Anno XXIX, 1987, Numero 2, Pagina 145


 

VERSO L’UNITA’ MONDIALE DEI FEDERALISTI
 
 
Allorché, a venticinque anni di distanza dal suo primo numero, Il Federalista ha deciso di uscire anche in inglese ed in francese, si trattava «di lavorare per l’unità mondiale dei federalisti e di costituire a questo scopo un punto di riferimento e di scambio di informazioni». In effetti «molte persone si rendono conto della necessità del federalismo… Ma senza unità organizzativa, cioè senza la possibilità di sapere che ciò che si sta facendo nella propria regione del mondo, nel proprio paese o nella propria città, si sta facendo anche in altre parti, paesi o città del mondo, non si può acquistare fiducia nella propria azione, e restare sul campo contribuendo così a fare del federalismo una forza».[1]
Gli editori della rivista erano consapevoli che si trattava di un compito di lungo respiro; tuttavia, meno di un anno dopo questa decisione ed alla luce dei contatti che essa aveva provocato o favorito in tutti i continenti ed in un lasso temporale molto breve, quella che inizialmente non era altro che una dichiarazione di intenti, era divenuta una certezza enunciata con maggior vigore: «Non si può non rimanere stupiti e ammirati nel constatare quanti uomini e donne coraggiosi e tenaci, al di fuori dell’Europa occidentale, dedichino oggi le loro energie ad una battaglia — quella per la federazione mondiale — destinata a rimanere a lungo una pura testimonianza ideale».[2]
In un recente editoriale, si è infine proceduto ad un’analisi delle possibili strade verso l’unità federale del mondo, obiettivo ultimo di tutti i federalisti, cioè di tutti coloro che hanno fatto della lotta per la pace una questione personale e la giustificazione morale della loro azione politica.[3]
Questa nota, quindi, in un momento in cui i federalisti degli altri continenti sono diventati (o ridiventati) per noi degli interlocutori reali, non si propone altro obiettivo che quello di dar vita ad una pausa di riflessione e di fare il punto sulle loro differenti organizzazioni e sull’evoluzione dei nostri rapporti con loro.
 
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Per quanto riguarda Il Federalista, è importante sottolineare l’interesse che ha suscitato al di fuori dell’Europa negli ambienti federalisti. Le numerose segnalazioni di cui la rivista è stata oggetto ne costituiscono la prova;[4] si tratta anche della prova che essa ha saputo rispondere ad una attesa e ad un bisogno reali, anche se inespressi, da parte di tutti i militanti dispersi nei cinque continenti; è la prova, infine, della qualità del lavoro culturale e politico svolto, il migliore, come ha potuto scrivere un responsabile della World Federalist Association americana a Mario Albertini, dopo quello del Committee to Frame a World Constitution, o «Comitato di Chicago», e la pubblicazione di Common Cause, dal luglio 1947 al luglio 1951.[5]
In altri casi, i responsabili di differenti organizzazioni federaliste si sono offerti spontaneamente di aiutarci nel settore cruciale della diffusione, sia centralizzando le richieste di abbonamenti provenienti da dati paesi, come hanno fatto l’inglese Federal Trust[6] o l’Association to Unite the Democracies negli Stati Uniti, sia trasmettendoci centinaia di indirizzi di militanti federalisti o di organizzazioni che si occupano del problema della pace, di intellettuali ed universitari, di biblioteche ed istituti di ricerca, come è avvenuto ad esempio in Australia o nel continente nord-americano.
