IL FEDERALISTA

rivista di politica

 

Anno LXVIII, 2026, Numero 1

TRUMP E PUTIN ALLA CORTE DELL’IMPERATORE
XI JINPING
LE DIFFICOLTA’ ELL’UNIONE EUROPEA

L’incontro di Pechino: un equilibrio instabile tra USA e Cina.

L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, avvenuto a Pechino nei giorni 13-15 maggio, è l’espressione visiva dei nuovi equilibri, che fanno seguito agli anni della globalizzazione, così come l’abbiamo vissuta, che si stanno configurando nello scenario internazionale: il tentativo di conciliare nuove egemonie politico-economico-militare attraverso l’interazione tra il capitalismo made in Usa e il capitalismo made in China.

Lo dimostra, in tutta evidenza, la presenza del gotha tecnologico, finanziario e dell’industria spaziale al seguito al seguito dell’Air Force One. Erano presenti i vertici di Apple, Meta, Cisco, Tesla/SpaceX, Qualcomm, Micron, Nvidia, Citi, Mastercard, Visa, Goldman Sachs, Blackrock, Blackstone, Boeing e GE. Una delegazione di “turbo-capitalisti” a voler rendere del tutto evidente che gli USA mantengono inalterata la propria potenza e che incutono rispetto, malgrado l’instabilità politica e le divisioni interne.

La ricerca di un equilibrio tra le due nazioni leaders si accompagna ad un confronto in cui i rapporti di forza si dispiegano e si misurano su dinamismo economico, ruolo globale della moneta, padronanza delle tecnologie più avanzate, ed ancora su capacità militare, controllo di risorse strategiche, demografia. Ambito nei quali “si gioca” la partita egemonica delle due grandi potenze e il futuro del mondo.

Donald Trump con enfasi — a voler rassicurare e compiacere l’elettorato americano — ha dichiarato: “Abbiamo concluso accordi commerciali fantastici, eccellenti per i nostri due paesi”, senza però fornire ulteriori dettagli. Da parte sua, Xi Jinping ha elogiato l’istituzione di una nuova relazione tra le due sponde del Pacifico per una “stabilità strategica costruttiva”, “la più importante del mondo”.

La sfarzosità scenica che ha accompagnato tutti i passaggi della visita di Trump e della delegazione di capitalisti che lo accompagnavano possono far prefigurare l’inizio di una nuova “stagione felix” delle relazioni tra Cina ed USA ma, considerate le rispettive aspirazioni egemoniche, sarà da osservarne sul piano concreto la loro continuità. A tale riguardo ben scrive sul Corriere della Sera, da autorevole osservatore, Federico Rampini, al termine dell’incontro: “La relazione fra America e Cina continuerà ad essere segnata da tregue precarie, compromessi provvisori. Sarà sempre un equilibrio instabile per l’impossibilità di eliminare la rivalità di fondo. Ma gli uni e gli altri hanno ben chiara la centralità di questa relazione, da cui dipendono i destini del mondo.1
 

Putin a Pechino: la Russia non può fare a meno della Cina.

A pochi giorni dal viaggio del capo della Casa Bianca è stata la volta di Vladimir Putin recarsi alla corte di Xi Jinping con l’aspettativa di firmare 40 nuovi accordi che vanno dal commercio all’industria, dalla cultura alla tecnologia ai trasporti, fino anche alle agenzie di stampa.

Un incontro avvenuto nella ricorrenza del venticinquesimo anniversario del “Trattato di Buon Vicinato e Cooperazione Amichevole” firmato nel 2001 con l’allora leader cinese Jiang Zemin e del trentesimo anniversario del partenariato strategico tra i due Paesi; e, in effetti, il cerimoniale, pur ricalcando le stesse scenografie della visita di Trump, faceva trapelare una maggiore familiarità tra i due leader.

L’importanza strategica che per il Cremlino riveste l’“amicizia” con Pechino è stata rappresentata visivamente dalla presenza della delegazione russa composta da ben 39 membri tra vicepremier, ministri — tra cui il ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il consigliere diplomatico Yuri Ushakov e il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov — oltre a rappresentanti delle principali aziende statali, soprattutto nei settori energetico e industriale.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e le sanzioni occidentali, la Cina è diventata il principale sbocco per l’export energetico russo e un partner essenziale per l’importazione di tecnologia e componenti industriali. Nel 2024 il commercio bilaterale ha sfiorato il record di 245 miliardi di dollari (circa 1,74 trilioni di yuan), mentre nel 2026 le importazioni cinesi di petrolio russo sono aumentate di circa il 35% nei primi mesi dell’anno e gli scambi complessivi hanno continuato a crescere di quasi il 20%.

