Anno II, 1960, Numero 2, Pagina 120

 

 

SULL’OTTAVO CONGRESSO DEL M.F.E.
 
 
Si è tenuto a Strasburgo i giorni 29, 30 e 31 gennaio l’ottavo Congresso del Mouvement Fédéraliste Européen (ex-Union Européenne des Fédéralistes), che, con un precedente congresso di carattere esclusivamente organizzativo, aveva deciso di abbandonare la struttura internazionale adottata quando sorse (associazione internazionale di movimenti nazionali), e di darsi una struttura supernazionale (associazione di individui a livello europeo, con elaborazione della comune volontà politica mediante congressi a livello europeo). Si tratta del primo movimento politico a carattere supernazionale della storia d’Europa, e pertanto di uno strumento di lotta politica che potrà avere nel futuro grande importanza. Per questa ragione, nonostante il fatto che la mozione politica del congresso di Strasburgo sia abbastanza simile a quella elaborata dal Congresso del Popolo Europeo nella sua terza sessione tenuta a Darmstad, abbiamo ritenuto utile pubblicarla, assieme alla mozione organizzativa ed a quella sull’Algeria.
 
 
LA MOZIONE POLITICA
 
L’VIII Congresso del M.F.E., riunito a Strasburgo dal 29 al 31 gennaio 1960,
d e p l o r a  che i Governi e i Parlamenti nazionali continuino a concepire l’Europa essenzialmente sotto la forma di collaborazione intergovernativa e di conferenze diplomatiche;
s’ i n q u i e t a  del fatto che un numero crescente di Stati europei s’impegni sempre più nella via di un ritorno puro e semplice al nazionalismo più o meno camuffato sotto il vocabolo usurpato di «Europa delle Patrie »;
c o n s t a t a  che lo sforzo d’integrazione attuato dai Governi dei Sei risponde a una necessità evidente, ma rimane inefficace a causa dei metodi applicati;
d e c i d e  in conseguenza di presentare all’opinione pubblica le linee fondamentali della politica che dovrebbe condurre un governo federale sorto da un’Assemblea eletta a suffragio universale e da essa controllato.
 
1. — Politica economica e sociale
Il Congresso afferma che lo sviluppo economico dell’Europa, fortemente popolata e industrializzata, deficitaria di materie prime e di alcuni prodotti alimentari, con la possibilità di essere esportatrice di capitali, dev’essere sostenuto da una struttura economica e sociale sana e giusta, condizione di un necessario rinnovamento della democrazia, ed esige una politica conforme alla posizione di preminenza che ha assunto il commercio europeo nel mondo.
A questi fini l’Europa ha bisogno di un governo federale che, nel quadro di una politica di espansione, di pieno impiego e di progresso sociale,
1) applichi una politica comunitaria nei campi della moneta, del credito, degli investimenti, del fisco e della sicurezza sociale, tenendo conto, grazie a organismi appropriati, degli interessi regionali legittimi, compatibili con l’interesse generale dell’Europa;
2) prenda l’iniziativa di una politica commerciale non discriminatoria che garantisca all’Europa la più grande apertura possibile dei mercati mondiali;
3) conduca realmente la politica anticartellistica stabilita nei trattati europei, ma rimasta lettera morta, benché sia una delle condizioni fondamentali di una espansione economica armonica e di una vera democrazia;
4) proceda a uno smantellamento delle barriere economiche interne che tenga conto del ritmo accelerato dell’interdipendenza delle attività;
5) eserciti attraverso organismi di diritto pubblico, composti e controllati democraticamente, e decentrati su base federale, i poteri di orientamento e di regolazione economica usurpati al presente dagli Stati nazionali, e da gruppi privati irresponsabili e spesso rivali fra loro;
6) instauri progressivamente un sistema europeo di sicurezza sociale, che riassorba le disparità esistenti, corrisponda al livello economico federale, e assicuri la massima eguaglianza di possibilità a tutti i lavoratori europei;
7) stabilisca una politica federale europea dell’energia e dei trasporti e ne assicuri l’esecuzione, in modo da permettere la sicurezza di approvvigionamento ai prezzi più bassi e la riqualificazione della mano d’opera;
8) permetta di organizzare in una forma efficace l’indispensabile concorso che l’economia europea deve apportare ai paesi in sviluppo.
 