E’ interessante inoltre sottolineare che la pubblicazione della rivista in tre lingue ha corrisposto, nel corso del tempo, ad un risveglio dell’interesse dei federalisti, al di fuori dell’Europa comunitaria, per il processo di integrazione europea, il suo valore di esempio e la sua incidenza sull’equilibrio internazionale del potere, in seguito all’approvazione da parte del Parlamento europeo, nel 1984, del progetto di Trattato istitutivo dell’Unione europea.[7]
 
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Questo vale per i federalisti atlantisti dell’AUD, erede e prosecuzione dell’Interdemocracy Federal Unionists Inc., fondata negli Stati Uniti nel luglio del 1939, dopo la pubblicazione da parte di Clarence K. Streit del suo libro Union now[8]e diventata Federal Union Inc. dal 1940 a questi ultimi anni.[9]
Streit, deceduto nel luglio scorso a Washington, a quel tempo era corrispondente del New York Times presso la Società delle Nazioni; da questo osservatorio privilegiato, egli denunciò le debolezze dell’organizzazione, fragile lega di Stati sovrani, incapace di salvaguardare la pace di fronte alla minaccia fascista, e ne concluse che era necessario il federalismo. Egli individuò il «problema pubblico numero uno» in quello del governo mondiale e indicò la sola possibilità di fermare la guerra e di assicurare nel lungo periodo la vittoria del sistema democratico nell’unione federale degli Stati democratici del tempo in un solo Stato, la cui stessa potenza avrebbe scoraggiato qualunque aggressore potenziale ed attratto a sé ogni nuovo Stato — che fosse diventato democratico — dando vita in tal modo al primo nucleo della Federazione mondiale.
Dopo la guerra, Streit vide nell’URSS, alleata di un tempo contro il fascismo, la nuova minaccia contro la quale i paesi liberi avrebbero dovuto costruire la loro unità e prese le distanze da gran parte del movimento mondialista americano che, già dal 1941, aveva denunciato una deviazione antisovietica ed atlantista dei suoi amici e, con l’avvento della guerra fredda, il loro sostegno agli ambienti ed alle tesi della NATO.[10] Parallelamente, Streit rifiutò la prospettiva dell’unità europea fine a se stessa, unità che da un lato non avrebbe fatto altro che dividere l’area della democrazia fra l’Unione europea e la United States Union e dall’altro avrebbe rischiato di essere dominata dai «marxisti».[11] Da diversi anni l’AUD, pur tenendo fermi i due principi basilari della sua azione, vale a dire, come anche recentemente Streit stesso aveva avuto occasione di richiamare, quelli di «avviare una federazione internazionale, partendo da un nucleo composto dalle democrazie avanzate, essenzialmente quelle situate nella zona nord-atlantica, e di estenderla progressivamente, man mano che le nazioni sarebbero pronte»,[12] riconosce grande importanza all’Unione europea ed auspica di sviluppare rapidamente i suoi contatti organizzativi con l’UEF.[13]
Bisogna qui ricordare che Il Federalista ha definito ultimamente le condizioni che consentirebbero di evitare che l’idea stessa Unione delle democrazie cada in un circolo perverso e che renderebbero configurabile una federazione economica e successivamente politica fra l’Europa unita politicamente e gli Stati Uniti, parallelamente all’avanzamento del processo di formazione di grandi unioni federali in Asia, Africa ed America latina e nel quadro del superamento del divario Nord-Sud.[14]
A questo proposito, occorre infine sottolineare che l’AUD, pur definendo la federazione democratica mondiale come il suo scopo ultimo e riaffermando che «l’Unione intercontinentale delle democrazie avanzate è l’anima della sua missione», ha allargato il raggio del suo impegno, allo scopo di favorire il dialogo tanto con l’UEF quanto con il movimento mondialista.[15]
 
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Negli ultimi anni, parallelamente ai contatti fra i federalisti europei ed i federalisti atlantisti, si sono anche intensificati quelli fra l’UEF ed i federalisti mondiali.
Alla fine della guerra, nell’agosto 1947, entrambe le organizzazioni, il Mouvement Universel pour une Fédération Mondiale[16] da un lato e l’UEF dall’altro, erano state fondate in Svizzera, a Montreux, ma separatamente. Subito era sorto pure il problema dei rapporti e del coordinamento fra quei federalisti che perseguivano sin dall’inizio la Federazione mondiale e quelli che privilegiavano in una prima fase la creazione di federazioni regionali.[17] I propositi di collaborazione rimasero tuttavia lettera morta, ed i contatti fra i due gruppi diventarono sempre più tenui, nonostante gli sforzi di certuni e di Alexandre Marc in particolare.
