Anno XXXII, 1990, Numero 1 - Pagina 67

 

 

ITALIANI E TEDESCHI NEL MOVIMENTO EUROPEO*

 

 

Contemporaneamente alle elezioni europee del 18 giugno 1989, ha avuto luogo in Italia un referendum sulla questione dell’attribuzione al Parlamento europeo di un mandato costituente. Circa l’80% degli elettori italiani ha dato una risposta affermativa. Questo risultato è la dimostrazione del favore riscosso dal processo di integrazione europea, che caratterizza da anni il dibattito sugli sviluppi della politica europea in Italia. Come si sia giunti a questo referendum è significativo; e lo è d’altronde anche il risultato, che deve essere considerato senza dubbio molto positivo.

L’iniziativa è stata lanciata dal Movimento federalista europeo, il quale, con il sostegno delle forze politiche e sociali organizzate nel Consiglio italiano del Movimento europeo, ha mobilitato un grande numero di deputati e senatori al fine di presentare il relativo progetto di legge in parlamento. L’iniziativa è stata portata avanti attraverso una lunga procedura legislativa, accompagnata da una continua pressione sui partiti e sui loro gruppi, addirittura su ogni singolo deputato. Le successive attività d’informazione hanno fatto il resto. Alla fine la legge istitutiva del referendum è stata approvata a larghissima maggioranza, e la data è stata fissata in concomitanza con quella delle elezioni europee.

Si tratta di una grande successo per le forze italiane d’ispirazione europeista e federalista. In nessun altro paese iniziative simili hanno avuto successo. Bisogna riconoscere però che negli altri paesi le premesse di carattere politico-culturale, costituzionali, di tradizione nazionale, erano molto meno favorevoli per una tale azione. Ma è anche vero che da nessun’altra parte i federalisti europei e gli europeisti impegnati sono così attivi politicamente, così flessibili dal punto di vista organizzativo e così vivaci intellettualmente come in Italia. Ciò merita un riconoscimento, soprattutto da parte tedesca.

Infatti, accanto e assieme agli Italiani, i Tedeschi rappresentano il gruppo più forte nell’Unione europea del federalisti (UEF) e nel Movimento europeo internazionale, e per questo sono il gruppo predominante.

All’interno dell’UEF, l’Europa Union Deutschland è il partner del Movimento federalista europeo italiano; così come il Consiglio italiano del Movimento europeo ha come partner il Consiglio tedesco. Sono, in entrambi i casi, dei partners complementari nelle loro diversità. Per anni si sono ritrovati insieme nella lotta per il perseguimento dei fini comuni, nonostante le ripetute difficoltà che riemergono a causa delle loro diversità. La loro collaborazione, così come la loro concorrenza e i conseguenti contrasti, sono gli elementi dinamici trainanti e rinnovatori sia dell’Unione europea dei federalisti che del Movimento europeo internazionale.

La concorrenza si presenta soprattutto in occasione di questioni di carattere strategico o concettuale, dove, naturalmente, riemergono le differenti esperienze storiche e la diversa cultura politica. Ciò è riscontrabile già nella struttura stessa delle associazioni di tipo federalista o europeista: quello che in Italia viene definito «movimento», e di conseguenza agisce in maniera movimentista ed attivista, in Germania viene definito «organizzazione» ed agisce in maniera sistematica e schematica.

Se è stata riconosciuta alle associazioni italiane una maggiore flessibilità dal punto di vista organizzativo rispetto alle associazioni federaliste o europeiste degli altri paesi, in Italia si riconosce che nessun’altra associazione dell’UEF è organizzata così bene e razionalmente come l’Europa Union, e che il Consiglio tedesco rappresenta un esempio ineguagliato di strutturazione ponderata. E dove gli Italiani si distinguono per un intelligente attivismo politico, i Tedeschi brillano per la loro ponderata presenza sul piano istituzionale. Ciò che in Italia viene realizzato grazie alla vivacità dell’intelligenza, in Germania è compensato dalle attività scientifiche.

