IL FEDERALISTA

rivista di politica

 

Anno LXIV, 2022, Numero 2-3, Pagina 146

 

 

LA STRATEGIA DEL WORLD FDERALIST MOVEMENT
PER UN “MOMENTO COSTITUENTE MONDIALE

 

 

Nel corso del 2022, il WFM ha avviato una serie di incontri on-line bisettimanali al fine di delineare una nuova piattaforma strategica in vista del prossimo congresso mondiale. La procedura adottata è stata la “Theory of Change” (TOC), un metodo seguito all’interno delle Nazioni Unite per organizzare i dibattiti interni. È una procedura apparentemente neutrale, dove tutti i partecipanti sono messi sullo stesso piano, ma la cui regia è affidata a un membro incaricato dell’Executive Council, il quale naturalmente introduce e guida il dibattito. Mi sono iscritto a questo gruppo di lavoro con l’obiettivo di mettere a confronto la strategia adottata dal Movimento federalista europeo per la costruzione della Federazione europea con quella adottata dai federalisti mondiali. Il mio scopo era individuare un obiettivo comune per una azione che unisse le forze dei federalisti europei e mondiali. La strategia del WFM per il momento si basa principalmente su proposte per modificare lo statuto delle Nazioni Unite. Una di queste proposte è quella della United Nations Parliamentary Assembly (UNPA), sostenuta da Andreas Bummel (con la sua organizzazione Democracy Without Borders), il cui obiettivo è di creare una Assemblea parlamentare mondiale grazie al sostegno di una coalizione di governi favorevoli (Coalition of the willing).

* * *[1]

La discussione della Theory of Change del 4 ottobre è stata dedicata interamente alla proposta di Andreas Bummel per la United Nations Parliamentary Assembly. Non è rimasto abbastanza tempo per una discussione approfondita. Sono scettico sulla possibilità di una “coalizione dei volonterosi”. In una situazione internazionale nella quale una guerra è in corso tra grandi potenze e gli USA sostengono l’ideologia di un inevitabile scontro tra regimi democratici e autoritari — una variante della dottrina del “Contrasto tra Civiltà” — una simile coalizione è impensabile. Un momento costituente mondiale si può manifestare solo in vista di un comune pericolo che costringa tutte le parti in causa a un dialogo e a decisioni comuni. Nel nostro secolo, il pericolo incombente è una crisi ambientale irreversibile. Il mio scopo è giungere a una campagna comune UEF-WFM per un Global Green Deal.

Le Nazioni Unite sono in crisi; una crisi profonda che continuerà a peggiorare se non si riuscirà ad arrestare la corsa verso una politica internazionale dominata dal conflitto tra grandi potenze. Dopo il crollo dell’URSS, un mondo prospero e pacifico sembrava a portata di mano. Nel secolo XXI dobbiamo prendere atto che quelle speranze erano solo illusioni. Oggi assistiamo ad una guerra feroce in Europa, che rischia di degenerare in una guerra nucleare. Le Nazioni Unite sono impotenti. Questa organizzazione è stata creata per preservare la pace, ma non ha i poteri necessari per agire. Molti denunciano il suo fallimento. Cito come esempio un articolo di Branko Milanovic.[2] I federalisti dovrebbero riconoscere che il “diritto internazionale” è una finzione, è solo un insieme di accordi internazionali di norme e procedure, ma senza alcun valore vincolante, perché gli Stati nazionali possono violarli quando hanno il potere di farlo. Immanuel Kant aveva descritto con precisione la falsità di un “diritto” senza sanzioni. Nella Pace Perpetua, scrive: “Se per diritto internazionale si intende il diritto alla guerra (…) esso non significa propriamente nulla”.[3]

Io sono favorevole alla campagna per un’assemblea parlamentare mondiale (UNPA), perché la democrazia nazionale è in pericolo. Il sistema delle relazioni internazionali è sempre più condizionato dall’ideologia del nazionalismo. Ha ragione Hamachandra Basappa[4] a denunciare i soprusi del nazionalismo in India (“… questo accade a causa degli incentivi o minacce a una inchiesta contro qualche governo locale. Per presentarsi ad una elezione, i politici e i partiti spendono milioni di rupie […]: chi ha un orientamento nazionalista si unisce ai partiti regionali per partecipare alle elezioni”). Il nazionalismo del secolo XXI usa strumenti diversi da quelli del secolo scorso, ma i risultati sono gli stessi: la democrazia nazionale viene progressivamente soffocata sino a che il sistema politico cade nelle mani di un autocrate. Mussolini e Hitler non hanno conquistato il potere nazionale con la forza, ma hanno sfruttato una crisi internazionale — la paura del comunismo e i disordini sociali — per raccogliere i voti di una popolazione impaurita e desiderosa di ordine. Le istituzioni della democrazia nazionale — lo stato di diritto, il voto popolare, ecc. — non sono sufficienti. La democrazia nazionale crolla quando il sistema delle relazioni internazionali è dominato dalla politica di potenza e da minacce di guerra. Noi ci troviamo in questa situazione: il nostro nemico è il nazionalismo. Un Parlamento mondiale è un’alternativa, ma è possibile?