E’ ben vero che il MUFM, sin dal momento della sua creazione, si era posto il problema della formazione di federazioni regionali come una delle strade che avrebbero permesso di giungere alla Federazione mondiale, ma senza privilegiarla rispetto ad altre, quali l’elezione di un’Assemblea costituente dei popoli, il registro dei Cittadini del mondo, il rafforzamento dell’ONU e la revisione della Carta di San Francisco; il problema delle federazioni regionali è presente in numerosi testi di risoluzioni, in cui emergono anche delle riserve; comunque, nessuna azione concreta fu mai avviata in questo senso.[18]
A quanto pare ciò si può spiegare, almeno durante i primi anni, con il beato ottimismo che regnava allora negli ambienti federalisti mondiali e con l’opinione diffusa in quegli ambienti che la Federazione mondiale non fosse, in fondo, lo sbocco di un lungo processo di maturazione storica, ma al contrario potesse nascere dal nulla, quasi per intervento dello «Spirito Santo». «Ci si stupirà — scrive Rolf Paul Haegler (segretario dei federalisti mondiali svizzeri) a conclusione del suo libro — dei termini straordinariamente brevi entro i quali molti mondialisti sembrano aver sperato di poter realizzare il loro ideale: convocazione di una Assemblea costituente dei popoli entro il 1950, mentre i gruppi responsabili erano stati costituiti appena nel 1947, revisione della Carta e trasformazione completa dell’Organizzazione delle Nazioni Unite in una Federazione mondiale entro il 1955, vale a dire da due a tre anni dopo aver deciso di lanciare una campagna a questo scopo; tutto ciò è molto poco realistico… I mondialisti hanno accarezzato troppo a lungo l’illusione che sarebbe bastato loro presentare una costituzione mondiale ed una procedura accettabile da tutti per ottenere la ratifica sperata del testo proposto».[19]
Per equità, bisogna rilevare, del resto, che i federalisti europei, salvo qualche eccezione, si sono occupati molto poco della Federazione mondiale, al di là di una semplice esigenza morale e culturale e non si può non fare propria questa recente riflessione di Ferdinand Kinsky, membro sia dell’UEF che del MUFM: «In passato i federalisti mondiali hanno spesso guardato con sospetto ai federalisti europei — essi vogliono creare un nuovo super potere e così dividere ancora di più il mondo. D’altra parte, i federalisti europei si ritenevano molto più realistici dei federalisti mondiali che essi giudicavano totalmente utopisti».[20]
A distanza di quarant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla fondazione delle principali organizzazioni federaliste, è giunto il momento per l’una e per l’altra parte di convincersi che, come ricordava Kinsky, l’Europa unita e la Federazione mondiale sono due obiettivi complementari e non alternativi, e di convenire con lui che «una strategia federalista mondiale oggi non può né consistere nel ribadire semplicemente il nostro scopo (‘Noi abbiamo bisogno di una Federazione mondiale’), né limitarsi in modo conformistico ad una politica dei piccoli passi (‘rafforziamo l’ONU’)… La sola strategia realistica verso la Federazione mondiale è l’approccio regionalistico. Essa consiste nel promuovere delle soluzioni federaliste per l’unificazione dell’Europa, dell’Africa e dell’America latina e degli sbocchi federalisti per la composizione dei conflitti medio-orientali ed indocinesi».[21]
Oggi sembra ragionevole affermare che i federalisti mondiali sono prossimi a riconoscere che se il federalismo non può essere che mondiale, «esso si può sviluppare solo attraverso un processo che deve iniziare in un luogo determinato».[22]
Questo sembra essere, per noi, il significato dell’importanza crescente che essi, come i federalisti atlantisti, hanno recentemente attribuito al processo di integrazione europea ed all’azione del Parlamento europeo.[23] Va ricordato infine che il MUFM ha organizzato ad Aosta, nel giugno 1986, un nuovo incontro, in gran parte dedicato all’«esempio europeo», cui sono stati invitati a partecipare John Pinder e Francesco Rossolillo, rispettivamente presidente e vice-presidente dell’UEF;[24] a questo incontro partecipava anche Ira Strauss, responsabile dell’AUD.
