Anno LXVIII, 2026, Numero 1
VERSO UNA CAMALDOLI EUROPEA
Su impulso del Cardinal Zuppi, raccolto dall’Associazione Nuova Camaldoli insieme ad un gruppo ampio di associazioni cattoliche e laiche (tra cui il Movimento Federalista Europeo e il Movimento Europeo Italia), nel corso del 2025 è stato elaborato, con un lavoro di gruppo organizzato per ambiti tematici con esperti e studiosi, un testo sull’Europa, che vuole rilanciare in chiave europea l’iniziativa del Codice di Camaldoli del 1943. Quest’ultimo, pensato e scritto da un gruppo di giovani antifascisti cattolici che saranno poi protagonisti importanti della vita politica della Repubblica italiana, aveva avuto un ruolo fondamentale nella successiva elaborazione dell’impostazione costituzionale e valoriale dell’Italia democratica.
Il nuovo testo, dal titolo “Un Codice per una nuova Europa”1, intende avanzare una proposta analoga per l’Europa. Si presenta come una proposta di riflessione sottoscritta da 115 esponenti del mondo accademico e dell’associazionismo, per porre al centro del confronto politico e sociale la centralità della costruzione di un’Europa federale. Il passaggio ad istituzioni federali è visto infatti come la precondizione per un’Europa attenta ai temi sociali e orientata alla solidarietà e allo sviluppo della persona (cui il documento dedica alcune sezioni), per un’Europa che sia davvero portatrice di pace (inquadrando con efficacia il tema della sua difesa) e modello di economia sostenibile sul piano ambientale.
Il testo è stato presentato il 13 settembre 2025, a Camaldoli, con un convegno che ha poi dato il via a numerosi incontri di presentazione.
Riportiamo qui una relazione svolta il 25 febbraio scorso a Pavia, durante uno di questi incontri organizzato dalle sezioni pavesi dell’Azione Cattolica Italiana e del Movimento federalista europeo, tenuta da Ernesto Preziosi, storico e politico già Vice-segretario dell’Azione Cattolica, che è intervento insieme a Giulia Rossolillo, Vice-presidente europea dell’Unione dei federalisti europei e membro della Direzione nazionale del MFE.
Verso una Camaldoli europea
Partiamo dalla crisi della democrazia, che deve preoccupare.
Se questa sera ci troviamo a parlare di un tema che non pare di immediata percezione, è perché come cittadini di questo Paese, ma più ancora come cittadini di questo mondo, viviamo una fase carica di preoccupazioni per il futuro. Tutto un sistema di equilibri con cui si è usciti dalla Seconda guerra mondiale è come dissolto e ci presenta, con le morti, e le distruzioni che sempre le guerre portano con sé, nuovi scenari geopolitici, grandi cambiamenti, che nella loro radicalità sembrano intaccare il modello stesso di democrazia partecipativa, il sistema di relazioni internazionali che, pur fra luci e ombre, hanno consentito un lungo periodo di pace e di sviluppo economico.
– Cosa c’entra allora Camaldoli?
– Quale legame con il progetto di ordine internazionale che ha accompagnato il dopoguerra?
– E, infine, cosa c’entrano la Chiesa e i cattolici con la democrazia?
Partiamo da uno degli aspetti richiamati: la crisi della democrazia, e utilizzerò qui alcune considerazioni che vado ripetendo in molti incontri.
1. Una democrazia “sempre da costruire”
Non è un fenomeno nuovo che la democrazia sia in crisi. Già all’inizio degli anni Novanta del Novecento, lo storico Pietro Scoppola, osservando il disgregarsi dell’impero sovietico, notava come: “Non c'è solo una democrazia da restaurare dove vigeva il totalitarismo comunista; ma c’è una democrazia ancora e sempre da costruire, ovunque. Perché la verità semplice e severa è che nel momento stesso in cui la democrazia trionfa come speranza e come ideale essa appare, nei paesi in cui sembra realizzata, in una difficile crisi di sviluppo: il suo reale funzionamento non è esaltante in nessuna parte del mondo e dà anzi motivo a grosse preoccupazioni”2.
