli equilibri tra libertà e sicurezza, tra libertà e giustizia sociale, tra libertà e illibertà. L’unità europea va vista anche in relazione a questa sfida contemporanea, in relazione a una complessità spaziale e temporale storica, fatta di divisioni sovrapposte: divisioni politiche, divisioni linguistiche, divisioni economiche... Lo studio delle questioni europee deve tener conto da questa frammentazione in quanto l’Unione europea unisce gli opposti in modo indivisibile. Ciò è possibile immettendo un nuovo dinamismo e la fiducia che le tensioni culturali svaniranno per lasciare spazio ad un’armonia europea culturale e di civiltà, che non può esistere in un regime illiberale.

Se l’Unione è tipicamente definita come un’organizzazione sui generis, la natura federale dell’integrazione europea non può essere esclusa. L’unità delle nazioni europee si basa sulla costruzione di un’identità europea che dobbiamo scegliere nella continuità della nostra storia o in completa rottura con essa. Il rispetto delle identità nazionali è essenziale per la specificità della nostra Unione, ma non può essere la giustificazione per eccessi illiberali o autoritari nel continente. Il federalismo europeo è una realtà. A volte è troppo assente, specialmente quando si tratta di questi problemi culturali e di valori. Se vogliamo rafforzare ulteriormente il federalismo europeo, facciamolo. Ma non si può negare la specificità europea della diversità: diversità culturale, diversità politica, diversità linguistica... In concordia varietale. Una visione costituzionale sostenibile deve essere al centro di un costituzionalismo europeo cosmopolita, o multinazionale, come riflesso di questa diversità europea. L’equilibrio è difficile. Ma l’unione dei popoli aiuta anche a giustificare e motivare un federalismo europeo più forte, più credibile in contrapposizione alla crisi delle democrazie nazionali. Gli eccessi illiberali di alcuni Stati membri dell’Unione o di una frangia della classe politica europea devono essere controllati e combattuti.

È instillando dinamismo istituzionale e fiducia nei cittadini dell’Unione che i difensori dei valori europei saranno in grado di rompere la dinamica illiberale che tocca il cuore dell’Europa. L’illiberalismo non è inevitabile.

Thomas Buttin

 

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