Anno XXII, 1980, Numero 3, Pagina 205

 

 

LE PETIZIONI AL PARLAMENTO EUROPEO
 
 
Se vuoi: la moneta europea; il controllo dell’inflazione; la piena occupazione; una politica europea per il Mezzogiorno; una politica europea dell’energia e dell’ambiente; l’indipendenza dell’Europa e la giustizia internazionale; diventare davvero un cittadino europeo che ha gli stessi diritti in tutti i paesi della Comunità; firma le petizioni al Parlamento europeo per l’abolizione delle frontiere; lo sviluppo dell’unione economico-monetaria; l’indipendenza dell’Europa; il rafforzamento della politica regionale; un sistema elettorale uniforme in vista dell’elezione europea del 1984; la costruzione di uno Stato palestinese; l’istituzione di un servizio civile europeo.
Con il Parlamento europeo eletto direttamente i cittadini possono ormai far pesare la loro volontà europea. Ma un voto ogni cinque anni non basta. Ogni volta che un problema richiede una soluzione europea bisogna spronare il Parlamento europeo ad affrontarlo. Per questo c’è lo strumento democratico della petizione. Ogni volta che in sede europea si prende una decisione favorevole all’Europa bisogna sostenerla. Ogni volta che in sede nazionale si prende una decisione contraria all’Europa bisogna riprovarla. Solo così si può colmare il vuoto dei cinque anni che separa una elezione dall’altra.
È questo il testo del volantino con il quale i militanti del MFE si sono rivolti ai cittadini per invitarli a firmare le petizioni che qui riproduciamo. I testi di queste petizioni sono stati approvati dalla Direzione del MFE nella riunione svoltasi a Milano il 29 marzo 1980.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
PER L’ABOLIZIONE DELLE FRONTIERE NAZIONALI
 
I sottoscritti elettori europei fanno osservare che il diritto di voto europeo implica anche quello ad una piena cittadinanza europea; fanno presente il carattere nazionalistico dell’attuale pratica dei governi nazionali di trattare i cittadini che viaggiano, lavorano e risiedono in un paese diverso da quello di origine come «stranieri» nella Comunità europea, in flagrante violazione dei Trattati di Roma che statuiscono la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali; fanno inoltre osservare che conservando le frontiere nazionali si svilisce l’idea dell’Europa nell’animo dei cittadini, con grave pregiudizio della funzione politica del Parlamento europeo e dei suoi rapporti con l’opinione pubblica; invitano pertanto il Parlamento europeo a chiedere la abolizione delle frontiere nazionali all’interno della Comunità europea.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
SULL’UNIONE ECONOMICO-MONETARIA
 
I sottoscritti cittadini europei, premesso che il progetto di Unione economica e monetaria comporta un insieme coordinato di decisioni scaglionate su un lungo periodo di tempo, premesso che ciascuna di queste decisioni, dovendo essere presa in tempi diversi da più di un organo decisionale, rischia di risultare inefficace o addirittura controproducente in mancanza di un quadro di riferimento globale, fanno osservare che solo il Parlamento europeo può elaborare e tener presente il quadro d’insieme definito da un progetto concreto di Unione economica e monetaria e quindi controllare pubblicamente le singole decisioni a volta a volta prese dai diversi rami dell’Esecutivo comunitario, fanno osservare inoltre che solo con un piano concreto di Unione economica e monetaria e con un impegno costante del Parlamento europeo a questo riguardo si possono mobilitare le forze economiche e sociali soggettivamente e oggettivamente interessate all’unità economica dell’Europa ed evitare che le stesse vengano trascinate su posizioni settoriali e corporative a causa della mancanza di un piano di insieme, chiedono che il Parlamento europeo stabilisca le prime linee generali di un piano concreto di Unione economica e monetaria anche grazie all’identificazione esplicita dei mezzi necessari per raggiungere i fini in questione.
I sottoscritti cittadini europei fanno ancora presente che a loro parere i mezzi minimi necessari per la creazione di un’Unione economica e monetaria sono i seguenti: 1) un bilancio di dimensioni adeguate, pari almeno al 2,5% del PIL comunitario secondo le conclusioni della Commissione Mac Dougall, per assicurare la convergenza delle politiche economiche; 2) la creazione di un Fondo monetario europeo efficace al quale, già nella fase transitoria, sia attribuito il compito delle modificazioni delle parità e della trasformazione dello scudo da unità di conto in mezzo di pagamento, per eliminare la causa monetaria della divergenza delle politiche economiche; 3) la creazione di un’agenzia europea del petrolio, sul modello dell’Euratom, capace di pagare in scudi le importazioni di petrolio, per evitare la divergenza delle politiche nazionali nel settore energetico.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
SUL RUOLO INTERNAZIONALE DELLA COMUNITÀ EUROPEA
 
