Anno XXXIII, 1991, Numero 2 - Pagina 126

 

 

L’Ecu e la nascita del nuovo ordine economico mondiale

 

ALFONSO JOZZO

 

 

L’Europa è ormai giunta alle soglie dell’Unione monetaria: se la conferenza intergovernativa attualmente in corso avrà esito positivo – come ormai sembra certo dopo l’accettazione implicita da parte del Regno Unito delle conclusioni fino ad ora raggiunte – e giungerà alla redazione di un nuovo Trattato che preveda la creazione, entro un periodo di tre-cinque anni, di un’unica banca centrale, sia pure a carattere federale, e l’adozione dell’Ecu come moneta unica, una radicale riforma delle relazioni economiche internazionali sarà avviata.

E’ quindi il momento di chiedersi se, con l’Ecu, nascerà un nuovo ordine economico mondiale e di cercare di individuare l’impatto di questa radicale riforma del sistema monetario internazionale, riforma forse più rilevante di quella attuata all’indomani della seconda guerra mondiale con l’istituzione, a Bretton Woods, del Fondo monetario internazionale.

 

Sud ed ecologia: le nuove sfide.

 

L’economia mondiale si trova attualmente di fronte a due grandi sfide, che impongono un diverso utilizzo delle risorse rispetto alla situazione dei passati decenni:

1) è assolutamente indispensabile garantire uno sviluppo al Sud del mondo, che riduca lo squilibrio rispetto al Nord, al fine di evitare la formazione di blocchi contrapposti, di controllare le migrazioni, diffondere la democrazia e, in ultima istanza, rendere possibile la creazione di istituzioni mondiali in grado di garantire a tutti gli uomini la sicurezza ed il benessere;

2) la preservazione dell’equilibrio ecologico impone di modificare profondamente gli istituti che presiedono al funzionamento del sistema economico, al fine di evitare l’uso improprio del territorio con le conseguenti diseconomie.

L’utilizzazione razionale del capitale diviene essenziale date le massicce esigenze da soddisfare (sviluppo del Sud, equilibrio ecologico) e la limitata capacità del sistema economico di aumentarne a dismisura la disponibilità. La nuova situazione che tende a caratterizzare l’economia mondiale richiede il ritorno al concetto di «rarità» del capitale – che, come è noto, sta a fondamento della stessa scienza economica – e la conseguente necessità di far funzionare in modo efficiente il mercato mondiale allocando le risorse là ove se ne riscontra l’utilizzo più produttivo e, quindi, di rimuovere quei limiti istituzionali che invece indirizzano attualmente le risorse verso lo sperpero.

In particolare deve essere modificata la tendenza attuale che indirizza i capitali verso la zona Nord del mondo a causa del maggiore rischio «politico» per gli investimenti privati insito nelle zone Sud, al fine di cogliere tutte le potenzialità produttive di queste aree, dove il fattore lavoro a bassissimo costo deve venire impiegato localmente invece di attivare sconvolgenti flussi migratori. Un sistema di tassazione «ecologica» su base sovrannazionale deve essere, d’altra parte, introdotto in tempi brevi al fine di indirizzare gli investimenti nei settori che consentono di preservare l’ambiente e l’equilibrio ecologico.

 

Un nuovo sistema monetario internazionale.

 

Un primo passo necessario per giungere a questi obiettivi è costituito dalla riforma del sistema monetario internazionale e dalla presenza di una «moneta mondiale» stabile che non stravolga, attraverso l’inflazione, il funzionamento del mercato mondiale.

A ben vedere si tratta di ripristinare ed estendere a tutto il mondo le condizioni, create a Bretton Woods, di stabilità monetaria – con i meccanismi del Fondo monetario internazionale e della convertibilità in oro del dollaro – e di sostegno alla ricostruzione europea con l’intervento della Banca mondiale, nel quadro del Piano Marshall.

La nascita dell’Ecu consente di dare al mondo un sistema monetario basato sulla stabilità e di evitare la «manipolazione» inflazionistica dell’economia mondiale da parte di paesi od interessi particolari, dato che l’Ecu può diventare una valuta internazionale concorrente con il dollaro solo se presenta caratteristiche accentuate di stabilità, rispondendo così alle esigenze dei risparmiatori internazionali che vogliono evitare di vedere eroso il loro capitale dall’inflazione.