Ancor più entusiastiche delle dichiarazioni di Donald Trump sono state quelle di Vladimir Putin, quasi a voler rivendicare una sorta di “prelazione” nei rapporti con il leader cinese: “Oggi le relazioni tra Russia e Cina hanno raggiunto un livello davvero senza precedenti”. Il rapporto tra i due Stati “si riflette in un clima di comprensione reciproca e fiducia, nell’impegno a perseguire una cooperazione equa e vantaggiosa per entrambe le parti, a condurre un dialogo rispettoso e a sostenersi a vicenda su questioni che riguardano gli interessi fondamentali di entrambi i Paesi (...). Apprezzo profondamente l’impegno del presidente Xi Jinping a favore di una cooperazione a lungo termine con la Russia”. “Guardando con fiducia al futuro, la Russia e la Cina stanno intensificando attivamente i propri contatti in ambito politico, economico e della difesa, ampliando al contempo gli scambi umanitari e promuovendo le relazioni interpersonali (...). Ciò significa che insieme stiamo facendo tutto il possibile per approfondire ulteriormente la collaborazione bilaterale e promuovere lo sviluppo globale dei nostri paesi” afferma il capo del Cremlino2.

Perché Putin alla corte di Xi-Jinping? Ce lo dice, con efficace sintesi, Ian Bremmer, analista esperto di rischi globali e fondatore del think tank Eurasia Group: “Dopo la parata del giorno della Vittoria, dove non si è presentato quasi nessun leader, vuol farsi vedere al fianco del più potente del mondo, rivendicandone amicizia e alleanza. Gli serve a dipingersi migliore, ma ormai la loro relazione è sbilanciata. È Putin ad aver bisogno di Xi e non viceversa.”3

Certo però è che Mosca e Pechino sono i principali motori del gruppo Brics e della Shanghai Cooperation Organization. Entrambe le potenze hanno creato un sistema di alleanze che le vede giocare quasi sempre insieme nelle varie partite geopolitiche che riguardano diversi settori del mondo, dall’Iran all’Africa, dal Sud America all’Ucraina. E sia Usa che Unione europea devono tenere in seria considerazione questo fatto.
 

Tutti alla corte di Xi Jinping.

Non dimentichiamo che il 30 agosto 2025 il primo ministro indiano Narendra Modi aveva incontrato il presidente cinese Xi Jinping a Tientsin, in Cina, durante la venticinquesima riunione dei capi di Stato e di governo dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, un organo guidato da Cina e Russia che promuove l’alleanza economica e militare fra paesi non occidentali.

Ora è stata la volta, in rapida successione, di Donald Trump e di Vladimir Putin, entrambi alla ricerca di amicizia e strategia; un riconoscimento esplicito della Cina, anche dopo la globalizzazione, come il baricentro imprescindibile con cui fare i conti sotto i profili economico (dalle materie prime alla fabbrica del mondo, al controllo dei canali attraverso cui beni, dati e consumi circolano), tecnologico e militare.
 

L’Unione europea cosa fa, ovvero, cosa sta facendo di diverso?

Le tensioni commerciali, la dipendenza energetica, la frammentazione delle rotte globali sono sfide che investono l’Europa direttamente, eppure Bruxelles continua a mostrare difficoltà nel trasformare il proprio peso economico in una reale capacità geopolitica autonoma. In questo quadro, all’Unione, da più parti, viene mossa l’accusa di inazione, di non essersi data una propria strategia, colpevole di aver confidato e di aver fatto affidamento troppo a lungo sulle opportunità della globalizzazione, dimenticando che si è trattata di una scelta politica degli Stati membri, riconfermata ogni qualvolta c’è stata la necessità di fronteggiare crisi che ponevano come alternativa quella di rafforzare l’unità politica dell’UE e delle sue istituzioni.

Il risultato, con riferimento alle relazioni UE-Cina, è quello che delinea Joris Teer, principale analista per la tecnologia e la sicurezza economica presso l’Istituto dell’Unione Europea per gli Studi sulla Sicurezza (EUISS), quando spiega che: “La prosperità e la sicurezza dell’Europa oggi dipendono da Pechino”4. Una frase inquietante. Eppure, è noto che, tanto per citare alcuni esempli emblematici, il 42% di tutti i container in arrivo in Europa proviene dalla Cina e che le spedizioni di container cinesi verso l’Ue sono aumentate del 17%. Inoltre, la Cina controlla oltre il 70 per cento della produzione globale nell’estrazione e raffinazione di 17 dei 34 materiali che l’UE considera critici; il mercato dell’automotive è sempre più in mano ai colossi cinesi, che stanno concludendo sempre più affari con i marchi europei e globali. Molto ancora per quanto riguarda prodotti hi-tech, robotica, batterie, pannelli solari, componentistica, ecc. Nei primi quattro mesi del 2026 la Cina ha registrato un surplus commerciale con l’UE-27 pari a 113 miliardi di dollari, in forte aumento rispetto ai 91 miliardi dello stesso periodo del 2025. Il deficit complessivo europeo aveva già raggiunto 359,9 miliardi di euro nel 2025.