2. — Politica europea
La nuova fase della politica mondiale, fondata sulla preoccupazione di evitare la guerra atomica e di stabilire la superiorità dell’ordine democratico sulle soluzioni totalitarie, porterà a grandi sconfitte politiche e diplomatiche per la democrazia se l’Europa continuerà a essere dominata da politiche nazionaliste contradditorie e incoerenti, quali:
— la pretesa del governo britannico di lasciare il suo paese al di fuori dell’Europa e di mantenere questa divisa non solo per le ragioni economiche troppo spesso invocate, ma anche per difendere un’illusoria posizione diplomatica dominante;
— la pericolosa aspirazione del governo francese a svolgere il ruolo di grande potenza mondiale, fosse pure a spese di ben stabilite solidarietà internazionali e di ogni possibilità reale di integrazione europea;
— la tendenza crescente della maggior parte degli ambienti politici e privati tedeschi a centrare le loro preoccupazioni sulla ricostruzione di uno Stato tedesco riunificato e sovrano nel cuore di un’Europa divisa;
— la risibile volontà del governo di Roma di innalzarsi al livello dei Grandi nelle loro trattative e il suo atteggiamento nazionalista a proposito del Sud Tirolo;
— la decisione, che il Belgio ha creduto di dover domandare di isolare praticamente il suo mercato del carbone dopo aver beneficato al massimo dell’aiuto degli altri Stati membri della C.E.C.A.;
— le tendenze crescenti del governo olandese a sostenere, per opportunismo nazionale, i progetti di Zona di Libero Scambio, incompatibili con una vera integrazione europea.
 
3. — Politica internazionale
Soltanto un governo federale europeo non avrebbe bisogno di sollecitare il suo riconoscimento come grande potenza perché lo sarebbe di fatto e parteciperebbe di pieno diritto a tutti gli incontri e i negoziati riguardanti i problemi mondiali. Esso solo potrebbe, fondandosi sulla forza di un esercito europeo, trattare validamente i problemi che interessano la sicurezza e la difesa del suo territorio, senza rischiare il vassallaggio o l’anarchia. Potrebbe partecipare all’avventura della conquista dello spazio e ai prodigiosi progressi scientifici dal nostro mondo contemporaneo. Per la forza espansiva della sua vita libera e priva di ogni passione nazionalista, accentuerebbe la crisi già in corso nel sistema totalitario instaurato nei paesi dell’Europa Orientale, permettendo loro così di ritrovare la libertà, affinché possano unirsi alla Federazione Europea.
Esso faciliterebbe, al tempo stesso il ritorno della Spagna e del Portogallo alla libertà.
 
4. — Politica eurafricana
L’acquisto dell’indipendenza da parte dell’Africa, che il Congresso saluta come un grande avvenimento, rischia nella situazione presente di tuffare gli Africani in un’anarchia di piccoli nazionalismi levati gli uni contro gli altri e contro l’Europa, perché le antiche potenze coloniali sono divenute organicamente incapaci di condurre una politica africana costruttiva e si contentano, in uno spirito reazionario, di attuare la miglior tutela di ciò che resta dei loro interessi particolari.
Questa politica nefasta si manifesta con la protezione del razzismo bianco nel Sudafrica e nell’Africa Centrale, con la guerra che si trascina e si complica in Algeria, malgrado il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione, con le repressioni poliziesche in vari altri territori e infine con un’assurda proliferazione di piccoli Stati sovrani deboli, poco vitali, condannati a «bruciare» le élites democratiche africane che ne tengono la direzione.
Solo un governo federale europeo che abbia voltato le spalle al passato colonialista dei suoi antichi Stati, e sia pienamente cosciente delle nuove responsabilità mondiali che pesano sulla democrazia europea, potrebbe centrare la sua politica africana sulla liquidazione dei residui del colonialismo, l’uguaglianza dei diritti, l’aiuto economico e politico leale e amichevole agli africani desiderosi di costituire le grandi comunità federali africane indispensabili alla modernizzazione e allo sviluppo materiale e intellettuale del continente.
Esso avrebbe inoltre il dovere di promuovere e garantire la riconciliazione e la solidarietà tra Israele e il mondo arabo.
La federazione europea resterà largamente aperta al mondo e agli altri complessi federali, e specialmente alle comunità africane in gestazione.
 
