Anno II, 1960, Numero 6, Pagina 355

 

 

IL FASCISMO NELLA SCUOLA
 
 
Venuti a conoscenza del fatto che un giovane federalista di Torino era stato accusato di vilipendio delle forze armate in seguito alla diffusione di un volantino antinazionalistico da parte della Gioventù Federalista Europea torinese, gli chiedemmo notizia del fatto. Il giovane in questione, Roberto Palea, ci rispose con la lettera che pubblichiamo, lettera istruttiva sia sulla situazione della scuola che su quella delle «forze dell’ordine». E’ vero che non in tutte le scuole il nazionalismo giunge alle assurdità della scuola di cui qui si parla, ed è vero che Palea, accusato dai carabinieri, è stato assolto dalla magistratura. Ma è anche vero che tutte le scuole, per fornire allo Stato «buoni cittadini», presentano il mito della nazione come una verità scientifica corrispondente alla realtà dei fatti impedendo ai giovani una conoscenza positiva del loro stato politico, ed è anche vero che vige tuttora il processo inquisitorio, il che equivale a dire che non ci siamo liberati ancora da strutture scolastiche e giuridiche che consentono le libertà individuali solo quando la buona volontà degli uomini riesce a sostituirsi all’influenza, fatalmente prevalente, delle istituzioni.
 
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IL VOLANTINO INCRIMINATO*
 
CITTADINI!
NON POSSIAMO CONTINUAREA TOLLERARE LA RETORICA NAZIONALISTA NELLA SCUOLA!
A soli 15 anni dall’epilogo glorioso della guerra di Liberazione ancora assistiamo al ripetersi di viete manifestazioni di marca fascista, espressione del nazionalismo che ispira i programmi ed i metodi di insegnamento, mentre colpevolmente si tace sui lutti, le rovine, l’abiezione della stirpe umana che il culto di questa pseudo-divinità, la nazione, ha prodotto in anni non lontani.
A nome della gioventù democratica di Torino, domandiamo alle autorità pubbliche, che tali episodi favoriscono, in base a quali principi educativi si esalta l’onore militare come l’espressione più alta della personalità umana e si riduce la funzione del cittadino a semplice «carne da cannone».
Tutto ciò è oggi estremamente ridicolo, perché l’Italia, come gli altri paesi dell’Europa, non è in grado di provvedere da sola alla propria difesa militare ed il suo esercito (a detta dei tecnici della N.A.T.O.) non è in grado di resistere 2 giorni in caso di conflitto mondiale, ma anche estremamente pericoloso, perché contribuisce a dare ai giovani una cultura ed una visione della realtà deformata, al servizio di una classe di privilegiati e di sfruttatori che del nazionalismo si serve per i propri interessi.
OPPONIAMOCI ANCHE IN QUESTI PICCOLI FATTI AL SUBDOLO RISORGENTE FASCISMO, PER UN RINNOVAMENTO DEMOCRATICO DELLA SOCIETA’ EUROPEA!
A cura della Gioventù federalista europea - Torino - Via Bligny, 5
 
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LA LETTERA
Torino, 30 settembre 1960
 
