Anno XLV, 2003, Numero 1, Pagina 58

 


DICHIARAZIONE POLITICA*
 
 
Coscienti della necessità storica e della gravità del compito di porre fine all’epoca degli Stati nazionali contrapposti gli uni agli altri e di dar vita a un solo popolo delle nazioni europee;
riconoscendo le straordinarie difficoltà e le molteplici resistenze che si oppongono all’unificazione di Stati isolati da una politica nazionale e nazionalista in una unità superiore, ossia in uno Stato federale europeo;
determinati a costruire gli Stati Uniti d’Europa a partire da ciò che è già stato acquisito nella politica di unificazione europea,
i federalisti europei hanno deciso di porre fine alle loro divergenze e, nel corso del Congresso di Nancy dell’8-9 aprile 1972, di riunificare le loro organizzazioni, l’Action Européenne Fédéraliste (AEF) e il Movimento Federalista Europeo (MFE).
Essi organizzano la loro futura attività politica sulla base della seguente dichiarazione:
 
1. I federalisti europei, che, dopo il 1945, hanno tratto dagli orrori della seconda guerra mondiale e dei regimi totalitari la convinzione che è necessario creare l’Europa federale, considerano con soddisfazione, ma anche con impazienza e preoccupazione, i risultati raggiunti finora.
 
2. Nel Consiglio d’Europa sono ormai evidenti le possibilità e i limiti della collaborazione fra gli Stati democratici europei. Per la prima volta, attraverso la creazione della Comunità del carbone e dell’acciaio (CECA), la politica e gli interessi dei sei Stati sono stati ridotti a un denominatore comune in un campo limitato, ma con l’intenzione di creare una Federazione europea. Sono state create istituzioni comuni: un primo nucleo di diritti sovrani appartenenti fino ad allora agli Stati nazionali è stata trasferita a istituzioni comuni.
 
3. Dopo la creazione della Comunità economica europea e la conseguente espansione economica, non si può più disconoscere l’importanza del processo di unificazione europea nella politica mondiale. L’allargamento della Comunità europea con l’ingresso della Gran Bretagna, dell’Irlanda e della Danimarca — Comunità che rimane aperta a tutti gli Stati democratici del continente — segna una tappa importante di questa evoluzione. Esso deve costituire il punto di partenza di un nuovo capitolo della storia europea, col quale non solo sarà realizzata l’unione economica e monetaria, ma si imporrà la necessità dell’unificazione politica — ivi comprese la politica estera e di difesa e la democratizzazione delle istituzioni comunitarie, contro le resistenze opposte dallo spirito nazionalistico.
 
4. La creazione di istituzioni europee, che devono permettere all’Europa di parlare con una sola voce e agire secondo una sola volontà, non può più essere rinviata. Un mondo nuovo che comporta pericoli ma anche speranze, sta nascendo dalle conquiste di ieri. Benché gli Stati Uniti siano ancora, dal punto di vista economico e militare, una superpotenza, essi non possono più continuare a svolgere la funzione di regolatore della politica monetaria mondiale. La presenza militare degli USA in Europa, insostituibile a breve termine per la sicurezza europea, diventa incerta. I rapporti degli Stati Uniti con l’altra superpotenza, l’Unione Sovietica, e con la Cina, vengono regolati senza la partecipazione degli europei. La sicurezza della regione mediterranea, di importanza vitale per l’Europa tanto dal punto di vista della politica militare che da quello degli approvvigionamenti energetici, è diventata problematica. Le tensioni fra paesi ricchi e industrializzati, e paesi poveri non industrializzati, stanno crescendo. La Cina è entrata sulla scena mondiale come un attore importante anche se non siamo ancora in grado di misurarne la forza.
 
5. Di fronte a questo mondo in ebollizione gli europei restano divisi. La loro divisione ostacola lo sviluppo coordinato della giustizia e del progresso sociale. Pur essendo stati i creatori della civiltà moderna e pur costituendo per numero, cultura, volume del commercio estero, una entità più potente degli Stati Uniti o dell’Unione Sovietica, nelle relazioni internazionali, nei settori della difesa, degli armamenti e della moneta gli europei si comportano come cento anni fa.
 
6. I loro governi, spesso acciecati dall’egoismo e prigionieri di una concezione del loro prestigio ormai superata, non vogliono riconoscere che nel mondo odierno la sovranità dei paesi di modeste dimensioni è una pura e semplice illusione. Essi rimangono abbarbicati ad un potere di cui non ammettono l’inconsistenza e che si limitano spesso a far valere solo nei confronti di comunità subordinate. Lungi dall’essere un motore per il progresso storico, essi ne costituiscono un freno.
 