I sottoscritti cittadini europei, ricordato che la Comunità europea non potrà mai esprimersi con una sola voce e fare una politica estera coerente e unitaria fino a che non avrà assunto un ruolo autonomo nell’equilibrio internazionale; che l’Europa non potrà mai assumere questo ruolo fino a che continuerà ad essere un alleato subordinato degli Stati Uniti; che l’obiettivo dell’autonomia internazionale dell’Europa non è perseguibile se non è fatto proprio dalle forze politiche e sociali; che una prima chiara formulazione di questo obiettivo, e quindi il primo passo verso la sua realizzazione, non può venire che dal Parlamento europeo, quale solo interprete legittimo degli interessi e delle aspirazioni del popolo europeo, chiedono al Parlamento europeo che dibatta, e renda pubblici in una solenne dichiarazione di principi, gli orientamenti di fondo di una politica estera europea, nella prospettiva di un superamento graduale dei blocchi, che dividono in due l’Europa e ne fanno un’area subordinata alle grandi potenze; e che definisca le tappe e le modalità della trasformazione dei rapporti tra Europa e Stati Uniti da quelli di subordinazione rispetto ad una potenza-guida a quelli di collaborazione tra eguali.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
PER UNA INIZIATIVA COMUNITARIA A FAVORE DEL MEZZOGIORNO
 
I sottoscritti cittadini europei, premesso che l’art. 2 del Trattato istitutivo della Comunità europea assegna alla stessa «il compito di promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme del suo territorio»; convinti che la Comunità debba procedere sulla via dell’unione economica e monetaria — di cui il Sistema monetario europeo costituisce solo il primo passo — ed assumere iniziative in grado di sostenere, ampliare e qualificare l’occupazione e di superare gli squilibri attualmente esistenti tra regioni forti ed aree meno sviluppate; richiamate le indicazioni del Rapporto Mac Dougall — in particolare sull’aumento del bilancio comunitario e sulla qualificazione della spesa e sul coordinamento delle diverse politiche della Comunità — che costituisce la base per un’azione efficace della Comunità per il superamento degli squilibri territoriali e settoriali; chiedono che il Parlamento europeo, in occasione del riesame delle attività che il Fondo europeo di sviluppo regionale dovrà svolgere a partire dal 1981 — secondo quanto previsto dall’art. 22 del Regolamento istitutivo n. 724 del 1975 — promuova e sostenga una vigorosa iniziativa comunitaria a favore delle regioni depresse che preveda in particolare: il rafforzamento dell’iniziativa autonoma della Commissione come già attuato, in via limitata, con l’attivazione di «azioni comunitarie specifiche di sviluppo regionale»; il coordinamento con l’azione comunitaria delle iniziative nazionali e regionali — in particolare in sede di emanazione della nuova legislazione sul Mezzogiorno d’Italia — anche al fine di utilizzare con la massima efficacia i fondi stanziati a valere sul bilancio comunitario; chiedono inoltre, che la Presidenza del Parlamento europeo dia notizia della ricezione della presente petizione al Parlamento italiano.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
PER UN SISTEMA ELETTORALE UNIFORME IN VISTA
DELLA SECONDA ELEZIONE EUROPEA 
 