5. — L’azione federalista europea
Il Congresso del M.F.E., convinto della necessità di riunire una forza politica europea capace di strappare agli Stati, ai governi e ai parlamenti nazionali, il riconoscimento del diritto del popolo europeo a costruire esso stesso, in quanto tale, con metodi democratici, le sue istituzioni federali:
r i a f f e r m a  la sua decisione di battersi per la convocazione di un’Assemblea Costituente europea, direttamente e liberamente eletta dal Popolo europeo secondo regole eque, e per il diritto di ogni nazione a ratificare, per mezzo di referendum, la Costituzione degli Stati Uniti d’Europa, che questa Assemblea avrà approvato;
i n v i t a  il Movimento ad essere presente in ogni manifestazione della vita politica riguardante in modo diretto e indiretto i problemi d’interesse europeo, opponendo la politica federale, nello spirito sopra definito, alle politiche nazionaliste degli Stati. Questa presenza deve affermarsi pure nei paesi che, come la Gran Bretagna, non sono ancora direttamente impegnati nella lotta per la Federazione europea;
s i  c o m p i a c e  dell’azione condotta finora in questo senso dal Congresso del Popolo Europeo, e riconosce nel metodo delle elezioni primarie uno degli strumenti più idonei a fornire una base popolare all’azione del M.F.E. e a permettergli di intervenire utilmente nelle elezioni politiche europee il giorno in cui avranno luogo
e  d à  m a n d a t o  al Comitato Centrale di prendere tutte le misure necessarie per trarre le conclusioni pratiche dalle decisioni del Congresso, eseguire gli indispensabili studi e sviluppare in particolare la più stretta ed efficace collaborazione con il C.P.E., in vista di assicurargli la migliore organizzazione, il massimo di efficacia e dei successi decisivi.
 
 
LA RISOLUZIONE SULL’ALGERIA
 
L’VIII Congresso del M.F.E., riunito a Strasburgo il 29-30-31 gennaio 1960,
p r o f o n d a m e n t e  commosso per la tragica prova che oggi la Francia e le Comunità algerine attraversano,
c o n s t a t a  che questa prova è stata suscitata dalle contraddizioni del nazionalismo;
f a  o s s e r v a r e  che la politica di grandezza nazionale, non solo non ha permesso di superare queste contraddizioni, ma non ha neppure impedito che fossero portate al parossismo;
p r o c l a m a  che questa situazione non è degna delle grandi tradizioni del popolo francese né del ruolo che la Francia è chiamata a svolgere in Europa e, attraverso l’Europa federata, nel mondo;
a f f e r m a  che la via della vera grandezza passa in Algeria per l’esercizio in tutta libertà del diritto di decidere essa stessa del proprio destino, e per il riconoscimento dei diritti delle comunità a vivere insieme ed abitare insieme su questo vecchio paese mediterraneo;
n o n  e s i t a  a ricordare che il rispetto di questi diritti implica l’applicazione in Algeria, come nei rapporti tra l’Africa o una parte dell’Africa e l’Europa, di strutture di tipo federale.
 
 
MOZIONE SULL’ORGANIZZAZIONE DEL M.F.E.
 
