Anno XVII, 1975, Numero 2, Pagina 117

  

 

L’ABOLIZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA
IN FRANCIA
 
 
Come è noto, il governo francese, su iniziativa del Presidente della Repubblica, ha deciso di non commemorare più l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale ed ha proposto di celebrare in sua vece una «Giornata dell’Europa». Le motivazioni della decisione e della proposta sono espresse in una lettera dello stesso Giscard d’Estaing ai membri del Consiglio europeo della quale diamo il testo in nota[1].
La decisione ha immediatamente sollevato, come era prevedibile, uno stolido coro di proteste sia a destra, che al centro, che a sinistra dello schieramento politico francese. Si tratta invece di una decisione di rilievo storico, di uno degli atti politici simbolicamente più significativi di questo dopoguerra, che conferma il non comune coraggio mentale del Capo dello Stato francese.
La Seconda guerra mondiale ha segnato la fine del sistema europeo degli Stati e l’inizio del processo di unificazione europea. La proposta di Giscard d’Estaing eguaglia nei riti ufficiali il senso reale degli avvenimenti, senso che la retorica delle commemorazioni tradizionali inevitabilmente nascondeva, facendo del conflitto un episodio della lunga storia dell’odio nazionale tra Francia e Germania e sfruttando la ricorrenza per dare fiato al nazionalismo francese.
Ridare ad un avvenimento del passato il suo senso storico reale significa collegarlo con il presente, ed è quindi il solo modo per tenerlo vivo nella memoria dei contemporanei. La mistificazione della retorica nazionalistica pietrifica il passato, lo priva della sua funzione fondamentale, che è quella di iscrivere le lotte del presente in una continuità di senso. E sterilizza il presente perché, celando ai contemporanei le radici storiche delle loro lotte, le fa apparire arbitrarie e le priva di ogni capacità di mobilitare energie.
Oggi il peggior modo di oltraggiare i morti dell’ultimo conflitto è quello di sfruttare la loro memoria per puntellare gli anacronistici Stati nazionali, ai quali dobbiamo i massacri della Seconda, come della Prima, guerra mondiale. Il miglior modo per onorarli è quello di indicare una prospettiva storica che dia un senso obiettivo in termini di valori al loro sacrificio e li faccia sentire agli uomini d’oggi come legati a loro dalla continuità di un disegno comune.
Questo rovesciamento di prospettiva, che obbliga i francesi a chiedersi quale sia la loro identità storica, non avrebbe potuto essere promosso senza togliere dalla scena i falsi cerimoniali che alimentano le illusioni del nazionalismo francese. È singolare che sia stato il Presidente della Repubblica francese a prendere questa iniziativa, ed è certo che il suo gesto sarà registrato dalla storia.
 
Francesco Rossolillo
(maggio 1975)


[1]«La Francia commemora oggi l’anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, durante la quale il suo popolo ha combattuto, con i suoi alleati, per rifiutare il dominio di un regime crudele e totalitario.
Questa guerra è stata fratricida per l’Europa. Essa ha accumulato vittime e rovine. L’aspirazione comune delle opinioni pubbliche dei nostri paesi è che essa sia l’ultima di quelle che hanno insanguinato, da tanto tempo e inutilmente, il suolo del nostro continente. Ciò che una volta era una speranza è divenuto infine, dopo l’inizio dell’organizzazione dell’Europa, una certezza.
Per mettere l’accento su questa certezza e per far apparire la nostra volontà di organizzare in comune il nostro pacifico avvenire ho deciso, con il governo francese, di non commemorare più questo anniversario, che sarà così il trentesimo e l’ultimo.
Tengo a informarvene come membri del Consiglio europeo. Senza dubbio potremo scegliere in comune un giorno che indicherà, in tutti i nostri Stati, la fondazione dell’Europa.
Certo, ognuno di noi conserverà i suoi ricordi e onorerà coloro ai quali è doveroso rendere omaggio. Ma è ora di aprire la strada dell’avvenire e di rivolgere insieme i nostri pensieri verso ciò che ci avvicina e può unirci».

 

 

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