Anno XVIII, 1976, Numero 1, Pagina 17

 

 

SI È APERTO IL DIBATTITO PER LA RATIFICA DELLA DECISIONE DI ELEGGERE IL PARLAMENTO EUROPEO NEL 1978
 
 
A pochi giorni dalla decisione del Vertice di Roma di eleggere il Parlamento europeo a suffragio universale diretto nel maggio-giugno 1978, si sono cominciate a registrare le prime prese di posizione di leaders politici appartenenti a varie tendenze.
In Francia, in particolare, si è aperto un dibattito che ha subito contrapposto le forze favorevoli all’unione europea alle forze nazionalistiche e antieuropee: la decisione di eleggere il Parlamento europeo nel 1978 è stata oggetto di un dibattito parlamentare svoltosi in Senato, numerosi sono gli interventi che quotidianamente la stampa francese pubblica sul tema dell’elezione europea.
Il primo elemento che emerge è dunque il contrasto fra la vivacità del dibattito apertosi in Francia e il silenzio, rotto da poche e isolate voci, che ancora regna negli altri paesi sul problema dell’elezione europea. Ciò non è casuale. Questo contrasto dipende in primo luogo dal fatto che l’elezione europea divide i partiti politici francesi in modo ben più grave di quanto avvenga negli altri paesi. In secondo luogo, esso dipende dal grado di maturità della vita politica dei vari paesi europei; così si spiega il fatto che in Francia il dibattito politico verta sulle scelte storiche con cui è confrontato il continente europeo, mentre in Italia un problema pur grave come l’aborto possa monopolizzare l‘interesse dei partiti.
L’altro elemento che il dibattito apertosi sulla decisione di eleggere il Parlamento europeo nel 1978 ha fatto immediatamente emergere, è l’importanza storica di questa decisione.
All’indomani del Vertice di Roma, molti commentatori, prendendo in considerazione i risultati conseguiti, avevano sottovalutato l’importanza della decisione di eleggere il Parlamento europeo a suffragio universale diretto. Questo fatto si spiega facilmente. La decisione di eleggere il Parlamento europeo implica un salto di qualità nel processo di integrazione, cioè il passaggio dalla fase economica alla fase politica dell’integrazione europea. Non deve stupire pertanto che l’importanza della decisione da molti non sia stata immediatamente percepita. Inoltre la storia recente della Comunità è disseminata soltanto di insuccessi; di fronte al fatto nuovo, cioè al successo, si sono continuati ad applicare gli schemi tradizionali: l’inerzia e la servitù intellettuale alle idee acquisite sono un comportamento normale.
Ma nessuna interpretazione può cancellare la realtà dei fatti. Come è stato posto in luce dal Presidente dell’U.E.F. Mario Albertini, in una dichiarazione di commento dei risultati del Vertice di Roma, la decisione di eleggere il Parlamento europeo è un evento storico perché comporta il passaggio del controllo dell’Europa dalle mani dei ministri, dei funzionari e degli esperti a quelle del popolo europeo e dei suoi legittimi rappresentanti; l’elezione europea determinerà lo spostamento delle alternative istituzionali, politiche, economiche e sociali dal quadro degli Stati nazionali al quadro europeo.
L’importanza storica dell’elezione europea è destinata ad emergere chiaramente agli occhi di tutti; e subito è stata chiara a chi per l’Europa si è sempre battuto e a chi contro l’Europa si è sempre schierato e continua a schierarsi.
In questo senso assume una grande rilevanza la posizione presa dai gollisti francesi sull’elezione europea all’indomani del Vertice di Roma. Prima Sanguinetti, ex-segretario generale dell’U.D.R., poi Debré, leader della destra gollista, hanno preso posizione su Le Monde contro l’elezione europea. La posizione dei due leaders gollisti è identica. Essa si fonda sul riconoscimento dell’importanza strategica del fatto elettorale europeo: non hanno importanza i poteri oggi attribuiti al Parlamento europeo: una volta eletta, l’assemblea di Strasburgo è destinata comunque ad assumere un ruolo costituente. Frutto dell’elezione europea, argomentano i due leaders gollisti, sarà la nascita della Federazione europea e la perdita da parte degli Stati nazionali europei della sovranità assoluta: per questo Sanguinetti e Debré, interpreti del gollismo nazionalista, non possono accettare l’elezione europea e hanno deciso di venire allo scoperto, attaccando duramente la decisione del Vertice di Roma.