I sottoscritti cittadini europei, considerando che il Parlamento europeo ha l’obbligo di proporre una procedura uniforme per l’elezione europea del 1984 allo scopo di rispettare gli articoli 138 del Trattato CEE, 108 del Trattato CEEA e 7 dell’Atto relativo all’elezione europea del 1979; considerando che tale procedura uniforme è necessaria per garantire a tutti i cittadini europei un uguale esercizio del diritto di voto europeo; facendo osservare che se, il Parlamento europeo si mostrasse incapace di assolvere questo compito, manifesterebbe la sua impotenza davanti all’opinione pubblica; e che ciò provocherebbe una flessione della partecipazione elettorale ed un ulteriore indebolimento della Comunità; facendo osservare che l’adozione da parte del Parlamento europeo di tale progetto richiederà un lungo dibattito e che la decisione deve essere rapida per dar tempo ai governi e ai Parlamenti nazionali di approvarlo; considerando che a questo proposito il Parlamento europeo ha bisogno dell’appoggio dell’opinione pubblica, chiedono che un dibattito preliminare in sessione plenaria sui problemi relativi all’adozione di una procedura uniforme per l’elezione europea del 1984 abbia luogo il più presto possibile. Ciò per far conoscere agli elettori europei gli orientamenti dei gruppi politici e per consentire alle Commissioni di lavorare in modo efficace; auspicano che nel corso di questo dibattito sia stabilito un termine di sei mesi per la prima fase dei lavori, termine al quale le Commissioni dovrebbero fare una relazione al Parlamento europeo circa lo stato dei lavori.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
PER LA COSTRUZIONE DI UNO STATO PALESTINESE
 
I sottoscritti cittadini europei, allarmati per il progressivo deteriorarsi della situazione nel Medio oriente dove si manifesta l’impossibilità di realizzare un assetto pacifico senza l’accordo di tutti i popoli della regione e dove, sempre più apertamente, si confrontano le due superpotenze; fanno osservare che la crisi medio-orientale testimonia nel modo più evidente l’incapacità delle due superpotenze di assicurare la distensione e di garantire l’indipendenza e il rispetto del non-allineamento dei paesi del Medio oriente; ravvisano nella creazione di uno Stato palestinese il fatto decisivo per consentire alle forze del progresso e della pace nel Medio oriente di prendere il sopravvento su quelle della conservazione; convinti che l’Europa possa svolgere un ruolo decisivo nel promuovere una soluzione pacifica e giusta al problema del Medio oriente, garantendo la sicurezza, l’indipendenza e la pacifica convivenza di tutti i popoli della regione; invitano il Parlamento europeo a prendere tutte le iniziative necessarie affinché la Comunità europea riconosca l’OLP come rappresentante legittimo del popolo palestinese e collabori attivamente alla costruzione di uno Stato palestinese; ritengono che la costruzione dello Stato palestinese sia possibile solo sulla base dei principi del non intervento e della coesistenza pacifica, cioè nella fattispecie mediante la rinuncia da parte di Israele agli insediamenti nei territori occupati e il rispetto da parte palestinese dell’integrità dello Stato di Israele nei confini precedenti la guerra dei sei giorni; ritengono inoltre che solo su questa base sia possibile battersi pacificamente per il grande scopo finale della creazione di uno Stato multinazionale e aconfessionale, che costituirebbe un punto di riferimento di eccezionale valore culturale per tutta l’umanità.
 
 
PETIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO
PER L’ISTITUZIONE DI UN SERVIZIO CIVILE EUROPEO
 
I sottoscritti cittadini europei, nell’intento di promuovere la partecipazione, ad ogni livello, dei cittadini europei e in particolare dei giovani al governo della propria comunità; di tutelare il territorio ed i beni culturali messi continuamente in pericolo da uno sviluppo industriale incontrollato; di affermare la volontà di pace e di giustizia dell’Europa nel mondo e in particolare nei confronti dei paesi in via di sviluppo; chiedono l’istituzione di un servizio civile europeo, alternativo a quello militare, ma aperto a tutti i volontari di ogni sesso ed età, coordinato al livello comunitario, che preveda la possibilità: di prestare la propria attività presso gli enti territoriali locali — o altri enti pubblici non aventi fini di lucro — di qualunque Stato della Comunità; di prestare la propria attività allivello europeo e nei paesi del Terzo mondo con i quali esistono accordi europei di cooperazione.

 

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