 
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Al di fuori delle organizzazioni federaliste esistenti e attive a tutt’oggi, non mancano neppure delle potenzialità in altri continenti.
Così, la International Student Association of Japan[25] ha preso contatto con la Jeunesse européenne fédéraliste, proponendole di organizzare seminari comuni ed affermando di lottare per la diffusione degli ideali del federalismo in Asia.
In Africa il messaggio federalista dei padri dell’indipendenza, in particolare di Nkrumah, Nyerere e Senghor, non è caduto nell’oblio. Oggi sembrano esistere le basi per la creazione di un movimento federalista africano autonomo dalle contingenze politiche del continente.
Anche in America latina il federalismo ed il problema dell’unificazione a livello continentale sono al centro del dibattito politico, dalle lotte di indipendenza ad oggi; Artigas, che ha lottato per l’unione dei popoli del Rio della Plata o Simon Bolivar, che ha organizzato il Congresso di Panama, sono due esempi che si collocano agli inizi del secolo scorso. In un momento in cui la maggior parte dei paesi che la compongono sono ritornati alla democrazia e gli uomini politici del continente, come Raul Alfonsìn, vogliono rilanciare il suo processo di integrazione economica e politica,[26] non esiste più, almeno per quanto ne sappiamo, alcuna forza federalista organizzata a sud del Rio Grande.[27] Tuttavia, come nell’Europa del post-fascismo, esistono le condizioni affinché si sviluppi in questa parte del mondo una ripresa dell’azione federalista; manca soltanto, come hanno scritto i responsabili della sezione argentina del Movimento federalista europeo in un opuscolo recente, «la scintilla che provochi l’incendio, un manipolo di uomini illuminati e disinteressati che trasformino l’utopia e i sogni in realtà».[28]
 
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Il Federalista in questi ultimi anni ha svolto la funzione di catalizzatore fra le diverse correnti citate in questa nota. Il loro obiettivo ultimo comune è la creazione della Federazione mondiale. Ciò non toglie che queste differenti organizzazioni, legate anche da riferimenti culturali comuni, abbiano ciascuna una propria originalità ed obiettivi loro propri a medio termine. Ad esse si offrono prospettive immediate di azione comune, che non significano necessariamente la fusione.
La celebrazione del bicentenario dclla Convenzione di Filadelfia, che chiama in causa lutti i federalisti e che sarà contrassegnata dal Congresso del MUFM, solo qualche mese dopo quello dell’UEF a Strasburgo, dovrebbe essere l’occasione per concretizzare il riavvicinamento che è stato avviato.
 
Jean-Francis Billion


[1] Si veda l’editoriale «Verso un governo mondiale», in Il Federalista, XXVI (1984), pp. 3-9.
[2] «Una battaglia decisiva», in Il Federalista, XXVI (1984), p. 183.
[3] «Le vie verso la Federazione mondiale», in Il Federalista, XXVIII (1986), pp. 75-80.
[4] Ci limiteremo a citare, a titolo di esempio e senza alcuno spirito di parte, le pubblicazioni del Registre international des Citoyens du monde (15, rue Victor Duruy, 75015 Paris), della segreteria internazionale del Movimento universale per una federazione mondiale (World Federalist News, Leliegracht 21, 1016 GR Amsterdam) o della sua sezione britannica (AWF, 43 Wallingford Avenue, London W10 6PZ), The Federator, pubblicazione della Association to Unite the Democracies (AUD, PO Box 75920, Washington, DC 20013) o World Peace News (777 UN Plaza, New York 10017), rivista dell’American Movement for World Government.
