Anno LXII, 2020, Numero 1, Pagina 68

 

 

L’ANTIEUROPEISMO NELLA POLITICA AMERICANA
É DESTINATO A RESTARE.
PRENDIAMONE ATTO E REAGIAMO

 

 

Il partito repubblicano è diventato sempre più il partito di Trump. La difesa a spada tratta da parte del partito repubblicano, in entrambe i rami del Parlamento, del presidente Trump nel caso Biden-Ucraina, così come nel caso del Russiagate (da parte anche di esponenti che fino alle primarie del 2016 erano dei cosiddetti Never Trumper) dimostrano che il partito repubblicano è diventato completamente succube del POTUS (acronimo di President Of The United States) in carica, come mai nella storia. Il comportamento dei policy-makers repubblicani, assieme alla popolarità di Trump tra l’elettorato repubblicano (dove registra tassi di approvazione superiori all’80%) sono indizi che il trumpismo, da fenomeno periferico nel 2016, è diventato in tutto e per tutto mainstream del GOP (acronimo di Grand Old Party, nomignolo del partito repubblicano). Trascorreranno anni, se non decenni, prima che il partito repubblicano possa tornare su posizioni più moderate, se mai dovesse tornarvi.

Infatti, allo stato attuale e dopo tre anni abbondanti dalla sua inaspettata vittoria alle primarie repubblicane e la sua vittoria altrettanto inaspettata nelle elezioni presidenziali, Donald Trump rappresenta niente altro che la punta di diamante di una componente ormai molto forte e rumorosa del partito repubblicano, una componente che fino a quattro anni fa sembrava destinata a rimanere minoritaria o comunque lontana da posizioni di responsabilità e che invece, a causa della polarizzazione politica statunitense e dell’incapacità di candidati moderati come Rubio o Kasich di contrastare non solo la candidatura, ma anche la narrativa di Trump, è diventata oramai il mainstream di quello che fu il partito di Lincoln ed Eisenhower. Trump si è distinto, nel 2016, per essere stato l’unico candidato repubblicano e presidenziale a sostenere apertamente la Brexit, e a non aver mai nascosto la sua ostilità verso l’Unione europea, (oltre che verso la NATO) in dichiarazioni e tweet. Oggi non solo una parte sempre più consistente della base repubblicana si informa su Foxnews o piattaforme complottiste e di estrema destra quali Infowars e Breitbart, ma anche organizzazioni studentesche estremiste quali Turning Point USA o la American Conservative Union, ed eventi politici quali la Conservative Political Action Conference (CPAC, evento nel quale Nigel Farage negli ultimi anni è sempre stato ospite e speaker fisso) sono diventate e diventeranno sempre più importanti, rebus sic stantibus, nella struttura del partito repubblicano, specialmente se il trumpismo dovesse dimostrarsi qualcosa di più di un fenomeno passeggero.

Dal punto di vista europeista e atlantista, l’evoluzione antieuropea del GOP, del suo elettorato e della sua élite rappresenta una pessima notizia. Come già menzionato, non solo la CPAC ha visto partecipare come ospiti arci-brexiteers come Nigel Farage, ma l’Unione europea, nelle parole sia di Trump, sia di personalità a lui legate, come Mike Pompeo (che non si è fatto scrupolo ad attaccare frontalmente diplomatici e funzionari europei durante una visita) è continuamente oggetto o di attacchi o scherno, accompagnati da episodi come il (tentato) downgrade dell’Unione europea nella rappresentanza diplomatica presso la Casa Bianca. Se precedentemente uscite tipo il “Fuck the EU” di John Kerry sembravano episodi isolati, nascosti dietro le quinte, e figli della frustrazione del momento, oggi sembrano diventati normali.

Sebbene la NATO resti un pilastro importante dell’ordine Occidentale e sia stata una degli elementi fondamentali per la pacificazione dell’Europa assieme all’integrazione europea, è opportuno considerare che l’anti-europeismo dell’attuale GOP costituisce un rischio molto grave per il futuro dell’Alleanza. Questo anti-europeismo non è solo un’opposizione tout-court al progetto europeo, ma tocca diversi settori. Tocca innanzitutto l’idea stessa di welfare e l’idea di un rapporto più bilanciato tra Stato e mondo degli affari. L’antieuropeismo della destra americana è l’espressione di un’ideologia basata sull’opposizione all’idea stessa di una qualsiasi forma di contratto sociale, che si concretizzi sia nell’intervento pubblico nell’economia (più o meno accettabile a seconda delle condizioni), sia nell’impostazione di tipo liberale con un’autorità antitrust e le sue strutture, sia nella protezione dei dati dei singoli individui, o nell’idea di progressività nel sistema fiscale, o nella lotta a difesa dell’ambiente. L’Europa e l’Unione europea, per la destra americana, la destra conservatrice in tutte le sue forme, paleo-libertaria o neo-autoritaria, sono un tutt’uno che rappresenta tutto ciò che per loro è nemico e ostacolo alla realizzazione del loro progetto ideologico. L’Unione è un ostacolo da rimuovere. La Brexit e il sostegno alle forze anti-EU sono funzionali alla realizzazione di questo progetto plutocratico, che rappresenta l’unione tra lo sviluppo più becero, egoistico e predatorio del mondo degli affari e una lettura superficiale, appiattita e monodimensionale della teoria politica ed economica liberale.