In anni recenti abbiamo fatto i conti con le difficoltà e le contraddizioni incontrate nel “restaurare” la democrazia nei Paesi dell’Est Europa e con la crisi che investe anche i Paesi occidentali.
La democrazia non è data una volta per tutte, non prospera solo perché vive nelle costituzioni, perché le istituzioni sono rette su regole democratiche, non le è sufficiente l’aspetto formale, chiede di essere costruita giorno per giorno, abitata, scelta con convinzione.
D’altra parte, il tema della democrazia oggi non è affrontabile solo sul piano delle riforme istituzionali, delle regole procedurali, ma chiede di porre mano ai fondamenti antropologici e del vivere sociale. Infatti, come ha insegnato Giovanni Paolo II nella Centesimus annus (n. 46) una democrazia priva di valori scivola facilmente verso il totalitarismo nelle sue varie forme. Ad anni di distanza possiamo dire che la crisi non si è risolta ma si è aggravata e le preoccupazioni sono aumentate3. Ne abbiamo una eco nelle parole pronunciate nei primi anni di pontificato, nel 2016 da Papa Francesco: “la democrazia – ha detto nel 2016 – si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino.”4
Aver richiamato brevemente questo tema ci porta a parlare di un incontro che si tenne a Camaldoli nel 1943 e che diventerà famoso.
2. Perché e da quando la Chiesa si interessa della democrazia?
È interessante fare un breve passaggio storico per richiamare come la Chiesa fosse estranea ed anzi avversa alla democrazia perché, come si ricorderà, nella sua forma moderna, la democrazia è una figlia della cultura nata con la Rivoluzione francese, con l’Illuminismo e con quella che fu la traumatica frattura tra trono e altare. In più la Chiesa ritenendosi detentrice della verità non poteva che osteggiare un metodo che affidava la scelta alla maggioranza.
Quando la Chiesa ha mutato il suo atteggiamento?
Dobbiamo richiamare una pagina di storia cui allude il titolo dell’articolo: l’incontro di Camaldoli.
Dobbiamo preventivamente considerare nel suo insieme la fase della fine della guerra e della Costituzione del nuovo stato democratico. Il riferimento è a tre date: a) l'incontro di Camaldoli nel luglio del 1943 e la conseguente elaborazione del Codice uscito nella primavera del ‘45 con il titolo Per la Comunità Cristiana; b) la Settimana sociale di Firenze nell’ottobre 1945 su Costituzione e Costituente; e, in mezzo a queste due date, c) il radiomessaggio natalizio di Pio XII del dicembre 1944.
a) Camaldoli nel luglio 1943.
Un punto di partenza simbolico è quanto accade nel monastero di Camaldoli nel luglio 1943 dove si riuniscono alcuni laureati di Azione Cattolica e alcuni docenti ed esponenti dell’area cattolica provenienti anche dall’Università Cattolica.5 L’idea di effettuare una seduta di studio nel monastero di Camaldoli, dove già si tengono le Settimane di cultura religiosa del Movimento laureati, nasce da una esigenza posta dai livelli nazionali dell’Aione Cattolica e matura, infatti, nel corso dell’incontro del 14 maggio 1943 a Parma presso mons. Evasio Colli, direttore generale dell’Azione Cattolica. In tale incontro6 il direttivo dell’Icas7 prende in esame la situazione italiana ed emerge la necessità di mobilitare energie disponibili in vista di una messa a punto della dottrina sociale della Chiesa anche alla luce degli insegnamenti pontifici, e in particolare del già richiamato radiomessaggio natalizio del 24 dicembre 19428, con cui Pio XII “integrò l’insegnamento impartito il Natale precedente”, rivolto ad illustrare i presupposti di un ordine internazionale9.