[5] Nella prefazione a A Constitution for the World, la riedizione di Preliminary Draft of a World Constitution (Center for the Study of Democratic Institutions, Santa Barbara, Calif.,1965), Elisabeth Mann Borgese, figlia minore di Thomas Mann e moglie del segretario del Comitato di Chicago, così ne sintetizza la vita e l’opera: «Nell’autunno del 1945, alcuni membri della Facoltà dell’Università di Chicago proposero al Chancellor Robert M. Hutchins la creazione di un Institute of World Government che si affiancasse all’Institute of Nuclear Physics già esistente. ‘Il coraggio intellettuale che ha frantumato l’atomo, scrivevano, dovrebbe essere chiamato in causa per unire il mondo’. La loro proposta si concretizzò nel Committee to Frame a World Constitution, presieduto dal Chancellor. Il segretario generale e principale autore del testo che venne alla fine adottato era Giuseppe Antonio Borgese, oggi scomparso, un esule dall’Italia fascista… Per più di due anni, questo gruppo di giuristi, scienziati sociali e filosofi della politica, con i loro assistenti, discussero, proposero, criticarono e fecero delle revisioni. Il risultato del loro lavoro si è concretizzato nella Preliminary Draft of a World Constitution, nei quattro volumi che raccolgono la rivista mensile Common Cause e in più di duemila pagine di documenti di ricerca fotocopiati o su microfilm».
Sulle pagine di Common Cause ebbero anche la possibilità di esprimersi numerosi militanti federalisti d’Europa (e sui più svariati argomenti), come Albert Camus, Andrea Chiti Batelli, Alexandre Marc, Ernesto Rossi ,e Altiero Spinelli.
Nel luglio 1947, nell’editoriale del primo numero di questa rivista, Robert M. Hutchins scriveva: «Noi non pensiamo, naturalmente, che il nostro progetto preliminare sarà la legge del Mondo unito. Riteniamo tuttavia che il risultato provvisorio di uno sforzo collettivo di diversi anni non sarà vano… Sarà disponibile un modello. Non pensiamo che sarà adottato; osiamo sperare che non cadrà nell’oblio».
A distanza di quarant’anni dalla sua redazione, il progetto del Comitato di Chicago, che all’epoca fu considerato massimalista, persino negli ambienti federalisti, resta uno dei testi fondamentali del federalismo americano del dopoguerra, insieme all’opera di Greenville Clark e Louis B. Sohn, World Peace through World Law (Harvard University Press, 1958).
[6] 1 A Whitehall Place, London SW1 2HA.
[7] Sul valore di esempio dell’unificazione europea, si veda «I problemi della pace e il Parlamento europeo», in Il Federalista, XXVI (1984), pp. 97-102.
[8] Union Now fu dapprima pubblicato a cura dell’autore nel settembre 1938, poi da Harper & Brothers a New York nel marzo 1939. Il libro sarà ristampato più volte durante e dopo la seconda guerra mondiale.
[9] Federal Union Inc. non deve essere confusa con il movimento fondato nella primavera del 1938 a Londra da Derek Rawsnley, Charles Kimber e Patrick Ransome (cfr. Charles Kimber «La nascita di Federal Union», in Il Federalista, XXVI (1984), pp. 206-213).
[10] Il lettore che desideri più ampie informazioni su questo problema e sulla storia del movimento federalista negli USA potrà fare riferimento per i diversi punti di vista, fra gli altri, a Stewart Ogilvy «A Brief History of the World Government Movement in the US», in Humanity, Glasgow, settembre 1949, nuova serie, vol. I, p. 14; Clarence K. Streit, «To Unite Federalists», in Freedom & Union, Washington, 1949, vol. 4, n. 11, pp. 1-4. Si vedano anche i cinque capitoli dell’edizione del dopoguerra di Union Now (Federal Union Inc., Washington, pp. 251324, nella ristampa del 1976) e Clarence K. Streit, «Ten Years Progress towards ‘Union Now’», in Freedom & Union, 1948, vol. 3, n. 10. (Le principali riviste federaliste americane del dopoguerra, comprese Common Cause, Freedom & Union e World Government News sono in corso di ristampa sotto forma di microfilm, a cura di Joseph Preston Baratta, presso Clearwater Cy., New York).
