Anno XVII, 1975, Numero 3, Pagina 170

  

 

IL CONSIGLIO EUROPEO DI BRUXELLES
 
 
Lo svolgimento e i risultati del Consiglio europeo di Bruxelles del 16-17 luglio scorsi illustrano con chiarezza il carattere cruciale della fase attuale del processo di integrazione europea.
La prima constatazione che si impone è quella della natura sempre più drammatica e cogente dei problemi sul tappeto. I temi toccati dai capi di Stato e di governo sono stati, come è noto, quelli della coordinazione delle politiche congiunturali, dell’energia e dei rapporti con i paesi produttori di petrolio, dell’ordine monetario internazionale e degli aiuti della Comunità al Portogallo. Si tratta in una parola dei problemi dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza della democrazia in Europa. E l’esperienza — lontana e recente — ha ormai rafforzato la consapevolezza dell’inesistenza di risposte nazionali a questi problemi e dell’esigenza imprescindibile di un certo grado di unità per affrontarli. La sfida dei fatti si fa di giorno in giorno più imperiosa.
D’altra parte il carattere interlocutorio delle decisioni del Vertice dimostra che alla crescente gravità dei problemi che si pongono ai Nove fa riscontro una crescente difficoltà di elaborare chiare posizioni europee e di fornire risposte unitarie nell’attuale quadro confederale. Ciò del resto è naturale. Quanto più gravi sono le decisioni da prendere tanto più è inevitabile che la divergenza degli interessi immediati prevalga sulla convergenza degli interessi di fondo e che i compromessi tra paesi con bilancia dei pagamenti in eccedenza e paesi con bilancia dei pagamenti deficitaria, tra paesi importatori e paesi esportatori di mano d’opera, tra chi deve pagare e chi deve ricevere si rivelino spesso difficili e insoddisfacenti, e talvolta impossibili. In verità l’attuale assetto confederale dell’Europa non consente risposte alla sfida dei fatti che non siano vaghe e interlocutorie. Fintantoché i Nove sono costretti ad affrontare i problemi cosiddetti «di sostanza» con strumenti confederali, la vera posta in gioco nei Vertici — e si tratta di una posta da cui dipende il cammino futuro della integrazione — è quella della difesa del quadro a Nove contro le ricorrenti tentazioni — cui va soggetta soprattutto la Germania Federale — di sostituirlo con il quadro occidentale attraverso la costituzione di un direttorio di paesi ricchi sotto la direzione di fatto degli Stati Uniti.
Ma è chiaro che gli sforzi — che si devono accreditare soprattutto alla Francia — per preservare il quadro europeo hanno un senso obiettivo soltanto nella prospettiva del graduale superamento dell’organizzazione confederale dell’Europa. E sotto questo profilo — e si tratta del profilo decisivo — i risultati del Vertice di Bruxelles sono importanti. Nel comunicato finale si legge infatti: «Il Consiglio europeo ha invitato il Consiglio dei ministri ad esaminare il problema dell’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, tenendo conto del progetto predisposto dal Parlamento europeo e degli elementi che potranno emergere durante l’esame stesso, in modo da presentare un rapporto sulla questione entro l’anno al Consiglio europeo». L’idea dell’elezione europea — primo passo verso il superamento del quadro confederale — dopo essere stata rilanciata dal Vertice di Parigi, sta facendo quindi strada. Pare certo in ogni caso — e le recenti dichiarazioni di Sauvagnargues all’Assemblea nazionale lo confermano — che esiste, almeno da parte del governo l’rancese, una precisa volontà di mantenere gli impegni di Parigi alle scadenze previste.
Tutto ciò è ben lontano dall’essere sufficiente a garantirci che avremo le elezioni europee nel 1978. Il problema, certo, è entrato nel dibattito diplomatico, ed è ormai difficilmente pensabile che sia lasciato cadere en cachette. Ma è altrettanto difficilmente pensabile che possa essere portato a soluzione se non entrerà anche nel dibattito politico interno e non coinvolgerà quelle forze — partiti, sindacati, associazioni culturali e professionali — che si dovranno confrontare in occasione dell’elezione europea. È in questa prospettiva che i federalisti hanno il loro insostituibile ruolo.
 
Francesco Rossolillo
(settembre 1975)

 

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