Anno XXXIV, 1992, Numero 3 - Pagina 239

 

 

Un’Autorità mondiale per l’ambiente

 

JERRY BOURGEOIS

 

 

L’ambiente è vittima di una inammissibile crescita esponenziale dell’inquinamento a livello mondiale. Gli oceani e i fiumi sono inquinati, le foreste sono deteriorate e di conseguenza l’ozonosfera rimane danneggiata, senza parlare delle tantissime altre aggressioni contro l’ambiente.

E’ dunque tempo di reagire rapidamente. Il fenomeno dell’espansione incontrollata e anarchica dello sviluppo economico ed industriale mondiale non può più durare. Infatti i paesi dell’emisfero sud hanno bisogno di svilupparsi per migliorare il loro livello di vita, ma ciò comporta automaticamente un aumento dell’inquinamento mondiale.

E’ quindi necessario rendersi conto di questo problema, considerando che tutti i cittadini del nostro pianeta hanno diritto ad un ambiente degno dell’intelligenza umana. Per questo i popoli in via di sviluppo devono evitare di commettere gli errori che i paesi ricchi hanno commesso sviluppandosi. Una presa di coscienza per salvaguardare l’ambiente è oggi evidente, ma la notiamo soprattutto sul piano nazionale e pochissimo sul piano mondiale. In certi paesi l’impegno di associazioni ecologiste ha permesso di limitare una progressiva e pericolosa diffusione dell’inquinamento, ma a livello mondiale molti problemi restano irrisolti.

Sarebbe auspicabile che gli uomini assimilassero meglio il concetto che l’ambiente non ha frontiere e, purtroppo, nemmeno l’inquinamento; che essi diventassero consapevoli dei risultati devastanti dell’inquinamento mondiale e di quanto sia impellente opporsi in modo efficace ai comportamenti economici e industriali dannosi.

E’ l’incoscienza, è l’egoismo o è la malevolenza a provocare l’inquinamento? Sembrerebbero tutte e tre le cose.

La presenza di Stati confinanti e sovrani non permette, per il momento, e in modo globale, di lottare efficacemente contro questo pericoloso e dilagante inquinamento sul piano mondiale.

Per illustrare questo stato di cose si può prendere ad esempio l’azione inquinante nei confronti di mari e oceani da parte di petroliere che, nel pulire le loro vasche, riversano impunemente idrocarburi nel mare. Comportamenti di questo tipo – praticati soprattutto nelle acque extraterritoriali dove un controllo è difficile – sono troppo frequenti e assolutamente intollerabili. I danni provocati da queste pratiche sono ben visibili nei prodotti marini e sulle spiagge dei paesi rivieraschi.

Si potrebbero citare molti altri esempi di inquinamento sul nostro pianeta.

Quando si assiste impotenti al deterioramento del nostro ambiente si resta costernati e allo stesso tempo si è colti da un grande sentimento di ribellione che ci sprona ad agire presto. Ma come?

Precisamente l’11 marzo 1989 all’Aja, Olanda, Svezia e Francia hanno lanciato un appello per la costituzione di un’Autorità mondiale per l’ambiente. Originariamente 27 paesi hanno firmato questo appello, denominato «Appello dell’Aja»; oggi i firmatari sono 43, tra cui l’Italia.

Questa Autorità mondiale potrebbe situarsi in seno alle Nazioni Unite, come per esempio la FAO o l’UNESCO. In realtà esiste già l’UNEP, il Programma ambientale delle Nazioni Unite che ha il compito di sottoporre progetti ai governi dei vari Stati. Ma questi sono poi rispettati e applicati? In realtà questo organismo non ha alcun potere di imporre sanzioni nel caso in cui i programmi non venissero rispettati.

Per studiare come potrebbe costituirsi questa Autorità mondiale per l’ambiente in seno alle Nazioni Unite verrà attivato presso la Segreteria ONU un gruppo di esperti, e parallelamente si potrebbero esaminare molte altre possibilità.

Questa Autorità mondiale, che dovrà basarsi su parziali trasferimenti di sovranità nazionale da parte degli Stati, dovrà essere democratica, equa, efficiente e al servizio di tutti i popoli del pianeta; e dovrà essere dotata di poteri – limitati ma reali – di controllo, e all’occorrenza coercitivi.

Alcune note personalità mondiali si sono dichiarate a favore di questa Autorità, e ciò ci rende ancora più determinati nel condurre a buon fine questa iniziativa. Tra le molte dichiarazioni, ne citerò tre particolarmente significative. Quella di Josè Lutzenberger, Ministro dell’ambiente del Brasile: «Se si arrivasse davvero a costituire questa Autorità mondiale sarebbe un’ottima cosa Personalmente ho sempre pensato in termini globali, e credo che si debba fare pressione perché ciò accada»; quella di Alexandre Kiss, Presidente del Consiglio europeo di diritto dell’ambiente, a Strasburgo: «A tutt’oggi non esistono regole vincolanti che impongano a tutti gli Stati l’obbligo di rispettare e far rispettare l’ambiente ovunque, sul loro territorio, in mare aperto, nell’Antartico e nello spazio cosmico»; e infine quella del Presidente François Mitterrand: «Nel 1992, agiremo perché questa Autorità venga effettivamente creata. Ne parleremo ovunque, anche a Rio. Essa dovrà costruire la sua legittimità con la sua competenza, con la sua indipendenza, e dovrà mettere in guardia i responsabili politici di tutto il mondo».

Ci auguriamo vivamente che a Rio, il giugno prossimo, in occasione della grande Conferenza mondiale sull’ambiente e lo sviluppo, si creino le basi di questa Autorità mondiale, affinché questo grande incontro planetario non sia un fallimento e non si limiti a vaghe dichiarazioni d’intenti. Per quanto ci riguarda faremo tutto il possibile perché quest’idea venga presentata e difesa a Rio.

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