Anno XXX, 1988, Numero 2, Pagina 104

 

 

TUTELA EVALORIZZAZIONE DELLA RISORSA AMBIENTE*
 
 
1. Ambiente è sviluppo.
 
Obiettivo dello sviluppo sociale è l’utilizzo razionale di tutte le risorse scarse per il benessere della collettività.
Le risorse oggetto di diritti di proprietà hanno un prezzo, e quindi un indicatore della loro scarsità; al contrario le risorse ambientali che sono proprietà comune (aria, acqua pura ed altre), non sono razionate dal mercato, e non entrano perciò automaticamente nelle stime della ricchezza nazionale; il loro valore per il benessere sociale, tuttavia, è ingente. Tramite l’intervento pubblico, occorre perciò utilizzare e razionare anche queste risorse della natura, affinché lo sviluppo socio-economico non sia monco. In realtà, in un’economia avanzata come la nostra, l’aumentato reddito ed i crescenti consumi rendono la valorizzazione del patrimonio ambientale sempre più parte integrante dello sviluppo socio-economico. Solo una crescita cieca, e perciò effimera, potrebbe ignorare questa circostanza.
Occorre dunque organizzare lo sviluppo della nostra società, cambiando nel tempo le regole della progettazione, secondo quanto è dettato dalla evoluzione della cultura e della scienza. Infatti, «la Terra chiusa del futuro esige principi economici che sono piuttosto diversi da quelli della Terra aperta del passato» (K. Boulding).
Parlamento, governo e pubbliche amministrazioni sono tra i fondamentali protagonisti di questa nuova progettazione, poiché in essi si coagula la domanda ambientale inespressa dal mercato, che viene quindi esplicitata tramite le scelte pubbliche.
 
2. Ambiente è occupazione.
 
Alla domanda se le attuali politiche ambientali riducano l’occupazione, l’esperienza compiuta sino ad ora ha risposto che, al contrario, tali politiche non esercitano effetti negativi.
Ma la questione andrebbe capovolta, per chiederci quale sarebbe la situazione dell’occupazione in assenza della politica di tutela della natura. Certamente i danni alla salute ed al benessere, e quindi per il lavoro e la produttività, sarebbero ingenti. E ci si potrebbe chiedere, ad esempio, quanti posti di lavoro andrebbero persi nelle aree turistiche senza la tutela dell’acqua, dell’aria e del suolo, e quanti pescatori rimarrebbero, dopo il duemila, se non ci fosse alcuna politica di gestione delle risorse.
Ma non basta: occorre anche tener conto degli alti tassi di disoccupazione caratterizzanti molti paesi industrializzati, e del fatto che l’introduzione di nuove tecnologie, specialmente di quelle basate sul calcolatore, potrebbe, almeno in una fase di transizione, accrescere la disoccupazione.
Occorre dunque sviluppare nuove politiche, ed in particolare organizzare la produzione di quei beni e servizi socialmente utili che non sono autonomamente forniti dal mercato. La valorizzazione dell’ambiente si pone, anche da questo punto di vista, come un settore elettivamente adatto a fornire nuove occupazioni. In questa direzione ci si è già avviati con recenti iniziative in sede nazionale e CEE. Facendo leva sulla progettualità di soggetti pubblici e privati, esse forniscono uno sbocco innovativo per il conseguimento congiunto degli obiettivi del miglioramento dell’ambiente e della creazione di occupazione.
 
3. Ambiente è partecipazione.
 
La sopravvivenza del nostro pianeta (ed in esso del nostro paese), fine centrale della politica ambientale, è obiettivo comune a tutti gli uomini, creatore di consenso generale, come è testimoniato dalla crescente schiera di coloro che attribuiscono priorità alla valorizzazione dell’ambiente fisico e naturale.
I governi, in particolare, hanno il compito di organizzare questa partecipazione, impegnandola su obiettivi realistici e concreti. Tra gli strumenti da utilizzare, in particolare la valutazione di impatto ambientale deve prevedere una larga partecipazione dei cittadini per mettere a frutto il loro apporto critico, in merito alle realizzazioni che verranno decise in ambito pubblico e privato.
 
