Anno XX, 1978, Numero 2-3, Pagina 128

 

 

RISOLUZIONE DELLA DIREZIONE DEL
MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO SULLE
DECISIONI DEL CONSIGLIO EUROPEO DI BREMA
 
 
1. — Nella situazione della C.E.E., che trova il suo parallelo in quella del COMECON, si manifesta con chiarezza la crisi dell’equilibrio mondiale bipolare, crisi che ha investito il terreno dei rapporti economici e monetari. Va rilevato che mentre ad Est l’Unione Sovietica punta sulla riaffermazione della sua egemonia nel tentativo di difendere il bipolarismo, nell’Occidente l’America del Nord è disposta a soluzioni più equilibrate. Ciò corrisponde del resto a una costante della politica americana postbellica che si mostra con piena evidenza nel fatto che l’U.R.S.S. è presente direttamente nel COMECON mentre l’America del Nord non è presente nella C.E.E., che pertanto ha la possibilità virtuale di svilupparsi in modo autonomo.
2. —A Brema la Comunità ha fatto il primo passo. Se saprà giungere fino al punto nel quale potrà effettivamente acquisire sia una funzione autonoma nell’economia mondiale sia il controllo dell’economia europea, avrà la possibilità di agire: a) per invertire la tendenza mondiale degli ultimi anni, tendenza contrassegnata dalla ricomparsa del protezionismo, dall’arresto dello sviluppo e dal ristagno del commercio mondiale; b) per dare l’avvio, in unità d’intenti con le forze del progresso, ad un nuovo periodo di espansione che permetterebbe di creare nel modo più libero e aperto il nuovo ordine economico e monetario mondiale. È pertanto cominciata in Europa una partita che mette in gioco il carattere del prossimo ciclo della politica mondiale, il destino dell’Europa e quello dell’Italia.
3. — Gli orientamenti emersi a Brema sono molto importanti. Per la prima volta si profila la possibilità della messa in comune di una parte sostanziale delle riserve, della creazione di una moneta europea parallela, e della realizzazione di un Fondo monetario europeo. Se questi orientamenti fossero concepiti come un punto di arrivo sarebbero destinati al fallimento perché non si può avere un’area europea di stabilità monetaria equilibrata e duratura senza creare la moneta europea; se concepiti invece come un punto di partenza, che ha la sua base politica nel fatto nuovo del voto europeo, possono costituire il cambiamento radicale di cui l’Europa ha bisogno per la ripresa del processo unitario, processo al quale l’Italia deve partecipare senz’altro per non sancire in modo definitivo il suo distacco dall’Europa. È decisivo a questo riguardo che si sappia quale deve essere il termine del processo avviato in Europa, e che cosa si deve fare in ogni nazione per sostenerlo.
4. — In Europa si tratta di stabilire con chiarezza, sin da ora, l’obiettivo della moneta europea e la data della sua creazione, allo scopo di orientare le aspettative degli operatori economici, sociali e politici, e di fornire così una base di potere alla transizione. In Italia si tratta di concepire come una sola cosa la fase di transizione verso la moneta europea e la politica italiana di riduzione del tasso di inflazione. A chi crede che la transizione verso la moneta europea possa aumentare la difficoltà della politica di risanamento in Italia va fatto osservare che è vero il contrario. Per evitare la catastrofe l’Italia deve in ogni caso riportare il suo tasso di inflazione ad una media europea — cioè ad un punto nel quale può rientrare in Europa anche sotto il profilo monetario — ed è evidente per tutte le persone che non siano affette da malafede o da cecità che è più facile portare a compimento un processo di questo genere con un traguardo e una collaborazione europei.
Milano, 8 luglio 1978

 

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