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I documenti

Anno LIX, 2017, Numero 2, Pagina 191

 

 

UNIONE MONETARIA, UNIONE POLITICA,
SOVRANITA’ EUROPEA

 

 

Nel dibattito recente sul futuro dell’Europa è sempre più netta la contrapposizione tra coloro che ritengono che una riforma dell’Unione europea sia possibile solo in un quadro a ventisette e coloro che sostengono invece la necessità che un’avanguardia di paesi che condividono la moneta unica avanzi sulla via dell’unione politica, dando vita a un’Europa a due cerchi, uno costituito dagli Stati che intendono partecipare unicamente al mercato unico, l’altro formato dai Paesi che accettano di rinunciare alla propria sovranità per dar vita a un nucleo federale. Si tratta di una contrapposizione divenuta evidente soprattutto con lo scoppio della crisi economica e finanziaria che, mettendo in luce i limiti degli attuali meccanismi di funzionamento dell’Unione, ha reso chiaro che l’unione monetaria non può sopravvivere se ad essa non si affianca un trasferimento a livello sovranazionale della competenza in materia di politica economica e di bilancio, ed ha dunque posto sul tappeto in modo inequivocabile il problema del trasferimento di sovranità dal livello nazionale al livello europeo. Se fino ad anni recenti chi si dichiarava a favore di uno sviluppo del processo di integrazione europea poteva di fatto limitarsi ad appoggiare la politica dei piccoli passi e il rafforzamento dei poteri delle istituzioni dell’Unione attraverso gli strumenti del cosiddetto “metodo comunitario”, oggi è dunque divenuto evidente che volere più Europa significa ammettere che solo alcuni Stati, rinunciando alla sovranità monetaria, hanno accettato di legare i loro destini, e che l’Europa non avrà futuro se almeno alcuni di essi non decideranno di unirsi in un’unione politica senza essere frenati dai Paesi che non sono pronti a tale passo; mentre rifiutare qualsiasi soluzione che implichi una differenziazione tra Stati membri cela di fatto la volontà di rimanere ancorati alle sovranità nazionali.

La scelta alla quale gli europei sono posti di fronte è dunque quella tra un’accettazione della situazione attuale nella quale, di fronte all’impossibilità per le istituzioni europee di adottare le decisioni fondamentali per il futuro del nostro continente, sono sempre più gli Stati membri, attraverso meccanismi di tipo intergovernativo che di fatto istituzionalizzano il predominio degli Stati più forti sui più deboli, a determinare tali scelte, e la presa di coscienza della necessità di un cambiamento di passo, e dunque di una rottura degli equilibri esistenti, per creare un nucleo politico che non si fondi più sui meccanismi attuali, bensì abbia un carattere federale.

Si tratta di una scelta difficile, perché la forza di inerzia degli attuali meccanismi di funzionamento dell’Unione europea e della sua struttura istituzionale è forte, ed è arduo accettare il fatto che il processo graduale che ha portato l’Unione europea ad essere la più avanzata organizzazione internazionale esistente al mondo e che ha garantito agli europei pace e prosperità abbia esaurito le sue potenzialità e debba lasciar spazio a una rifondazione dell’Unione sorretta da una forte volontà politica volta a rompere gli equilibri esistenti.

Tale consapevolezza era tuttavia già presente nel pensiero federalista sin dagli albori dell’Unione economica e monetaria laddove, di fronte alla prospettiva della messa in circolazione di una moneta priva di un potere politico europeo alle sue spalle, veniva messa in luce la natura della moneta quale strumento di esercizio della sovranità e l’impossibilità per la moneta di sopravvivere senza un governo europeo e si sottolineava dunque la necessità che i futuri Stati dell’eurozona, o almeno alcuni di essi, facessero da battistrada per la creazione di un nucleo federale.

Come contributo al confronto in corso, abbiamo dunque scelto di ripubblicare due tra i molti scritti relativi a questo tema pubblicati sulla nostra rivista negli anni Novanta e ai tempi all’avvio della UEM. In entrambi i testi vengono posti con chiarezza tutti gli elementi fondamentali del dibattito odierno, sia evidenziando il legame tra moneta e sovranità, l’insufficienza del metodo comunitario, la necessità di una rottura che porti alla creazione di un nucleo federale, sia indicando in modo netto le ragioni della debolezza dell’Unione europea e la via sulla quale procedere per rendere di nuovo i cittadini europei in grado di decidere sulle scelte fondamentali per il loro destino.

 

Testo di riflessione sulla conferenza intergovernativa del 1996 e sul passaggio alla terza fase dell’unione monetaria
Francesco Rossolillo

 

L’Europa dopo Nizza
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