Anno XVIII, 1976, Numero 4, Pagina 245

 

 

IL M.F.E. PER UN GOVERNO DI EMERGENZA
E DI TRANSIZIONE ALL’EUROPA
 
 
La Giunta esecutiva del M.F.E., riunita a Milano il 22 giugno 1976, considerata la grave situazione dell’economia, dell’ordine pubblico, della pubblica amministrazione e dei servizi sociali, considerata la necessità di preparare l’Italia alle imminenti elezioni europee del 1978, chiede la formazione di un governo di emergenza e di transizione all’Europa.
 
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Il M.F.E. precisa che un governo di emergenza è necessario per una ragione semplice ed indiscutibile. La situazione è tale da richiedere uno sforzo concorde di tutto il Paese e di tutti i ceti, ma ciò non è compatibile con la funzione normale dell’opposizione il cui compito, in tempi normali, è quello di indebolire il governo per rendere possibili le alternative.
Senza pregiudizio per alcuna soluzione il M.F.E. precisa tuttavia che non è necessaria, per la formazione di un governo di emergenza, la compresenza nel governo della maggioranza e della opposizione. Questa non è che una delle forme possibili del governo di emergenza, che in senso stretto richiede soltanto che tanto il governo quanto l’opposizione rinuncino ad alcune delle loro prerogative normali. In senso stretto, si tratta, per il governo, di raggiungere un accordo con l’opposizione sulle questioni per le quali è indispensabile l’unità nazionale; e, per la opposizione, di non attaccare il governo sulle questioni che hanno fatto l’oggetto di un accordo.
Il M.F.E. fa osservare che autolimitazioni di questo genere sono normali negli Stati bene ordinati in ispecie per quanto riguarda la politica estera, che, almeno in linea di principio, dovrebbe sempre promuovere, rispettare e realizzare l’unità nazionale.
Il M.F.E. fa dunque osservare, primo che i programmi elettorali dei partiti costituzionali sono concordi per quanto riguarda le maggiori questioni di politica estera, il Patto atlantico e l’Unità europea, secondo che l’elettorato col suo voto massiccio per i partiti costituzionali ha stabilito l’unità del paese su queste questioni, rispetto alle quali ogni divisione risulterebbe artificiale e costituirebbe una manifesta violazione del risultato elettorale, terzo che l’accordo su queste questioni di politica estera fornisce una base più che sufficiente per un governo di emergenza perché con l’unità europea la politica estera include i maggiori obiettivi di politica interna, in specie di carattere economico, monetario, industriale e regionale.
 
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Per quanto riguarda la transizione all’Europa, il M.F.E. fa osservare che l’unità europea è giunta al punto dell’elezione europea — che comporta la trasformazione dei partiti nazionali in partiti europei e la sovranità europea del popolo — al punto del dibattito sull’Unione — che il Parlamento europeo eletto direttamente potrà portare alle prime conclusioni realizzando un esecutivo europeo efficace — e, di conseguenza, al punto del rilancio dell’Unione economica e monetaria, che è indispensabile per consolidare e governare l’economia europea.
Il M.F.E. fa osservare che lo stadio raggiunto dall’Unione europea comporta ormai la progressiva sostituzione della volontà politica europea alla volontà politica nazionale per quanto riguarda la moneta, le maggiori questioni di politica economica e sociale, e, in prospettiva, di politica estera e difesa.
Il M.F.E. fa pertanto osservare che una speciale responsabilità incombe, a questo riguardo, sull’Italia, che può risolvere i suoi problemi solo risolvendo un grande problema europeo. L’Italia può in effetti progredire solo promuovendo una politica economica europea capace ad un tempo sia di approfondire i rapporti tra l’Europa, i paesi africani e i paesi del Medio oriente, sia di rendere possibile la piena adesione della Grecia, e quindi della Spagna e del Portogallo, alla Comunità.
Il M.F.E. fa infine osservare che solo in questo modo, rifacendo con sé stessa l’Europa, l’Italia può restare in Europa, e che questa finalità costituisce pertanto il solo orientamento che permetta di prendere le misure di emergenza richieste dalla situazione economica in modo tale da evitare qualunque forma di protezionismo e di ulteriore distacco dall’Europa, che avrebbero come conseguenza un arretramento dell’economia italiana e la sua stabilizzazione ad un livello più basso di quello già raggiunto nel recente passato.

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