Anno XVIII, 1976, Numero 4, Pagina 251

 

 

L’UNITÀ EUROPEA E LA CAMPAGNA ELETTORALE
LETTERA APERTA DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO AI PARTITI COSTITUZIONALI*
 
 
Il M.F.E. crede giusto ed opportuno far sapere ai partiti costituzionali, ed in particolare al suo partito, che diffonderà durante la campagna elettorale queste parole d’ordine: «L’Italia non si salva senza l’Europa. L’Europa non si salva senza l’elezione europea», e che commenterà queste parole d’ordine con brevi chiarimenti sia a mezzo di manifesti, sia a mezzo di riunioni di informazione.
Uno di questi chiarimenti riguarderà la moneta. Noi mostreremo la necessità di una politica europea e di una moneta europea, facendo presente l’impossibilità di restituire alla lira e alla bilancia dei pagamenti la forza che sarebbe indispensabile per evitare la recessione e l’inflazione. Tutti sono in grado di capire che un sistema economico, come quello italiano, nel quale gli scambi con l’estero costituiscono grosso modo il 50% rispetto al prodotto nazionale, non consente né un serio sostegno né un serio controllo della moneta; come non consente, d’altra parte, una efficace politica economica, e tanto meno una efficace programmazione economica, perché non permette di controllare fatti economici di grande rilievo che riguardano, insieme con l’Italia, altri paesi.
Facendo questa comunicazione, il M.F.E. si permette di attirare l’attenzione del suo partito sulla necessità di non limitare la campagna elettorale a temi difensivi, che presenterebbero il sistema democratico solo come una cosa da difendere, e non anche come una cosa che può consentire la costruzione di un avvenire migliore. La situazione impone ovviamente provvedimenti di emergenza per evitare il collasso sul piano monetario, economico e dell’ordine pubblico. Ma una cosa è evitare il collasso, un’altra riprendere il cammino: per guarire non basta sconfiggere la malattia, bisogna recuperare la salute. Ne consegue la necessità di affiancare i temi difensivi con un tema centrale che riguardi lo sviluppo economico a medio, se non a breve termine, per il rinnovamento della democrazia e della società. Ma bisogna che questo tema sia tale da suscitare la fiducia dei cittadini, che è stata guastata dalle troppe parole che non sono mai state seguite dai fatti. Per questa ragione — che impone da sola obiettivi nuovi, e un linguaggio nuovo e chiaro — e per una cogente ragione di fatto — si può riacquistare l’indipendenza politica, economica, monetaria e sociale in Europa, non in Italia — questo tema dovrebbe essere quello europeo.
In passato il tema europeo non aveva rilevanza politica nelle elezioni nazionali per il limite stesso della Comunità europea, che lasciando in disparte i cittadini non consentiva la formazione di un loro interesse, di loro scelte, di loro opinioni, ecc. Ma, con l’elezione europea alla data di maggio-giugno 1978, l’Europa acquista ciò che le mancava: la credibilità politica alla base. Essa può dunque diventare uno dei temi fondamentali di formazione della visione politica dei cittadini. Naturalmente, l’elezione europea, per avere questo ruolo nella formazione della coscienza dei cittadini, dovrà essere un fatto, un fatto nel 1978, e non una parola vana. Bisogna dunque ricordare che l’elezione europea non è ancora decisa, e che la decisione finale, a tempo per rispettare la scadenza del 1978, dipende dall’Italia che ha imprudentemente bloccato a Lussemburgo tale decisione. I partiti potranno dunque, proprio durante la campagna elettorale, precisare che cosa stanno facendo per assicurare l’elezione europea, e per annunziare quali saranno i loro programmi europei per l’elezione europea. In questo modo daranno finalmente all’Europa il rilievo di un concreto impegno politico, e daranno nel contempo concretezza all’idea dell’Italia in Europa.


* Si tratta di una lettera diffusa dal Presidente delM.F.E. nel corso della campagna per le elezioni italiane del 20 giugno 1976.

Condividi con