I convenuti10 non intendevano “offrire un complesso di formule apodittiche vive un corpo di dottrina definito e definitivo per gli studiosi e per gli uomini d’azione”11. Non certo un testo catechistico, né una ripetizione del magistero sociale anche se da questo ci lasciava ispirare23. Si trattava di guardare avanti, verso il futuro: dal confronto di Camaldoli andava formandosi una posizione che avrebbe molto contribuito a definire il rientro nella politica dei cattolici, la necessità di quella che potremmo chiamare, con linguaggio moderno, una mediazione culturale fatta alla luce del magistero e della stessa ispirazione cristiana. Anche se si riteneva necessario fare un passo avanti rispetto il magistero13.
Necessitava in sostanza porre in campo una riflessione culturale che portasse ad un “un ordine sociale non solo astrattamente giusto ed umano — scriverà Paronetto —, ma anche concretamente e storicamente possibile”14. Il tema della concretezza è enucleato e sviluppato da Paronetto e diventa oggetto anche di un articolo su Studium15.
L’aderenza alla storia, la capacità di rispondere ai concreti problemi che le persone vivono in un determinato momento, porta chi si accinge ad un impegno per il bene comune a fare propri i principi proposti dal magistero ma a “tradurre in atto quei principi luminosi e fecondi, farne non solo norma di vita ma specifica forma di vita individuale e sociale — è scritto nella premessa al Codice — è il grande compito che spetta ai cristiani di oggi e, con loro, a tutti gli uomini di buona volontà.”16
Si aveva cioè l’umile pretesa di avere qualcosa da dire. Non fu subito possibile stendere un documento in quanto ciò che era accaduto il 25 luglio al Gran Consiglio fece rientrare a casa i convenuti e i lavori continuarono, soprattutto su Roma nell’Italia divisa in due, ma un testo organico verrà pubblicato solo nella primavera del 1945.
b) Pio XII: dicembre 1944.
Nel frattempo, vi era stato, come ho detto, un importante pronunciamento di Pio XII attraverso uno dei suoi radiomessaggi natalizi in cui cominciava a delineare ciò che poteva diventare in futuro l’ordinamento internazionale. Nel dicembre 1944 il Papa parlerà espressamente di democrazia. Era la prima volta che nel magistero si apriva questa prospettiva: “Sotto il sinistro bagliore della guerra che li avvolge, nel cocente ardore della fornace in cui sono imprigionati, i popoli si sono come risvegliati da un lungo torpore. Essi hanno preso di fronte allo Stato, di fronte ai governanti, un contegno nuovo, interrogativo, critico, diffidente. Edotti da un’amara esperienza, si oppongono con maggior impeto ai monopoli di un potere dittatoriale, insindacabile e intangibile, e riecheggiano un sistema di governo, che sia più compatibile con la dignità e la libertà dei cittadini”17.
I popoli e la Chiesa stessa “imparano” dalla storia e resi “edotti da un’amara esperienza” si oppongono al potere dittatoriale. Il testo prosegue motivando l’apertura verso la “tendenza democratica”: “Queste moltitudini, irrequiete, travolte dalla guerra fin negli strati più profondi, sono oggi invase dalla persuasione — dapprima, forse, vaga e confusa, ma ormai incoercibile — che, se non fosse mancata la possibilità di sindacare e di correggere l'attività dei poteri pubblici, il mondo non sarebbe stato trascinato nel turbine disastroso della guerra e che è al fine di evitare per l'avvenire il ripetersi di una simile catastrofe, occorre creare nel popolo stesso efficaci garanzie. In tale disposizione degli animi, vi è forse da meravigliarsi se la tendenza democratica investe i popoli e ottiene largamente il suffragio e il consenso di coloro che aspirano a collaborare più efficacemente ai destini degli individui e della società”.
Un’affermazione fondamentale del magistero che va letta nel quadro degli altri radiomessaggi di guerra che offrivano indicazioni per il futuro ordine universale.
c) Riprendono le Settimane: Firenze ottobre 1945.