La stessa struttura istituzionale prevista per l’emissione dell’Ecu –una banca centrale indipendente – rafforza questa tendenza facendo dell’Ecu una moneta emessa da una «vera» federazione ove il potere di influenzare l’emissione di moneta da parte delle autorità politiche è minimo.

Con l’istituzione della Banca centrale europea il controllo dell’inflazione viene rafforzato ed i meccanismi previsti per l’Unione economica e monetaria impediranno la formazione di deficit pubblici massicci a livello sia europeo che nazionale, con la conseguenza di aumentare il capitale a disposizione per gli investimenti, mentre gli Stati Uniti saranno costretti, a causa della concorrenza dell’Ecu verso il dollaro, a stabilizzare la propria moneta controllando l’inflazione e riducendo drasticamente l’assorbimento di risorse esterne per finanziare un livello crescente di consumi incompatibile con le risorse prodotte.

La profonda riforma del sistema monetario internazionale indotta dall’Ecu consente quindi di accrescere la disponibilità di capitale a livello mondiale e di rendere possibile il finanziamento di piani di riconversione ecologica e di sviluppo del Sud attualmente impensabili.

 

Un piano di sviluppo per il Sud.

 

In particolare, con l’emergere dell’Ecu come moneta mondiale in concorrenza con il dollaro, si avrà in una prima fase il mantenimento del tasso di interesse «reale» (cioè al netto dell’inflazione) su livelli elevati, con la conseguenza di uno spostamento del reddito dagli utilizzatori ai detentori del capitale in tutte le sue forme, incluse le materie prime esauribili (dal petrolio al legname). Se il potere d’acquisto della moneta mondiale viene salvaguardato dall’inflazione, i paesi debitori dovranno trasferire ricchezza ai paesi creditori ed il ciclo perverso degli ultimi decenni che ha visto il Sud finanziare il Nord viene interrotto.

Il passaggio non risulterà facile, poiché tutte le economie dovranno adeguarsi alle nuove condizioni prevalenti sul mercato mondiale, ma l’occasione per riformare profondamente tutti i contesti istituzionali ed economici, sia al Nord che al Sud, potrà essere colta, a differenza di quanto avvenuto all’inizio degli anni ‘70, quando il ciclo inflazionistico, scatenato dagli Stati Uniti con la rottura del sistema di Bretton Woods, accentrò in quel paese il riciclaggio del surplus mondiale. Non è un caso, d’altra parte, che tale ciclo inflazionistico mondiale si sia affermato all’indomani del fallimento del Piano Werner, primo tentativo di realizzare l’Unione monetaria europea.

Il capitale potrà indirizzarsi verso le aree in cui il suo utilizzo è più produttivo (il Sud) solo se sarà rimosso l’ostacolo, prima accennato, del rischio «politico».

Come avvenne per le economie occidentali ai tempi del Piano Marshall, occorre attuare in primo luogo la realizzazione degli scambi e degli investimenti nei paesi del Sud, almeno nell’ambito di accordi economici regionali che abbiano però un minimo di vitalità economica propria e che siano collegati – come lo fu l’Europa occidentale allora – ad un polo economico trainante quale la Comunità europea, gli Stati Uniti od il Giappone; solo in questo caso l’attività economica nei paesi del Sud può risultare efficiente e competitiva, sia pure utilizzando tecnologie e metodi produttivi che comportino una più bassa dotazione di capitale per addetto.

L’intervento di un quadro istituzionale ispirato a quello in cui fu possibile la ricostruzione europea è quindi il prossimo obiettivo dell’azione federalista per avanzare verso il nuovo ordine economico mondiale: il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale per la ricostruzione e lo sviluppo, l’Organizzazione europea di cooperazione economica, l’Unione europea dei pagamenti, la Comunità europea sono gli esempi a cui riferirsi.

La situazione attuale dell’America latina, dell’Africa e dell’Asia è certamente diversa: nuove idee devono nascere ed ispirare i nuovi modelli istituzionali atti a consentire la riunificazione del Nord e del Sud del mondo.

Nel momento in cui, con l’Unione economica e monetaria, il processo iniziato mezzo secolo fa trova il suo pieno compimento, una rimeditazione della fase iniziale di questa lunga impresa può fornire non solo lo stimolo ideale per affrontare i nuovi compiti, ma anche insegnamenti concreti.

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