È innegabile che, a fronte di questa situazione, in diversi settori strategici del Vecchio Continente ci sia una forte preoccupazione per il verificarsi di un vero e proprio China-shock. Preoccupano soprattutto le enormi capacità produttive cinesi e la sovraproduzione rispetto alla domanda interna e le pratiche di dumping utilizzate come armi commerciali per mettere sotto pressione, se non in scacco, i concorrenti europei.

L’Unione da diverso tempo sta vivendo una fase più tesa ed incerta nei rapporti con la Cina, evidenziata molto chiaramente nelle conclusioni della seconda Eu-China Conference l’evento del 24 luglio 2024 organizzato dalla delegazione dell’Unione Europea in Cina che ha riunito funzionari, accademici, leader aziendali, esperti e diplomatici con l’obiettivo di inscenare uno scambio “aperto e costruttivo” sulle relazioni tra Unione europea e Repubblica Popolare Cinese. Così non è stato a fronte di accuse reciproche: gli speaker cinesi sono stati accusati di ignorare l’esistenza di un rapporto commerciale squilibrato a favore del Dragone, mentre gli ospiti europei sono stati tacciati di “bullismo” e le politiche della stessa UE presentate come “tentativi protezionistici” volti a sganciarsi dalla Cina.

Il summit svoltosi due anni fa a Pechino è la punta dell’iceberg di una relazione, quella tra UE e Cina, molto più complessa di quanto non si possa pensare. Una relazione che potrebbe ulteriormente esacerbarsi con l’Industrial Accelerator Act (Iaa), la bozza di regolamento presentata lo scorso 4 marzo dalla Commissione europea, con l’ambizione di rafforzare la base industriale europea, introducendo criteri premianti per gli acquisti pubblici (made in EU, sostenibilità) e limitando gli investimenti stranieri in settori strategici. I più vedono nel provvedimento l’intento di Bruxelles di imporre condizioni rigorose alle aziende del Dragone che investono nei settori high-tech europei, obbligandole a costituire joint ventures con aziende locali, ad assumere dipendenti locali e a trasferire tecnologia ai partner locali.

Secondo Euronews5 la Commissione europea ha in preparazione contromisure per limitare gli effetti della sovraccapacità industriale cinese, rafforzando così la propria strategia di difesa industriale e tutelando migliaia di posti di lavoro. Tra le possibilità rientrerebbero l’introduzione di quote e dazi sulle importazioni, tra l’altro recentemente applicati nei settori dell’acciaio e delle ferroleghe.

Si tratta solo di una sorta di dialogo tra sordi oppure si stanno realizzando, di fatto ed inevitabilmente, i presupposti per uno scontro commerciale tra Europa e Cina?

Il timore non è così infondato e in questo senso può (forse meglio, deve) essere letta l’accelerazione che hanno avuto gli accordi commerciali e di partenariato, firmati dalla presidente della Commissione europea Ursla von der Leyen, con altre aree/Stati d’interesse geoeconomico: l’accordo interinale sugli scambi UE-Mercosur (ITA) e — in questo contesto — l’avvio di negoziati con il gigante sudamericano per investimenti congiunti in litio, nichel e terre rare; l’accordo di partenariato e cooperazione (APC) UE-Bangladesh; l’accordo di Libero Scambio UE-India e il Partenariato su Difesa e Sicurezza; gli accordi UE-Australia per la sicurezza economica, la resilienza e la diversificazione; l’accordo globale modernizzato (AMG) UE-Messico. Si tratta di un apprezzabile sforzo diplomatico che la Commissione europea sta portando avanti nel tentativo di rafforzare l’autonomia strategica europea diversificando l’accesso ai mercati internazionali grazie alla competenza esclusiva della politica commerciale attribuita all’UE dai Trattati (Art. 3, par. 1, lett. e) del TFUE). Particolarmente indicativa l’annotazione: “Se in tempi di crisi non trovate l’Unione Europea, cercatela nei suoi accordi commerciali.”6