[11] Si veda Clarence K. Streit, Union Now, edizione del dopoguerra, op. cit., «The Dangers in Mere European Union», pp. 277-279, e «A Marxist US of Europe», in Freedom & Union, 1947, vol. 2, n. 7, pp. 2-4.
[12] Clarence K. Streit, «Federate», in The Federator, vol. I (1984), n. 2.
[13] Si veda la collezione completa di The Federator, bollettino dell’AUD dal 1984; con ragione The Federator può considerare i suoi lettori come i soli americani che siano stati regolarmente informati della lotta per l’Unione europea dopo il voto storico del Parlamento europeo nel 1984, fino allo scacco costituito dall’adozione da parte del Consiglio europeo di Lussemburgo, nel dicembre 1985, dell’Atto unico europeo.
[14] «A proposito del dirottamento dell’Achille Lauro», in Il Federalista, XXVII (1985), pp. 83-87.
[15] Si veda la risoluzione dell’Executive Committee dell’AUD del 6 ottobre 1986, «Preliminary Guidelines on AUD Support of Extra-atlantic Federalism», alcuni estratti della quale (citati in The Federator, vol. III (1986), n. 6, pp. 5-6) sono riportati di seguito: «a) A livello intercontinentale l’AUD sostiene le proposte di integrazione e federazione delle democrazie della NATO, quelle dell’OECE e parziali raggruppamenti di queste democrazie… L’unione intercontinentale delle democrazie industriali avanzate è l’obiettivo cruciale della missione dell’AUD. b) A livello regionale, l’AUD sostiene le iniziative e le proposte per la federazione e l’integrazione delle democrazie in: l) Europa; 2) America latina, sia nel suo complesso sia in alcune componenti, compresi gli sforzi attualmente in corso a livello subregionale, quali la proposta di Trattato di Contadora, nella misura in cui esso configura una confederazione centro-americana garantita dai paesi vicini, e prevede libere elezioni nazionali; 3) Caraibi; 4) Africa; 5) Asia meridionale, come il governo federale dell’India che già esiste, e i tentativi dei paesi dell’ASEAN (con la riserva che le procedure democratiche non sono omogenee fra i paesi dell’ASEAN, e qualsiasi forma di governo federale fra di essi dovrebbe fondarsi saldamente sulla democrazia); 6) bacino del Pacifico fra società compatibili, compresi i recenti Federated States of Micronesia; 7) USA e Canada, come proposto nel patto di libero scambio».
[16] Il MUFM ha adottato questa denominazione in francese nel 1954, al suo 6° Congresso a Londra; si era chiamato sino ad allora Mouvement Universel pour une Confédération Mondiale; la denominazione inglese dell’organizzazione., World Movement for World Federal Government, era diventata World Association of World Federalists nel 1956, e successivamente World Federalist Movement ad Aosta, nel giugno 1986.
[17] Cfr. Rolf Paul Haegler, (Histoire et idéologie du mondialisme, Zürich, Europa Verlag, 1972) che cita come organizzazioni in contatto con il MUFM negli anni ‘50, oltre all’UEF, il Movimiento pro Federación americana e l’Asian Federation Movement. E’ un libro da leggere, poiché traccia la storia della nebulosa mondialista dalle sue origini, che risalgono alla fine degli anni ‘30, sino agli anni ‘70.