Il fatto che questo discorso sia così forte in uno dei due partiti del sistema statunitense costituisce un rischio molto grave per l’Unione, maggiore del revanscismo russo di Putin (le cui modeste performance sul lato economico limitano fortemente il successo della sua azione), e maggiore dell’emergere della Cina. Se infatti sia la Cina sia la Russia rappresentavano e rappresentano, in modi e misure diverse, dei competitors, gli Stati Uniti erano tradizionalmente i garanti dell’ordine e della stabilità europea. Lasciare, in queste condizioni, che gli Stati Uniti continuino a esercitare un ruolo egemonico nel sistema atlantico, costituisce per l’Europa una scelta molto rischiosa.

In questa situazione, è opportuno considerare diverse scelte. Come tycoons e miliardari americani e australiani non si fanno più scrupoli a finanziare forze votate a frammentare l’Europa e frustarne l’azione in termini di emergenza climatica, allo stesso modo l’Europa non deve farsi scrupolo a reagire, e a contrapporre, citando Klemens von Metternich riguardo alla politica, non tanto “potenza a potenza”, ma soprattutto “altare ad altare”. Lo scontro tra la destra americana, anti-ambientalista, anti-liberale, e nazionalista e un’Unione che scommette ancora sul multilateralismo, sulla transizione energetica e sulle politiche per l’azzeramento delle emissioni è soprattutto un conflitto ideologico. L’Unione non deve esitare a raggiungere quella società civile statunitense, l’élite sia essa democratica sia essa repubblicana, che ancora crede nella vicinanza e leale collaborazione tra Europa e Stati Uniti, ma deve anche tornare a raggiungere le menti degli americani di ogni censo e condizione, di quanti sono stati più vulnerabili al messaggio di Trump nel 2016. Allo stesso tempo, l’Europa deve finalmente diventare più autonoma dagli Stati Uniti, non avversaria ma nemmeno succube, e a diversificare le proprie amicizie e rapporti internazionali. Deve avere una politica di sicurezza e di difesa unita e coesa a sé stante, responsabile di fronte al Parlamento Europeo. Deve darsi una propria politica industriale specie in rapporto alla difesa emancipandosi dagli Stati Uniti e il bilancio europeo dovrà conseguentemente sostenere queste iniziative. Le istituzioni europee dovranno conseguentemente fare un salto costituzionale, al fine di avere un governo europeo capace di fronteggiare l’aggressività della politica repubblicana. Per quanto ciò possa non essere desiderabile dal punto di vista politico, storico e forse anche emotivo, costituirà la migliore strategia per difendersi da un discorso politico sempre più anti-europeista.

Un anti-europeista potrebbe facilmente cadere nell’illusione che l’aggressività della destra americana possa costituire l’inizio della fine per l’Unione e aprire una nuova prospettiva di libertà per i paesi europei. Ciò tuttavia costituisce un’illusione e un atto autolesionistico. La guerra ideologica della destra americana è volta soprattutto all’obiettivo di ribadire una supremazia americana in tutti i rapporti di forza, una supremazia in cui tutto si basa su una visione a somma zero dei rapporti internazionali, nella quale la convenienza per uno (gli USA) deve significare necessariamente lo svantaggio per un altro. I futuri negoziati tra il Regno Unito e gli Stati Uniti, specialmente se Trump dovesse vincere di nuovo nel 2020, saranno un banco di prova per osservare questa nuova dinamica di potere. A ciò si aggiunge il fatto che ideologicamente, l’obiettivo del nuovo GOP trumpiano è lo smantellamento di tutto ciò che costituisce un ostacolo alla realizzazione di quel modello di società iperliberista e plutocratica propagandata dai circoli conservatori americani: la cancellazione degli standard di sicurezza e degli standard ambientali; la cancellazione di qualsiasi presenza pubblica nell’erogazione di servizi pubblici quali sanità e istruzione, la non-protezione dei dati personali, ridotti a pura commodity e, come la crisi ambientale e la crisi del Covid 19 dimostrano, il completo disprezzo verso la scienza e l’esaltazione della cultura irrazionale e anti-scientifica. Per questo, per quanto a un autoproclamato sovranista l’unità europea possa non interessare come prospettiva futura, ancor di meno dovrebbe interessargli una prospettiva di sudditanza totale e l’accettazione di un modello economico e della gestione pubblica che è estranea alla cultura politica ed economica europea.

Francesco Violi

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