Anche gli Stati Uniti, il faro della democrazia nel mondo, sono oggi insidiati dal pericolo del nazionalismo. Se Donald Trump vincesse le prossime elezioni presidenziali, il nazionalismo statunitense — “America First” in politica estera e suprematismo bianco all’interno — diventerebbe un modello imitato in altri paesi: l’anarchia internazionale aumenterebbe. È la politica estera a condizionare la politica interna statunitense. Il Presidente Biden promuove una politica estera non molto diversa da “America First”. L’invasione della Russia in Ucraina gli ha fornito l’occasione per allargare ulteriormente la NATO, colmando così il vuoto di potere in Europa causato dalla mancanza di una difesa europea e di una politica estera europea. Il rafforzamento della NATO è stato necessario per contenere la protervia russa, ma contemporaneamente fornisce un’arma nelle mani di chi — a partire da Russia e Cina — denuncia la politica neocoloniale dell’Occidente. La NATO è una alleanza militare; è una forma di nazionalismo perché divide il mondo tra amici e nemici.

Nei prossimi anni, l’Unione europea potrebbe riuscire a dotarsi di propri mezzi di difesa e definire una propria politica estera che, senza rinnegare il patto di amicizia e cooperazione con gli USA, le consenta di essere politicamente indipendente. Senza una propria politica estera, l’UE rischia la disgregazione. La guerra in Ucraina, quando finirà, causerà un’ulteriore dolorosa divisione in Europa: la cortina di ferro, creata durante la guerra fredda, si trasferirà da Berlino a Kiev. La Russia è un paese euro-asiatico. Europa e Russia devono riuscire a superare le divisioni e trovare la via per abbattere le frontiere che le dividono. Non posso qui discutere di questo problema,[5] ma osservo che la politica estera statunitense, nella misura in cui esaspera il contrasto tra “democrazia” e “autoritarismo”, è un ostacolo ad una seria politica di distensione e di cooperazione pacifica internazionale. Al contrario, gli Stati Uniti, insieme all’Europa, dovrebbero porsi alla testa di uno schieramento che intenda discutere seriamente con tutti i paesi, compresi quelli “autoritari”, come affrontare le grandi emergenze mondiali, dal disarmo militare alla crisi ambientale, mediante procedure pacifiche e democratiche.

La dottrina di Samuel Huntington “The Clash of Civilizations[6] è fuorviante. Il dialogo pacifico tra diverse civiltà è necessario e possibile. Consideriamo il caso della Cina. Il politologo Zhao Tingyang ha presentato, con molti dettagli storici, la teoria dello Tianxia system, elaborata nella Cina antica, circa 2.800 anni fa.[7] Tianxia significa “Tutti sotto il cielo” e si riferisce a un’ideologia politica il cui scopo era di mantenere l’unità e la pacifica cooperazione tra diverse comunità politiche nelle pianure centrali della Cina. “Tutti” significa che al di là di questi popoli non si riteneva ne esistessero altri: era pertanto una visione cosmopolitica. Al centro di questo pensiero vi era la nozione di compatibilità che “significa la capacità di trasformare i nemici in amici mediante un ordine inclusivo di sicurezza politica e pace”.[8] Zhao non si limita alla ricostruzione storica del concetto di Tianxia, ma lo propone come concetto cruciale per la politica contemporanea, come strategia per superare il pericoloso contrasto tra grandi potenze mondiali. Ecco la sua proposta conclusiva: “le forze distruttive scatenate dalle tecnologie moderne possono condurre alla fine del mondo. Per far fronte a questo problema, la sola via è di costruire istituzioni mondiali che assicurino la prosperità a tutte le persone e a tutti gli Stati. E questo richiede la creazione di nuove regole del gioco che modifichino la logica della competizione al fine di giungere a un sistema mondiale basato sulla compatibilità universale e la coesistenza pacifica”.[9] In definitiva, le culture sorte in tutti i continenti contengono sempre un aspetto umanistico che deve essere ricercato nelle loro radici, perché sono nate per unire comunità umane. Una cultura umanistica e cosmopolitica del XXI secolo non è un’utopia: è un obiettivo che può essere raggiunto, con tenacia e coraggio. L’umanità può diventare un soggetto politico. Il mondo si unirà grazie a un nuovo umanesimo cosmopolitico. Russia e Cina non sono paesi democratici. Il primo è un regime autocratico, il secondo un regime a partito unico. Ma con i loro cittadini il dialogo è possibile. Il WFM dovrebbe cercare di aprire nuove sezioni in Russia e Cina. Il dibattito per una cultura cosmopolitica deve iniziare dal basso, senza pregiudizi e con rispetto reciproco.

