Anno XVII, 1975, Numero 1, Pagina 72

 

 

LE RISOLUZIONI APPROVATE
DAL COMITATO FEDERALE U.E.F. A MILANO
 
 
Risoluzione politica
Il Comitato federale dell’Unione europea dei federalisti (U.E.F.), riunito a Milano il 18 e 19 gennaio 1975, constata che, pur essendo stata presa, durante l’ultima riunione del Vertice, una decisione positiva per l’elezione del Parlamento europeo in favore della quale l’U.E.F. si batte da molti anni, non è stato fatto nessun passo verso la creazione di un governo federale europeo capace di esprimersi e di agire in nome dell’Europa.
Spera che i rapporti del Parlamento europeo, della Commissione e della Corte di giustizia, nonché il rapporto di sintesi di Tindemans colmeranno questa lacuna.
Si felicita per le dichiarazioni fatte dal Presidente della Commissione delle Comunità europee durante la conferenza stampa del 10 gennaio 1975, le quali lasciano sperare da parte di questa istituzione delle iniziative audaci per far fronte ai gravi problemi che incombono sia sui nostri paesi che sul cammino dell’unificazione dell’Europa.
Decide di preparare, d’accordo col Movimento europeo, la convocazione, prima della fine dell’anno, di un nuovo congresso dell’Aja che riunisca tutte le forze che vogliono la realizzazione dell’unità europea e che pretenda dai governi della Comunità la creazione, senza ulteriori indugi, di un governo europeo controllato democraticamente, capace di affrontare la nostra crisi economica e politica, interna ed internazionale.
 
Risoluzione d’azione
Il Comitato federale dell’U.E.F. riunito a Milano il 18 e 19 gennaio 1975, mentre adotta la risoluzione politica qui acclusa, per contribuire alla preparazione del nuovo Congresso dell’Aja, decide di lanciare da questo momento una campagna secondo le seguenti modalità:
1) L’U.E.F. dovrà fare tutto il possibile per sostenere le istituzioni e gli uomini impegnati nella preparazione dell’elezione europea e dell’Unione europea, concentrando soprattutto in questa azione l’interesse dell’opinione pubblica.
2) L’U.E.F. si rivolgerà direttamente ai cittadini ogniqualvolta ciò sarà possibile. Poiché le sue forze non permetteranno la mobilitazione diretta di tutti i cittadini per il 1975, l’U.E.F. dovrà comunque rivolgersi ad essi attraverso i loro rappresentanti.
3) L’U.E.F. potrà farlo rivolgendosi immediatamente a tutte le organizzazioni di base: amministrazioni comunali, provinciali e regionali, sezioni locali dei partiti, dei sindacati, del padronato, circoli culturali e sociali, ecc.
4) Rivolgendosi a queste persone e a queste organizzazioni si chiederà loro: a) di firmare il testo dell’appello qui accluso;[1] b) di esporre, qualora se ne presenti l’occasione, al di là delle argomentazioni contenute nell’appello, i motivi particolari per i quali il gruppo in questione si pronuncia a favore dell’unità federale dell’Europa; c) di inviare questo testo: al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, alla Commissione della C.E.E., al proprio governo nazionale, a Tindemans, finché durerà il suo mandato, alla sezione nazionale dell’U.E.F., allo scopo di archiviare le adesioni e di farne conoscere il numero all’opinione pubblica; d) di organizzare riunioni e manifestazioni sull’elezione europea e sull’unificazione europea; e) di prepararsi a partecipare ad un grande Congresso europeo come il primo Congresso dell’Ala.
5) L’U.E.F. farà conoscere immediatamente alle istituzioni europee, ai governi, ai partiti, ai sindacati la sua decisione di lanciare questa campagna.
6) La campagna dovrà essere condotta dalle organizzazioni di base, dalle organizzazioni nazionali e dalla organizzazione europea dell’U.E.F., allo scopo di coprire il campo più vasto possibile e di sviluppare l’azione anche nelle regioni dove l’U.E.F. è debole e poco organizzata. Ci si dovrà sforzare di ottenere subito risultati di una certa importanza perché servano d’esempio al più grande numero possibile di azioni spontanee.
7) Con l’appello e con lo sviluppo della campagna l’U.E.F. dovrà compiere il massimo sforzo per far capire al maggior numero di persone che una Unione europea, fondata sul suffragio universale diretto, non può essere che una federazione. L’U.E.F. dovrà perciò, sulla base della risoluzione di politica generale del Congresso di Bruxelles, chiedere che i Capi di Stato e di governo, dopo aver preso conoscenza dei rapporti presentati dalle istituzioni europee e dell’inchiesta condotta da Tindemans, diano l’incarico al Parlamento europeo di elaborare lo statuto dell’Unione europea da sottoporre alla ratifica dei Parlamenti nazionali.


[1] Testo dell’appello: «Il (nome dell’organizzazione di base) convinto della necessità di costruire una vera Unione europea per permettere agli Stati membri di far fronte alla grave situazione economica, sociale e politica; convinto della necessità di eleggere il Parlamento europeo a suffragio universale diretto in modo che ogni cittadino sia partecipe della realizzazione di questa Unione europea; prende atto con soddisfazione della decisione finalmente presa dai governi di procedere a questa elezione e del voto espresso il 14 gennaio 1975 dallo stesso Parlamento europeo, su un progetto di convenzione che ne definisca le modalità; chiede, d’accordo con tutte le altre organizzazioni rappresentanti l’opinione pubblica dalla base al vertice che hanno deciso di far sentire la loro voce, che: 1) l’elezione europea abbia luogo il più presto possibile; 2) il progetto di Unione europea preveda un governo europeo e un Parlamento composto da almeno una Camera eletta a suffragio universale diretto; 3) la redazione dello Statuto dell’Unione europea, sulla base delle indicazioni dei governi, sia affidata al Parlamento europeo e la sua approvazione ai Parlamenti degli Stati membri».

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