La presa di posizione di Sanguinetti e Debré ha aperto la fase della ratifica, da parte dei Parlamenti nazionali, della decisione di eleggere il Parlamento europeo.
Essa ha dissolto le illusioni di chi sperava di veder nascere l’Europa senza lottare. Qualche timido europeista ha potuto per qualche giorno nutrire l’illusione che la decisione del Vertice di Roma di eleggere il Parlamento europeo a suffragio universale diretto potesse essere ratificata dai Parlamenti nazionali senza difficoltà perché la sua importanza non sarebbe stata compresa. I Parlamenti, secondo questi europeisti, avrebbero accettato la elezione europea senza comprenderne le implicazioni: ma una volta messo in moto il meccanismo elettorale, la logica delle cose si sarebbe imposta realizzando il trasferimento di poteri necessario alla nascita della Federazione europea.
Ciò non poteva accadere. Quando sono in gioco il destino dei popoli e una svolta nella storia dell’umanità, le scelte cruciali non solo non debbono ma soprattutto non possono essere prese surretiziamente, nascondendo la loro reale portata.
Da questo punto di vista è possibile affermare che le prese di posizione dei leaders gollisti avranno una funzione positiva, in quanto rappresentano la garanzia che all’elezione europea l’opinione pubblica e i partiti arriveranno con piena coscienza della posta in gioco, perché la vittoria potrà venire alle forze europee solo da una dura battaglia con le forze nazionalistiche. E sempre la vittoria conquistata con una dura lotta dà al vincitore un potere maggiore di quello che avrebbe ottenuto se la vittoria fosse stata più facile.
Il fatto che il dibattito sull’elezione europea si sia così prontamente e con tale chiarezza aperto in Francia dimostra inoltre che era fondata la previsione dei federalisti secondo cui i fronti decisivi, nella battaglia per l’elezione europea, sarebbero stati quello francese e quello italiano.
L’Inghilterra è destinata ad essere un fronte secondario nella battaglia per l’elezione europea. Se l’Inghilterra si rifiutasse di aderire all’elezione europea, l’unico effetto sarebbe la sua autoesclusione dall’Unione europea, non il fallimento del progetto. Per questo è possibile prevedere che, se i paesi europei del continente sapranno tenere una posizione ferma, la Gran Bretagna si accoderà ad essi.
Anche la Germania sembra destinata ad avere una posizione relativamente marginale. Per quanto il processo di distensione abbia ridato un certo margine di manovra alla politica estera tedesca e abbia permesso il risorgere di tendenze nazionalistiche rimaste neutralizzate nel dopoguerra, nel quadro politico internazionale oggi esistente la Germania non è in grado di rinnegare la propria politica europea a favore di una politica nazionalistica, né è pensabile che i partiti democratici tedeschi possano volere una simile involuzione nella politica tedesca.
È sul fronte italiano e francese che la battaglia per l’elezione europea sarà giocata.
Le prese di posizione di Sanguinetti e Debré confermano che le forze politiche francesi sono profondamente divise di fronte al problema europeo; il problema europeo divide la coalizione governativa e divide le opposizioni, per cui maggioranza di governo e maggioranza per l’Europa non coincidono. Non si dimentichi, d’altra parte, che la C.E.D., che rappresentò il primo tentativo di fondare l’Unione politica europea, fallì per il voto contrario del Parlamento francese.
In questo quadro risulta chiara la responsabilità del governo e dei partiti italiani. L’Italia è l’unico paese in cui tutti i partiti democratici, dai liberali ai comunisti, si sono pronunciati a favore dell’elezione diretta del Parlamento europeo. Per questo l’Italia può svolgere un’importante funzione di iniziativa, ratificando celermente la decisione di eleggere il Parlamento europeo e agevolando in tal modo le forze europeistiche che si battono negli altri paesi.
Di fronte alla decisione presa dal Vertice di Roma, può essere sorta in alcuni la convinzione che l’elezione europea è ormai un fatto acquisito e che si tratta ormai di cominciare a pensare al dopo-elezione, cioè ai contenuti dell’Unione europea. I fatti che hanno cominciato a manifestarsi indicano chiaramente che questo ottimismo non ha fondamento. La decisione del Vertice di Roma ha fatto scendere in campo le forze a favore e contrarie all’unificazione europea: la battaglia deve ancora cominciare.
 
Dario Velo
(dicembre 1975)

 

 

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