Queste considerazioni sulla cultura politica cinese e su un umanesimo cosmopolitico mi consentono di concludere con alcune proposte sulla strategia necessaria al WFM per avviare un “momento costituente”. Come ho scritto nel mio precedente intervento[10] è bene tener presente che le costituzioni si scrivono solo al termine di un processo costituente, le costituzioni le scrivono le assemblee costituenti. Il compito difficile del WFM è di individuare come il momento costituente possa iniziare. Per questo avevo suggerito che la via più promettente fosse una iniziativa per un Global Green Deal, nel quale i mezzi per la sua realizzazione fossero una riforma del FMI, adottando il Piano Triffin, che consentirebbe di coinvolgere la Cina e di sostituire il dollaro (come moneta internazionale di riserva) con un paniere di monete mondiali (i diritti speciali di prelievo, SDRs). Il secondo mezzo istituzionale dovrebbe essere una Costituzione della Terra, un patto tra umanità e natura, per definire una legislazione ambientale universale e assegnare alla Corte penale internazionale (ICC) la competenza di punire i crimini di “ecocidio”. Molti ecologisti sostengono queste riforme.[11] Si tratta di riforme che non creano la Federazione mondiale, ad esempio non propongono un disarmo militare universale, ma rappresentano un passo verso quell’obiettivo; sono una governance delle politiche della sostenibilità ambientale, non una global governance, un governo federale mondiale. Questo tipo di approccio parziale al problema costituente deriva dalla mia esperienza nel MFE, quando, dopo il crollo del sistema di Bretton Woods del 1971, i federalisti europei hanno cominciato a discutere di una campagna a favore di una moneta europea. Il problema, per loro, era che una moneta europea non era la Federazione europea. Mario Albertini ha allora proposto il concetto di “gradualismo costituzionale”, ovvero fare un pezzo di Stato per fare uno Stato. Su questa base abbiamo avviato la campagna per la moneta europea e per l’elezione diretta del Parlamento europeo. Nel 1979, i governi europei hanno avviato lo SME (Sistema monetario europeo) e i cittadini europei hanno eletto a suffragio universale il Parlamento europeo. Oggi, la Federazione europea non c’è ancora, ma un’Unione europea, con una propria moneta, esiste e la lotta per il superamento delle sue lacune istituzionali è in corso.

Probabilmente il termine di “pre-condizioni” ha generato fraintendimenti. Suggerisco di sostituirlo con “gradualismo costituzionale”, dunque passi istituzionali in avanti, necessari per giungere alla Federazione mondiale. In questa prospettiva spero che non vi siano problemi, per il WFM, di promuovere la campagna per una UNPA e quella per un Global Green Deal. Una proposta completa l’altra, la prima indica che occorre fare un passo verso la democrazia internazionale, la seconda che occorre creare una “governance per l’ambiente”. Sono obiettivi che l’Unione europea, in particolare il Parlamento europeo, potrebbe sostenere come capitolo centrale della sua politica estera. Nello sviluppare questa politica, i federalisti — europei e mondiali — troverebbero molti alleati nelle ONG e non solo. L’UE è il primo esempio di una unione sovranazionale che ha abolito i confini tra i paesi membri e che può agire per abolire i confini nazionali anche al di là dell’Europa. La campagna per un Global Green Deal e un Parlamento mondiale sarebbe un primo, forse decisivo, passo verso un momento costituente mondiale.

Guido Montani

9 ottobre 2022


[1] Questo testo è stato pubblicato in inglese come Bollettino All Toghether n. 33 del World Federalist Movement/Institute for Global Policy (WFM/IGP).

[2] B. Milanovic Does the United Nations still exist?, Social Europe, 3 October 2022, https://www.socialeurope.eu/does-the-united-nations-still-exist.

[3] I. Kant, Per la pace perpetua, in M. Albertini (a cura di), La pace, la ragione e la storia, Bologna, Il Mulino, 1985, p. 113.

[4] La citazione è tratta da un commento al mio articolo di Hamachandra Basappa e circolato all’interno del WFM. Il mio articolo è stato pubblicato da New Federalist Papers e dal Bulletin of WFM/IGP n. 33.

[5] Rimando a: G. Montani, A new Atlantic Charter, Social Europe, 8 June 2022, https://socialeurope.eu/a-new-atlantic-charter.

[6] S. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Milano, Garzanti, 1997.

[7] Zhao Tingyang, All under Heaven. The Tianxia System for a Possible World Order, Oakland, University of California Press, 2021, https://www.ucpress.edu/book/9780520325029/all-under-heaven.

[8] Ibidem, p. 18.

[9] Ibidem, p. 192.

[10] G. Montani, Coesistenza pacifica e momento costituzionale, L’Unità Europea, n. 4, luglio- agosto 2022, p. 15.

[11] V. Cabanes, Un Nouveau Droit pour la Terre. Pour en finir avec l’écocide, Paris, Seuil, 2015.

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