E’ comprensibile che dalle differenze di talento, d’impostazione, di visione, di pensiero, di espressione, nascano anche delle differenze nella scelta delle priorità e delle strade da seguire. Esse vengono discusse insieme, ovviamente all’insegna di quell’esigenza di unità che, come fine comune, definisce anche lo stile dei rapporti e dei contrasti. Ed è così che cresce la reciproca comprensione, che permette, a sua volta, di imparare gli uni dagli altri.

Ma non è solo nelle questioni metodologiche che si manifesta la fruttuosa concorrenza fra i Tedeschi e gli Italiani nel Movimento europeo. Anche i contenuti delle finalità federaliste sono al centro di un conflitto che prelude alla comprensione e all’accordo.

Il federalismo, per esempio, è considerato dai Tedeschi, che vivono e agiscono politicamente in uno Stato federale, una esperienza propria, qualcosa di scontato, un sistema consolidato e pratico, il cui funzionamento non può essere messo in discussione. Non costituisce quindi un problema, e perciò raramente – fin troppo raramente – viene pensato sul piano teorico.

Gli Italiani, invece, per ora conoscono il federalismo solo a livello teorico; questa teoria appare loro giustamente attraente da un punto di vista intellettuale; essa dà molte risposte convincenti alla varietà dei problemi posti dal loro sistema statuale, così come dalla prospettiva della creazione di un ordinamento statale europeo ed internazionale. Le loro esperienze come militanti politici si rifanno, però, ad un ordinamento costituzionale centralista, nel quale essi si muovono. E naturalmente questa esperienza influenza anche la teoria federalista, attraverso una accentuazione dell’aspetto unitario rispetto a quello della molteplicità, considerata dai Tedeschi come fondamentale.

Di conseguenza gli Italiani patrocinano un federalismo che viene dall’alto. Il loro modello è rappresentato dallo svuotamento delle singole componenti che formano una federazione e dalla concentrazione del potere negli organi centrali di governo, il cui ordinamento federativo si fonda sui principi dettati dalla teoria secondo la quale si può facilmente arrivare alla restituzione di parti del potere alle componenti. I Tedeschi, al contrario, sono a favore di un federalismo dal basso: le varie componenti mantengono la loro autonomia costituendo e formando insieme la federazione, per cui le parti di potere che esse affidano alla federazione possono essere amministrate soltanto con la loro partecipazione.

Non a caso, l’organo dirigente del Movimento federalista europeo in Italia è costituito da persone elette dal Congresso (dall’alto), ed è chiamato anche Comitato Centrale; mentre, al contrario, il Comitato Direttivo (Hauptausschuss) dell’Europa Union è formato dai delegati inviati dalle associazioni regionali (dal basso).

Forse tutte queste differenze sono state qui spinte al limite. Non tutti i federalisti italiani, infatti, così come non tutti i federalisti tedeschi, si riconosceranno in queste osservazioni generali. Nel fondo, però, le cose stanno come ho detto. Per questo il dialogo fra Tedeschi e Italiani è così avvincente e costruttivo.

Il Movimento europeo internazionale e l’Unione europea dei federalisti hanno entrambi tratto vantaggio dalla fruttuosa concorrenza sul piano delle idee tra Tedeschi ed Italiani e dalla sincera ed appassionata cooperazione. I successi a favore dell’unificazione dell’Europa e il prestigio che queste associazioni si sono conquistate come iniziatrici, promotrici e stimolatrici nelle diverse fasi positive e negative del processo d’integrazione, si fondano in larga parte su questa dialettica italo-tedesca, che, naturalmente, non ha mai escluso gli amici ed i partners delle altre nazioni e i loro preziosi particolari singoli apporti.

 

Thomas Jansen

 


* In questa rubrica vengono ospitati interventi che la redazione ritiene interessanti per il lettore, ma che non riflettono necessariamente l’orientamento della rivista.

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