Nella seconda parte del 1945 il Codice di Camaldoli comincerà a circolare nel mondo cattolico, verrà convocata, dopo una lunga interruzione, la Settimana sociale dei cattolici italiani, che si terrà in ottobre, a Firenze, sul tema Costituzione e costituente. In essa più voci parleranno del futuro democratico del Paese, fondamentale la relazione di mons. Bernareggi18. Diventa tangibile la necessità di una formazione civile di base: è il compito che il Papa affida in modo particolare all’Azione Cattolica: “Rifare l’educazione civica degli italiani”, come scrive nel giugno 1945 Vittorino Veronese al Cardinale Lavitrano in vista della Settimana Sociale di Firenze19.
Accanto al risveglio dell’associazionismo, al nascere di nuove realtà associate, alla riflessione culturale e alle indicazioni del magistero va anche detto che in quello stesso periodo, a ridosso della fine della guerra, andava muovendo i primi passi quella che sarebbe diventata la formazione partitica animata da cattolici: la Democrazia Cristiana20. Accanto agli incontri promossi da De Gasperi e Spataro fin dal settembre 1940, a Milano il gruppo riunito intorno a Malvestiti aveva lanciato nel febbraio 1941 il Programma guelfo e nell’autunno seguente, in casa Falck si pongono le basi per un partito dei cattolici. A questi ultimi incontri partecipa il docente della Cattolica, Orio Giacchi.
Come si vede una realtà articolata e complessa che vede sensibilizzato il mondo cattolico non puntando solo sulla formazione, ma sull’azione concreta e sulla creazione di strumenti idonei.
Una effervescenza che prelude a quella che sarà la mobilitazione elettorale.
2. L’evocazione di Camaldoli
Come si vede, la convocazione nel monastero di Camaldoli, nel luglio 1943, non è che un passaggio di un’azione più vasta, che porterà ad un ingresso dei cattolici nella scena politica nazionale. Eppure, quella pagina è assurta nel tempo ad un valore evocativo. E nella lunga stagione che ha segnato la dissolvenza della DC, a metà degli anni Novanta del secolo scorso, è stata spesso richiamata con scritti e iniziative. Ed è proprio durante il Convegno storico tenutosi nel luglio del 2023 che, accanto ad un forte richiamo all’impegno sul piano nazionale è stata lanciata la proposta di un’iniziativa su base continentale.
3. Il Cardinal Zuppi e la proposta di una “Camaldoli europea”
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, nel luglio 2023 parlando nel monastero di Camaldoli in occasione dell’80° anniversario del Codice di Camaldoli (luglio 1943), ha auspicato la creazione di una “Camaldoli europea”, proponendo di riattualizzare lo spirito di quel documento — nato per la ricostruzione italiana — in una prospettiva europea. L’invito del cardinale è rivolto ad una presa di coscienza che possa mobilitare i cattolici e la società civile per un’Europa fondata su valori solidali per una nuova stagione di partecipazione democratica.
A seguito dell’invito del cardinale sono nate più iniziative. Su proposta dell’Associazione Nuova Camaldoli, è stato elaborato un documento intitolato Un Codice per una Nuova Europa, presentato nell’ottobre 2025 e frutto del lavoro di oltre cento esperti e associazioni e a cui anche noi di Argomenti 2000 abbiamo contributo.
Il progetto mira a promuovere un’Europa unita, attenta ai temi sociali, alla pace, alla sostenibilità ambientale e dotata di una difesa comune, offrendo un contributo di idee ispirato cristianamente.
Dopo la Settimana sociale a Trieste (luglio 2024) il tema è stato ripreso più volte in iniziative locali.