Iniziative per promuovere il “friendshoring”, ovvero il trasferimento delle catene di fornitura verso paesi partner affidabili, sono un passo nella direzione di una maggiore capacità di resistere agli shock globali. Tuttavia, non si può prescindere dal mettere sui “binari dell’alta velocità” — ma ahimè siamo già in ritardo di due anni! — le linee guida contenute nel Rapporto sul futuro del Mercato Unico di Enrico Letta e nel Rapporto sulla competitività europea di Mario Draghi. Senza “mercato unico” e senza “competitività” si vanificano tutte le potenzialità del “friendshoring”. È lo stesso Mario Draghi a farlo presente in un passaggio della sua comunicazione in occasione della recente cerimonia del premio Carlo Magno: “La lezione è che la durezza esterna richiede profondità interna7.

Dar vita agli Stati Uniti d’Europa per competere con Cina, USA, Russia.

L’Europa ha ancora un margine di tempo, pur ristretto, per ridefinire il proprio rapporto con la Cina, così come peraltro con gli USA, ma — come scritto sopra — di questi tempi l’UE è incapace, perché priva di una volontà politica unitaria, di prendere le decisioni e di mettere in campo le azioni per trasformare il proprio peso economico in una reale capacità geopolitica autonoma. Con la globalizzazione era il mercato, erano le imprese a guidare le localizzazioni produttive, l’implementazione delle tecnologie e le catene di distribuzione, ora sono gli interventi degli Stati a riprendersi la scena e muovere l’economia e la finanza per tornaconti nazionali ed interessi geopolitici. Il confronto, se non lo scontro muscolare, è tra potenze continentali ed è inimmaginabile che i singoli 27 paesi dell’UE possano in qualche modo essere competitivi, ridotti ormai a “polvere senza sostanza”8.

Di conseguenza, i capi di Stato e di governo dei Ventisette membri dell’Unione devono, oltre a dichiarare di averne consapevolezza, anche assumere decisioni coerenti, conseguenti e innovative, adeguate ai nuovi tempi, perché le decisioni, ovvero le non decisioni, di oggi, determineranno il futuro degli europei. Dare una sovranità, un’autonomia strategica e un potere all’Unione equiparabili a quanto esprimono Cina, USA, Russia, sullo scenario internazionale, vuol dire — molto concretamente — dar vita ad una Europa federale, dar vita agli Stati Uniti d’Europa.

Piero A. Lazzari


1 Federico Rampini, Vertice Xi Jinping-Trump: quale messaggio per l’Europa?, Corriere della Sera, 16 maggio 2026, ghttps://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/26_maggio_16/vertice-xi-jinping-trump-messaggio-all-europa-7ebec1b5-2fdf-4b48-a86b-4851b4c63xlk.shtml.

2 Fonte: Putin oggi da Xi-Jinping, Relazioni con Cina a livelli senza precedenti – Storia di RaiNews.it, 19 maggio 2026, https://www.rainews.it/articoli/2026/05/putin-oggi-da-xi-jinping-relazioni-con-cina-a-livelli-senza-precedenti-9d100083-dfeb-46ea-8711-015b59e38454.html.

3 Jan Bremmer, Putin ha bisogno di Pechino, è sempre più debole, la Repubblica, 26 maggio 2026, https://www.repubblica.it/esteri/2026/05/20/news/bremmer_intervista_putin_sempre_piu_debole_visita_pechino_xi_alleato-425357033/?ref=RHLF-BG-P2-S2-T1-s2363.

iv Citato in David Carretta, Christian Spillmann e Oliver Grimm, Quanto dolore è disposta a subire l’UE per proteggersi dalla Cina?, Il mattinale europeo, 18 giugno 20206.

5 Peggy Corlin e Luca Bertuzzi, UE contro la sovrapproduzione cinese: Bruxelles prepara misure per difendere industria e lavoro, Euronews, 18 maggio 2026, https://it.euronews.com/my-europe/2026/05/18/ue-contro-la-sovrapproduzione-cinese-bruxelles-prepara-misure-per-difendere-industria-e-la.

6 Giulia Tagliaferri, L’UE e la nuova geografia degli accordi di libero scambio, Geopolitica info, 6 aprile 2026, https://geopolitica.info/lue-e-la-nuova-geografia-degli-accordi-di-libero-scambio/.

7 Mario Draghi Speech at the ceremony to award the ..., PDF, 14 maggio 2026.

8 Luigi Einaudi, A proposito della ratifica della CED, in id. Lo scrittoio del Presidente (1948-1955), Torino, Einaudi, 1956.

 

 

 

il federalista logo trasparente

The Federalist / Le Fédéraliste / Il Federalista
Via Villa Glori, 8
I-27100 Pavia