7. La Federazione europea è la sola risposta alla sfida della storia contemporanea. Essa è il solo grande disegno proposto ai popoli europei da venticinque anni a questa parte, ed è nello stesso tempo realistico e sufficientemente ambizioso per consentire loro di ricostruire nella pace la società democratica alla quale aspirano. La Federazione europea creata per libera decisione dei popoli sarà un esempio per gli altri popoli e una tappa verso la Federazione mondiale.
 
8. Il compito è immenso. Bisogna realizzare:
l’accelerazione dello sviluppo economico e sociale, e una migliore qualità della vita in Europa;
la riduzione progressiva delle disparità esistenti fra le diverse regioni europee;
lo sviluppo della ricerca e della tecnologia europee per sottrarsi al pericolo della dipendenza dai grandi paesi;
la creazione di una moneta europea;
l’organizzazione della sicurezza in Europa su una base comunitaria come contributo alla pace mondiale e a un ordine universale più giusto fra i popoli;
l’instaurazione di rapporti con le grandi potenze su un piede di eguaglianza;
la collaborazione con i paesi in via di sviluppo e l’erogazione di aiuti comunitari più efficaci a loro favore.
 
9. Una simile azione politica, in Europa e nel mondo, implica una cosa molto diversa dagli accordi fra governi sempre revocabili, o da una confederazione impotente che è soltanto un fantasma. Essa richiede l’attribuzione ad un governo federale europeo di poteri limitati ma reali, senza diritto di veto.
 
10. I federalisti europei non vogliono uno Stato europeo unitario e centralizzato. Tutto ciò che nella Costituzione federale può essere regolato efficacemente da una istanza inferiore, a partire dal comune più piccolo fino al governo europeo, deve essere attribuito ad essa secondo il principio di sussidiarietà. Soltanto ciò che può essere regolato a livello più alto deve essere attribuito all’istanza superiore.
 
11. Le nazioni e le regioni storiche dell’Europa con le loro peculiarità, le loro lingue, le loro letterature e i loro tesori culturali costituiscono la bellezza e la ricchezza dell’Europa. Nella Federazione europea esse saranno protette e sviluppate.
 
12. Tutti i livelli dell’organizzazione federale devono fondarsi sui diritti democratici e sociali e devono prevedere la più ampia partecipazione dei cittadini per regolare i loro problemi sociali, economici e politici a tutti i livelli. Nella federazione non c’è spazio per nessuna dittatura. Una Corte suprema amministrerà il diritto.
 
13. Indipendentemente dalla forma che assumerà il governo federale, esso dovrà essere designato democraticamente e controllato da un Parlamento europeo federale composto da due Camere, di cui una eletta direttamente e liberamente dai cittadini europei, e l’altra in rappresentanza degli Stati ed eventualmente delle regioni. Questo obiettivo deve essere perseguito senza sosta finché i governi non avranno mantenuto fede all’impegno, assunto con i Trattati di Roma, di indire l’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale in tutti gli Stati membri.
 
14. Solo la Federazione europea consente di coniugare pienamente la democrazia politica con i suoi contenuti sociali:
condizioni di vita accettabili per i più deboli;
eguaglianza nell’accesso a tutti i livelli dell’istruzione e della formazione professionale;
realizzazione di una migliore qualità della vita a partire dalla salute pubblica, dalle città, dalla tutela del territorio, dell’ambiente e della natura.
 
15. I federalisti europei sanno che la creazione della Federazione europea è un compito difficile e ambizioso. Essi non cesseranno, nella politica quotidiana, di suggerire e reclamare misure appropriate per raggiungere questo scopo. Combatteranno tutti i progetti, spesso nascosti, che vogliono in realtà perpetuare l’esistenza dello Stato nazionale sovrano. Alla resistenza dei governi e alla loro tattica dilatoria opporranno una volontà molto determinata ed esigeranno iniziative audaci.
 
16. E’ questa l’Europa — pacifica, libera, capace di garantire il progresso sociale nell’unità federale — che i federalisti vogliono. Essi fanno appello a tutti i cittadini europei perché si associno ad essi in questa lotta.


* Si tratta della Dichiarazione politica adottata dal 1° Congresso dell’Unione europea dei federalisti (UEF), svoltosi a Bruxelles il 13, 14 e 15 aprile 1973, che ha sancito la nascita della nuova organizzazione, nella quale sono confluiti il Movimento federalista europeo e l’Action européenne des fédéralistes. Essa è stata pubblicata in francese in Le Fédéraliste (XV), 1973.

 

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