4. Ambiente è assenza di frontiere.
 
Only one World, una sola Terra, è il motto-manifesto lanciato dalle Nazioni Unite a Stoccolma nel 1972, nella conferenza che ha stabilito la dimensione internazionale dell’ambiente. Infatti, mentre vi sono fenomeni di eccellenza o di degrado ambientale a rilevanza solo locale, sono anche molti, ed importanti, i problemi di carattere internazionale, o addirittura globale: ad esempio l’«effetto serra» (ossia l’eventuale aumento della temperatura dell’atmosfera, a causa dell’emissione di anidride carbonica, derivante dall’utilizzo di combustibili fossili e di altri gas), i vari casi di inquinamento transfrontaliero, l’esistenza di bellezze di importanza mondiale da tutelare e valorizzare (dal Gran Paradiso al Gran Canyon).
La Comunità economica europea ed altri enti internazionali cooperano nell’organizzare la volontà comune di tutela dell’ambiente, ma alla base di questa azione deve stare il convincimento di ciascuno che il legame ecologico contribuisce a renderci cittadini non soltanto d’un singolo paese, ma del pianeta Terra.
 
5. Ambiente è cultura.
 
La filosofia greca, madre ispiratrice dell’attuale concezione sul ruolo del lavoro e della tecnologia, ha sviluppato l’idea-forza secondo cui l’uomo è il fabbro che, forgiandole col lavoro, dà esistenza alle cose. Platone afferma infatti: «Ogni causa che faccia passare una cosa qualsiasi dal non-essere all’essere è produzione». Questo convincimento risale alla concezione di dominio del Genesi («Tutto ciò di cui la terra formicola e tutti i pesci del mare sono consegnati alle vostre mani»), ed attraversa i secoli, transitando per Karl Marx (che condivide quasi fotograficamente l’idea platonica secondo cui il lavoro fa passare le cose dal non-essere all’essere).
Il protezionismo della natura si basa invece sul principio che è «bene», altrettanto e spesso più prezioso di quello prodotto, anche l’oggetto ed il fenomeno ambientale intatto, che al di fuori da ogni trasformazione operata dall’uomo trae il suo valore proprio dalla «naturalità» (ed ancor più dalla Wilderness). Constata inoltre che la Terra è una navicella spaziale in cui i serbatoi per contenere i rifiuti non sono infiniti, e nella quale il lavoro di oggi non deve sottrarre eccessive risorse non rinnovabili a quello di domani.
Il contemperamento di queste due posizioni si trova nella nuova cultura del rapporto uomo-ambiente, che trae i suoi strumenti concettuali, fra l’altro, dalla moderna economia ambientale, fondata sul valore sociale (e non soltanto per l’individuo) delle «cose»; sul conseguente superamento, laddove necessario, delle valutazioni di mercato; sulla consapevolezza che l’ambiente deve essere protetto in modo oculato e lungimirante, nell’interesse stesso dell’uomo.
 
6. Ambiente è futuro.
 
«Esiste una notevole evidenza storica per suggerire che una società la quale perde la sua identità con la posterità, e che smarrisce l’immagine positiva del futuro, perde anche la capacità di affrontare i problemi correnti, e si spezza rapidamente» (W. Baumol). Tutelare l’ambiente significa lavorare non soltanto per il presente, ma anche per il futuro dei nostri figli e nipoti. Nella politica di protezione della natura la collettività si identifica dunque con il futuro anche distante, e trova l’ispirazione e le forze per progettare il benessere nel senso più ampio del termine, riferito cioè a tutte le risorse ed a tutte le generazioni.
 
Emilio Gerelli


* Si tratta del Documento conclusivo elaborato nel novembre del 1987 all’interno della Commissione per la protezione dell’ambiente, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri del governo italiano.

 

Condividi con