Caro Albertini,
Le rispondo soltanto ora in quanto non si tratta di cose urgenti, fornendole il materiale e le informazioni necessarie per l’eventuale stesura di un commento su «Il Federalista» sul caso giudiziario che ha visto convenuta la G.F. E. di Torino nella persona del sottoscritto.
Devo tuttavia premetterle che la questione perde molto del suo interesse per il fatto che, come mi è stato in questi giorni comunicato, sono stato assolto in istruttoria ed ancora perché il decreto di archiviazione del procuratore della Repubblica è particolarmente severo nei confronti della polizia, addirittura riaffermando (ma in chiave genericamente antifascista) i temi del volantino incriminato. Tutto si è concluso quindi felicemente, forse troppo, se si considera ciò da un punto di vista strettamente federalista.
Il volantino incriminato fu distribuito in occasione di una indecorosa manifestazione che chiude l’anno scolastico di un importante istituto tecnico per ragionieri torinese (800 allievi): l’istituto Q. Sella. Questa manifestazione, organizzata in una palestra cittadina dal preside, noto per il suo passato di combattente e di fascista, e dal suo stato maggiore composto dal professore di educazione… fisica (questa disciplina ha nell’istituto in questione un posto di primissimo piano) e da un altro professore (ambedue militanti nelle file del M.S.I.) si svolge, alla presenza delle autorità (rappresentante del provveditore, del comune, della camera di commercio, dell’Esercito), nel modo seguente.
Innanzi tutto entrano nella palestra le classi, che si dispongono sull’attenti, precedute da un gruppetto di allievi in divisa (pantaloni grigi, giacca a vento grigioverde, camicia bianca e cravatta nera) che regge la bandiera italiana: questo «picchetto d’onore» compie evoluzioni a comando di fischietto. Poi il preside, salito su di un podio, esalta «la stirpe latina», le «gesta e le glorie d’ardimento della gioventù italiana» (Curtatone e Montanara, il Risorgimento, il Carso, ecc. ecc.) additandole all’esempio delle nuove generazioni «per la grandezza della patria nostra». Infine ad uno ad uno i diplomandi, cioè gli studenti dell’ultimo corso, vengono chiamati a baciare la bandiera ed a ricevere dalle mani compiacenti delle autorità (tra cui il generale dell’esercito) nientemeno che delle… stellette militari.
Si tratta, come avrà potuto comprendere da questi particolari, di una manifestazione di sfacciato nazionalismo non molto diversa, credo, da quelle degli avanguardisti del passato ventennio. Non potevamo quindi non intervenire. Già due anni fa distribuimmo manifestini di protesta all’ingresso della palestra in cui la manifestazione si svolge: ma allora fummo illegalmente caricati su jeeps della Celere e rilasciati soltanto alcune ore dopo, con gran parte del materiale sotto il braccio a manifestazione terminata. Quest’anno questo fermo abusivo non fu possibile perché eravamo molto numerosi (ogni militante aveva mobilitato gli amici e i conoscenti facendo leva sui loro sentimenti antifascisti), ed un’azione di forza nei nostri confronti avrebbe potuto destare una eco nella stampa e nell’opinione pubblica cittadina in quel tempo indignata per il governo Tambroni e l’alleanza coi fascisti.
Ma subdolamente, dopo alcuni mesi, calmatesi le acque (fine luglio), ecco i carabinieri sporgere denuncia alla Magistratura a carico del sottoscritto per vilipendio delle forze armate. In un primo tempo, per la verità, i Carabinieri ritennero responsabile Alberto Cabella e lo interrogarono trattandolo come un delinquente comune. In seguito, appurato che il segretario della G.F.E. ero io e non Cabella, mi sottoposero ad una serie di interrogatori diretti a sondare se ero o no comunista, se appartenevo a movimenti di sinistra ed ad appurare i miei reali sentimenti nei confronti dell’esercito e della NATO, invitandomi infine a commentare ed a spiegare le frasi ritenute offensive.
La mia linea di difesa fu prudente ed evasiva: feci notare che in una società bene organizzata il cittadino ha una pluralità di funzioni tra le quali il servizio militare non può essere considerata la più importante e la più nobile, ecc. ecc. Specificai infine che i giudizi sull’efficienza delle nostre forze armate erano giudizi riportati dai tecnici della NATO, resi di pubblico dominio dalla stampa d’informazione, e per i quali non potevo essere ritenuto colpevole. Nonostante ciò la denuncia fu mantenuta e dovetti addirittura partire per le ferie alla chetichella, perché i carabinieri volevano addirittura impedirmi di recarmi all’estero.
Al mio ritorno trovai un invito a presentarmi al procuratore della Repubblica, numerosi solleciti e la minaccia successiva di venire prelevato dalla forza pubblica: di qui ancora interrogatori a non finire, ma questa volta in un clima di cortesia e comprensione. Durante questi interrogatori i giovani federalisti vennero scambiati per… giovani di sinistra, come se non ci fosse tanto nazionalismo a sinistra quanto al centro e a destra. In ogni modo le continue ed insistenti pressioni dei carabinieri dirette ad ottenere la condanna non ottennero alcun effetto. Dopo qualche settimana venne la notizia della assoluzione in istruttoria: inaspettata conclusione della vicenda.
Questi brevemente i fatti che trovano già sufficiente commento in se stessi: le autorità favoriscono una manifestazione paramilitare in un settore così delicato come quello dell’istruzione tecnica ove gli allievi sono per lo più sprovveduti di cultura e spirito critico, e giudicano offensive delle semplici constatazioni di fatti che sono di pubblico dominio.
Nessuno oggi si fa illusioni sull’efficienza del nostro esercito anche se pochi sanno tirarne le esatte conclusioni.
Le autorità pubbliche sono ancorate ad una visione nazionalista della realtà che appare anacronistica allo stesso uomo della strada: di qui notevoli possibilità di inserire quotidianamente la nostra azione, anche su problemi marginali, con combattività e tenacia.
Spero che queste brevi notizie possano esserle d’aiuto nell’arduo compito della stesura de «Il Federalista».
Cordiali saluti
Roberto Palea


* Le sottolineature mettono in evidenza i passi che furono ritenuti criminosi.

 

 

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