Il Movimento Federalista Europeo, riunito in Congresso a Strasburgo il 29,30 e 31 gennaio 1960, saluta tutti i militanti europei la cui tenacia e la cui devozione hanno permesso la creazione in Europa dopo molti anni di sforzi di un Movimento Federalista Europeo supernazionale, cosciente della sua missione storica.
Il Movimento Federalista Europeo, convinto che solo la volontà degli europei permetterà di raggiungere il fine della fondazione di una società federale in Europa, invita i federalisti di tutti i paesi a stringere le loro file allo scopo di condurre una lotta comune sulla base di un piano di azione unitario, veramente europeo. Impegna i suoi organi dirigenti a mettere a disposizione di tutti i militanti gli strumenti indispensabili alla loro formazione politica europea (seminari di quadri, documentazione specializzata ecc.) convinto che solo una vita politica attiva all’interno delle sezioni del M.F.E. gli assicurerà i mezzi essenziali per assolvere la sua missione.
La sua autonomia politica rispetto alle forze nazionali (governi, partiti, sindacati ecc.) gli permetterà di costituire una vera forza politica europea originale e di preparare una alternativa federalista alle politiche e alle strutture nazionali attuali, votate allo scacco perché i problemi che vogliono risolvere al livello nazionale si pongono ormai al livello europeo.
Il M.F.E. deve dimostrare all’opinione pubblica europea l’urgenza della soluzione federale e la necessità della convocazione di un’Assemblea Costituente Europea, servendosi di tutti i mezzi utili di propaganda. Deve preoccuparsi di rendere i più differenti ambienti sociali, degli operai come degli insegnanti, dei tecnici come degli amministratori locali, ecc., coscienti del fatto che il progresso economico, sociale e spirituale dell’Europa passa necessariamente per la Federazione Europea.
Sulla base dell’esperienza del Congresso del Popolo Europeo; esso deve stimolare l’elaborazione di quaderni di rivendicazione europei delle diverse categorie sociali e impegnare gli europei di tutte le città in cui è in grado di operare a manifestare la loro volontà di divenire cittadini europei.
Ciò sarà possibile dando ai cittadini stessi la possibilità di votare europeo in occasione delle elezioni per il Congresso del Popolo Europeo che è lo strumento popolare concepito dai federalisti al fine di permettere a tutto il popolo europeo di partecipare legittimamente alla costruzione dell’Europa.
Così il M.F.E. avrà il compito di riunire tutti gli europei che reclamano la convocazione di un’Assemblea Costituente per fondare la federazione europea, e preparare dappertutto il terreno per portare a una presa di coscienza popolare della necessità di questa federazione che non potrà essere creata senza una forte pressione popolare.
Il Congresso del Popolo Europeo dal canto suo sarà l’organo rappresentativo dei cittadini europei che si riconoscono nelle tesi politiche elaborate dal M.F.E.
I rapporti fra C.P.E. e M.F.E. dovranno essere regolati in modo da assicurare il massimo d’integrazione possibile tanto sul piano dell’organizzazione generale che sul piano amministrativo e finanziario al fine di pervenire a un massimo di efficacia e di unità.
Le sezioni del M.F.E. sono invitate a formare i loro militanti in vista delle elezioni primarie del C.P.E. e a costituire a questo scopo dei comitati elettorali quanto più rappresentativi possibile delle volontà europee che si saranno manifestate nelle regioni del C.P.E. e saranno responsabili della loro azione ispirata dal M.F.E.
Il C.P.E. opera fin d’ora per lo sviluppo del M.F.E.; dove non esiste ancora il M.F.E., i militanti del C.P.E. dovranno crearne una sezione.
Il piano strategico generale d’azione sarà preparato dai comitati del M.F.E. e del C.P.E. secondo i criteri sopra esposti e nello spirito unitario che si è affermato al Congresso.
Sul piano della stampa: «Fédéralisme Européen» sarà il bollettino ufficiale del M.F.E. da inviarsi a tutti gli aderenti, e «Popolo Europeo» l’organo di battaglia e di propaganda verso l’esterno per la Costituente e le elezioni europee.

 

Condividi con