Già nell’introduzione al Consiglio permanente del 23 settembre 2024 il presidente della Cei ha ripreso la proposta di una “Camaldoli d’Europa” per sconfiggere “il nichilismo della persona” e “i sovranismi egoistici” che minacciano il Vecchio Continente. Da qui il richiamo alla Settimane Sociali di Trieste dove molto tempo è stato dedicato al confronto nei “Tavoli della democrazia” e da cui è emersa “la richiesta pressante di un maggiore protagonismo dei giovani per il rinnovamento dello stile nell’impegno sociale e politico”.
E nel videomessaggio al Movimento Ecclesiastico di Impegno Cattolico, il 6 dicembre 2025, il presidente della Cei cardinale Matteo Zuppi ha affermato la necessità di “Un’Europa libera e forte, dove la forza è proprio nel ritrovare le radici profonde: questa è la vera forza dell’Europa”, indicando la direzione Verso una nuova Camaldoli, anche per un cambio di passo dell’Unione Europea sulla pace.
Per Zuppi la necessità di una “Camaldoli europea”, consiste nel “ritrovare le motivazioni, il fondamento, l’ideale, l’anima dell'Europa, perché non diventi soltanto qualcosa di economico, un condominio che però non ha più la spinta per pensarsi insieme e quindi per risolvere i problemi. Un’Europa libera e forte dove la forza è proprio nel ritrovare le radici profonde: questa è la vera forza dell'Europa”. Secondo Zuppi “in una stagione in cui prevale la forza dell’imporci sugli altri, l’Europa non deve perdere gli ideali” che devono invece “legare, unire la complessità delle nazioni; questa è la vera forza dell'Europa”.
Questa aspirazione è stata ripresa anche da Mons. Crociata, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea (COMECE), che nel novembre 2025 nel concludere il sesto incontro Percorsi di cultura politica, che si teneva Camaldoli dedicato al tema Cristianesimo coscienza dell’Europa, promosso tra l’altro dalla rivista Il Regno, ha sottolineato l’importanza della centralità cristiana per una “Camaldoli Europea”.
Richiamo queste “voci”, che vengono dalla gerarchia cattolica, per sottolineare la nostra responsabilità in questo momento storico in cui molte altre “voci” sottolineano l’urgenza della prospettiva europea. Ne cito una.
4. Occorre un cambio di passo verso un’Europa federale
Nel ricevere la laurea honoris causa a Leuven nel febbraio 2025, Mario Draghi ha espresso con chiarezza alcuni concetti che vale la pena condividere anche perché offrono alcune proposte valide per rispondere ai grandi cambiamenti in atto.
Draghi ha richiamato come, fin dalla sua nascita, l’architettura dell’Unione europea abbia incarnato la convinzione che il diritto internazionale sostenuto da istituzioni credibili favorisca pace e prosperità.
Ma oggi constatiamo come la crisi in atto investa l’efficacia del diritto internazionale e metta in crisi i livelli istituzionali frutto dell’organizzazione europea nata nel secondo dopoguerra. Draghi nota come, non essendo in grado i singoli paesi di una difesa efficace, la nostra dottrina di sicurezza si sia modellata “sulla protezione garantita dagli Stati Uniti” ed è questa alleanza che ha reso possibile affrontare le minacce e assicurare la pace e con essa il commercio ma, occorre prendere atto che quell’ordine locale è oggi “defunto”.
Anche se non è fallito, avendo prodotto per Draghi almeno tre benefici: per gli USA un’influenza incontestata e privilegio di emettere la valuta di riserva mondiale; per l’Europa l’integrazione commerciale e una stabilità senza precedenti; per i Paesi in via di sviluppo, la possibilità di partecipare all’economia globale sollevando dalla povertà miliardi di persone.
Il vero rischio di fallimento, per Draghi, “risiede piuttosto in ciò che non è riuscito a correggere. Con l’ingresso della Cina nel WTO (L’Organizzazione mondiale del Commercio, istituito nel gennaio 1995 N.d.r.). i confini tra commercio e sicurezza hanno iniziato ad emergere.” Cosa è accaduto? In realtà anche in passato si era commerciato anche al di fuori dell’Alleanza, “ma mai con un Paese di dimensioni tali e con l’ambizione di diventare esso stesso un polo autonomo”.