[18] Si vedano, fra le altre e per parlare solo dei primi anni, la dichiarazione politica di Lussemburgo nel 1946, la dichiarazione di Montreux nel 1947, la dichiarazione del 2° Congresso di Lussemburgo nel 1948, che riprendiamo in parte di seguito: «L’integrazione a livello regionale può essere un metodo per avviarsi verso il governo federale mondiale. La formazione di federazioni regionali può affrettare la formazione del governo federale mondiale a condizione che: a) esse non diventino fini a se stesse; b) siano suscettibili di diminuire le tensioni e le divergenze esistenti fra grandi e piccole nazioni e c) restino subordinate all’obiettivo superiore, la costituzione del governo federale mondiale. Bisogna tuttavia sottolineare che le federazioni regionali non possono da sole risolvere il problema di garantire una pace durevole». (testi riportati nel lavoro di Rolf Paul Haegler, op. cit., pp. 159-164).
[19] Op. cit., pp. 131-2.
[20] Questa citazione e quelle che seguiranno di Ferdinand Kinsky, sono tratte dal suo intervento al seminario del MUFM «World Federalism: Contemporary Goals and Strategies» del luglio 1985, pubblicato in The London Seminar, WAWF, Amsterdam, 1985, pp. 13-16.
[21] Non è irrilevante che Ron J. Rutherglen, a quel tempo executive director del MUFM, abbia citato questo passo dell’allocuzione di Ferdinand Kinsky in extenso, nel corso dei suoi interventi negli USA e in Canada nella primavera del 1986, facendo sapere che egli lo riprendeva per conto suo, come nel documento interno «Presentation North American Visit — march 16 - april 6» diffuso all’interno dell’organizzazione al suo ritorno.
[22] Il Federalista, XXVI (1984), p. 183.
[23] Faremo soltanto due esempi per illustrare questa tesi e l’interesse crescente dei federalisti mondiali, in particolare al di fuori dell’Europa, per la costruzione comunitaria. In primo luogo l’editoriale del Canadian World Federalist, agosto 1985, «Towards European Federation» (WFC, 46 Elgin Street, Suite 32, Ottawa – Ont. KIP 5K6); in secondo luogo la risoluzione sull’Unione europea adottata il 14 settembre 1985 a Newark dal Board Meeting della WFA (418 7th Street, S.E., Washington, DC 20003) e di cui riprendiamo alcune parti: «…Sostiene con entusiasmo il rafforzamento proposto delle istituzioni sovrannazionali della Comunità (CEE) attraverso: a) l’abolizione del diritto di veto nazionale nel Consiglio dei Ministri; b) il rafforzamento dei poteri del Parlamento europco nei suoi rapporti con il Consiglio dei ministri e con la Commissione europea; riconosce l’importanza storica del progetto di Trattato approvato dal Parlamento europeo, che istituisce l’Unione europea ed auspica la sua rapida ratifica. La costruzione dell’Unione europea sarà un modello per la costruzione della Federazione mondiale. La WFA sostiene con favore l’azione dell’UEF e delle altre organizzazioni europee che operano a questo scopo…».
[24] Un numero speciale di World Federalist News, contenente i principali interventi al seminario di Aosta, è stato recentemente pubblicato.
[25] ISAJ, recapito postale in Europa: c/o Pacific Rim Study Center, Lijnbaansgracht 347/4, 1017 XB Amsterdam, Olanda.
[26] In questo senso, secondo la Nacion di Buenos Aires, egli ha dichiarato nell’aprile scorso, in occasione di un seminario su «Los partidos polìticos y la integracion de América latina» che «vi sarà una società mondiale democratica e giusta o vi saranno soltanto caos, guerre e ritorno alla barbarie, sotto la minaccia crescente di un definitivo olocausto nucleare», insistendo sulla «necessità per le nazioni dell’America latina di lavorare per la loro unità continentale» ed «invitandole a imitare l’esempio delle Comunità europee».
[27] Il Movimiento pro Federación americana di Bogotà per molto tempo in contatto con il MUFM, sembra essere scomparso negli anni 1970 e la dittatura argentina ha avuto ragione del Movimiento Accion para la Unidad latinoamericana.
[28] Hacia la Unidad europea, MFE (seccion en Argentina), 1986, Ayacucho 3130, 1651 San Andres.

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