Anno LVII, 2015, Numero 1-2, Pagina 54

 

 

John Pinder: Come un pellegrino*

 

ANDREW DUFF

 

 

John Pinder era questa cosa rara: un leader intellettuale nel campo della politica. Il riassunto della sua carriera parla da sé: dopo aver frequentato matematica e statistica a Cambridge – al King’s College, quello di Alan Turing e Maynard Keynes –, nel 1943 si arruolò nella Royal Artillery e da allora mantenne quello stile un po’ militaresco, elegante, impettito, patriottico, con tanto di baffi, che lo ha sempre caratterizzato. Come per molti della sua generazione, l’esperienza della guerra contro il fascismo fu determinante. Il suo primo lavoro da civile fu quello di addetto stampa per Federal Union (1950-52), in quel periodo influente forza politica non solo tra le migliori menti impegnate nella costruzione dell’Europa del dopoguerra, ma anche tra chi doveva gestire il graduale ma irreversibile smantellamento dell’Impero britannico[1]. John era cresciuto in India, dove suo padre era impegnato nella costruzione di tram e ferrovie: nel far viaggiare l’India in orario aveva trasmesso a suo figlio un duraturo interesse per i viaggi, le lingue straniere e la puntualità.

Dal 1952, Pinder entrò a far parte dell’Intelligence Unit dell’Economist, dove con altri continuò a sviluppare la difficile e pressante battaglia per la partecipazione britannica alle Comunità europee. Dal 1964 al 1985 è stato il Direttore dell’importante think-tank londinese Political and Economic Planning (PEP) – successivamente ribattezzato Policy Studies Institute (PSI). La lista delle pubblicazioni di cui è autore o supervisore e la qualità di quanti ha fatto lavorare è impressionante sotto ogni punto di vista. La rete costruita da Pinder ha fatto crescere studiosi, giornalisti, funzionari e politici (di tutti i partiti) impegnati, nel miglior senso del termine, verso gli obiettivi della giustizia sociale, della crescita economica, dell’approfondimento della democrazia e dell’internazionalismo.

Naturalmente, la rete di Pinder non si è fermata a Dover. E’ stato particolarmente vicino al Movimento federalista europeo (MFE). Con Jacques Vandamme è stato il co-fondatore, nel 1974, della Trans-European Policy Studies Association (TEPSA), ed ha mantenuto per trent’anni un intenso impegno nell’insegnamento come professore al Collège d’Europe di Bruges (dove tanti esponenti della classe politica europea lo hanno ascoltato). E’ stato Presidente dell’Unione europea dei federalisti (UEF), che amava, dal 1984 al 1990 (gli anni della Thatcher); ed è sempre stato il più possibile attivo in seno al Movimento europeo, sia nel Regno Unito, sia a livello internazionale. Ha declinato ben pochi inviti a parlare o a scrivere ed ha coscienziosamente adempiuto agli impegni che aveva accettato.

Dal 1985 al 2008, John Pinder è stato il Presidente del Federal Trust for Education and Research, fondato nel 1945 da William Beveridge. Sebbene sempre timido e riservato, John era anche ardito come un militare. Non ha mai esitato a chiamare i suoi amici in alto loco – come Roy Jenkins, Edward Heath, Altiero Spinelli e perfino Valéry Giscard d’Estaing – soprattutto quando li considerava (cosa che capitava spesso) scarsamente impegnati o inconsistenti verso la causa europea. Gli alti standard che imponeva a se stesso lo portavano ad aspettarsi molto dagli altri.

John era un brillante curatore del lavoro degli altri ed insieme un gentile ma fermo mentore di quanti più giovani (come me) aveva reclutato al suo fianco. La sua lunga bibliografia illustra bene l’ampio respiro del suo pensiero e della sua politica: economista, politologo, ambientalista, storico, insegnante, benefattore. E siamo veramente fortunati perché, dopo la sua morte, il 7 marzo, all’età di 91 anni, i suoi scritti e il suo esempio restano con noi: il suo impegno liberale, la sua costanza, la sua umanità.

Era un eccellente scrittore, che affrontava temi complessi con scrupolo e modestia[2]. Ecco come si esprime sul Trattato di Maastricht: “Il problema sul tappeto è se i poteri [dell’Unione europea] debbano essere esercitati in comune nel quadro di un sistema intergovernativo, che è al tempo stesso inefficiente ed antidemocratico, o essere attribuiti ad un sistema efficace basato sui principi del governo democratico, con un ordine giuridico che rispetta i diritti fondamentali ed un vero e proprio governo a fronte del quale i rappresentati del popolo – insieme, nei sistemi federali, ai rappresentanti degli Stati – emanano leggi e controllano l’esecutivo. Tale sistema è basato sulla filosofia politica inglese, più che su qualsiasi altra. E’ molto triste che il governo britannico si opponga alla sua applicazione all’Unione europea, dove l’interdipendenza rende necessario un nuovo livello di governo.”

John sostenne con forza l’allargamento dell’UE ad Est, così come il suo rafforzamento democratico. E’ stato uno dei primi a richiedere che si svolgesse una convenzione costituzionale europea. “Questa procedura è una novità per gli inglesi. La nostra costituzione si è sviluppata in un altro modo. Ma l’esercizio del potere politico in comune con i nostri vicini per affrontare i problemi della reciproca interdipendenza ha raggiunto un punto in cui è necessaria una costituzione per controllarlo correttamente; e questa necessità diverrà ancor più acuta man mano che crescono il numero e la diversità degli Stati membri. La costituzione europea non può evolvere nel corso di secoli come ha fatto quella inglese, né dovrebbe continuare a svilupparsi con i metodi usati per negoziare il Trattato di Maastricht. Il Trattato è un risultato positivo; ma al tempo stesso disorienta, rimane oscuro, e non riesce a trascinare il popolo con sé. Gli europei hanno bisogno di un’Unione efficace con un governo democratico, che deve essere istituito con una procedura che assicuri il consenso dei cittadini. (…) Solo così gli europei possono garantirsi la sicurezza, la prosperità e l’ambiente necessari nell’Europa fortemente interdipendente del ventunesimo secolo.”

Nel Who’s Who, John ha indicato come suoi interessi “la musica, le passeggiate, le lingue straniere e la letteratura”. La sue vacanze trascorse passeggiando con Pauline in Francia e in Italia non hanno mai cessato di ringiovanirlo. Possiamo immaginarcelo che avanza lentamente, immerso nei suoi pensieri, di umore lieto, come un pellegrino, con ostinata perseveranza verso una meta che diviene sempre più chiara e vicina.

 


[1] Si veda: John Pinder, Richard Mayne, Federal Union: The Pioneers, Londra, Palgrave MacMillan, 1990.

[2] Si veda, per esempio: John Pinder, The European Union: A Very Short Introduction, Oxford, Oxford University Press, 2001.

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