In uno scenario nuovo che si presenta e che viene ad aggravarsi, anche perché l’America, guidata da Trump “enfatizza i costi sostenuti ignorando i benefici ottenuti”. Impone dazi all’Europa, e soprattutto mostra con chiarezza di favorire la frammentazione politica europea “funzionale ai propri interessi” e lo fa mentre la Cina, che “controlla nodi critici delle catene globali” scarica su altri i propri squilibri.
L’allarme suona rumoroso e delinea un futuro (sono ancora parole di Draghi), “in cui l’Europa rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata tutto insieme”. “Il rischio è che un’Europa incapace di difendere i propri interessi non potrà preservare a lungo i propri valori”.
Si impone una scelta. Draghi parla di un cambio di passo: “O restare un grande mercato, soggetto alle priorità altrui, oppure compiere i passi necessari per diventare una potenza”, e, in questo caso la logica che si impone è quella di superare la confederazione.
Una logica che deve vedere politica estera, di difesa e di finanza procedere con uno stesso passo in un’unica realtà che supera in tal senso gli Stati nazionali e i relativi egoismi.
È la logica che passa dalla confederazione alla federazione.
Ernesto Preziosi
(Storico e politico, Presidente del Centro Studi Storici e Sociali - Censses)
1 https://associazionenuovacamaldoli.it/verso-una-camaldoli-europea.
2 P. Scoppola, La repubblica dei partiti. Evoluzione e crisi di un sistema politico 1945-1990, Il Mulino, Bologna 1991, p. 12.
3 M. Toso, Democrazia delle regole o dei valori? La dimensione antropologica ed etica della democrazia, in Id., Democrazia e libertà, op. cit., pp. 51-81.
4 Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al 3° Incontro mondiale dei Movimenti popolari, 5 novembre 2016. Il Papa in quella stessa occasione ha rivolto L’invito a rivitalizzare e a e rifondare “le democrazie che stanno attraversando una vera crisi”. Il rapporto tra popolo e democrazia, ha osservato, “dovrebbe essere naturale e fluido”, ma “corre il pericolo di offuscarsi fino a diventare irriconoscibile”. “Il divario tra i popoli e le nostre attuali forme di democrazia — ha aggiunto — si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici che sembrano dominarle.”
5 Cfr. E. Preziosi, Da Camaldoli A Trieste. Cattolici e democrazia: per continuare il cammino, Vita e Pensiero, Milano 2024, pp. 71 e ss.; si veda anche T. Torresi (a cura di), Il Codice di Camaldoli, Studium, Roma, 2024.
6 All’incontro, a cui sono presenti anche Lodovico Montini, Franco Feroldi, Veronese e Bernareggi, si legge tra l’altro di una “mancanza di unità in ordine ai problemi…”. Archivio Icas, Registro verbali 1943, adunanza del 14 maggio 1943. Altri riferimenti si trovano nella circolare diramata poco dopo.
7 Istituto Cattolico Attività Sociali. Costituito nel 1925 crea un organismo centrale dell’Azione Cattolica Italiana, per la diffusione della Dottrina Sociale o per organizzare le Settimane Sociali.
8 Radiomessaggio di Sua Santità Pio XII, La Santa Sede, Pio XII, Discorsi, dicembre 1942, Ihttps://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1942/documents/hf_p-xii_spe_19421224_radiomessage-christmas.html.
9 Cfr. G.B. Scaglia, La stagione montiniana. Figure e momenti, Studium, Roma 1994, pp. 91-92.
10 Partecipano all’incontro oltre trenta studiosi e al dibattito sono presenti tra gli altri, anche se non per l’intero periodo, mons. Bernareggi, mons. Guano, Giulio Andreotti, Vittore Branca, Giuseppe Capograssi, Franco Feroldi, Mario Ferrari Aggradi, Guido Gonella, Giorgio La Pira, Giuseppe Medici, Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani. Quanto accade a Roma in quei giorni costringerà Paronetto a tornare nella capitale interrompendo il viaggio di nozze.
