Anno XXII, 1980, Numero 1, Pagina 72

 

 

DOCUMENTI APPROVATI DAL X CONGRESSO DEL MFE
(BARI, 23-24 FEBBRAIO 1980)
 
PRO-MEMORIA DEL MFE SULLA SITUAZIONE DELLA COMUNITÀ E LA PRESIDENZA ITALIANA
 
 
L’Italia assume la presidenza della Comunità in un momento in cui bisogna affrontare questioni decisive per l’avvenire dell’Europa e delle sue nazioni: il conflitto tra gli Otto e il Regno Unito, la creazione del Fondo monetario europeo (sulla base del rapporto che la Commissione deve presentare entro marzo, e mentre il presidente della Repubblica francese ribadisce la sua intenzione di proporre nella prossima primavera le linee di una riforma del sistema monetario internazionale), il nuovo bilancio da presentare al Parlamento europeo, l’esame della capacità d’azione della Comunità in relazione al rapporto dei tre saggi e all’allargamento, l’esame della funzione sovrannazionale della Comunità dell’energia atomica, e, in profilo, la nomina della nuova Commissione (che non troverà più un Parlamento europeo disposto a subire le decisioni unilaterali dei governi).
Sono questioni decisive per le seguenti ragioni:
— perché non possono essere risolte ad una ad una con orientamenti diversi;
— perché costituiscono di fatto, nel loro insieme, i nodi da sciogliere per dare risposte europee comuni ai maggiori problemi economici e sociali che sul piano nazionale diventano sempre più gravi, e che sul piano europeo non sono ancora stati affrontati in modo adeguato: energia, inflazione, disoccupazione, agricoltura, squilibri regionali, ecologia, riconversione industriale in armonia con lo sviluppo del Terzo mondo e della rivoluzione scientifico-tecnica (nuove forme di occupazione e attività, di assetto della società e del territorio ecc.);
— perché con questi problemi è in gioco la possibilità stessa della ripresa del controllo dei fattori della crisi economico-monetaria. Questo controllo — sfuggito dalle mani dei governi occidentali già da alcuni anni — deve essere ristabilito al più presto per scongiurare il rischio, sempre più grave ed incombente, di catastrofi irreparabili e perfino di conflitti armati.
 
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Come nel 1950, quando Jean Monnet propose la fondazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio, il rischio è, in primo luogo, quello di essere travolti dalla gravità, dal numero e dalla complessità dei problemi se non si trova un filo conduttore; se non si riesce — come rammentava allora Monnet — a identificare il «punto limitato ma decisivo» sul quale agire per mettere nella prospettiva giusta l’insieme dei problemi.
È sempre più evidente che questo punto limitato ma decisivo sta nella possibilità di pagare il petrolio in scudi. Solo se si paga il petrolio in scudi si possono affrontare in comune sul piano europeo, e sulla base dei rapporti che l’Europa può sviluppare con gli altri paesi, i problemi della stabilità monetaria, dell’energia, della ripresa economica e via dicendo. E vale il contrario. È impossibile, a medio e a lungo termine, pagare il petrolio con le monete nazionali, e non subire le divergenze economiche e monetarie imposte tanto dalle diverse situazioni nazionali quanto dai rapporti diversi che ciascun paese europeo si trova a dover impostare, se agisce da solo, con i paesi terzi.
D’altra parte dovrebbe risultare ormai evidente che il solo proposito di pagare il petrolio in scudi — che comporta l’esame delle condizioni da soddisfare per realizzare questo obiettivo — permette di accertare in qual modo si collegano i maggiori problemi economici e monetari degli Stati e della Comunità, e quale sia l’impostazione necessaria per risolverli gradualmente in modo tale da rimettere sotto controllo l’evoluzione della situazione economica. In pratica valgono i seguenti nessi interni ed esterni:
— un nesso interno che riguarda la catena SME-bilancio della Comunità-politiche comuni. Si resta sul piano dell’evidenza se si constata che lo SME non può diventare un fattore attivo e per manente della situazione europea senza un bilancio adeguato e senza politiche comuni efficaci nei confronti dei problemi dai quali dipendono gli equilibri politici e sociali dei paesi della Comunità;
— un nesso esterno che riguarda la catena SME-politica verso il dollaro-riforma del sistema monetario internazionale. A questo riguardo si resta sul piano dell’evidenza se si constata, primo, che solo in questo quadro lo SME può diventare il mezzo adeguato per far valere sul piano monetario, su quello economico e indirettamente su quello politico il peso dell’Europa come potenza commerciale, secondo, che in ogni caso la stabilità monetaria internazionale non è possibile se la prima potenza commerciale del mondo — la Comunità — non ha né mezzi monetari propri né una sua politica monetaria, ma lascia sussistere una grande zona di disordine come quella prodotta dalla sproporzione tra i rapporti economici Europa-Mondo e la rete dei rapporti monetari dei paesi membri fra di loro e con il resto del mondo.
Resta ancora da osservare che la messa in funzione di questi nessi, e l’accettabilità dello scudo come mezzo di pagamento nelle transazioni internazionali, sono due facce della stessa cosa. Ne segue che il fatto che lo scudo venga accettato oppure no costituirebbe una pietra di paragone preziosa per la costruzione dell’unione economico-monetaria, che non passerà mai dallo stadio delle intenzioni a quello della realtà fino a che viene concepita come un progetto privo di collegamenti con gli aspetti fondamentali dell’evoluzione economica mondiale. In pratica, assumendo il dato di fatto della situazione dello scudo come criterio di misura, si potrebbe accertare, di volta in volta, pragmaticamente e non apoditticamente, quale grado di unità europea, e quale grado di convergenza delle politiche economiche nazionali, sono necessari per il benessere comune, senza distinzioni dogmatiche tra le nazioni e la Comunità.
 
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Al di fuori di questa prospettiva non c’è che il protrarsi della crisi della Comunità e dei paesi membri, in primo luogo di quelli che si trovano già in una situazione difficile che comincia ormai a minare, come nel primo dopoguerra, le basi stesse della statualità e della legalità. Va dunque ricordato che questa prospettiva non è affatto una fuga in avanti, o un progetto del tutto avulso dal grado di sviluppo della Comunità, ma la traduzione in pratica della lettera e dello spirito delle decisioni del Consiglio europeo di Brema circa lo SME e la costituzione del Fondo monetario europeo. Va dunque ricordato che bisogna agire. L’Europa si trova ad un punto cruciale della sua storia. La crisi economica e monetaria mondiale sta diventando una crisi politica e militare sempre più grave. Ciò significa che per l’Europa si avvicina sempre di più il momento della scelta definitiva tra la ricaduta nelle divisioni del passato, funeste non solo per l’Europa ma per tutti i paesi, o l’unità sufficiente per la salvaguardia dell’indipendenza delle sue nazioni, e per contribuire in modo efficace alla pace del mondo con la ripresa della distensione.

 

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