11 C. Colombo, Nel ventennio di un messaggio natalizio, Vita e Pensiero (1963) 2, pp. 78-89. Si vedano anche gli articoli di G. Gonella apparsi su L’Osservatore romano e poi raccolti in: G. Gonella, Presupposti di un ordine internazionale, Civitas Gentium, 1942; Id., Principi di un ordine sociale. Note ai messaggi di S.S. Pio XII, Città del Vaticano 1943. Entrambi i volumi sono stati ripubblicati in G. Gonella, Dalla guerra alla ricostruzione, Roma, Studium, 1983.
12 Non è pensabile che i convenuti potessero porsi in maniera critica rispetto al magistero sociale. Si veda P. Roggi, Le indicazioni di politica economica del Codice di Camaldoli, Civitas», n.s., 30 n. 11/12 (1979), p. 52.
13 Sosterrà Paronetto: “Il pensiero espresso nei documenti ufficiali non è spesso esauriente nel senso tecnico-dottrinale; è suscettibile di interpretazioni difformi; si presta a sviluppi tanto necessari quanto divergenti; accenna a problemi la cui soluzione, di estrema importanza pratica, è lasciata ai cosiddetti tecnici e talora anche al semplice buon senso comune”. Per la comunità cristiana, op. cit., p. XII.
14 Ibid.
15 S. Paronetto, Il bisogno di concretezza nella dottrina economica e lo studio dell’azienda, Studium, 39 n. 1 (1943), pp. 22-27.
16 Così troviamo scritto nella premessa al Codice, Icas, Per la comunità cristiana. Principi dell’ordinamento sociale, Roma, Studium, 1945, p. XVII.
17 Radiomessaggio natalizio di Sua Santità Pio XII ai popoli del mondo intero, La Santa Sede, Pio XII, Discorsi, dicembre 1944, https://www.vatican.va/content/pius-xii/it/speeches/1944/documents/hf_p-xii_spe_19441224_natale.html.
18 Si vedano: E. Preziosi, Tra storia e futuro, Cento anni di Settimane sociali dei cattolici italiani, Ave, Lev, Roma, 2010; AA.VV., Costituzione e costituente, Atti della XIX Settimana Sociale dei cattolici d’Italia, Firenze 22-28 ottobre 1945, Roma, Arce, 1946; in particolare: Adriano Bernareggi, Democrazia e Costituente, in AA.VV., Costituzione e costituente, Atti della XIX Settimana sociale dei cattolici d’Italia, Firenze 22-28 ottobre 1945, Arce, Roma 1946, pp.239-256.
19 Cfr. la lettera 18 giugno 1945 di Vittorino Veronese al card. Lavitrano in ISACEM, fondo “Presidenza Generale”, d’ora in avanti “PG”. Per Veronese, il tema “Costituente e costituzione”, vorrebbe essere un primo segno che l’Azione Cattolica ha recepito la consegna ricevuta dal papa, di rifare, cioè, l’educazione civica degli italiani, argomento che a Firenze non sarà proposto dal punto di vista pratico, ma da quello giuridico e morale. Cfr. M. Casella, Cattolici e Costituente. Orientamenti e iniziative del cattolicesimo organizzato (1945-1947), Esi, Napoli, 1987, p. 145.
20 Si veda: R.P. Violi, La nascita della DC, in S. Trinchese (a cura di), Giuseppe Spataro tra popolarismo e Democrazia cristiana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2012, pp. 91-108. Si veda anche: G. Fanello Marcucci, Alle origini della Democrazia Cristiana (1939-1944), Brescia, Morcelliana, 2000, pp. 161-224.

